10 bufale sull’attività fisica


Anche lo sport è vittima delle fake news

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I luoghi comuni investono ogni ambito dell’attività umana, anche lo sport. Per questo, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno stilato una lista di 10 bufale sull’attività fisica che possono causare danni alla nostra salute.

1) MI SCATENO A TAVOLA, POI VADO IN PALESTRA. Fare esercizio fisico non sarà mai sufficiente se durante il giorno mangiamo il doppio di quanto necessario.
2) SOLO RIPOSO IN GRAVIDANZA. Niente di più sbagliato, l’attività fisica in gravidanza ricuce il rischio di vene varicose, gonfiore a mani e piedi, diabete gestazionale e problemi alla schiena.
3) HO L’ARTROSI, QUINDI NIENTE SPORT. Alcune attività fisiche come la ginnastica dolce, lo yoga, il pilates migliorano il decorso della malattia, la motilità articolare e la qualità della vita.
4) I BAMBINI GIOCANO, NON SERVE ALTRA ATTIVITÀ FISICA. Uno dei motivi per cui siamo ai primi posti in Europa …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fitness, sport, fisico,

Steatoepatite non alcolica, bene i test non invasivi


Efficaci quanto la biopsia, secondo uno studio

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Effettuare test non invasivi per prevedere gli esiti di una steatoepatite non alcolica (Nash) è efficace quanto una biopsia. A dirlo sono due studi presentati da Gilead nel corso dell’International Liver Congress 2018 di Parigi.
Allo stato attuale, è necessaria la biopsia per valutare la condizione e per distinguerla dalla steatosi epatica.
“La Nash – spiega Mani Subramanian, Senior Vice President of Liver Disease Therapeutics di Gilead – è una malattia caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato non causato da virus o alcol, ma da disfunzioni metaboliche che portano all’infiammazione e alla fibrosi. Negli ultimi 10 anni i pazienti colpiti da questa patologia sono aumentati sempre di più, e il loro trattamento è la vera sfida per il futuro. I sintomi della malattia sono spesso silenti finché non si arriva a una condizione di fibrosi avanzata. Nei prossimi anni questa potrebbe …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fegato, steatosi, steatoepatite,

Stare seduta tutto il giorno, gli esercizi per invertire gli effetti negativi

Stare seduta tutto il giorno di sicuro non è una sensazione piacevole. E se il tuo è un lavoro di quelli particolarmente statici, sai bene di cosa stiamo parlando. È bello stare sul un divano, in una spa, o anche seduto sulla sedia. Ma come la maggior parte delle cose nella vita, l’eccesso non è mai positivo, e passare troppo tempo seduta (indipendentemente dalla tipologia di attività svolta) conduce ad una raffica di potenziali sintomi fisici e mentali.
La dott.ssa Emily Kiberd, medico chiropratico e fondatrice della Urban Wellness Clinic, afferma che stare seduti così a lungo contribuisce a farci sentire stanchi a lavoro e in generale. “Cominciamo a crollare in avanti, sporgendo il mento e diventiamo un tutt’uno con il nostro computer: quando ci fermiamo per ore, iniziamo a respirare dal petto invece di un buon respiro ventricolare diaframmatico”, dice.

“Un respiro naturale rilassato viaggia fino in fondo al nostro ventre, quando ci sediamo e ci soffochiamo il respiro non diminuiamo al minimo. Questo respiro toracico ci porta a sentirci ansiosi e affaticati dal meno ossigeno che inaliamo e dalla CO2 che fatichiamo a cacciare fuori dai nostri polmoni”.

Quindi sì, i muscoli tesi e la respirazione rapida causati dallo stare seduta possono essere stressanti. E lo stress può causare sintomi fisici, che vanno “dalla preoccupazione e dall’irritabilità, all’irrequietezza e insonnia, rabbia e ostilità, o sensazioni di terrore, presagio e persino panico”, secondo la Harvard Health Publishing
Muoversi un po’ e rilassare i muscoli può aiutarti a scaricare lo stress e liberarti da altri sintomi cronici legati al fatto di stare seduta, come “mal di testa, dolore e spalle curvei”, secondo il dott. Kiberd.

Per invertire gli effetti negativi dello stare seduta sul posto di lavoro, non c’è bisogno di esercizi impegnativi. Basta praticare questi piccoli movimenti

Sollevamento polpacci

Emily Skye dice che i sollevamenti di polpaccio sono perfetti per la scrivania. “Non devi affatto alzarti in piedi e puoi farlo alla perfezione mentre rimani seduto, se sei con i tacchi sarebbe una buona idea toglierli per questo esercizio.

“Mentre sei seduto, metti entrambe le mani sulla parte superiore delle ginocchia e spingi verso il basso, quindi solleva entrambi i talloni da terra in modo da salire sulla punta dei piedi, mentre la pressione verso il basso con le mani crea una leggera resistenza aggiuntiva, facendo il maggior numero di ripetizioni controllate che puoi in un minuto. ”

Sedia squat

“Inizia stando in piedi con i piedi alla larghezza delle spalle e la parte posteriore delle tue gambe tocca la sedia”, dice Emily Skye. “Abbassati fino a che il tuo sedere tocca la sedia: una volta che hai preso contatto con la sedia, riportati in piedi usando i glutei per la spinta: questa è un’altra mossa che potresti provare a fare quante più volte puoi in un minuto. ”
“Questi esercizi sono davvero semplici ed efficaci” continua “e puoi praticamente farli in qualsiasi ambiente d’ufficio, sono perfetti per rafforzare i tuoi glutei, bicipiti femorali e quadricipiti e rafforzare l’arco del tuo tallone”.

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Alzheimer, gene modificato può curarlo

Terapia genica applicata alla patologia neurodegenerativa

Se la via puramente farmaceutica risulta impervia, una speranza per la cura del morbo di Alzheimer viene dalla terapia genica. Un team dei Gladstones Institutes di San Francisco ha pubblicato su Nature Medicine il resoconto di una sperimentazione che ha individuato nella proteina associata al gene apoE4 la chiave per prevenire il danno neuronale.

Lo studio diretto da Yadong Huang potrebbe portare a una nuova cura per l’Alzheimer, anche se siamo ancora alla fase di sperimentazione in vitro.

Chi ha una copia di apoE4 ha un rischio più che doppio di sviluppare la malattia, chi ne ha due copie mostra un pericolo 12 volte più alto. Grazie a una speciale tecnologia, i ricercatori hanno creato dei neuroni a partire dalle cellule della pelle di malati di Alzheimer con due copie del gene incriminato.

5 bicchieri di alcol aumentano il rischio di morte

Basta un consumo moderato per accorciare la speranza di vita

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Anche un consumo non troppo elevato di alcol favorisce l’aumento del rischio di morte precoce. A dirlo è una ricerca pubblicata su Lancet dall’Università di Padova.

Secondo le conclusioni dello studio diretto da Edoardo Casiglia, sarebbero sufficienti 5-6 bicchieri di vino alla settimana, ovvero 100 grammi di alcol o 12,5 unità alcoliche, per aumentare la possibilità di una morte precoce.

“Questo studio fornisce una chiara evidenza a supporto della necessità di abbassare i limiti di consumo di alcol in molti paesi del mondo”, afferma Casiglia.

Secondo le linee guida, si raccomanda un consumo di alcol inferiore agli 84 grammi settimanali per le donne e 168 per gli uomini. Allo studio hanno partecipato quasi 600mila persone non astemie, il 50% delle quali ha ammesso di consumare più di 100 grammi di alcol alla settimana.

I golosi di dolci ingrassano di meno

Tutto legato al gene FGF21

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Sembra un controsenso, ma chi è molto goloso di dolci mostra anche una tendenza meno accentuata ad accumulare grasso.

A scoprirlo è un team di ricercatori dell’Università di Exeter, i quali hanno pubblicato su Cell Reports i dettagli della loro analisi.

Tutto sarebbe legato all’alterazione di un gene, FGF21, la cui attività è associata alla passione per gli zuccheri.

“Questa scoperta contraddice un po’ il comune intuito, ma è importante ricordare che questo è solo un piccolo pezzo del puzzle che descrive le connessioni tra la dieta e il rischio di obesità e diabete”, ha commentato Niels Grarup dell’Università di Copenhagen, che ha preso parte alla ricerca.

Non tutti gli effetti legati alla variazione di FGF21 sono infatti positivi.

Labbra carnose, basta una formula matematica

Un team americano svela il metodo ideale per intervenire

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Se volete labbra in grado di far impallidire quelle di attrici e cantanti famose, dovete fare affidamento ai ricercatori dell’Università della California di Irving. I chirurghi estetici americani hanno infatti pubblicato uno studio su Jama Facial Plastic Surgery nel quale illustrano la formula matematica a cui far riferimento per giungere al risultato tanto agognato.
In primo luogo, il software ideato da Brian J. F. Wong e dai suoi colleghi mette in guardia le aspiranti «ritoccate» dagli esagerati desideri di «pompaggio» delle labbra. Per scongiurare l’effetto «a canotto» è necessario che il labbro superiore abbia un rapporto di 1 a 2 con quello inferiore.

Il gene della femminilità aumenta il rischio di diabete

L’origine genetica dell’adiposità femminile

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Le alterazioni di un gene specifico, KLF14, potrebbero influenzare le possibilità di insorgenza del diabete nelle donne. A scoprirlo è uno studio della Oxford University firmato da Mark McCarthy, che spiega: “KLF14 è coinvolto nel determinare se, nelle donne, il grasso in eccesso è immagazzinato intorno ai fianchi, dove tende ad essere privo di conseguenze metaboliche, o intorno alla vita, dove è probabile che aumenti il rischio di diabete”.

Le varianti del gene acquisiscono pericolosità solo fra le donne, e soltanto se ereditate dalla madre. Il loro impatto sul peso complessivo è limitato, ma rilevante invece quello sul tipo di immagazzinamento del grasso.

Hanno inoltre un effetto decisivo sulle dimensioni delle cellule adipose: nelle donne che ereditano dalla madre la variante “cattiva” di KLF14 sono molto più grandi e piene di grasso, quindi più inefficienti e malsane.

Nuova scoperta sull’epilessia

Individuata disfunzione della comunicazione tra due recettori neuronali

Un difetto di comunicazione tra due recettori presenti nei neuroni è stato osservato nel cervello di pazienti affetti da epilessia del lobo temporale, la più comune forma di epilessia focale adulta.

È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Epilessia Sperimentale dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma.
Pubblicato sulla rivista scientifica Epilepsia, lo studio, condotto su tessuti umani e su modelli animali, si è concentrato sull’azione dell’acido γ-aminobutirrico (GABA), appartenente alla categoria dei neurotrasmettitori, molecole che, raggiungendo specifici recettori sulla membrana cellulare, garantiscono la comunicazione tra i neuroni. Il GABA, in particolare, è il principale neurotrasmettitore inibitorio.

Basta aghi, nuove soluzioni per misurare la glicemia

Cerotti e penne rendono superflua la fastidiosa puntura

Non ci sarà più bisogno di pungere la pelle e farsi uscire il sangue per misurare la glicemia. Uno studio pubblicato su Nature Nanotechnology e condotto dalla University of Bath è giunto alla messa a punto di un cerotto per la misurazione del parametro, fondamentale in caso di diabete.

Sulla superficie del cerotto vi sono dei microsensori che rivelano la presenza dello zucchero presente nei fluidi sottocute.

Ma c’è anche un’altra soluzione che promette ai diabetici una gestione della malattia più semplice.

Si chiama Glucopen, una “penna” messa a punto dai ricercatori dell’Università di Pisa, dell’Università di Firenze e del Cnr, come annuncia l’Almanacco della Scienza edito proprio dal Consiglio nazionale delle ricerche.