Circuito metabolico per allenarsi alla Spartan Race – Parte II

Come abbiamo già precedentemente sottolineato, partecipare alla Spartan Race ti mette decisamente alla prova. La preparazione alla Spartan Race è quindi fondamentale per affrontare la competizione, e seguire un buon programma di preparazione non può che prevedere anche degli allenamenti che ti permettano di incrementare e migliorare le attività metaboliche.

Inserire una/due sedute di conditioning, allenamenti di breve durata ma di alta intensità, è dunque un must se partecipare alla Spartan Race è il tuo obiettivo. Eseguire gli esercizi con grande energia , spingendo l’organismo quasi al limite dell’affaticamento. 

NB: prima di eseguire qualsiasi allenamento assicurati nelle condizioni fisiche di poterlo fare.

Ecco un  circuito metabolico con il quale potrai metterti alla prova:

400 mt Corsa Zavorrata : la palla medica è l’ideale per testare le tue capacità con la corsa zavorrata. La nostra atleta Adele Vicinanza, porta una palla medica da 8kg.

50 American Swing:

400 mt Corsa Zavorrata

40 DIP

400 mt Corsa Zavorrata

30 Kettlebell Squat

400 mt Corsa Zavorrata:

20 Push Up

400 mt Corsa Zavorrata

10 Burpees

TIME CAP 30’

METTITI ALLA PROVA , SUPERA I TUOI LIMITA E SFIDA LE TUE PAURE!

 

Gravidanza, movimenti fetali non risolutivi

Il controllo dei movimenti non riduce in maniera evidente il rischio di aborto

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Il rischio di aborto spontaneo non si riduce solo attraverso il controllo dei movimenti fetali. Lo dimostra uno studio apparso su Lancet e firmato da scienziati della University of Edinburgh.

Jane Norman, l’autrice principale, spiega: «Il nostro ampio studio non ha raggiunto i risultati che ci aspettavamo, ma i consigli per le donne incinte rimangono gli stessi. Qualora si noti un cambiamento nei movimenti del bambino nel grembo materno infatti è bene consultare immediatamente l’ostetrica o l’unità materna locale».

Studi precedenti avevano incoraggiato le donne a prestare la massima attenzione ai movimenti dei propri bambini. Secondo le stime, il controllo dei movimenti fetali, insieme a ulteriori controlli e all’induzione del parto precoce in caso di rischio, avrebbero l’effetto di ridurre del 30% il rischio di aborto spontaneo e di nati morti.

Dal sangue la diagnosi di depressione

Valori oggettivi possono distinguerla da altri disturbi

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Grazie all’intelligenza artificiale si potrà utilizzare una nuova metodologia di analisi per la diagnosi di depressione. Un esame del sangue, infatti, sarà sufficiente ai medici per diagnosticare con certezza la depressione, senza il rischio di confonderla con altri disturbi dell’umore.

Attualmente la diagnosi di depressione, disturbo bipolare e altre patologie psichiatriche avviene attraverso strumenti diagnostici (questionari e dialogo col paziente) che hanno margini di errore molto ampi, intorno al 60-70%. Tra le diverse ragioni di questa situazione vi è il fatto, per esempio, che depressione e disturbo bipolare in fase iniziale presentano sintomi molto simili. Al contrario sono patologie molto diverse e per questo richiedono terapie differenti. L’errata prescrizione di un farmaco, pertanto, non è solo inefficace ma può comportare gravi rischi per la salute del paziente.

Impotenza, questione di Dna

Area del genoma associata all’aumento del rischio del disturbo

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Essere impotenti potrebbe avere a che fare con il proprio destino genetico. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Pnas da un team del Kaiser Permanente, secondo cui esiste un’area del genoma associata a un aumento del rischio di sviluppare disfunzione erettile.

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La malattia è legata a una serie di cause di natura vascolare, psicologica e ormonale, ma in alcuni casi gli uomini sottoposti alle terapie standard volte a rimuovere gli ostacoli riconosciuti non sembrano beneficiare degli interventi messi in atto.

Lo studio segnala il fatto che in almeno un terzo dei casi la motivazione va ricercata nei geni, e nello specifico nell’area vicina al gene Sim1.

È la prova a lungo ricercata che esiste una componente genetica della malattia, afferma l’autore principale dello studio, Eric Jorgenson, della divisione di ricerca Kaiser Permanente Northern California.

La salute è sempre più social

Ok medicina, la piazza virtuale della medicina

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L’impatto dei social network non poteva risparmiare il mondo della salute. Sempre più spesso pazienti e medici cercano informazioni via web, si scambiano domande, informazioni, pareri, esperienze.

Un articolo pubblicato su Technology Review, la rivista ufficiale del Mit di Boston, rivela come i social network legati alle tematiche della salute siano sempre più frequentati.

Nell’articolo si fa l’esempio di Crohnology, un social dedicato al morbo di Crohn dove i pazienti si confrontano sulla malattia e si scambiano consigli e possibili approcci terapeutici.

Si spendono miliardi per testare farmaci ma un cambiamento nella dieta porterebbe benefici? I medici non lo sanno, perché nessuno ha studiato la questione, spiega l’ideatore del sito Sean Ahrens.

La dieta anti-infiammatoria allunga la vita

Il regime alimentare riduce la mortalità

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Cercate l’elisir di lunga vita? Seguite una dieta anti-infiammatoria e beneficerete dei suoi effetti positivi. Da aggiungere alla lista della spesa, quindi, frutta e verdura, caffè, pane integrale, cereali, olio di oliva, formaggi magri, noci e cioccolato.

Da evitare come la peste, invece, carne rossa, patatine e bevande gassate.
Uno studio pubblicato sul Journal of Internal Medicine ha coinvolto 68.273 uomini e donne svedesi fra i 45 e gli 83 anni, mostrando che i soggetti che avevano seguito la dieta anti-infiammatoria avevano un rischio inferiore del 18% di mortalità per ogni causa, risultato della media fra il meno 20% di mortalità per le malattie cardiovascolari e il meno 13% di mortalità per cancro.

Inoltre, chi seguiva la dieta e non fumava, traeva ancora maggiori benefici dal regime alimentare rispetto ai fumatori.

Shampoo a secco, la soluzione per capelli sudati dopo l’allenamento

Se la palestra fa parte della tua giornata e non utilizzi lo shampoo a secco ti stai davvero perdendo qualcosa. Lo shampoo a secco ti permette in primis di risparmiare tempo: riesce a togliere quell’eccesso di olio nei capelli e sudore che inevitabilmente si appropria dei tuoi capelli dopo una sessione in palestra.

Ora che ti abbiamo informata sull’esistenza dello shampoo a secco devi anche sapere che ci sono modi corretti e modi sbagliati di utilizzarlo.

Per prima cosa non comprare prodotti a caso, ci sono diverse tipologie di stampo a secco in base alla tipologia dei tuoi capelli, il colore, e gli obiettivi che intendi raggiungere. Quindi cerca di capire quello di cui i tuoi capelli hanno veramente bisogno. Leggi anche: Come proteggere i capelli ed evitare che si spezzino durante l’allenamento

Le opzioni, nemmeno a dirlo sono pressoché infinite: volumizzanti per capelli sottili, colorati per capelli molto scuri, o in polvere se vuoi optare per un prodotto organic.

I consigli per utilizzare al meglio lo shampoo a secco:

  • Cerca di evitare di spruzzare il prodotto come se fosse lacca per capelli; non c’è di fatto nessuna controindicazione visto che comunque aggiungerai spessore ai tuoi capelli, ma se quello di cui hai bisogno è semplicemente avere un look da capelli appena lavati, separa le radici e spruzza il prodotto e spazzolalo via, in questa maniera ti sbarazzerai di quell’effetto oleoso volumizzando le radici nel mentre. Non dimenticare di passare lo shampoo a secco sul cranio per aggiungere volume.
  • Un altro trick è quello di spruzzare lo shampoo a secco direttamente sulla spazzola. Attendi qualche minuto dopo di che passala sui capelli con un movimento a zig zag per dare corpo ai capelli e assicurarti che il prodotto sia completamente assorbito.

    • Batiste XXL Volume Spray, fresca e volu minoeses capelli per tutti i tipi di capelli, confezione da (3 x 200 ml)

    • Klorane SH secco Aven col150ml

  • Tigi Shampoo - 238 ml

Se utilizzi lo shampoo a secco in polvere, applicato sulle radici con un pennello da makeup ultra morbido per evitare gli accumuli di polvere che possono essere difficili da mascherare.

Per assicurarti che lo shampoo a secco si assorba totalmente puoi applicarlo sui capelli prima di andare a dormire, in maniera tale da essere pronta il mattino dopo. Leggi anche: 5 modi per dare volume ai capelli piatti

Qualsiasi sia il modo in cui intendi usare lo shampoo a secco ricorda di non passare le mani tra i capelli dopo l’uso, le sostanze oleose presenti sulle mani potrebbero rovinare il tuo duro lavoro.

Altre cose da tenere a mente: non utilizzare lo shampoo a secco con i capelli bagnati, non sostituire completamente lo shampoo a secco allo shampoo normale altrimenti potresti rendere troppo secco il tuo scalpo.

Glioblastoma, scoperta la proteina che lo alimenta

CLIC1 accelera il ciclo cellulare nelle staminali tumorali

Il glioblastoma è il più diffuso e aggressivo tumore cerebrale. Le prospettive più promettenti per l’individuazione di terapie guardano ai progressi della medicina molecolare e in particolare allo studio delle cellule staminali tumorali, ovvero quella parte di cellule responsabili dell’insorgenza, della crescita e della recidiva del tumore.

In questo quadro, si colloca la ricerca coordinata dal Professor Michele Mazzanti e dal suo gruppo al Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con il Laboratorio del Professor Tullio Florio del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Genova.

Nuova tecnologia per rivoluzionare la diagnostica

Sensibile alla singola molecola

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È un successo tutto italiano la prima misura record di una singola molecola di proteina, usando un transistor di dimensioni millimetriche.

Il lavoro è frutto di un approccio interdisciplinare coordinato da Luisa Torsi, docente all’Università di Bari, e condotto dal responsabile Cnr-Ifn di Bari, Gaetano Scamarcio, con un team di chimici, fisici ed ingegneri formato da Cinzia Di Franco del Cnr, Giuseppe Mangiatordi, che prenderà servizio al Cnr a dicembre, Eleonora Macchia, Kyriaki Manoli, Brigitte Holzer, Domenico Alberga e Gerardo Palazzo di Uniba, Fabrizio Torricelli e Matteo Ghittorelli di Unibs.

Lo studio promette di poter diagnosticare patologie progressive non solo prima che i sintomi si manifestino, ma addirittura appena l’organismo produce i primi bio-marcatori specifici.