Lifting light con gli ultrasuoni focalizzati


Nuova tecnologia Hifu per interventi mininvasivi

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Il lifting è focalizzato. Mirato, preciso e puntuale. Senza complicanze ed efficace in poche sedute. La tecnologia Hifu – acronimo di High Intensity Focused Ultrasound – fa degli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità la nuova frontiera del “light” lifting.
«Un lifting dolce che interviene solamente dove c’è veramente necessità e che, grazie all’ultima soluzione “centerless”, ha azzerato il dolore dovuto al trattamento», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano.
Già utilizzati in altri campi della medicina, gli ultrasuoni focalizzati hanno trovato nel campo dell’estetica una nuova “giovinezza”, affermandosi in breve tempo quale trattamento efficace per restituire compattezza e luminosità alla pelle e per ridisegnare le aree interessate da una piccola concentrazione di grasso. «La tecnologia utilizzata permette di concentrare l’azione in un punto preciso andando ad …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | lifting, ultrasuoni, pelle,

Ulcere delle gambe, vanno trattate subito


La chiusura tempestiva delle vene velocizza la guarigione

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Intervenire in maniera rapida sulle ulcere delle gambe permette di velocizzare la guarigione. In particolare, la chiusura delle vene difettose entro due settimane rende la guarigione più rapida del 12% rispetto al trattamento standard.
A sostenerlo è uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team guidato da Alun Davies dell’Imperial College di Londra, che spiega: «Le ulcere alle gambe possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita e in casi gravi possono portare anche alla perdita di parte di un arto. Rappresentano anche un costo enorme per il Servizio sanitario nazionale. Tuttavia, al momento, la maggior parte dei pazienti riceve come trattamento solo calze a compressione senza che venga affrontata la radice del problema, e cioè la vena difettosa».
Nel corso dello studio, la metà dei pazienti è stata randomizzata a ricevere trattamenti di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | ulcera, vene, gambe,

Malattia intestinale, anti-Tnf per evitare il Parkinson


I farmaci riducono il rischio della malattia in questa classe di pazienti

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I pazienti affetti da malattia infiammatoria intestinale (IBD) mostrano maggiori probabilità di sviluppare il Parkinson rispetto alla media. Per ridurre questo rischio sembra efficace una terapia a base di farmaci anti fattore di necrosi tumorale (anti-TNF).
A sottolinearlo sono alcuni ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai guidati da Inga Peter, che spiega: «Nonostante i consolidati legami genetici e fisiopatologici tra malattia infiammatoria intestinale e malattia di Parkinson, i dati clinici a sostegno di questa associazione rimangono scarsi. Inoltre, anche se l’infiammazione sistemica è considerata potenzialmente un meccanismo biologico condiviso tra le due malattie, il ruolo di una riduzione di tale infiammazione attraverso la terapia anti-TNF nel rischio di Parkinson è in gran parte sconosciuto».
Il campione oggetto di analisi era costituito da oltre 144mila …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Parkinson, farmaci, intestinale,

Cancro al seno, nel 70% dei casi chemio evitabile


Test genetico può escludere il ricorso alla chemio

I pesanti effetti collaterali della chemioterapia possono essere evitati in molti casi di cancro al seno. A rivelarlo è uno studio presentato nel corso del congresso dell’Asco.
La ricerca Tailorx, condotta su 10.273 donne con la forma più comune della malattia – ovvero con i recettori ormonali positivi e Her2-negativo – “avrà un impatto immediato, risparmiando a migliaia di donne gli effetti collaterali della chemio”, sostengono gli scienziati.
Lo studio rivela che in molti casi, quando all’ormonoterapia si aggiunge la chemio, non si registrano miglioramenti di sorta.
Il test misura il rischio di recidiva a 10 anni, individuando quali pazienti traggono benefici dalla chemio. Per farlo, si basa sull’espressione di 21 geni e su un punteggio che va da 0 a 100.
Grazie a una biopsia, le donne che mostrano un punteggio basso (0-10) dovrebbero ricevere solo ormonoterapia, mentre quelle …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cancro, seno, chemioterapia,

Esami di successo? Non dipende solo dallo studio

A scuola o all’università, i risultati non dipendono solo dallo studio: anche ormoni, ghiandole e il cosiddetto “filtro affettivo” entrano in gioco quando si parla di esami e test. A dirlo  il professor Paolo E. Balboni nel libro “Le sfide di Babele”. Ecco come la biochimica può influenzare la pagella, il libretto universitario o persino l’esame di maturità.

A cura di Valeria Baruzzo

Quante volte è capitato di studiare e studiare, presentarsi all’esame o all’interrogazione e andare completamente nel pallone. Col risultato di dover accettare un misero 18 oppure, se proprio va male, ripresentarsi all’appello successivo. Naturalmente, la qualità e l’organizzazione dello studio sono imprescindibili, ma esiste un fattore, chiamato “filtro affettivo”, in grado di mandare all’aria i nostri piani di gloria.

Come funziona il filtro affettivo

Davanti a una sfida stimolante e positiva, l’organismo rilascia neurotrasmettitori (come la noradrenalina) fondamentali per ricevere e memorizzare l’argomento di studio e per essere poi in grado di riportarlo in maniera soddisfacente al momento della prova. Tuttavia, in caso di stress negativo, ansia, paura di non riuscire, l’organismo si allarma e si prepara ad affrontare il pericolo. Infatti, l’amigdala, una ghiandola posta al centro del cervello che controlla le emozioni, specialmente quelle negative, ordina il rilascio di steroidi “difensivi”. Allo stesso tempo, però, l’ippocampo, ghiandola fondamentale per inserire le nozioni acquisite nella memoria a lungo termine, comprende che una prova scritta o un esame orale non sono pericoli reali e quindi cerca di bloccare l’iniziativa dell’amigdala. Tuttavia, per fare questo, l’ippocampo smette di occuparsi di indirizzare le nuove informazioni o di recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine. Il conflitto tra le due ghiandole fa innalzare una barriera emotiva, chiamata appunto “filtro affettivo” perché filtra negativamente le nostre capacità e prestazioni.

Paura degli esami? Ecco perchè studiare all’ultimo minuto non aiuta

La lotta ghiandolare rallenta l’attività neo-frontale del cervello, quella che ospita la memoria di lavoro, e lo studente va in tilt, giungendo in alcuni casi alla totale scena muta e al tanto temuto “ci vediamo al prossimo appello/interrogazione”. Ma il filtro affettivo non va in scena esclusivamente al momento della prestazione, davanti al foglio della prova o alla commissione d’esame. Infatti, può entrare in gioco anche prima del momento dell’esame, durante la tipica studiata dell’ultimo minuto, quando l’ansia è alle stelle e la caffeina quasi supera i livelli di emoglobina nel sangue. Tutto quello che lo studente ingurgita in quelle poche ore dedicate allo studio non si traduce in acquisizione, perché il filtro affettivo impedisce che le nozioni si collochino nella memoria a lungo termine.  In altre parole, magari servirà a passare l’esame con un voto miracolosamente dignitoso, ma i contenuti appresi non verranno ricordati a lungo e tutto lo sforzo si rivelerà completamente inutile.

 

© Sani per Scelta

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Il battito del cervello


L’organo si muove in concomitanza con il battito cardiaco

Anche il cervello ha un battito. Gli scienziati dello Stevens Institute of Technology del New Jersey, in collaborazione con l’Università di Auckland e la Stanford University, hanno scoperto un’inedita caratteristica del nostro organo principe.
L’analisi dimostra come il cervello si muova ad ogni battito cardiaco, producendo una sorta di “respiro”. Si tratta in realtà di movimenti quasi impercettibili, ma che rappresentano comunque una novità in ambito neurologico.
«È una prova di concetto – afferma Mehmet Kurt, ingegnere biomeccanico dello Stevens -. Abbiamo voluto vedere se siamo in grado di amplificare i piccoli movimenti del cervello ad ogni battito cardiaco e catturare quel movimento. Una migliore visualizzazione e comprensione delle proprietà biomeccaniche del cervello potrebbe portare a una diagnosi precoce e al monitoraggio dei disturbi cerebrali e, addirittura, alla …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cervello, battito, cuore,

Medicina legale, le 5 cose da evitare


Anche i medici legali aderiscono a Choosing Wisely

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Anche la medicina legale può essere oggetto di revisione al fine di evitare pratiche a rischio di inappropriatezza. Per questo, i medici di COMLAS, Società Scientifica dei Medici Legali delle Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale, hanno aderito al progetto Choosing Wisely, stilando un elenco delle 5 pratiche da evitare.
Eccole:

1) Il consenso informato non è un semplice adempimento burocratico. L’informazione deve essere chiara e comprensibile ed è compito del medico verificare che la persona abbia raggiunto una consapevolezza della procedura. Bisogna quindi evitare di sottoporre semplicemente la modulistica da firmare senza un’adeguata informazione preliminare.
2) Non prescrivere accertamenti clinici e strumentali finalizzati alla valutazione della disabilità già clinicamente accertata. È bene non duplicare gli accertamenti non necessari per evitare disagi al …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | medicina, legale, procedure,

Il test del respiro scopre i tumori


Il breath test individua il cancro esofageo e gastrico

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Un test basato sul respiro potrebbe rilevare la presenza di un cancro all’esofago e allo stomaco. George Hanna, ricercatore dell’Imperial College di Londra, ha pubblicato su Jama Oncology i dettagli di uno studio sull’argomento: «Il nostro lavoro ha mostrato il potenziale del breath test nella diagnosi non invasiva del cancro gastroesofageo in ambito clinico. Il prossimo passo sarà stabilire l’accuratezza diagnostica del test nella popolazione in ambito di cure di base dove il test sarà applicato».
Il test si basa sulla ricerca di composti chimici presenti nell’aria espirata di pazienti colpiti da cancro esofageo e gastrico. Grazie alla spettrometria di massa, i ricercatori sono stati in grado di individuare i composti organici volatili associati alla malattia.
Lo studio si è avvalso di campioni prelevati da 335 pazienti fra il 2015 e il 2016. 163 di essi avevano ricevuto una diagnosi …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tumore, gastrico, respiro,

La vitamina B12 per invecchiare bene


Riduce l’affaticamento e regola sistema nervoso e immunitario

Scelte alimentari corrette, insieme a uno stile di vita sano, sono alla base di una vita in salute, così come la corretta assunzione di alcune vitamine importanti per un adeguato funzionamento del nostro organismo. Fra queste la vitamina B12.
Coinvolta in numerosi processi metabolici, è tra le vitamine essenziali per la nostra salute a tutte le età: contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento e al normale funzionamento del sistema nervoso e immunitario. Inoltre, studi dei ricercatori del Nestlé Institute of Health Sciences (NIHS), del Nestlé Research Center (NRC) di Singapore e della National University di Singapore sembrano indicare come una carenza di questa vitamina possa influenzare negativamente il naturale processo di invecchiamento. È come dire che, se non è proprio un elisir di giovinezza, sicuramente ha un compito importante nel traghettarci nel miglior modo …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | vitamina, B12, invecchiamento,

Anticolinergici associati a demenza


Il rischio aumenta negli anziani fino a 20 anni dopo l’esposizione

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Assumere farmaci anticolinergici può aumentare il rischio di demenza negli anziani, anche a distanza di 20 anni. Lo dice uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team della University of East Anglia guidato da Kathryn Richardson, che spiega: «L’uso di farmaci con attività anticolinergica è associato a cognizione alterata a breve termine, ma non è noto se le associazioni riportate tra l’uso di farmaci anticolinergici e il declino cognitivo futuro e l’incidenza della demenza possano essere attribuiti all’attività anticolinergica degli stessi».
I ricercatori hanno utilizzato i dati di oltre 40mila anziani con diagnosi di demenza e altri 280mila soggetti di controllo.
Nel corso di un periodo che andava da quattro a 20 anni prima della diagnosi di demenza, o alla stessa data per i controlli accoppiati, il 36% dei casi e il 30% dei controlli ha ricevuto una prescrizione per …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | demenza, anticolinergici, farmaci,