5 esercizi per gli addominali che tengono alla larga il mal di schiena

Eseguire esercizi per gli addominali ha una doppia valenza: non solo scolpisce e rinforza l’addome, ma ti permette di metterti al riparo da mal di schiena principalmente in zona lombare.

La routine di allenamento consiste in 5 esercizi di stabilizzazione della parte centrale del corpo: bird dog, hollow body, front plank, side plank e back plank. Eseguendo questo workout riuscirai ad allenare la parte centrale del corpo da diverse angolazioni, a 360°.

Trattandosi inoltre di esercizi di stabilizzazione dell’addome, allenerai la parte centrare del corpo a sostenere la spina dorsale evitando movimenti che potenzialmente possono essere stressanti per la colonna vertebrale come le rotazione, flessione ed estensione.

Come eseguire l’allenamento:

Esegui ogni esercizio per 60 secondi facendo 15 secondi di pausa tra gli esercizi. Completa la routine per portare a casa il primo round. Ripeti il tutto per 3o 5 volte in totale.

5 esercizi per gli addominali che tengono alla larga il mal di schiena

1. Bird dog

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2. Hollow-body hold

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3. Front plank

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4. Side plank

5. Back plank



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Ricetta torta light con farina di canapa e mele

Sempre in vena di sperimentazioni, la ricetta della torta light con farina di canapa e mele, rientra nell’ambito di quelle ricette realizzate sulla scia della curiosità. Il risultato? Una torta super soffice, dal sapore per nulla scontato. Una valida alternativa ai soliti dolci. Ecco la ricetta.

Ingredienti Ricetta torta light con farina di canapa e mele

  • 200gr farina integrale o avena
  • 70gr farina di canapa
  • 2500ml acqua
  • 70/80gr stevia o dolcificante a scelta
  • 40ml olio di arachidi o oliva
  • 1bustina di lievito in polvere
  • 1pizzico di sale e vanillina a volontà

Come procedere

  • Prima di procedere con la preparazione vera e propria taglia a fettine sottili le mele, e mettile a macerarle con limone cannella, 2 cucchiai di dolcificante/stevia
  • Miscelare tutti gli ingredienti secchi setacciando con attenzione le farine ed il lievito,
  • In una ciotola miscelare i liquidi ed emulsionare
  • Aggiungere i liquidi alle farine, senza lasciare grumi
  • In ultimo aggiungete le mele (lasciane qualcuna per decorare la torta)
  • Versare il contenuto in una teglia e aggiungervi le ultime mele rimaste spolverare di cannella
  • Infornare per 40minuti a 160

Cos’è il carb cycling e quando provarlo

Cos’è il carb cycling e quando provarlo.
 I concetti di nutrizione sportiva, ricomposizione corporea e per l’appunto “carb cycling” (o “ciclizzazione” dei carboidrati) che un tempo erano riservati agli atleti e ai bodybuilder d’elite iniziano ad interessare anche gli sportivi amatoriali e possono sicuramente fornire una spinta utile quando stai cercando di raggiungere un obiettivo specifico.

Cos’è il Carb Cycling e cosa significa?

“Non esiste una definizione formale per la “ciclizzazione dei carboidrati”, ma il principio di base è che si modifica l’assunzione di carboidrati in base alle diverse esigenze durante la settimana, il timing e la quantità di carboidrati consumati durante ogni fase variano a seconda della persona e dell’allenamento svolto.

Viene spesso utilizzato da body builder di alto livello soprattutto nei mesi che precedono le gare, ed in generale, il carb cycling ruota intorno al programma di allenamento di una persona. Più è duro e soprattutto intenso l’allenamento, più carboidrati dovranno consumare, mentre nei giorni in cui sono meno attivi ci sarà un regime di low carb; i cicli variano quindi da giorni di alto apporto di carboidrati, medio e basso.

La logica alla base di questo approccio nutrizionale è che quando il corpo riceve meno carboidrati, tenderà a far prevalere il grasso come fonte primaria di energia andando ad attingere alle riserve, ciò risulta utile nella gestione del peso, ma soprattutto e più importate, nella ricomposizione corporea con perdita di grasso e successiva conservazione di glicogeno con la reintroduzione successiva dei carboidrati. Essendo i carboidrati la fonte primaria di energia del nostro corpo, è possibile utilizzarli in maniera più efficiente in base ai propri allenamenti ottenendo risultati positivi non solo puramente estetici, ma anche in termini di prestazioni.

Ci sono due gruppi principali di persone a cui può essere utile la ciclizzazione dei carboidrati: atleti di resistenza e persone attive come gli sportivi non agonisti.

Per gli atleti di sport di resistenza come ad esempio il nuoto, la corsa o il ciclismo, si suggeriscono variazioni di introduzione di carboidrati prendendo in considerazione i volumi di allenamento che cambiano durante la stagione pre-agonistica e agonistica. Potrebbe essere utile in questi casi abbassare l’assunzione di carboidrati durante la fase pre-agonistica (quindi ad esempio nella preparazione di una maratona o un triathlon) e reintrodurre una quantità più elevata prima della fase agonistica in modo da aumentare le riserve di glicogeno muscolare nel momento in cui sarà più utile. Leggi anche Guida ai carboidrati: distinzioni e caratteristiche

Per le persone mediamente attive, gli sportivi non agonisti, parliamo più di un concetto di controllo di peso o perdita di grasso corporeo, per questo probabilmente al momento le diete chetogeniche sono le più popolari. Sappiamo però che i carboidrati sono il carburante predominante per i muscoli durante l’esercizio ad alta intensità, e consumare carboidrati prima e dopo una dura sessione di allenamento è fondamentale per ottenere il massimo da esso ed è qui che entra in gioco il timing, ovvero quando introdurre i carboidrati per ottenere i risultati sperati sia in termini fisici che di prestazioni. Leggi anche Cosa aspettarsi quando s’intraprende una dieta chetogenica

Latte d’asina per i neonati prematuri

Fortifica e riduce i casi di intolleranza

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Il latte umano è il nostro primo alimento, anche per i prematuri, che in Italia sono più del 6% di tutti i nati.

Oltre 30.000 l’anno, di cui 5.000 sotto i 1.500 grammi di peso. Tuttavia, dati i particolari fabbisogni nutrizionali, questo alimento deve essere fortificato con nutrienti, soprattutto proteine da latte vaccino, spesso mal tollerati dal fragile intestino dei bimbi nati pre-termine, ai quali causa vomito e distensioni addominali.

Una risposta a questi problemi arriva da uno studio che dimostra come i segni di intolleranza alimentare siano più che dimezzati con l’uso del latte d’asina. La ricerca, che ha coinvolto 156 nati pre-termine, è stata condotta dai ricercatori dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino (Cnr-Ispa) e dall’equipe di Terapia intensiva neonatale universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino.

Dove operare il cuore di un bambino?

La classifica degli ospedali più performanti

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Il cuore si forma nei primi cinquantacinque giorni di vita embrio-fetale. È in questa fase che, circa otto volte su mille, si generano difetti di varia entità, da piccole anomalie a forme incompatibili con la vita.

Le cardiopatie congenite sono malformazioni che coinvolgono il cuore e i grossi vasi. Si dividono in semplici, quando si limitano a un difetto dei setti cardiaci (difetto interatriale, difetto intraventricolare, dotto di Botallo), o complesse, se i difetti sono multipli e associati tra loro. Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza.

In Italia, negli anni ’70, la mortalità superava il 70-80%; oggi, invece, grazie ai progressi della medicina, risulta inferiore al 5%. Il quadro cambia, però, nei Paesi in via di sviluppo, dove mancano medici e strutture ospedaliere.

La correlazione fra cancro e TEV

Tromboembolismo venoso associato al tumore

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Esiste una correlazione chiara fra cancro e TEV. L’associazione fra tumori e tromboembolismo venoso è frequente e potenzialmente fatale, eppure spesso ignorata o sottovalutata dai pazienti stessi, che non sono sempre adeguatamente preparati dagli specialisti ad affrontarla.

Il cancro viene oggi considerato un fattore di rischio cardiovascolare perché si associa ad una aumentata incidenza di eventi tromboembolici, infatti il TEV è una co-morbilità particolarmente frequente e ricorrente nel paziente con cancro, con un’incidenza di sei volte superiore rispetto alla popolazione generale, e ne costituisce la seconda causa di morte dopo la neoplasia stessa.

Come “tagliare le gambe” al tumore

Fondamentale spezzare il collegamento fra due molecole

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È possibile fermare la diffusione del cancro “tagliando le gambe” alla neoplasia. Per farlo, è necessario impedire l’interazione fra due molecole: tPA, che è una sorta di forbice in grado di ritagliare nuovi spazi in cui si insinua il tumore, e Lrp1, il recettore che si trova sulla membrana delle cellule e già noto per il suo coinvolgimento in diverse malattie croniche.

A suggerire questo approccio terapeutico è uno studio sul melanoma dell’Università di Tokyo condotto sia su topi che su cellule umane. I risultati, pubblicati su Faseb Journal, potrebbe rappresentare la base per una nuova strategia terapeutica.

L’idea di partenza è il blocco delle forbici molecolari – le proteasi – che la cellula tumorale utilizza per tagliare la matrice di proteine che trattiene le cellule sane al loro posto.

Calisthenics, l’allenamento a corpo libero che ti fa bello

Tanti i benefici indotti dalla disciplina

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Mai sentito parlare di calisthenics? Si tratta di una disciplina sportiva in grado di potenziare appieno il fisico. Il termine, anglicizzato, deriva dalle parole greche kalòs (καλός) che significa bello, e sthénos (σθένος) che significa forza.

La calistenia, come si dovrebbe chiamare in italiano, si basa sull’esecuzione di esercizi a corpo libero nel corso dei quali il principale strumento per il potenziamento muscolare è rappresentato dal proprio peso corporeo.

Il calisthenics migliora diverse qualità atletiche, dalla forza all’equilibrio, dall’agilità alla propriocezione, ovvero la capacità di prendere coscienza del proprio corpo nello spazio.

La disciplina coinvolge tutti i muscoli del corpo, favorendone la tonificazione, e aiuta a mantenere posture corrette.

Tumore al seno, speranze dagli antibiotici

La doxiciclina riduce le cellule staminali neoplastiche

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Nuove possibilità terapeutiche per il cancro del seno. L’effetto antitumorale in vivo della doxiciclina, un antibiotico appartenente alla classe delle tetracicline e comunemente impiegato nel trattamento dell’acne volgare, è stato infatti di recente oggetto di pubblicazione sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology. Si apre così la strada al possibile utilizzo degli antibiotici nel trattamento del tumore della mammella.

Gli antibiotici, oltre a uccidere i batteri, hanno un effetto distruttivo anche sui mitocondri, le “centrali elettriche” delle cellule, di cui sono molto ricche le cellule staminali neoplastiche, responsabili dell’origine del tumore e delle recidive locali, della resistenza alle terapie e delle temute metastasi a distanza.

Infezioni, ecco come reagisce l’organismo

Scoperto il meccanismo con cui vengono rilasciati gli anticorpi

Quando veniamo a contatto con virus e batteri, i linfonodi riconvertono momentaneamente un sistema di condotti usato per ricevere informazioni dall’organismo e lo impiegano per trasportare verso l’esterno gli anticorpi e rilasciarli nel sangue.

È quanto scoperto dal gruppo guidato da Matteo Iannacone dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con il gruppo di Marc Bajénoff della Aix-Marseille Université di Marsiglia. La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Medicine, è stata possibile solo grazie a sofisticate tecniche di microscopia e spiega per la prima volta la velocità con cui siamo in grado di difenderci dall’attacco degli agenti patogeni.

Gli anticorpi giocano un ruolo fondamentale nel riconoscere virus e batteri responsabili di un’infezione e nel neutralizzarli.