Tumore al seno, ecco Ribociclib

Per il trattamento di prima linea del carcinoma mammario HR+/HER2-

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Nuovi risultati dimostrano l’efficacia di ribociclib per il tumore del seno.
Lo studio di fase III MONALEESA-7, condotto in donne in pre- o peri-menopausa con carcinoma mammario metastatico o in fase avanzata con recettori ormonali positivi, negativo per il recettore 2 del fattore di crescita dell’epidermide umano (HR+/HER2-), ha dimostrato che Kisqali (ribociclib) – in associazione con un inibitore dell’aromatasi o tamoxifene e goserelin come terapia endocrina iniziale – prolunga in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS, progression-free survival) rispetto alla sola terapia endocrina e goserelin. I dati sono stati presentati in forma orale al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2017.

Il declino mentale causato da obesità e diabete

Ma i danni si possono prevenire

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L’obesità e il diabete di tipo 2 (malattie metaboliche caratterizzate da una ridotta sensibilità degli organi all’insulina, detta anche insulino-resistenza) sono una minaccia per la salute del cervello.

Le due condizioni, infatti, causano deficit cognitivi, alterando il funzionamento di un ‘interruttore’ chiave per apprendimento e memoria, il recettore per il glutammato “GluA1” che, esposto sui neuroni, serve loro per comunicare.

L’insulino-resistenza manda in tilt questo interruttore attraverso una specifica modifica chimica detta “palmitoilazione”, ovvero l’aggiunta di acido palmitico, che si accumula nel cervello quando si adotta una dieta troppo ricca di grassi saturi, al recettore stesso impedendone il funzionamento. Eliminando queste improprie modifiche chimiche, i deficit cognitivi causati da obesità e diabete si possono cancellare.

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Nuovo farmaco contro l’artrite reumatoide

Baricitinib si assume per via orale

Per chi è affetto da artrite reumatoide e non risponde ai farmaci di prima linea, c’è una novità. Si chiama Baricitinib e sarà presto disponibile e rimborsabile anche in Italia.

Il farmaco ha una caratteristica che lo privilegia rispetto ad altri medicinali della categoria, ovvero l’assunzione per via orale, che lo rende senz’altro più appetibile per i pazienti e perciò suscettibile di migliorarne l’aderenza alla terapia.

La seconda novità è rappresentata dal meccanismo d’azione. Baricitinib inibisce gli enzimi Janus chinasi 1 e 2 che modulano i segnali delle citochine infiammatorie responsabili dello sviluppo e della progressione della malattia. In tal modo, il farmaco blocca contemporaneamente l’effetto di diverse proteine (citochine) infiammatorie.

Con la Pet diagnosi più precoce di Alzheimer

Identificazione più chiara e precisa dei soggetti colpiti

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L’esame più utilizzato per mettere in evidenza eventuali alterazioni anatomiche ippocampali o corticali caratteristiche della malattia di Alzheimer è la Risonanza magnetica, ma in un caso su cinque questa metodica non caratterizza con certezza la natura dello stato patologico e del suo sviluppo.

Marco Pagani dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) in collaborazione con Fabrizio De Carli dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm-Cnr), con il dipartimento Ambiente e salute dell’Istituto superiore di sanità, con il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova e con il Karolinska Hospital di Stoccolma, studia da anni il modo di ottimizzare le analisi dei dati del metabolismo cerebrale attraverso il ricorso a un’altra tecnica, la Tomografia ad emissione di positroni (Pet).

Diabete sconfitto da una dieta liquida


Minestre e frullati possono riequilibrare i livelli di glicemia

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Uno studio britannico ha dimostrato la validità di una dieta a base di liquidi per il trattamento del diabete di tipo 2. La sperimentazione dei ricercatori delle università di Newcastle e di Glasgow ha coinvolto 298 soggetti affetti da diabete, sottoponendoli per 5 mesi a un regime alimentare a base di frullati ipocalorici e minestre.
I dati apparsi su Lancet dimostrano che quasi la metà dei volontari ha ottenuto una riduzione del peso corporeo di 15 chili e una normalizzazione dei livelli di glicemia.
Durante la giornata, i soggetti dovevano consumare 4 pasti liquidi, basati su bustine da sciogliere in acqua che si trasformavano in minestre o frullati con un introito di circa 200 calorie e una corretta composizione dei nutrienti. Una volta perso peso, i dietologi britannici hanno reintrodotto i cibi solidi.
I dati indicano che il 46% dei pazienti è guarito dal diabete, una …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | diabete, dieta, minestre,

Un’infezione materna provoca deficit neuronale nel nascituro

Scoperto nuovo meccanismo che provoca problemi neurologici

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Un’infezione materna può provocare problemi neurologici al nascituro. A scoprire uno dei meccanismi biologici coinvolti è un team dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e dell’ospedale Humanitas di Milano.

Il lavoro è stato pubblicato su Biological Psychiatry. “È nota ormai da tempo l’associazione tra le infezioni materne durante la gravidanza e difetti del neurosviluppo del nascituro, ma i meccanismi molecolari che sono alla base di questo processo non sono ancora chiari. Nel nostro studio effettuato su modelli murini, utilizzando un agente (PolyI:C) che mima un’infezione virale, abbiamo dimostrato che una singola attivazione del sistema immunitario materno, nelle prime fasi della gravidanza, rende la prole più suscettibile all’insorgenza di crisi epilettiche”, spiega Michela Matteoli.

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Psoriasi, le unghie ne rivelano la gravità

Segnale d’allarme se vengono colpite dalla malattia

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Si potrebbe pensare che le condizioni delle unghie siano l’ultimo dei pensieri per chi è affetto da psoriasi. Non è così, e a ricordarlo è una ricerca condotta da Elena Campione e Luca Bianchi dell’Università di Roma Tor Vergata.

Racconta la dott.ssa Campione al Corriere della Sera: «Una mia paziente era in difficoltà quando doveva dare la mano a qualcuno. La psoriasi ungueale potrebbe essere considerata un semplice handicap estetico, in realtà compromette la qualità di vita in maniera molto pesante, al punto che secondo alcuni dati il disagio supera anche quello comportato da malattie croniche meno “visibili” come il diabete o l’artrite».

Al di là dell’aspetto estetico, la psoriasi ungueale può rappresentare il segnale di un aggravamento della malattia a livello generale.

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Il cervello è autonomo

Scoperto meccanismo chiave della cognizione umana

Anche quando uno stimolo visivo non giunge alla nostra percezione cosciente – e non ne siamo quindi consapevoli – il nostro cervello non solo lo elabora ma, laddove la forma dell’oggetto osservato lo consente, codifica le azioni motorie che possono essere compiute su di esso.

Scopo di questo meccanismo adattativo, che certamente si è sviluppato nel corso dell’evoluzione, potrebbe essere quello di mantenerci pronti ad agire in modo repentino ed efficace alle sollecitazioni dell’ambiente, se ce ne fosse la necessità. È quanto scoperto dai ricercatori della Divisione di Neuroscienze e dell’Unità di Neuroradiologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Neuroscience.

Linfoma cutaneo, efficace Brentuximab

Opinione positiva per il farmaco prodotto da Takeda

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Il farmaco sperimentale Brentuximav vedotin ha ricevuto il parere positivo del Chmp dell’Agenzia europea per i medicinali per il trattamento del linfoma cutaneo a cellule T CD30-positivo.

Il Chmp ne ha raccomandato l’approvazione per il trattamento di pazienti adulti già sottoposti ad almeno una terapia sistemica.

Brentuximab vedotin è un anticorpo coniugato (ADC) diretto al CD30 espresso a livello delle lesioni cutanee, approssimativamente nel 50% dei pazienti con linfoma cutaneo a cellule T. Brentuximab vedotin non è al momento approvato per il trattamento del linfoma cutaneo a cellule T.

Allenamento e integratori: focus sui benefici dei BCAA

Gli amminoacidi sono i mattoncini che costituiscono le proteine, vengono riuniti come i lego dal nostro organismo a formare legami peptidici, formando quindi le proteine e fornendo energia ai nostri muscoli. Sono 20 gli aminoacidi di cui 8 vengono classificati come essenziali così chiamati perché non essendo il nostro corpo in grado di sintetizzarli è necessario introdurli con la dieta (Cibi, integratori e bevande) e sono: isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano e valina; 10 sono gli aminoacidi classificati come non essenziali, così chiamati perché siamo in grado biosintetizzarli e sono: alanina, asparagina, acido aspartico, cisteina, glutammina, acido glutammico, glicina, prolina, serina, tirosina; mentre 2 sono classificati come semi essenziali: arginina, istidina. Degli amminoacidi essenziali, abbiamo in particolare un certo tipo chiamato amminoacidi a catena ramificata (BCAA) isoleucina, leucina, e valina, sono il fattore limitante nella capacità del corpo di costruire muscoli.

Benefici dei BCAA

Gli aminoacidi ramificati o BCAA sono Leucina, Isoleucina, Valina e sono così chiamati perché hanno una catena di carbonio che devia o si ramifica dalla principale struttura portante lineare di carbonio. Oltre che nelle attività di forza, risultano essere particolarmente importanti anche in quelle discipline rivolte più alla “resistenza”, perché, insieme al lavoro plastico (di costruzione e ricostruzione muscolare), hanno anche un ruolo molto importante nella produzione di energia durante lo sforzo muscolare, infatti, diversamente dagli altri aminoacidi, vengono catabolizzati direttamente all’interno delle fibre muscolari.

L’utilizzo di BCAA come integratori ha una funzione anabolica di stimolo alla sintesi proteica. Hanno inoltre una funzione anticatabolica inibitrice della “lesione” proteica tipica da sforzi intensi e prolungati. Questi aminoacidi non passano attraverso il fegato ma vengono metabolizzati direttamente dai muscoli (per questo motivo in terapia vengono usati per i pazienti con gravi problemi epatici). In seguito a stimoli opportuni il fegato immette in circolo i BCAA, che attraverso la circolazione arrivano ai diversi organi in cui avviene la loro utilizzazione e metabolizzazione, in particolare al tessuto muscolare.

Altra azione importante dei BCAA è la stimolazione dell’insulina in quanto per essere veicolati nel muscolo necessitano dell’azione di questo ormone sui trasportatori del glucosio. Questo ormone pancreatico quando viene stimolato da un pasto fortemente glucidico porterà ad un aumento dei recettori nel tessuto adiposo ed in quello muscolare, per cui gli zuccheri, che saranno a questo punto molto alti nel sangue, entreranno facilmente negli epatociti, miociti ed adipociti per cui sarà necessaria una produzione insulinica maggiore per ristabilire l’equilibrio glicemico. Se invece l’insulina viene stimolata dai soli BCAA, l’unico tessuto destinatario sarà il tessuto muscolare e la produzione di insulina quindi sarà minore.

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Alcuni ricercatori hanno inoltre dimostrato come i BCAA possano determinare una significativa riduzione della sensazione di fatica durante l’esercizio fisico prolungato. Ciò perché l’insorgenza della fatica sembra essere correlata all’aumento della produzione di triptofano a livello centrale e quindi un aumento della produzione di serotonina (che deriva dal triptofano), che influenza il “dolore”. La concentrazione cerebrale di triptofano dipende da vari fattori ma c’è da sottolineare che esiste una competizione con diversi aminoacidi nell’utilizzo del meccanismo di trasporto attraverso la barriera ematoencefalica e sono proprio i BCAA ad esercitare prevalentemente tale competizione. Quindi più aumenta la concentrazione di BCAA, meno triptofano riesce a raggiungere il cervello con conseguente riduzione della sensazione di fatica. Durante l’esercizio intenso si verifica una riduzione del rapporto BCAA/triptofano sia per una riduzione dei BCAA che per un incremento del triptofano libero con conseguente esaurimento muscolare. La somministrazione di BCAA potrebbe quindi essere utilizzata anche per aumentare intensità e durata degli allenamenti.

Costituiscono oltre il 20% delle proteine muscolari (ma durante l’allenamento la richiesta è notevolmente superiore, circa il 35%) rendono positivo il bilancio azotato, favorendo la sintesi proteica. Il rapporto più usato per la realizzazione di integratore è il così detto 2-1-1, questo anche se numerosi studi hanno determinato anche altri possibili rapporti tra i tre componenti. Il dosaggio medio è circa 1 g ogni 10 Kg di peso corporeo ed i momenti di assunzione sono solitamente durante la prestazione (anche se a questo scopo sembrerebbero più adatti i recenti glucogenetici) oppure 15/20 minuti dopo lo sforzo o in combo.

La leucina è il principale dei tre aminoacidi ramificati (quello che va assunto con rapporto maggiore) e riveste notevole importanza poiché maggiormente in grado di rallentare il processo di decomposizione delle proteine muscolari e promuove i processi rigenerativi, ciò significa, in parole povere, che aumenta la velocità con la quale il corpo può costruire proteine in modo da non “demolire i muscoli” più velocemente di quanto si riesca a rigenerarli. È particolarmente presente nei cibi ricchi di proteine, come pollo, tonno ed uova ma, a differenza di altri aminoacidi, la si può trovare in discrete quantità anche in cereali e legumi (non a caso, si usa parlare di piatti unici quando si parla di piatti come pasta e fagioli, riso e piselli o riso e ceci). L’isoleucina, come la leucina, è un aminoacido ramificato particolarmente presente nelle carni e nel pesce, ma anche nei legumi, nelle uova e nei latticini. La valina è un componente indispensabile della biosintesi proteica e assieme agli altri due aminoacidi ramificati svolge importanti funzioni di nutrimento dei muscoli. Può essere utilizzata dall’organismo umano per produrre energia da cibi altamente proteici o nel caso si abbia una mobilizzazione delle riserve proteiche endogene. È inoltre importante per le funzioni mentali, il coordinamento muscolare e le funzioni nervose. Fra i cibi che contengono discrete quantità di valina ricordiamo la carne di manzo, il petto di pollo, il salmone, la segale ecc.

In generale, l’integrazione con BCAA può risultare davvero utile nel preservare la massa muscolare dei soggetti che praticano attività sportive intense o prolungate nel tempo (più di un’ora) o nel caso di diete ipocaloriche o anche in casi di brevi strategie di digiuno intermittente. Se invece, l’attività fisica è blanda e si segue già un’alimentazione normocalorica con buone percentuali di proteine, si sta già assumendo la giusta quantità di BCAA e l’integrazione risulta essere inutile.