Antibiotici nella cornea

Nuovo metodo per la somministrazione

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Un team di scienziati dell’Università di Valencia sta sperimentando la somministrazione di antibiotici attraverso la cornea grazie a speciali inserti oculari.

Il metodo consentirebbe di far assorbire un quantitativo maggiore del farmaco rispetto ai metodi classici. In caso di infezioni oculari, infatti, il problema è legato alla quantità di antibiotico che riesce effettivamente ad assorbire l’occhio. Per questo, una somministrazione diretta e specifica aiuta a ridurre il dosaggio, ma il problema è spesso la lacrimazione dell’occhio, che rende difficile la penetrazione del principio attivo.

Gli scienziati spagnoli hanno ideato un inserto oculare biadesivo da inserire nella palpebra. L’inserto rilascia il medicinale attraverso la cornea in maniera controllata.

Malattia polmonare da micobatteri non tubercolari

Grave infezione polmonare con incidenza in aumento

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Malattia polmonare da micobatteri non tubercolari (NTM-LD) è il termine che indica una patologia causata da una rara e grave infezione batterica.

Un nome complicato, così come lo è il percorso che conduce alla diagnosi, dato che la malattia non solo è rara, ma si presenta anche con una sequela di sintomi decisamente aspecifici, che includono febbre, calo di peso, tosse, stanchezza, disturbi gastrointestinali, sudorazione notturna e presenza di sangue nell’espettorato. Ma quello della NTM–LD è anche un nome lungo, lungo come l’unica procedura terapeutica ad oggi disponibile, che prevede l’assunzione di diversi antibiotici – fino a 4 insieme – per un periodo che può durare anche 24 mesi.

Setticemia, basta una goccia di sangue per la diagnosi

Possibile rivoluzione nei processi diagnostici

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La setticemia potrà essere individuata grazie a una singola goccia di sangue. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Biomedical Engineering da un team del Massachusetts General Hospital di Boston.

La setticemia è una grave reazione immunitaria causata da un’infezione estesa a tutto l’organismo, contro la quale spesso neanche gli antibiotici possono nulla.

La rapidità di un potenziale nuovo test diagnostico potrebbe però cambiare le carte in tavola, abbattendo i tassi di mortalità dovuti alla condizione.

Lo studio è stato condotto su 42 pazienti affetti o meno da sepsi. Il test si basa su un piccolo dispositivo che contiene un labirinto di microscopici canali sui quali va applicata una goccia di sangue.

Un trapianto di feci per le infezioni intestinali

Tecnica indicata nei casi di maggior resistenza

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A primo acchito potrà sembrare una tecnica vagamente medievale, ma in realtà rappresenta una speranza concreta per tante persone affette da infezioni intestinali resistenti.

Si tratta del trapianto di feci, più precisamente trapianto di microbiota fecale, tecnica che punta a trapiantare il materiale fecale da un donatore sano a un soggetto portatore di germi resistenti agli antibiotici attualmente a disposizione.

La tecnica è oggetto di sperimentazione da parte di un gruppo di medici dell’Ospedale San Gerardo di Monza, che hanno come obiettivo l’eradicazione del batterio Klebsiella Pneumoniae Carbapenemasi-produttrice (KPC) dagli intestini dei soggetti colpiti. È un’infezione particolarmente resistente ai farmaci e in grado di provocare anche sepsi sistemiche che conducono inevitabilmente alla morte.

Infezioni, un nuovo Medioevo per la mancanza di antibiotici


Batteri sempre più resistenti e poche innovazioni farmacologiche

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Nel sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica, pare che l’uomo stia perdendo la sua battaglia contro i batteri. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala la sempre maggiore resistenza batterica nei confronti degli antibiotici e la mancanza di alternative farmacologiche efficaci. Uno scenario inquietante che potrebbe portarci indietro di secoli, quando una semplice infezione equivaleva a una condanna a morte.
Secondo gli esperti, già oggi circa 250.000 persone ogni anno muoiono a causa di tubercolosi multiresistente, una forma potenziata della malattia.
Per contrastare la tendenza la ricerca farmacologica non fa molto. Al momento ci sono infatti 51 molecole in fase di sperimentazione, ma soltanto 8 offrono soluzioni innovative per la lotta alle infezioni batteriche più pericolose. L’oggettiva difficoltà a sintetizzare molecole efficaci è amplificata dagli scarsi investimenti …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batterio, antibiotici, klebsiella,

BOOP, la finta polmonite

Quando gli antibiotici non servono per curare i polmoni

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Niente è come sembra. A volte sintomi riconducibili alla polmonite – tosse persistente, febbre, spossatezza – potrebbero nascondere un’altra patologia, meno insidiosa ma più difficile da diagnosticare e dal nome apparentemente inquietante: bronchiolite obliterante con polmonite organizzata (BOOP) o anche polmonite criptogenica organizzata (COP).
Ciò che viene spesso scambiato per polmonite anche sulla base di esami obiettivi è in realtà il frutto di una risposta riparativa del polmone a un agente aggredente come un virus, fumi tossici o anche un farmaco. Data questa premessa, la patologia non può essere curata con gli antibiotici, ma può evolvere positivamente in maniera autonoma dopo alcune recidive e un andamento altalenante.

Donne e cistite, in pochi giorni i sintomi migliorano, naturalmente

Uno studio pubblicato su PLOSMed sostiene che i sintomi della cistite possono migliorare in 7 giorni. Anche in assenza di antibiotici; in più secondo uno studio dell’Università di Amsterdam, il problema di infezione del tratto urinario, se non complicato da altri sintomi, può migliorare da solo nel 70% delle donne anche senza assumere antibiotici. Durante lo studio è stato chiesto ad un gruppo campione con cistite se avrebbero posposto l’assunzione degli antibiotici; i ricercatori hanno rilevato che circa il 70% delle partecipanti allo studio hanno ottenuto un miglioramento dei sintomi in 7 giorni.