Diabete, a ognuno il suo ago

Aghi di qualità per un miglior controllo della malattia

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Si parla tanto e sempre di farmaci, trascurando e saltando a piè pari l’argomento ‘aghi per penna’, strumenti indispensabili per una corretta somministrazione dell’insulina e di altri farmaci anti-diabete iniettivi (agonisti del recettore del GLP-1).

Ma adesso un position paper della Società Italiana di Diabetologia prende le ‘misure’ agli aghi per penna, Cenerentola dei presidi per il diabete, e lancia un allarme.

Negli ultimi anni, sull’onda del mantra del risparmio a tutti i costi, nei capitolati d’appalto si è andato trascurando l’aspetto della qualità degli aghi per penna, mentre al contempo il mercato si apre sempre più ad aghi low-cost (ma spesso anche low-quality) provenienti dall’estero. Questo documento della SID mira dunque a fare chiarezza sulle caratteristiche tecniche che connotano gli aghi di qualità.

Sclerosi multipla, trapianto di staminali efficace

Terapia Stems sperimentata su 3 pazienti

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La terapia Stems per il trattamento della sclerosi multipla progressiva riduce l’infiammazione causata dalla malattia. A dimostrarlo è uno studio dell’Ospedale San Raffaele pubblicato su The Journal of Clinical Investigation a firma del prof. Gianvito Martino e del suo team.
La terapia si basa sul trapianto di cellule staminali nel cervello dei pazienti affetti dalla malattia neurodegenerativa. I primi 3 pazienti hanno completato con successo il primo ciclo del trattamento a basso dosaggio di staminali neurali. Gli scienziati hanno osservato la capacità della proteina TGF-β2 di interferire con l’attivazione aberrante del sistema immunitario che si verifica con la malattia.

La proteina viene rilasciata dalle staminali ed è in grado di modificare il comportamento di alcune cellule del sistema immunitario da pro ad anti-infiammatorio.

Jogging ok se la schiena non fa male

In caso di problemi alla colonna è meglio evitare

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Patiti dello jogging, siete avvertiti. Se avete qualche problema alla schiena è meglio evitare di mettersi le scarpette e andare a correre anche se l’arrivo della bella stagione spinge a farlo.
Lo ricorda Pier Vittorio Nardi, presidente del Cismer, Associazione di Chirurgia Italiana Spinale Mini-invasiva e Robotica e responsabile della Chirurgia Vertebrale dell’ospedale Cristo Re di Roma: “Per chi ha problemi alla colonna e i dischi degenerati il rischio continuando a correre è molto alto: nell’80% dei casi da lì a breve l’evoluzione sarà estremamente negativa. La corsa in via generale è sconsigliata per i soggetti più avanti negli anni, sopra i 55-60 anni, e per tutti coloro che presentano dischi già degenerati. In questi casi – spiega l’esperto – è preferibile camminare con passo veloce.

Pochi carboidrati per contrastare il diabete di tipo 1

Regime dietetico adeguato riduce il bisogno di insulina

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È necessaria meno insulina nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 che aderiscono a un regime alimentare basato su uno scarso apporto di carboidrati.

Lo dimostra uno studio del Boston Children’s Hospital pubblicato su Pediatrics. Il campione oggetto di analisi ha seguito una dieta a bassissimo introito di carboidrati.

I soggetti hanno consumato in media 36 grammi di carboidrati al giorno, ovvero circa il 5% delle calorie totali, mentre le linee guida internazionali suggeriscono alle persone sane un introito pari al 45% delle calorie totali.

Ciò ha permesso di ridurre il valore dell’emoglobina glicata al 5,67%, mentre in media per un paziente è dell’8,2% e l’obiettivo delle terapie è portarlo sotto al 7%.

Ma il regime alimentare ha anche permesso ai pazienti di ridurre la dose di insulina quotidiana.

Le proteine «atletiche»

Klotho e miochina ridanno vigore ai muscoli

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L’efficienza fisica e mentale è questione anche di proteine. Nuove ricerche scientifiche, alcune delle quali condotte da ricercatori di UPMC-Centro Medico dell’Università di Pittsburgh, Stati Uniti, e UPMC Italy attestano che esistono alcune proteine ‘atletiche’, almeno due, in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare, e dunque anche biologico, offrendo all’organismo più quantità e qualità di vita.

La prima proteina si chiama klotho, è un ormone appartenente alla famiglia di proteine transmembrane, e ha un ruolo chiave nell’aumentare la sensibilità delle cellule all’insulina, ma anche nella regolazione del metabolismo e dei processi di invecchiamento, con benefici tanto migliori se la sua attività è stimolata dall’esercizio fisico.

Nuovo farmaco per una rara malattia neuronale infantile

Speranze terapeutiche per la ceriodolipofuscinosi neuronale di tipo 2

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Era una patologia rara senza terapia. Ma oggi la ceriodolipofuscinosi neuronale di tipo 2 (CLN2), malattia degenerativa che porta alla distruzione del sistema nervoso centrale dei bambini, può essere bloccata da un nuovo farmaco che rimpiazza l’enzima di cui questi pazienti sono carenti.

La sperimentazione della terapia è stata condotta su 23 bambini in 4 diversi Centri internazionali, tra cui l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per l’Italia. I risultati che ne documentano l’efficacia sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine.

Lo studio, durato 3 anni, ha coinvolto in fase 1 (prima somministrazione di un farmaco negli umani) 23 bambini di varie nazionalità affetti da CLN2 allo stadio iniziale-intermedio.

Una molecola per aiutare i malati di Huntington

In grado di rallentare l’evoluzione della malattia

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Una molecola sperimentale potrebbe diventare il modello su cui basare nuovi farmaci contro la malattia di Huntington, una grave e rara condizione genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione dei movimenti e porta a un inarrestabile declino neurologico.

È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Human Molecular Genetics.

La molecola agisce su un recettore legato al metabolismo degli sfingolipidi, e in particolare a quello della sfingosina-1-fosfato (S1P), un lipide essenziale per la sopravvivenza delle cellule neuronali. Studi precedenti condotti dallo stesso laboratorio avevano già dimostrato come gli sfingolipidi giochino un ruolo centrale nella malattia di Huntington.

Tumore del polmone, pembrolizumab e chemio


La combinazione aumenta la sopravvivenza

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La combinazione di pembrolizumab, molecola immuno-oncologica, e chemioterapia migliora significativamente la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico di nuova diagnosi e riduce del 51% il rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dall’espressione di PD-L1.
Lo confermano i risultati dello studio di fase III KEYNOTE-189 presentati al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR) in corso a Chicago. Lo studio è stato contemporaneamente pubblicato sull’importante rivista scientifica New England Journal of Medicine.
“I dati di questo importante studio, a cui l’Italia ha offerto un grande contributo, dimostrano che la sopravvivenza globale dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule metastatico aumenta moltissimo con la combinazione pembrolizumab più chemioterapia …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | polmone, cancro, pembrolizumab,

L’amicizia richiede impegno

Tempo da trascorrere insieme e condivisione gli strumenti ideali

“L’amicizia è un frutto a maturazione lenta”, diceva Aristotele. Intendeva che per diventare amici veri, e non semplici conoscenti, è necessario condividere molto tempo insieme.
Un team dell’Università del Kansas è arrivato a quantificare questo lasso di tempo, indicando in 200 ore il limite minimo per aspirare a una reale amicizia.

I risultati dello studio, che sottolinea l’importanza della qualità oltre che della quantità del tempo trascorso insieme, sono apparsi sul Journal of Social and Personal Relationships.

Il coordinatore della ricerca Jeffrey Hall e i suoi colleghi hanno esaminato due tipi di dati, il primo dei quali era relativo all’analisi di 355 risposte a un sondaggio online di adulti che hanno affermato di essersi trasferiti negli ultimi sei mesi e che stavano cercando nuovi amici.

Collo e décolleté, come mantenerli giovani

Ultrasuoni focalizzati, led e filler i trattamenti migliori

Primavera, è tempo di scoprirsi. Collo e décolleté sono tra le prime parti del corpo che vengono “liberate” da sciarpe e maglioni invernali. Ma sono anche due zone particolarmente delicate che possono mostrare più facilmente i segni del passaggio del tempo.

«Per questa stagione, i trattamenti di ringiovanimento sono all’insegna della dolcezza e della semplicità; quindi trattamenti mini invasivi che richiedono una sola seduta», osserva Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano. «L’area del collo e quella del décolleté sono particolarmente sensibili: qui la pelle rischia di assottigliarsi più facilmente, perdendo tono e volume, e mostrando delle rughe che si delineano in senso sia verticale sia orizzontale. In più, sono aree soggette a macchie». Nella zona del collo sono essenzialmente tre le problematiche che possono presentarsi.