Maratona di New York, scopri come migliorare le tue performance


Domenica 5 novembre si corre la maratona di New York. Pur con la paura per il recente attentato, i runner da tutto il mondo sono già lì. Se sei un runner non professionista, ecco i consigli per migliorare le tue performance.

Allenamenti al pomeriggio e caffè sembrano essere il segreto per aumentare prestazioni e resistenza per correre la maratona. A dirlo, uno dei massimi esperti del settore, il dottor Massimo Spattini, specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport, Certified in Anti-Aging & Regenerative Medicine (ABAARM – USA), alla Conferenza di Agemony, che si è tenuta a Roma presso la sede del CONI. “Le ricerche hanno evidenziato che i tempi di reazione presentano un picco nel tardo pomeriggio, tra le 16 e le 18, quando la temperatura corporea è più alta e per ogni grado Celsius (°C) di aumento di calore corporeo, la velocità di conduzione nervosa aumenta di 2,4 m/sec – ha spiegato il Dottor Massimo Spattini – Sui benefici del caffè, invece, oltre 14 studi raccolti in una metanalisi, cioè uno studio che li mette tutti a confronto, hanno confermato che la caffeina aumenta le prestazioni del 12% in media e ha benefici sugli sport di resistenza, con uno sforzo da 6 a 20 minuti, dove permette un ‘vantaggio’ del 6%. Inoltre stimola il cervello a un pensiero più chiaro e a una maggiore concentrazione – prosegue il medico.

Perché allenarsi al pomeriggio: cosa dice la scienza

Anche senza caffè, Allenarsi al pomeriggio aiuta ad avere migliori performance. “La mobilità articolare, la forza ‘esplosiva’ e quella ‘massimale’, intesa come la capacità del muscolo di esprimere la massima tensione possibile con una contrazione volontaria, raggiungono il livello più alto tra le ore 16 e le 18 – sottolinea l’esperto. – Anche le capacità metaboliche, come consumo di ossigeno, ventilazione polmonare, gittata sistolica e portata cardiaca raggiungono la massima efficienza nel pomeriggio. Nella stessa fascia oraria la resistenza a un lavoro ad alta intensità e la capacità di produrre lattato, sono più elevate.”

Perché il caffè aiuta la performance? La scienza risponde

La risposta è in uno studio del 2012 ( link PLoS One.) condotto su 12 uomini durante l’esercizio dello squat e della distensione su panca orizzontale al 75% del peso massimale, in momenti differenti della giornata con o senza caffeina, in esperimento in doppio cieco con placebo. Lo studio ha dimostrato che il gruppo che si era allenato al pomeriggio senza caffeina era significativamente più forte del gruppo del mattino al quale era stato somministrato il placebo, a conferma dell’impatto negativo delle prime ore del giorno sulla performance. Quando entrambi i gruppi invece hanno ricevuto la caffeina, non ci sono state differenze significative. Meccanismo spiegato in parte dal fatto che la sostanza è in grado di innescare un enzima chiamato AMPK che funziona come regolatore dell’energia a livello cellulare che a sua volta agisce sul SIRT 1, altro enzima che accelera la produzione di energia a partire dai grassi e dal glucosio. “La caffeina però non funziona sempre – avverte il dottor Spattini – Le ricerche hanno dimostrato che l’esercizio a breve termine e ad alta intensità non ne beneficia tanto quanto la prestazione di resistenza e sforzo prolungato. Nei soggetti che metabolizzano efficacemente la sostanza, la caffeina blocca i recettori dell’adenosina e diminuisce sia il dolore che il disagio dello sforzo muscolare aumentando l’intensità dell’esercizio e la resistenza. Dopo l’assunzione, la pressione sanguigna si alza, i depositi di grasso vengono mobilizzati e gli acidi grassi vengono rilasciati nel circolo sanguigno”.

E il caffè sembra anche correlato a una maggiore longevità. A suggerirlo, uno studio apparso sul New England Journal of Medicine che ha esaminato migliaia di uomini e donne: coloro che consumano caffè regolarmente, vivono più a lungo, con benefici analoghi a quelli osservati in Giappone dal consumo di the verde. “Ovviamente – sottolinea il dottor Spattini – l’ora della giornata è solo una delle variabili che concorrono alla performance: costanza, motivazione, concentrazione, riposo, alimentazione, integrazione sono altrettanti fattori che possono rendere il ritmo circadiano trascurabile. E’ vero però che in alcune specialità, se gli atleti devono gareggiare in emisferi diversi dal proprio, è previsto un allenamento specifico all’ora del luogo di destinazione per abituare l’organismo al diverso fuso orario.”


A cura di Liana Zorzi

© Sani per Scelta

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La doppia mastectomia non serve

La mutazione “Jolie” non è una condanna a morte

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Anche se si è portatrici di un’alterazione del gene Brca, come Angelina Jolie, le probabilità di sopravvivenza a un cancro sono le stesse di una paziente priva di Dna mutato.

A dirlo è uno studio dell’Università di Southampton pubblicato su Lancet Oncology, che segnala anche come la mastectomia dopo la diagnosi non incida favorevolmente sulla speranza di sopravvivenza.

La mutazione Brca, che in ogni caso aumenta fino a 8 volte il rischio di cancro, è balzata agli onori delle cronache anche per la scelta dell’attrice di farsi asportare preventivamente entrambi i seni.

Lo studio inglese ha analizzato i dati di 2733 donne fra i 18 e i 40 anni che avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno. Nel 12 per cento dei casi, le donne mostravano un’alterazione del gene.

Malattie cardiache, screening neonatale abbatte la mortalità

Ridotti del 20 per cento i decessi con lo screening obbligatorio

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Lo screening neonatale obbligatorio per le malattie cardiache è uno strumento prezioso per la riduzione delle morti dovute a queste malattie.

Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association, secondo cui i decessi per difetti cardiaci sono calati del 20 per cento negli Stati americani che hanno adottato lo screening obbligatorio, mentre non ci sono risultati statisticamente significativi in caso di politiche volte a favorire uno screening volontario.

«Questi dati suggeriscono che ogni Stato dovrebbe adottare lo screening obbligatorio», afferma il coordinatore dello studio Rahi Abouk della William Patterson University di Wayne, nel New Jersey.

Lo yoga è un toccasana per la schiena

Riduce il dolore e le assenze dal lavoro per malattia

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Chi soffre spesso di mal di schiena e per questo è costretto ad assentarsi dal lavoro dovrebbe considerare lo yoga. Secondo uno studio dell’Università di Bangor pubblicato sul quotidiano Independent, l’antica pratica indiana avrebbe l’effetto di ridurre il dolore percepito e di conseguenza il numero di assenze dal lavoro per malattia.

I ricercatori hanno esaminato le abitudini di 150 impiegati del Servizio sanitario di 3 ospedali del nord del Galles, una parte dei quali ha partecipato a un corso di yoga di 8 sessioni da 60 minuti una volta alla settimana. L’altro sottogruppo ha ricevuto invece soltanto istruzioni su come gestire il mal di schiena e ridurre lo stress sul lavoro.

Trascorse 8 settimane, è emerso che il gruppo che aveva fatto yoga accusava molto meno dolore alla schiena del gruppo di controllo.

Le staminali per curare l’Hiv

La nuova terapia Car-T sembra efficace

C’è una nuova speranza per la cura dell’Hiv, una terapia a base di cellule staminali denominata Car-T. A studiarla sono alcuni ricercatori dell’Università della California di Los Angeles, che hanno messo a punto una tecnica basata sull’utilizzo dei linfociti Car-T, cellule del sangue geneticamente modificate con recettori chimerici per l’antigene.

Oltre a combattere le cellule infettate dal virus, le staminali manipolate sono riuscite a sopravvivere nell’organismo per oltre 2 anni, fornendo protezione a lunga durata contro eventuali recidive.

Il virus Hiv sfrutta i linfociti Cd4 per infettare le cellule, quindi gli scienziati americani hanno deciso di utilizzare la molecola Car per colpire proprio questi linfociti.

Linee guida per l’endometriosi

Nuovo documento per la diagnosi e la cura della malattia

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L’endometriosi è una frequente patologia ginecologica che interessa circa il 10% delle donne in età fertile (generalmente tra i 15 e i 49 anni) e nel Regno Unito è la seconda patologia ginecologica per frequenza dopo i fibromi.

Si tratta di una patologia cronica ormono-mediata associata al ciclo mestruale che causa dolore pelvico e riduzione della fertilità: l’endometriosi infatti è una delle cause principali di infertilità femminile e circa il 30-40% di donne affette dalla malattia è sterile. L’eziologia dell’endometriosi non è nota, ma è ampiamente riconosciuto che le cellule endometriali, tramite mestruazione retrograda, si impiantano nella pelvi e proliferano. L’endometriosi rappresenta una sfida diagnostica e terapeutica, perché molte donne rimangono senza una diagnosi precisa a volte per molti anni.

Il multitasking ci rende stupidi

Fare troppe cose pregiudica la memoria e le performance cerebrali

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Meglio fare una cosa per volta. Almeno è quanto suggerisce uno studio pubblicato su Psychological Science da un team di ricercatori dell’Università di Los Angeles.

Nell’era del multitasking è quasi un dovere applicarsi a una serie infinita di compiti, sia essi lavorativi che casalinghi. Eppure, tutta questa attività avrebbe un “costo” in termini di salute. A pagarne le spese sarebbe infatti la nostra memoria e le capacità complessive del cervello.

La ricerca degli scienziati americani ha coinvolto poco meno di 200 soggetti, che dovevano ricordare il maggior numero di parole mostrate su uno schermo. Mentre alcuni potevano concentrarsi esclusivamente su questo compito, altri dovevano contemporaneamente spingere un tasto del computer quando sentivano tre numeri dispari in sequenza.

Gli effetti antitumorali di agli e cipolle

Il loro consumo è associato a un rischio inferiore di cancro

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Agli e cipolle conterrebbero sostanze in grado di ostacolare l’insorgenza tumorale. Lo studio più recente è quello dell’Università di Guelph, in Canada, che si è concentrato sugli effetti delle cipolle rosse, pubblicando gli esiti dello studio sulla rivista Food Research International.
Stando ai dati raccolti, le cipolle rosse sarebbero in grado di combattere le cellule cancerose, in particolare quelle del tumore al colon e al seno.

Gli scienziati hanno testato cinque diversi tipi di cipolle che crescono comunemente in Canada. Le più efficaci si sono rivelate le Ruby ring onion, quella che noi chiamiamo semplicemente cipolla rossa. La chiave sarebbe nella concentrazione di quercetina, un flavonoide dal forte potere antiossidante, e di antocianine, le sostanze che danno il colore rosso all’alimento.

Tiroide, da oggi più facile riconoscere le neoplasie

Diagnosi più semplice e meno interventi inutili

Un gruppo di ricercatori italiani segnala la possibilità di un nuovo approccio diagnostico per i tumori tiroidei.

L’Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ism-Cnr), in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la Thermo Fisher Scientific di Milano e con il contributo della Fondazione Alberto Sordi, infatti, ha recentemente pubblicato su Scientific Reports i risultati di un’indagine riguardante un metodo per distinguere più efficacemente le neoplasie tiroidee benigne da quelle maligne.

Il numero di pazienti affetti da noduli tiroidei è in costante crescita, con un aumento concomitante della diagnosi di tumore e degli interventi chirurgici, con asportazione totale della tiroide e conseguente terapia ormonale sostitutiva per un numero rilevante di pazienti.

Rivaroxaban per la coronaropatia

Riduce il rischio di eventi cardiovascolari maggiori

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Il farmaco rivaroxaban di Janssen potrebbe presto essere disponibile anche per i pazienti affetti da coronaropatia (CAD) e/o arteriopatia periferica (PAD).

La domanda presentata all’Fda si basa sui risultati dello studio di Fase III COMPASS e riguarda due nuove indicazioni: riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori come ictus, infarto del miocardio e mortalità per cause cardiovascolari in pazienti con coronaropatia (CAD) e/o arteriopatia periferica (PAD) cronica e riduzione del rischio di ischemia acuta agli arti in pazienti con arteriopatia periferica.

La presentazione di questa domanda rappresenta un importante passo avanti per affrontare gli effetti spesso devastanti delle coronaropatie e arteriopatie periferiche.