La vitamina B3 ferma il Parkinson


La sostanza ostacola la morte neuronale

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La vitamina B3 potrebbe rallentare la progressione del morbo di Parkinson. È quanto conclude una ricerca pubblicata su Cell Reports e firmata da scienziati dell’Università di Tubinga.
Lo studio, effettuato su modello animale e coordinato dalla prof.ssa Michela Deleidi, si è servito delle cellule prelevate dalla pelle dei pazienti con Parkinson trasformandole in neuroni. È emerso che, in caso di Parkinson, i neuroni mostrano difetti a carico dei mitocondri, gli organelli cellulari che servono a fornire di energia le cellule.
Nella seconda fase della sperimentazione, il team ha iniettato vitamina B3, dimostrando che il nutriente riesce a favorire lo sviluppo di nuovi mitocondri sani.
Nell’ultima parte del test il team di Deleidi ha testato l’effetto della sostanza su moscerini della frutta affetti da un modello animale di Parkinson.
Gli scienziati hanno così appurato un …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Parkinson, vitamina, neuroni,

Nuove speranze di cura per la colite ulcerosa


Approvato tofacitinib per la terapia della malattia

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La Food and Drug Administration (FDA) americana ha appena approvato l’utilizzo di tofacitinib nei soggetti adulti con colite ulcerosa ad attività moderata-severa, ampliando quello che è il suo attuale utilizzo, ovvero il trattamento dei pazienti con artrite reumatoide e artrite psoriasica.
Si tratta di un’importante novità in quanto il tofacitinib rappresenta oggi la prima molecola orale autorizzata per uso cronico in questa indicazione, mentre gli altri farmaci approvati dalla FDA per la colite ulcerosa moderata-severa prevedono una somministrazione endovenosa o sottocutanea. Va altresì detto che l’uso di tofacinib non è consigliato in combinazione con le altre terapie biologiche per la colite ulcerosa, né con altri potenti immunosoppressori quali l’azatioprina, la 6- mercaptopurina e la ciclosporina per il verosimile potenziale sviluppo di effetti collaterali seri, anche se dati in …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | colite, ulcerosa, tofacitinib,

Cancro al rene, approvato cabozantinib


Trattamento di prima linea per il carcinoma a cellule renali

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La Commissione Europea ha approvato cabozantinib, al dosaggio di 20 mg, 40 mg e 60 mg, per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’.
Questa approvazione permette la commercializzazione di cabozantinib per questa indicazione in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea.
“L’approvazione odierna della Commissione Europea rappresenta un passo in avanti per i pazienti con tumore avanzato del rene in Europa, che potranno accedere a una nuova opzione di trattamento orale in prima linea che offre un significativo miglioramento rispetto allo standard di cura”, ha affermato Harout Semerjian, Executive Vice President, Chief Commercial Officer, Ipsen. “Ipsen mantiene l’impegno di migliorare le vite dei pazienti continuando a sviluppare nuove terapie ed espandendo il potenziale di cabozantinib per diverse …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cabozantinib, tumore, rene,

Fiore di Bach Heather, per chi è egocentrico

Il fiore di Bach Heather fa parte dei 7 aiutanti. E’ consigliato soprattutto quando c’è da affrontare un problema rimasto in sospeso per molti anni. Viene ottenuto dall’Erica, cioè dalla Calluna Vulgaris. Edward Bach ha scoperto che il fiore dell’Erica può essere utilizzato per combattere una paura comune a tante persone, quella di restare da […]

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Infezioni urinarie, forse i mirtilli non servono

Non ci sono evidenze scientifiche abbastanza numerose

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Forse bere succo di mirtilli rossi non serve per contrastare un’infezione delle vie urinarie. A dirlo sono le nuove linee guida del National Institute for Health and Care Excellence del Regno Unito.

Secondo gli esperti inglesi, infatti, non ci sarebbero sufficienti evidenze scientifiche per raccomandare il consumo dei mirtilli.

Inoltre, non sempre sarebbero necessari i farmaci per debellare l’infezione. Spesso, infatti, l’organismo ha risorse a sufficienza per eliminare l’agente infettivo batterico.

I pazienti dovrebbero bere molta acqua e assumere, almeno all’inizio, solo antidolorifici. Se i sintomi non migliorano nel giro di 48 ore, allora è il caso di iniziare una terapia antibiotica.

Riconosciamo che la maggior parte delle infezioni del tratto urinario – spiega Mark Baker, direttore del centro sulle Linee guida del Nice.

Le uova non fanno male al cuore

Consumarne in abbondanza non danneggia le arterie

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Sfatato un altro luogo comune sulla salute. Consumare una media di quasi 2 uova al giorno non ha alcuna conseguenza negativa sul cuore e sulle arterie. A dirlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition da parte di un team del Charles Perkins Centre e dell’Università di Sydney.

I medici coordinati da Nick Fuller hanno analizzato l’effetto di 12 uova alla settimana su un gruppo di volontari.

Sono stati presi in considerazione diversi parametri di rischio cardiovascolare, fra cui i livelli di colesterolo, di zuccheri nel sangue e della pressione arteriosa. Anche a distanza di un anno dall’inizio della sperimentazione, i pazienti non mostravano alcun problema di salute, e i parametri cardiovascolari erano simili fra i soggetti che consumavano 12 uova e altri che ne consumavano 2 alla settimana.

Per i farmaci la data di scadenza ha un valore relativo

In molti casi possono essere utilizzati anche ad anni di distanza

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Un conto è la scadenza di un cibo fresco, un altro quella di un farmaco. La seconda avrebbe infatti un valore del tutto relativo, spiegano alcuni esperti americani.

Diverse associazioni mediche hanno chiesto alla Fda almeno di allungare la data di scadenza di molti farmaci. In molti casi, i medici stessi affermano di utilizzare medicinali scaduti: “Penso che quasi tutti usino questi farmaci”, spiega la tossicologa del Children Hospital di Kansas City, Jennifer Lowry.

“Probabilmente buttiamo nella spazzatura l’equivalente di 60-70 miliardi di dollari in farmaci scaduti ogni anno”, ha osservato Ajaz Hussain, presidente dell’Istituto Nazionale per l’Educazione Farmacologica ed ex commissario della Fda, confessando di consumare a sua volte medicine vecchie.

Nuovo dispositivo per l’articolazione sacroiliaca

iFuse superiore all’approccio non chirurgico

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In caso di disturbi dell’articolazione sacroiliaca (SI), il dispositivo iFuse si è rivelato più efficace rispetto alla gestione non-chirurgica (NSM/non-surgical management).

Lo studio a lungo termine denominato LOIS (Long Term Outcomes from INSITE and SIFI – Risultati a lungo termine da INSITE e SIFI) dimostra l’efficacia dell’approccio.

I risultati riguardano gli ultimi 3 anni di un sottoinsieme di pazienti che hanno partecipato a INSITE (Investigation of Sacroiliac Fusion Treatment) (Indagine sul trattamento per fusione sacroiliaca), uno studio clinico controllato randomizzato americano e SIFI (Sacroiliac Joint Fusion with iFuse Implant System) (Fusione dell’articolazione sacroiliaca con sistema di impianto iFuse), uno studio clinico prospettico multicentrico americano.

Cancro, quando la chemio non funziona

Studio individua nel Dna spazzatura le responsabilità del fallimento

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Il fallimento terapeutico della chemioterapia che si verifica in un certo numero di casi di cancro potrebbe essere spiegato con il Dna spazzatura.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Cell da un team della Harvard Medical School of Boston coordinato dal ricercatore italiano Pier Paolo Pandolfi.

Era opinione comune fino a poco tempo fa che la parte di Dna non coinvolta nella produzione di proteine non servisse a niente. Di fatto, questa parte di Dna veniva definita “junk”, cioè spazzatura. In realtà, si parla del 98% del patrimonio genetico totale. Pensare che solo il 2% del Dna fosse utile era quindi un concetto abbastanza radicale e via via è stato abbandonato.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno infatti scoperto migliaia di Rna che non servono a produrre proteine, ribattezzandoli IncRna

La beta-talassemia ha una cura

La terapia genica sembra funzionare su pazienti con forma grave

Niente più trasfusioni di sangue per 22 giovani pazienti affetti da beta-talassemia. È lo storico risultato di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team del Brigham and Women’s Hospital e dell’Harvard Medical School.

Il team anglo-americano ha sperimentato con successo una terapia genica per i pazienti affetti da una grave forma di beta-talassemia, malattia genetica che impedisce la produzione di un componente fondamentale dell’emoglobina, costringendo il paziente a ricorrenti trasfusioni di sangue.

“È sempre stata la nostra speranza quella di portare i risultati della ricerca ai pazienti”, ha detto Philippe Leboulch, ricercatore francese a capo del progetto. “Abbiamo preso il nostro lavoro dal laboratorio e ora siamo in grado di valutare la sua efficacia in pazienti con questa malattia. Ciò è immensamente gratificante”.