Nuovo test per la tubercolosi

Basta esaminare le urine dei pazienti malati

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. È questo il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.

Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Diabete, qual è il tipo giusto?

A volte la diagnosi è difficile e possono esserci degli errori

Il primo ministro britannico Theresa May è affetta da diabete di tipo 1, ma per almeno un anno è stata curata come se avesse il diabete di tipo 2. Il suo non è un caso isolato.
Se è vero che la prima forma di diabete si manifesta nella maggior parte dei casi sin dall’infanzia, è altrettanto vero che in molti casi ciò non avviene e i sintomi possono confondere a tal punto i medici da costringerli a scambiare le due forme.

A evidenziare questo tipo di errore è uno studio dell’Università di Exeter pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology. La ricerca si è basata sui dati relativi a 380mila persone che facevano parte del database Biobank.

Le informazioni indicano che nel 42% dei casi le persone con diabete di tipo 1 sono state diagnosticate dopo i 30 anni. Ciò avviene perché è molto difficile riconoscere e diagnosticare il diabete di tipo 1 negli adulti.

Leucemia linfoblastica acuta, disponibile Pegaspargasi

Con il nuovo anno un nuovo farmaco per la cura della malattia

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Una nuova possibilità terapeutica per la cura della leucemia linfoblastica acuta (ALL). Si tratta del farmaco Pegaspargasi, prodotto da Shire e disponibile dal prossimo gennaio in Italia.
Pegaspargasi fu approvato in primo luogo dalla FDA Americana nel 1994 per il trattamento dei pazienti con ALL che avevano un’ipersensibilità alle forme native di L-asparaginasi, e nel 2006 è stato poi approvato per il trattamento di prima linea dei pazienti con ALL come un componente di un regime chemioterapico multi-agente.

Compra Cialis economico online che è approvato dalla FDA Americana.

Nel 2016, Pegaspargasi è stato approvato da EMA ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale in Italia il 12 luglio 2017. Precedentemente, il prodotto è stato reso disponibile ai pazienti italiani attraverso la legge 648/96.

Ricetta Waffle proteici last minute

Se quello che cerchi è ricetta per una colazione proteica, ma la solita omelette ti ha stufata, ecco un modo velocissimo per preparare la ricetta waffle last minute. PS: ci sono solo due ingredienti.

Macros 235 kcal 2c 47p 4f 

Ingredienti Waffle proteici last minute

  • 200 ml di albumi
  • 30 gr di proteine in polvere gusto vaniglia
  • 1 cucchiaio di sciroppo zero calorie alla vaniglia 
  • 10 gr di cocco fresco tagliato a fettine 

Come procedere
  • Mescolare bene albumi e proteine fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi.
  • Versarlo in uno stampo di silicone da waffles (Stampo di silicone waffle due pezzi – Acquista su Amazon) e cuocere 3/4 minuti nel microonde (aumentare o diminuire il tempo in base alla potenza del vostro forno).
  • Togliere dallo stampo e versare lo sciroppo e aggiungere il cocco o altro tipo di frutta.
  • Possono essere cotti anche nel forno tradizionale ma occorrerà più tempo.

Nuovo metodo per il cancro ovarico

Come confrontare l’efficacia dei trattamenti

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In uno studio sperimentale preclinico pubblicato sull’autorevole rivista Cancer Research sono stati confrontati, con un nuovo metodo di simulazione al computer, diversi schemi di trattamento con i principali farmaci utilizzati per i tumori ovarici.

Un team multidisciplinare di biofisici, biologi e farmacologi del dipartimento di Oncologia dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, a partire da modelli animali sperimentali di carcinoma dell’ovaio, ha ricostruito al computer la dinamica della crescita tumorale, in rapporto ai trattamenti con i farmaci in uso per la terapia di questa malattia.

Il confronto tra i diversi schemi ha permesso di valutare l’effettivo valore aggiunto dell’intensificazione del trattamento con combinazioni di tre farmaci (taxolo, cisplatino e bevacizumab).

Asma grave eosinofilico, ecco benralizumab

Primo farmaco biologico in ambito respiratorio

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Il farmaco sperimentale benralizumab per l’asma grave eosinofilico ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Il farmaco prodotto da Astrazeneca è indicato in aggiunta alla terapia di mantenimento per il trattamento dell’asma grave eosinofilico non controllato nonostante l’assunzione prolungata di corticosteroidi inalatori in aggiunta ai beta-agonisti a lunga durata.

La raccomandazione del CHMP si basa sui risultati del programma WINDWARD, che ha incluso gli studi di Fase III sulle esacerbazioni, SIROCCO e CALIMA, e sullo studio di Fase III sulla diminuzione dell’uso di corticosteroidi orali, ZONDA.

Mucopolisaccaridosi di tipo VI, si prova la terapia genica

L’Italia in prima fila nella sperimentazione della nuova terapia

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La mucopolisaccaridosi di tipo VI può essere curata con la terapia genica. A dimostrarlo è una sperimentazione – la prima al mondo – in corso presso il Dipartimento di Pediatria del Policlinico Federico II di Napoli.

Ma cos’è la mucopolisaccaridosi di tipo VI? Si tratta di una grave malattia genetica con coinvolgimento multi-sistemico dovuto al deficit dell’enzima arilsolfatasi B. Il farmaco usato è derivato dal virus adeno-associato e ha la capacità di trasferire il gene codificante per l’enzima arilsolfatasi B che, una volta prodotto dalle cellule del fegato, viene secreto nel circolo ematico e, quindi, captato dai tessuti affetti.
In sintesi, nei pazienti con mucopolisaccaridosi di tipo VI il gene che codifica l’arilsolfatasi B è mutato e produce un enzima non funzionante.

Il mio “amico” diabete

La testimonianza di chi lotta da anni con la malattia

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«Le corse in bagno e una sete continua». È la presa di contatto con il diabete per Giovanna (nome di fantasia, ndr) che ha scoperto di essere malata a 38 anni.
«Ero sempre stanca, e a volte non vedevo bene. Quando sono andata per la prima volta dal medico avevo il terrore che mi venisse diagnosticato un tumore. Le analisi, invece, hanno decretato che avevo il diabete. Non ci potevo credere, il diabete? Pensavo fosse una malattia degli anziani. Al sollievo iniziale – in fondo il diabete è “controllabile”, il cancro no, è il pensiero comune – è subentrata la rabbia per una malattia che ti condiziona pesantemente la vita, ma che tutto sommato, agli occhi di parenti e amici, non è poi così grave».
Ma non è così, e Giovanna e gli altri malati di diabete lo sanno bene. Si tratta di una malattia grave, ma che allo stesso tempo può essere tenuta sotto controllo.

Tumore al seno, il peso influenza la recidiva

Maggiori possibilità in caso di sovrappeso e obesità

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Il peso di una donna colpita da cancro al seno è determinante nel prefigurare le possibilità di una recidiva.

Lo sostengono i ricercatori dell’Università di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Istituto Jules Bordet di Bruxelles, che hanno pubblicato sullo European Journal of Cancer i risultati di uno studio sul follow-up di una sperimentazione clinica per la terapia adiuvante del tumore al seno.

Dallo studio emerge che la dinamica di recidiva tumorale è associata con l’indice di massa corporea delle pazienti misurato alla diagnosi, con un effetto sfavorevole del sovrappeso e dell’obesità.

Mesotelioma da amianto, efficace una nuova proteina

Aiuta la caratterizzazione del tumore e la terapia personalizzata

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Nuove importanti scoperte e speranze di cura per il mesotelioma pleurico maligno, una grave neoplasia che colpisce le membrane di rivestimento dei polmoni.
Il cancro è determinato nella maggior parte dei casi dall’esposizione alle fibre di amianto/asbesto, materiale largamente utilizzato anche in Italia nel campo dell’industria, dell’edilizia e dei trasporti fino al suo divieto di impiego, stabilito per legge nel 1992.
Sulla rivista internazionale Annals of Oncology sono stati infatti appena pubblicati i risultati di uno studio, effettuato dai ricercatori pisani Elisa Giovannetti e Niccola Funel del Cancer Pharmacology Lab, AIRC Start-Up Unit di Pisa – in collaborazione con gruppi di ricerca nazionali e internazionali (del Cancer Center Humanitas di Milano, della VU University di Amsterdam, del Barbara Ann Karmanos Cancer Institute di Detroit e del Technion-Institute of Technology.