Schizofrenia, un gene influenza l’efficacia dei farmaci

Un’alterazione di Dysbindin aumenta la risposta ai trattamenti

L’efficacia dei trattamenti farmacologici per la schizofrenia è influenzata dalla variazione di un gene. La scoperta è stata fatta nel corso di uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nature Communications, a cui ha preso parte anche l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Il gene in questione si chiama Dysbindin e, stando a quanto hanno rilevato gli autori della ricerca, i pazienti che rispondono in modo adeguato agli psicofarmaci più comuni sono le persone portatrici di una sua variazione. La scoperta permetterà di progettare test biologici per una medicina personalizzata e di precisione in ambito psichiatrico.

Lo studio si è svolto su un un campione di pazienti (300 in totale) con schizofrenia in età adulta, su adolescenti ai primi esordi della malattia, e dell’analisi di tessuti cerebrali post-mortem.

Tumore al polmone, dove operarsi?

La classifica nazionale degli ospedali più performanti

Tumore al polmone_14245.jpg

Ancora troppi ospedali fanno volumi eccessivamente bassi di attività per quanto riguarda il tumore al polmone. Solo il 27% raggiunge i 100 interventi annui fissati come standard minimo di riferimento nazionale: soglia peraltro ritoccata nell’edizione 2017 del PNE (Programma Nazionale Esiti di Agenas) e portata da 150 operazioni a 100.

“Il volume d’interventi è un parametro misurabile che può avere un importante impatto sugli esiti delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di doveecomemicuro.it. “Agenas – l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – lo monitora per conto del Ministero della Salute, insieme ad altri indicatori come la mortalità a 30 giorni dall’operazione: i dati confermano che esiste un’associazione tra alto numero di interventi e risultati favorevoli”.

Estetica, cellule staminali sì o no?

Vantaggi e limiti dell’utilizzo delle staminali

Cura della pelle_7190.jpg

Negli ultimi anni si è parlato spesso dell’utilizzo di cellule staminali nella cosmetica, soprattutto per quanto riguarda i prodotti “antiaging”.

Il prof. Leonardo Celleno, dermatologo e Presidente dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia, affronta questo argomento “un po’ spinoso”, spiegando verità e falsi miti.

“La normativa di settore vieta l’impiego di cellule staminali umane nei cosmetici. L’interesse, quindi, si è subito spostato sulle cellule staminali vegetali – spiega il Prof. Celleno -. Presenti nelle piante, contrariamente a quanto avviene nell’uomo e nell’animale sono più versatili e hanno la possibilità di moltiplicarsi all’infinito, creando costantemente nuove cellule specializzate e non specializzate, in grado di riparare i tessuti danneggiati e riprodurre una pianta identica all’originale, ovvero totipotenti”.

Diabete, Suliqua controlla la glicemia

Effetto positivo per i pazienti con glicemia discordante

Varie_5982.jpg

Il farmaco Suliqua si rivela efficace per il controllo della glicemia nei pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Una nuova analisi dello studio di fase 3 Lixilan-L presentata nel corso del 78° congresso dell’American Diabetes Association (ADA) a Orlando dimostra infatti che Suliqua (insulina glargine 100 U/mL e lixisenatide) riduce la percentuale di pazienti affetti da diabete di tipo 2 con glicemia “discordante”, vale a dire con livelli di glucosio nel sangue a lungo termine (HbA1c) sopra il target glicemico, nonostante i livelli di glicemia a digiuno risultino controllati.

Questa riduzione è significativamente maggiore con Suliqua rispetto a quanto riscontrato con insulina glargine 100 U/mL.

Questi dati evidenziano il doppio effetto di Suliqua sui livelli di glucosio nel sangue.

Ipermemoria autobiografica, quando si ricorda tutto

Studiati i meccanismi alla base della straordinaria facoltà

Varie_14239.jpg

Ricordare ogni giorno della propria esistenza, e per di più ricordarne i dettagli, è impossibile per la quasi totalità delle persone. Sebbene molti siano in grado di ricordare con accuratezza eventi ad alta connotazione emotiva (ad esempio il proprio matrimonio, la nascita di un figlio, il primo bacio, la morte di una persona cara), le giornate cosiddette “normali” vengono solitamente dimenticate o lasciano tutt’al più solo un vago ricordo.

Eppure, un numero molto esiguo di persone riesce a ricordare con incredibile accuratezza giornate apparentemente normali. Sono i soggetti dotati di ipermemoria autobiografica ora al centro, per la prima volta al mondo, di uno studio di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per comprendere i meccanismi neurobiologici alla base di tale straordinaria capacità di memoria.

Tumore del fegato, efficaci gli antiacidi

Studio dimostra la possibilità di una nuova strategia

Tumore al fegato_7005.jpg

Nuova possibile opzione terapeutica per il tumore del fegato. Un team di scienziati italiani dell’Istituto nazionale tumori di Milano e di altri centri nazionali ha pubblicato su Oncoimmunology i risultati di uno studio che ha preso in esame i possibili effetti di farmaci antiacidi per il trattamento dell’epatocarcinoma.

In oltre il 70% dei casi, i tumori del fegato sono legati a fattori di rischio noti come l’infezione da virus dell’epatite C e da virus dell’epatite B, ma anche il consumo di alcol. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 20%, mentre a 10 anni scende al 10%.

Per bloccare un tumore in modo efficace dobbiamo non solo colpire la cellula maligna, ma anche rendere l’ambiente in cui cresce (il microambiente tumorale) il più ostile possibile alla sua crescita, spiega Vincenzo Mazzaferro.

Flora batterica elisir di lunga vita

Alcun batteri associati a una maggiore longevità

Varie_11230.jpg

Per vivere più a lungo sarà meglio preservare la propria flora batterica. Lo dice uno studio condotto dallo University College of Cork, in Irlanda, i cui scienziati hanno studiato l’influenza che i batteri intestinali hanno sulla nostra speranza di vita.

Nello studio, pubblicato su Nature, si ricorda come la flora batterica intestinale sia più o meno la stessa in età giovanile, mentre tende a diversificarsi molto da soggetto a soggetto con il passare degli anni, in larga parte a causa delle abitudini perseguite da ognuno di noi.

Il giusto riposo

Fondamentale dormire il numero di ore adeguato

La salute dipende anche da quanto dormiamo. Uno studio pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society segnala la necessità di dormire il numero giusto di ore per evitare un rischio di demenza e di morte prematura.
L’analisi ha coinvolto 1.517 soggetti seguiti per 10 anni: 294 hanno sviluppato una forma di demenza e 292 sono morti. Dopo aver tenuto conto di altri fattori come l’età, il genere, è emerso che il tasso di mortalità e di demenza è maggiore se il soggetto dorme meno di 5 o più di 10 ore al giorno.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività fisica riesce a contrastare l’effetto negativo della mancanza di sonno.

Anticolinergici associati a demenza

Il rischio aumenta negli anziani fino a 20 anni dopo l’esposizione

Morbo di Alzheimer_5002.jpg

Assumere farmaci anticolinergici può aumentare il rischio di demenza negli anziani, anche a distanza di 20 anni. Lo dice uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team della University of East Anglia guidato da Kathryn Richardson, che spiega: «L’uso di farmaci con attività anticolinergica è associato a cognizione alterata a breve termine, ma non è noto se le associazioni riportate tra l’uso di farmaci anticolinergici e il declino cognitivo futuro e l’incidenza della demenza possano essere attribuiti all’attività anticolinergica degli stessi».

I ricercatori hanno utilizzato i dati di oltre 40mila anziani con diagnosi di demenza e altri 280mila soggetti di controllo.

Eseguire burpees potrebbe essere davvero una cattiva idea?

Forse, eseguire burpees non è proprio una buona idea come credevi. Protagonisti degli allenamenti ad alta intensità, i Burpees sono probabilmente gli esercizi più amati e al contempo odiati. C’è chi suda al solo pensiero di doverli fare.

Michael Boyle, allenatore certificato, ha recentemente rilasciato un’intervista per Women’s Health US, una vera bomba ad orologeria. La sua posizione è chiara: i Burpees hanno effetti dannosi sul nostro corpo, dal momento che ai polsi viene richiesta una continua estensione, esercitando una quantità enorme di pressione sulla parte anteriore della spalla, nonché la più debole.  Nessuna di queste cose è buona in sé, figuriamoci se parliamo di 20 o più ripetizioni. Leggi anche 13 esercizi per un allenamento HIIT efficace

Quindi, abbandonate l’idea secondo la quale un esercizio, per essere utile, debba per forza essere doloroso e faticoso tanto da lasciarti senza fiato.

Lilybod Legging Mali Ultrajet – clicca per acquistare

Boyle spiega che ci sono allenamenti molto più efficaci: se il tuo obiettivo è allenare la parte superiore del corpo, le flessioni sono un’ottima soluzione; se invece vuoi allenare la parte inferiore, basta fare degli squat (air squat, jump squat e così via); e, per quanto riguarda il cardio, infine, ci sono milioni di  allenamenti in ripetute che un allenatore può suggerirti.

Cari antagonisti dei burpees, questo è pane per i vostri denti! Leggi anche Come eseguire burpees e quali sono i benefici

 

script async src=”//pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js”>

L’articolo Eseguire burpees potrebbe essere davvero una cattiva idea? sembra essere il primo su Fit In Hub.