Sla, una speranza da Masitinib

In combinazione con Riluzolo rallenta la malattia

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Il farmaco Masitinib, aggiunto alla terapia con Riluzolo, ha l’effetto di rallentare la progressione della sclerosi laterale amiotrofica. Lo dice uno studio dell’Ospedale San Rafael di Madrid coordinato dal dott. Jesus S. Mora e presentato nel corso del Congresso mondiale di Neurologia di Kyoto.
«La Sla conferisce una breve speranza di vita e non c’è cura», spiega Mora. «La patologia è caratterizzata da microgliosi e cellule gliali aberranti regolate dal percorso di segnalazione CSF1/CSF1R. Masitinib è un inibitore orale della tirosinchinasi che inibisce la proliferazione e la migrazione nel sistema nervoso sia centrale che periferico di microglia, macrofagi e mastociti che esprimono CSFR1 e c-Kit».
Un gruppo di pazienti con più di 18 anni ha assunto in maniera randomizzata Masitinib o placebo in aggiunta a una dose di Riluzolo per 48 settimane

A tavola con amici: cheesecake al caramello e arachidi

La domenica la si dedica agli amici. Che sia brunch, pranzo o anche cena, con questa ricetta farai un figurone. Dalla fitness kitchen di Irene, la ricetta della cheesecake al caramello e arachidi. Prendere appunti e d’obbligo!

Macros 353 kcal 55c 27p 4f

Ingredienti cheesecake al caramello e arachidi
  • 150 ml di albumi (100+50)
  • 100 gr di yogurt greco magro 0% grassi
  • 1 banana (120 gr circa)
  • 2 tavolette di cereali weetabix
  • 5 gr di arachidi
  • 1 cucchiaino di sciroppo al caramello senza zucchero

Come procedere

  • Preriscaldare il forno a 180° e rivestire una piccola teglia (16/18 cm di diametro) con della carta da forno.
  • Sbriciolare le due tavolette di cereali, mescolare bene con i 50 ml di albumi e disporli sul fondo della teglia compattando bene con le mani o un cucchiaio.
  • Montare a neve i restanti albumi, schiacciare bene la banana con una forchetta, aggiungere lo yogurt e passare un paio di minuti con le fruste elettriche.
  • Unire i composti senza smontare gli albumi e versare sopra la base di cereali. Infornare per 40/45 minuti finché è asciutto e dorato.
  • Gonfierà tantissimo, ma appena uscito dal forno prenderà un bell’aspetto…
  • Versare sopra lo sciroppo al caramello e le arachidi

10 segnali che sei una snob della sala pesi

Della serie in palestra se ne vedono di tutti i colori, ti sarò capitato di imbatterti sicuramente anche nel classico soggetto definito “snob della sala pesi”.

Aspetta un attimo, forse potresti essere proprio tu. Come fare a saperlo?

Se ti riconosci in questi 10 atteggiamenti sei una snob della sala pesi.

Ti rifiuti di farti vedere senza l’ultimo modello firmato di cuffie bluetooth. In che modo altrimenti potresti ignorare i comuni mortali che intralciano il tuo allenamento^

Stessa cosa vale per l’activewear. E anche per l’intimo.

E ovviamente puoi allenarti sono in Converse, perchè è quello che i veri lifters fanno. Chiaramente le hai in tutti i coloro per abbinarle a qualsiasi tipo di activewear.

Lasci i pesi esattamente dove si trovano. Mettere in ordine non è un compito per te.

Se qualcuno ti chiede di alternarsi alla panca, lo fai attendere con fare dubbioso, finché capisce di dover smaammare.

Non ti fai problemi ad elargire perle di saggezza, non richieste. Non hai nessuna certificazione, ma ti alleni da sempre quindi è la stessa cosa.

Gli altri vorrebbero avvicinarsi per usufruire dell’attrezzatura vicino a te, ma ti manca pochissimo per fare il selfie perfetto.

Tendi a monopolizzare gli attrezzi più gettonati, in nome del tuo allenamento superset. E’ evidente che alterni gli esercizi ogni 10 minuti, gli altri possono aspettare.

Ti accerti sempre di essere in un punto ben preciso della sala, per poterti specchiare meglio. Del resto ammirare i propri progressi ti rende più motivata.

E visto che lavori sodo per avere il corpo che hai, il tuo abbigliamento sportivo si restringe continuamente. La regola della “maglietta obbligatoria” chiaramente si applica solo per coloro che non sono strafighi come te.

Il segreto dei centenari

“Raggiungere e superare i cent’anni è questione di buona genetica oltre che di stili di vita” dichiarano Kraig Willcox e Nir Barzilai.

 I segreti dei centenari in un unico gene: Nir Barzilai, Direttore dell’Einstein Institute for Aging Research di New York, e Craig Willcox, geriatra e ricercatore presso l’Okinawa Research Center for Longevity Science in Giappone intervistati a Milano in occasione di un congresso proprio sulla Longevità. Entrambi americani, sono considerati i massimi esperti internazionali di longevità e autori dei più importanti studi sui centenari.

Liana Zorzi intervista Craig Willcox e Nir Barzilai“Purtroppo ancora non è possibile dire quanto nella longevità incida la genetica e quanto gli stili di vita – dichiara Barzilai che, da New York sta portando avanti un interessante studio su un gruppo di centenari e il loro stile di vita. “Infatti, una recente osservazione sullo stile di vita di alcuni centenari ha rilevato che alcuni sono fumatori, obesi o seguono stili di vita non proprio salutari. Da questo punto di partenza abbiamo ipotizzato che il fattore genetico potesse avere un ruolo protettivo e importante.” Secondo Willcox, il gene della longevità si chiama FOXO3 ed entrerebbe in gioco una volta raggiunta l’età di 75-80 anni. “Infatti se prima di tale età l’alimentazione sobria, attività fisica anche semplice come le faccende domestiche o passeggiare, costituiscono fattori protettivi contro l’invecchiamento patologico, dopo tale soglia entra in gioco il cosiddetto gene della longevità – conferma Nir Barzilai. – Come dimostrato dai nostri studi, chi non presenta FOXO3 nel proprio codice genetico, subisce un progressivo spegnimento dell’attività cellulare tipica del fisiologico invecchiamento. Nei centenari invece, raggiunta la soglia dell’età media, il gene della longevità continua a proteggere l’attività cellulare ben oltre la soglia dei cent’anni.”
Secondo gli esperti, i “superages” sono certamente fortunati, ma per arrivare a 80 anni e godere della protezione del FOXO3 è importante non aver fumato, fare attività fisica e prestare attenzione all’alimentazione almeno fino a 75-80 anni. Ecco svelato il segreto dei centenari.

Yoga: migliora memoria ed attenzione

Stai perdendo la memoria?

Fare esercizi yoga fa meglio per l’attività mentale di 20 minuti sul tapis roulant; lo dicono gli scienziati dell’Illinois.

 Infatti, secondo lo studio, sudare con gli esercizi in palestra non farebbe alcuna differenza se parliamo di memoria o capacità di concentrazione. I ricercatori hanno analizzato un gruppo di 30 giovani donne a cui hanno chiesto di praticare entrambe le attività fisiche per lo stesso tempo; alla fine degli esercizi fisici, le donne sono state sottoposte ad esercizi per verificare le performance mentali. La loro memoria, il tempo di reazione e le abilità cognitive risultavano migliorate dopo la sessione di yoga mentre non c’era alcuna differenza tra prima e dopo gli esercizi aerobici.

Budino proteico alla vaniglia senza cottura

Voglia di budino ma nessuna voglia di metterti ai fornelli? Non preoccuparti ci pensa la fitness kitchen di Irene con questa golosissima ma sempre fit ricetta per la tua colazione, spuntino o semplicemente voglia di dolce.

Macros 115 kcal 27p 1c 1f

Ingredienti budino proteico alla vaniglia
  • 100 ml di acqua + 1 cucchiaio
  • 1 foglio di colla di pesce (2 gr)
  • 30 gr di proteine in polvere gusto vaniglia

Come procedere

  • Mettere il foglio di gelatina in ammollo in acqua fredda per circa 10 minuti.
  • Nel frattempo in uno shaker mescolare l’acqua e le proteine. Strizzare il foglio di colla di pesce e scioglierlo in un pentolino con un cucchiaio di acqua.
  • Quando la colla di pesce è sciolta aggiungerla alle proteine nello shaker e agitare bene.
  • Versare il preparato in una coppetta e riporre in frigo un paio d’ore.
  • Decorare a piacere (in questo caso ho aggiunto sciroppo zero calorie al mirtillo e mandorle)

Leggere aiuta a leggersi dentro e fa bene alla salute

Leggere libri fino tre ore e mezza a settimana allunga la vita di due anni.

La notizia arriva da una ricerca condotta dalla Yale University School of Public Health e pubblicata sulla rivista Social Science & Medicine.
Per gli scienziati leggere stimola e migliora la circolazione sanguigna e la connettività dei neuroni, ma favorisce anche l’empatia, la propensione cioè ad “abitare” negli altri e ad immedesimarsi nelle situazioni e circostanze della vita. Come dire che leggere aiuta a leggersi dentro e a meglio comprendere le realtà degli altri. Monitorando per dieci anni l’aspettativa di vita di un campione di circa 3600 cinquantenni e analizzando le loro abitudini in fatto di letture, gli studiosi hanno altresì accertato che leggere libri fino a tre ore e mezza alla settimana riduce il rischio di morte prematura del 17% e leggere per più di tre ore e mezza a settimana riduce il rischio del 23% rispetto a chi non legge. ”I risultati – scrivono gli autori del lavoro intitolato ‘Un capitolo al giorno: associazione tra lettura di libri e longevità” – è che leggere libri include tra i suoi benefici una lunga vita in cui leggere altri libri”.
 

“Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia”  Luis Sepùlveda

Capricci matuttini: pizza dolce con frutta

La mattina si sa, è difficile da affrontare soprattutto di ritorno dalle vacanze. Se quindi vuoi soddisfare un capriccio da gola, trattati bene con la pizza dolce con frutta della Fitness Kitchen di Irene.

Macros per la base 394 kcal 49,7c 30p 4,4f

Ingredienti pizza dolce con frutta
  • 200 ml di albumi
  • 60 gr di fiocchi di avena
  • 1 pera frullata (170 gr circa)
  • 10 gr di vitafiber (facoltativo)
  • Frutta fresca a piacere

Come procedere

  • Preriscaldare il forno a 180°.
  • Frullare la pera e aggiungerla agli albumi, all’avena e al vitafiber (se usato) mescolando bene. Versare l’impasto in uno stampo rotondo di silicone e cuocere per 40/45 minuti finché è dorato.
  • Togliere dallo stampo e guarnire con la frutta scelta (io ho usato fragole, kiwi, banana, ananas, cocco e mango disidratato).

Leucemia, finalmente la cura definitiva

La FDA ha approvato il primo farmaco basato sulla terapia genica

Il farmaco Kymriah a base di tisagenlecleucel guarisce dalla leucemia linfoblastica. La sperimentazione del farmaco, effettuata su 63 pazienti, ha dimostrato un tasso di efficacia dopo tre mesi pari all’83%, quindi otto su 10 sono guariti. È la prima terapia a base di CAR T cell disponibile a livello mondiale. Ha una grave controindicazione: il prezzo di mezzo milione di dollari.
Un procedimento impensabile, quasi da fantascienza: ai pazienti malati di leucemia linfoblastica acuta vengono estratti dei linfociti T che vengono modificati geneticamente in laboratorio per mezzo di un virus.
Una volta fatti moltiplicare, vengono di nuovo iniettati nel paziente. Cosi il tumore viene distrutto dalle cellule modificate geneticamente. Il processo di moltiplicazione e modificazione genetica di linfociti T dura circa 22 giorni.