Distrofia di Duchenne, nuova terapia da un gene artificiale

Progettati nuovi geni in grado di favorire il recupero muscolare

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Si chiama Jazz-Zif1 (JZif1) il nuovo gene artificiale capace di aumentare i livelli di utrofina, una proteina in grado di supplire parzialmente all’assenza o al mal funzionamento della distrofina, causa di una delle malattie genetiche più difficili da trattare, la Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD).

A descriverne l’azione terapeutica, uno studio condotto dagli Istituti di biologia e patologia molecolare (Ibpm) e di biologia cellulare e neurobiologia (Ibcn) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Roma pubblicato su BBA Molecular Basis of Disease.

La Distrofia Muscolare di Duchenne (DMD) è una patologia genetica che colpisce un bambino maschio su 3.500 e provoca una degenerazione del tessuto muscolare in tessuto fibroso e adiposo, con progressiva perdita di forza muscolare e delle abilità motorie.

Infarti e ictus, arriva Repatha

Sta per essere approvata la molecola evolocumab

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Il farmaco Repatha (evolocumab) ha ricevuto il parere positivo del CHMP dell’Agenzia Europea per i Medicinali. Il medicinale è indicato per i pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica accertata (infarto del miocardio, ictus o arteriopatia periferica) per ridurre il rischio cardiovascolare, riducendo i livelli di colesterolo LDL.

La raccomandazione riconosce i risultati positivi dello studio FOURIER sugli outcome cardiovascolari di Repatha e include dati sulla riduzione e sulla prevenzione addizionale di infarti, ictus e rivascolarizzazioni coronariche in aggiunta alla terapia con statine alla dose massima tollerata.

Il CHMP ha riconosciuto l’impianto dello studio Fourier, che ha dimostrato nei pazienti con cardiopatia ischemica cronica o malattia aterosclerotica non coronarica, come una riduzione intensiva del colesterolo.

Disfagia, quando deglutire diventa difficile

I rischi per gli anziani

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Deglutiamo senza accorgercene almeno circa 600 volte al giorno. La deglutizione però, se compromessa, richiede la nostra massima attenzione e può rivelarsi causa di numerosi problemi.

Oltre i 50 anni di età, circa 1 persona su 10 può presentare difficoltà di deglutizione che gli esperti chiamano “disfagia”, con conseguenti effetti negativi sulla salute e sul benessere dell’individuo. Se non correttamente gestita la disfagia può determinare complicanze che possono mettere a rischio lo stato di salute della persona che ne è colpita e essere causa di ricoveri ospedalieri anche ripetuti nel tempo.

Uno studio della Johns Hopkins University ha analizzato i cambiamenti che si verificano nella capacità di deglutire quando si invecchia.

Fegato grasso, una mutazione ci protegge

Alterazione genetica consente di resistere ai danni epatici

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In alcune persone bere e mangiare tanto non causa problemi al fegato. Un team della Usa Regeneron, un’azienda farmaceutica statunitense, ha pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio su una mutazione genetica in grado di proteggere l’individuo dal rischio di insorgenza del fegato grasso. Ora i ricercatori sperano di riuscire a sintetizzare un farmaco che imiti l’effetto.

Nel fegato grasso si verifica un accumulo di grasso nel tessuto epatico tale da provocare infiammazione e a volte cirrosi. Analizzando il Dna e le cartelle elettroniche di oltre 46mila volontari, gli scienziati hanno cercato e trovato legami con la malattia del fegato.

Antibiotici nella cornea

Nuovo metodo per la somministrazione

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Un team di scienziati dell’Università di Valencia sta sperimentando la somministrazione di antibiotici attraverso la cornea grazie a speciali inserti oculari.

Il metodo consentirebbe di far assorbire un quantitativo maggiore del farmaco rispetto ai metodi classici. In caso di infezioni oculari, infatti, il problema è legato alla quantità di antibiotico che riesce effettivamente ad assorbire l’occhio. Per questo, una somministrazione diretta e specifica aiuta a ridurre il dosaggio, ma il problema è spesso la lacrimazione dell’occhio, che rende difficile la penetrazione del principio attivo.

Gli scienziati spagnoli hanno ideato un inserto oculare biadesivo da inserire nella palpebra. L’inserto rilascia il medicinale attraverso la cornea in maniera controllata.

Ictus, in un peptide il segreto per recuperare

Ricercatori americani individuano un fattore di protezione neurologica

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Il trattamento dell’ictus potrebbe acquistare una nuova modalità grazie a un lavoro di ricercatori americani dell’Henry Ford Hospital di Detroit pubblicato su Stroke. Il team, diretto dal dott. Li Zhang, ha scoperto la presenza nel corpo di una sostanza molecolare capace di ridurre in maniera evidente i danni cerebrali causati da un ictus acuto.Lo studio è stato condotto su modello animale e svela le

funzionalità del peptide chiamato AcSDKP, che garantisce protezione neurologica se somministrato 1-4 ore dopo l’insorgenza di un ictus ischemico. Si tratta di un ictus che si verifica quando un’arteria del cervello è bloccata da un coagulo di sangue. Il coagulo impedisce l’arrivo dell’ossigeno nel tessuto cerebrale, causando invalidità o morte.

Dieta FODMAP: il problema della pancia gonfia e piena d’aria e come evitarlo

A parte il Monday blues, ovvero la depressione da lunedì, chi non si è svegliato con la pancia gonfia e piena d’aria per i bagordi del weekend a inizio settimana, alzi la mano. Per tutti coloro che non hanno questa sensazione, un grosso applauso, per gli altri, vi consigliamo di leggere questo articolo, magari il vostro brunch healthy della domenica ha fatto qualche danno di troppo…

Sebbene l’acronimo FODMAP non dica niente alla maggior parte di noi, la pancia gonfia e piena d’aria sono solo alcuni dei sintomi che disturbano la vita di molti.

Sorprendentemente, alcuni degli alimenti che contribuiscono ai problemi intestinali sono cibi sani e nutrienti. Quindi, nel tentativo di fare la cosa giusta, molte persone aumentano le porzioni di alimenti nutrienti (per ripulire la loro dieta) solo per trovarsi in uno stato peggiore. È qui che l’esperienza di un dietista accreditato può aiutarti a muoverti tra i cibi e guidarti nella giusta direzione.

La buona notizia è che molti alimenti colpevoli d’irritare l’intestino possono essere comunque gustati tenendo sott’occhio la quantità, le porzioni e mantenendo il tutto in equilibrio. FODMAP sta per “Oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli” – ora si capisce la necessità di un acronimo, giusto? – ovvero zuccheri che hanno un elevato potere fermentativo. In parole povere, zuccheri e carboidrati che sono scarsamente assorbiti e come tali causano problemi digestivi.

Quando abbiamo scoperto che i cibi FODMAP possono causare dolore, siamo rimaste un po’ perplesse: immediatamente ci siamo immaginate un brunch senza avocado, un’estate senza frutta e una vita senza yogurt e pizza.

Ma, quando si tratta di alimentazione le scelte estreme non sono mai da prendere in considerazione. Non si tratta quindi di acquisire un approccio ‘NO FODMAP’, si tratta solo di dosare le quantità di alcuni alimenti e essere coscienti del fatto che esistano delle alternative.

Diamo un’occhiata ad alcuni degli ingredienti FODMAP più deliziosi e come è possibile utilizzarli o scambiarli.

 

PASTA INTEGRALE CON GAMBERI, LENTICCHIE E VERZA

Gamberi: contengono poche calorie, ma sono ricchi di proteine e sali minerali (fosforo, calcio, sodio, potassio, ferro, zinco, iodio) e omega 3.

Lenticchie: sono una miniera di proteine e sali minerali (ferro, magnesio, potassio). Svolgono anche una funzione antiossidante.

Verza: ricca di fibre, vitamina C, B-carotene e altri antiossidanti.

 

Cosa serveCOSA SERVE (per 2 persone)

 

160 g di pasta integrale

10 gamberi

Lenticchie q.b. (già cotte, vanno bene anche quelle in scatola)

Un paio di foglie di verza

Peperoncino

Aglio

Limone

Sale

Olio e.v.o.

Come si preparaCOME SI PREPARA

 

In una padella coi bordi alti, mettere a soffriggere aglio e peperoncino con un filo d’olio. Aggiungere i gamberi freschi e cuocere per circa 2 minuti, unire la verza tagliata a listarelle e le lenticchie. Mescolare a fiamma vivace, regolare di sale. Cuocere la pasta in abbondante acqua salata e, dopo averla scolata, farla saltare per qualche minuto nella padella, in modo che si insaporisca assieme agli altri ingredienti. Completare il piatto con della scorza di limone grattugiato e olio di oliva.

Andare in bici aumenta il desiderio nelle donne

Sesso migliore per le donne che scelgono il ciclismo

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Pedalare serve ad aumentare il desiderio e migliorare la propria vita sessuale. Lo dice una ricerca dell’Università della California pubblicata sul Journal of Sexual Medicine.

La ricerca ha preso in esame i dati di oltre 3.100 donne. In un terzo dei casi, le donne riferivano di usare la bicicletta, anche se la metà andava in bici solo di tanto in tanto.

I medici hanno quindi appurato che, da una parte, il sellino della bici è associato a un aumento del rischio di infezioni del tratto urinario, dall’altra pedalare ha comunque il pregio di migliorare la funzione sessuale.

«Abbiamo scoperto che che chi va regolarmente in bici ha una vita sessuale migliore», spiega Thomas Gaither, tra i principali autori dello studio.

Andare in bicicletta, peraltro, tonifica non solo le gambe, ma anche addominali e glutei, soprattutto se ci si alza dal sellino e si pedala in piedi.

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Yoga-Go! Activewear Made in Italy. Intervista a Paola De Simone

Conosciamo meglio il brand Yoga-Go! attraverso una breve intervista alla sua Founder Paola De Simone.

Parlaci un po’ di te, sappiamo che sei una viaggiatrice…

Si amo viaggiare ma amo soprattutto vivere per lunghi periodi i posti che visito, tanto che in alcuni paesi mi ci sono proprio trasferita. I viaggi per me sono stati sempre una necessità che ha mantenuto viva la mia inesauribile curiosità e il bisogno di conoscere e vedere sempre qualcosa di nuovo.

L’ultimo paese dove ho abitato è l Australia un posto magnifico, sconfinato, che ti fa sentire piccolissimo ma ti travolge con i suoi colori, spazi e natura.Da due anni sono tornata a vivere a Milano, ora sto in Brianza in mezzo al verde e mi accingo ad un nuovo viaggio entusiasmante: la maternità.

Quando hai iniziato a praticare yoga e chi ti ha influenzato nella scelta della disciplina?

Ho iniziato a praticare Hatha yoga tanti anni fa grazie ad Arianna una delle mie più care amiche che è una fantastica insegnante yoga, ma poi a causa degli orari pazzi al lavoro (sono una costumista e stylist per la televisione) non sono mai riuscita a praticare con costanza fino a qualche anno fa, quando ho deciso di scegliere progetti lavorativi brevi che mi permettessero anche di dedicare del tempo a me e a quello che mi piace fare.

Come nasce Yoga-Go! ? 

Con Yoga-Go! ho unito le mie competenze merceologiche, creative e stilistiche alla necessità da praticante di creare uno Yoga wear che rappresenti chi, come me, ha voglia di indossare colore e gioia di vivere.

Mi ero stancata di indossare sempre il solito nero, cercavo dei capi che mi facessero sentire comoda, bella e felice e ho pensato che avrei potuto crearli io stessa!

Progetti per il prossimo futuro?

Destreggiarmi tra pannolini, poppate, nuove fantasie e tessuti sempre più performanti. Insomma continuare il lavoro di crescita su me stessa e su Yoga-Go!, perchè possa far sentire comode e felici sempre più persone.

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