Creato dispositivo che riproduce il cervello

Nanowire memristor replica le sinapsi e le loro funzioni

Emulare e capire a fondo il cervello umano sono tra le più importanti sfide per la tecnologia moderna.

Da un lato infatti la capacità di riprodurre artificialmente l’elaborazione dei segnali cerebrali è una delle pietre miliari per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dall’altra la comprensione dei processi cognitivi alla base della mente umana risulta ancora lontana.

E la ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications da Gianluca Milano e Carlo Ricciardi, rispettivamente dottorando e docente del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, segna un passo in avanti in queste direzioni.

Invecchiamento attivo e di qualità col progetto “Chi ha gambe ha testa”

Il tema del “successful ageing” è ormai centrale all’interno della comunità scientifica. Ma come garantire un invecchiamento sicuro e di qualità? Ecco il progetto “Chi ha gambe ha testa”, ideato da ATS Bergamo e promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni.

Grazie ai progressi della medicina, la vita è più lunga. La nuova sfida dei ricercatori, adesso, è garantire alle persone un invecchiamento di qualità, all’insegna non solo della salute fisica, ma anche di quella cognitiva. È per questo motivo che nasce il progetto “Chi ha gambe ha testa”, promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Il progetto consiste nell’organizzazione di strategie per stimolare il benessere generale della persona attraverso la prevenzione del decadimento cognitivo. Per farlo, è stato ideato un percorso all’interno del parco dell’ospedale, della lunghezza di 1 km, lungo il quale si trovano delle “tappe”. Presso queste postazioni, i pazienti possono cimentarsi in giochi di memoria ideati dai neurologi, come associare numeri a parole, ripetere in ordine alfabetico i nomi degli animali, elencare tutte le parole che vengono in mente che iniziano con una certa lettera, trovare le differenze tra due immagini. “In questo modo – spiega Giuliana Rocca, direttrice UOC Promozione della salute del Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Bergamo – si stimola la memoria, si allenano concentrazione e ragionamento, mantenendo in allerta le strategie di apprendimento attivate dal cervello.” Senza dimenticare che l’allenamento cognitivo è accompagnato da quello fisico, dato che il percorso motiva i pazienti a svolgere un po’ di movimento quotidiano, il che è estremamente importante se si pensa che tra i benefici dell’attività fisica c’è anche quello di allontanare il rischio di demenze e, in generale, il decadimento cognitivo. Inoltre, immergendosi tra faggi, querce, magnolie e fauna locale, tutti i 5 sensi vengono continuamente risvegliati dai numerosi stimoli esterni, il che favorisce la sensazione di benessere generale. Infine, questo progetto punta anche a sviluppare la socialità, altro elemento chiave per un invecchiamento più sereno e di qualità.

Cervello, dove operarsi in Italia?

La classifica degli ospedali più performanti

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Il cervello è la centralina di comando di tutte le funzioni del nostro organismo. Respiro, battito cardiaco, coordinazione dei movimenti, equilibrio, linguaggio, emozioni, apprendimento.

Sono tutte attività coordinate da questo prezioso organo, detto più correttamente encefalo, che è suddiviso in tre aree: tronco encefalico, cervelletto e cervello vero e proprio. Come le altre parti del corpo, anch’esso può essere bersagliato da gravi patologie, quali forme tumorali, aneurismi o ictus, che possono determinare seri danni cerebrali e risultare anche fatali.

La chirurgia rappresenta un’opportunità per prevenirle, curarle o quanto meno rallentarne la progressione. In caso di tumore cerebrale, l’intervento è la prima arma a disposizione per aggredire la neoplasia.

Parkinson, individuata alterazione nella fase iniziale

La responsabilità è della proteina alfa-sinucleina

Una nuova scoperta sui primi stadi di sviluppo del Parkinson. Un team formato da Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli e Faculty presso l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, Barbara Picconi e Paolo Calabresi della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell’Università di Perugia, ha scoperto un nuovo meccanismo di memoria cellulare attivato dall’apprendimento motorio, che viene alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione con il Sud e dal Miur, è stato pubblicato sulla rivista Brain.

Il declino mentale causato da obesità e diabete

Ma i danni si possono prevenire

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L’obesità e il diabete di tipo 2 (malattie metaboliche caratterizzate da una ridotta sensibilità degli organi all’insulina, detta anche insulino-resistenza) sono una minaccia per la salute del cervello.

Le due condizioni, infatti, causano deficit cognitivi, alterando il funzionamento di un ‘interruttore’ chiave per apprendimento e memoria, il recettore per il glutammato “GluA1” che, esposto sui neuroni, serve loro per comunicare.

L’insulino-resistenza manda in tilt questo interruttore attraverso una specifica modifica chimica detta “palmitoilazione”, ovvero l’aggiunta di acido palmitico, che si accumula nel cervello quando si adotta una dieta troppo ricca di grassi saturi, al recettore stesso impedendone il funzionamento. Eliminando queste improprie modifiche chimiche, i deficit cognitivi causati da obesità e diabete si possono cancellare.

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10 ragioni per cui è meglio avere una relazione con la palestra che con un essere umano

Avere una relazione può davvero darti delle soddisfazioni, ma può essere anche un completo disastro. A volte vuoi solo sbarazzarti di tutte quelle smancerie da essere umano, e dedicarti al tuo unico vero amore: la palestra.

Ecco 10 ragioni per cui è meglio avere una relazione con la palestra che con un essere umano.

Se proprio devi dedicare anima e corpo a qualcosa, tanto vale farlo con qualcosa che ti faccia del bene e non del male. Le relazioni portano drammi, cuori spezzati, depressione (certo anche cose piacevoli, come le coccole ad esempio) Ma dedicarsi totalmente alla palestra può solo farti bene. Hai presente quella sensazione di stress costante? Bene con la palestra svanisce. Provato!

La palestra non ti da mai buca o visualizza e non risponde. Sta sempre lì dove la lasci. Praticamente quello che si definirebbe un partner affidabile.

E non ti fa sentire in colpa se salti un allenamento o prendi una pausa.

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Ti accetta sempre per quella che sei. Capelli in disordine e totale assenza di trucco, è come ti preferisce. Ti conosce per come sei anche nei momenti peggiori e migliori.

L’unica forma di imbroglio che avviene, riguarda il conteggio di quell’ultima serie di squat.

L’endorfine rilasciate durante l’allenamento sono le migliori amiche delle ragazze.

Ti rende più intelligente. Gli studi hanno dimostrato come migliora la memoria, le capacità di apprendimento e di rimanere concentrata.

Non sei dipendente da un solo compagno di allenamento. Che è la cosa migliore per la tua condizione fisica e mentale. Alcuni studi dimostrano che mettere alla prova il tuoi corpo con diverse discipline, fa bene al cervello.

E’ tutto tranne che complicato. Vai in palestra, allenati e ti senti automaticamente meglio. La cosa piano difficile è scegliere quale outfit indossare per il tuo allenamento. Ma a questo ci pensiamo noi.

Non c’è possibilità di finire con il cuore spezzato. Se ti è mai di rompere con il tuo compagno, conosci bene la sensazione. La palestra non ti farà mai sentire in quella maniera.

I videogiochi possono anche far bene

Effetti positivi su apprendimento e dislessia

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L’utilizzo dei videogiochi non è da demonizzare. Lo rivelano alcuni studi che evidenziano gli effetti positivi associati a questo tipo di attività molto amata dai più giovani. Secondo uno studio pubblicato su Behavioural Brain Research da ricercatori della Ruhr-University Bochum in Germania, l’uso dei videogame avrebbe l’effetto di migliorare il rendimento scolastico dei ragazzi.
Lo studio ha coinvolto 34 giovani, metà dei quali abituati a giocare con pc e console per oltre 15 ore alla settimana. I dati indicano che i videogiocatori avevano una maggiore facilità di apprendimento e una memoria complessivamente migliore.
La risonanza magnetica ha inoltre mostrato una maggiore attività nell’area chiave per l’apprendimento e la memoria, ovvero l’ippocampo

Scopri se sei gufo, allodola o colibrì

Non tutti hanno bisogno di dormire nella stessa quantità di tempo. Se dormire è un problema per quasi il 30% degli italiani, complice la situazione economica e le varie preoccupazioni, dormire può diventare un incubo per alcuni.

Il cervello è l’organo che più risente del lavoro compiuto durante la veglia: “dormire è un fenomeno generato dal cervello per permettere la rigenerazione cellulare, una funzione rigenerativa sulle sinapsi corticali, essenzialmente legate all’apprendimento – spiega Stefano Montanari neurologo AIMS, Associazione Italiana Medicina Sonno, presso la Stroke Unit dell’Ospedale M. Mellini di Chiari (Bs). “L’orologio biologico è una forza fisiologica molto potente e può causare sintomi disabilitanti se non è in sincronia con l’ambiente” sottolinea l’esperto.

“Lo scopo non è soltanto recuperare le forze in vista di una nuova giornata ma, grazie alla struttura plastica del cervello, poter continuare ad accumulare nuove esperienze cognitive senza dover cancellare quelle precedenti”

Qual è il tuo cronotipo
La cronobiologia è lo studio delle cadenze e dei meccanismi dei ritmi biologici. La cronobiologia medica è un campo emergente della medicina e si occupa della cronopatologia, ovvero degli effetti del ritmo circadiano sulla salute e la loro relazione con la malattia, e la cronofarmacologia, ovvero la variabilità circadiana dell’efficacia e della tossicità di vari farmaci usati per curare un gran numero di malattie. In ognuno di noi, il ritmo circadiano che scandisce il ritmo sonno-veglia ha connotazioni peculiari con picchi di energia in determinate ore del giorno e cali della stessa in altre fasce orarie.

La letteratura scientifica distingue tre profili relativi al cronotipo:
Il cronotipo mattiniero, denominato “allodola” (1 persona su 10).
Il cronotipo serale, denominato “gufo” (2 persone su 10) .
Il cronotipo che non rientra nei due estremi precedenti e a cui appartiene la maggioranza delle persone, denominato “colibrì”.


allodolaLe allodole (sindrome da sonno anticipato) si addormentano presto non riescono a rimanere svegli fino all’orario desiderato e si svegliano di buon mattino senza alcun problema, talvolta spontaneamente. Hanno il picco massimo del rendimento verso la tarda mattinata, in genere prima di pranzo, e hanno un calo energetico già verso il tardo pomeriggio. Un’allodola potrebbe andare volentieri a dormire alle 21 e alzarsi alle 6. I pazienti si lamentano di non potere continuare le loro attività serali a causa della sonnolenza.  (1 persona su 10)


gufoI gufi (sindrome da sonno ritardato sono il 5-10%) si addormentano tardi e hanno enormi difficoltà ad alzarsi presto la mattina e prima che inizino a carburare passano in genere diverse ore. Danno il meglio di sé dal tardo pomeriggio, in particolar modo nelle ore serali. Non di rado, qualora il loro lavoro possa essere autogestito, sono produttivi fino alle 2 o 3 di notte, e mal si adattano ai ritmi e agli orari imposti dal mondo del lavoro della nostra società.  (2 persone su 10)


colibriI colibrì sembrano essere i più fortunati perché non rientrano in nessuno dei due estremi.


GUFO, ALLODOLA O COLIBRì NON È QUESTIONE DI SCELTE MA DI GENI E DI ORMONI
La cattiva notizia è che il tuo cronotipo potrebbe non adattarsi alla vita che hai scelto. “Si pensa che essere un’allodola o un gufo sia una scelta personale mentre invece è in parte dipendente da geni e ormoni – spiega l’esperto. – La cosa migliore da fare è cercare di gestire al meglio la vita quotidiana e la qualità del sonno”. Se sei un gufo: potresti cercare di organizzarti lavorando nel pomeriggio e proseguendo la sera, fatto salvo per quei lavori che richiedono orari di lavoro fissi al mattino. Per questo motivo è sconsigliabile dedicarsi a lavori amministrativi o che richiedono attività di problem solving quando stai ancora dormendo.

Rimedi insonniaAlcune regole per dormire meglio e aiutare il tuo orologio interno:

1. Evita cibi troppo elaborati, ricchi di grassi e proteine, che impegnano l’organismo in una digestione troppo laboriosa a cena.

2. Evita di prendere integratori di vitamine del complesso B.

3. Evita bevande contenenti caffeina o alcolici prima di coricarti. L’alcol può indurre sonnolenza ma, terminati i suoi effetti, rischi di svegliarti nel mezzo della notte e magari di incontrare difficoltà a riaddormentarti.
4. Temperatura, luce e rumore sono nemici di un buon sonno tanto quanto lo sono caffeina, alcolici e abbuffate.

5. Non tenere televisore e computer in camera da letto. Il letto stesso dovrebbe distare almeno 40 cm dalle prese elettriche presenti sulla parete cui poggia
6. Carboidrati, essenze e colori che più di altri possono accendere il sonno notturno anche nei gufi più accaniti. In merito alle essenze prova con timo o geranio che in estate aiutano anche a tenere lontano gli insetti.
7. I colori della camera dovrebbero essere tenui anche per arredamento e tendaggi
8. La temperatura ideale è tra 18 e 20 gradi.

Più bravi a scuola se a tavola si mangia pesce

“Mangia pesce che diventi intelligente” dicevano mamme e nonne già negli anni ‘60. Dopo oltre 50 anni lo conferma il risultato di uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato dalla prestigiosa rivista Plos One, condotto su bambini tra 7 e 9 anni, sani ma che avevano presentato scarsi risultati ai test di apprendimento. Il risultato dello studio è semplice: più Omega-3 mangiano i bambini migliori saranno i risultati a scuola, impareranno prima e meglio a leggere e si comporteranno anche in modo più educato.

I bimbi coinvolti sono stati ben 362, divisi in due gruppi; la metà di loro ha ricevuto 600 mg di Omega-3 da olio di alga per 16 settimane. Lo studio, utilizzando i parametri di valutazione che si utilizzano per i deficit d’attenzione, ha messo a confronto i piccoli suddividendoli in modo random in due gruppi e fornendo placebo ai bambini non sottoposti a trattamento. Tra quelli che avevano risultati appena sotto la media, i miglioramenti registrati dopo 4 mesi sono stati +20% in fluidità e velocità di lettura mentre i bambini che avevano i risultati peggiori hanno fatto balzi in avanti stimati in un +50%. Inoltre, i genitori hanno riportato un generale miglioramento degli aspetti caratteriali dei loro figli.

OMEGA-3: MIGLIORANO L’ATTENZIONE E IL CARATTERE DEI BAMBINI

Già si sapeva che gli Omega-3 aiutano i bambini che soffrono di deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) che colpisce tra il 3 e il 5% dei bambini nel mondo. Inoltre, l’assunzione di questi preziosi elementi, noti anche come vitamina F, hanno dimostrato di avere effetti positivi nella dislessia e nei disturbi di coordinazione e sviluppo. Rispetto agli effetti già noti sull’adulto e sul bambino, lo studio britannico ha evidenziato l’importante ruolo degli Omega-3 sull’apprendimento e comportamento sulla popolazione generale di una scuola.”I bambini che hanno assunto dosi regolari di Omega-3 hanno migliorato le loro capacità di lettura, e hanno recuperato il tempo perso, reinserendosi nella loro classe agli stessi livelli degli altri studenti”, hanno detto i ricercatori. Visto il successo della sperimentazione, è già in corso una nuova ricerca, identica nella metodologia, ma condotta questa volta su un campione ancora più vasto. Nello studio britannico la fonte di Omega-3 derivava dalle alghe ma sono presenti, oltre che in pesce e crostacei, anche in nocioli vegetali come l’olio di lino, olio di ribes nero, olio di colza e olio o semi di canapa alimentare. Gli Omega-3, noti anche come vitamina F, sono acidi grassi essenziali fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo. Importanti studi anche italiani avevano già mostrato che integrare questa sostanza riduce il rischio infarto, morte improvvisa, ictus e mortalità in generale nell’adulto.

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Il cervello apprende anche dagli errori degli altri

Lo conferma una ricerca italiana pubblicata su Neuroscience. Ma attenzione: prima di rilevare l’errore, il cervello deve aver acquisito conoscenze e competenze.

Già i nostri antenati latini dicevano “Errando discitur”, sbagliando si impara, riferendosi ai propri errori. Oggi questo sembra valere anche se a sbagliare sono gli altri. Pare infatti che vedendo gli errori degli altri il cervello venga stimolato a indurre un meccanismo di correzione automatica dei nostri errori. Come se, guardando gli altri, il nostro cervello imparasse a correggere autonomamente i nostri errori. Ma è sufficiente che il nostro cervello osservi gli errori altrui?

Lo studio

Secondo lo studio condotto da Alice Mado Proverbio, docente di Neuroscienze cognitive presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, e pubblicato su Neuroscience, il cervello è in grado di correggersi solo se sa riconoscere l’errore. E per riconoscerlo, bisogna che il nostro cervello abbia registrato competenze e conoscenze: significa che, se non so fare una torta, il mio cervello non sarà in grado di rilevare l’errore in chi ne sta facendo una.

Nello specifico, le sperimentazioni hanno coinvolto 10 giudici esperti e 24 partecipanti sottoposti a elettroencefalografia, di cui 12 pianisti professionisti e 12 studenti universitari. Ognuno di loro ha visualizzato video nei quali veniva mostrato un pianista nell’atto del suonare. Nella metà dei casi i movimenti delle mani erano compatibili con la traccia musicale ascoltata; nel resto dei casi, invece, no. Quando il suono non si mostrava compatibile con le immagini viste, il cervello dei pianisti registrava l’errore, mentre quello dei partecipanti “non esperti” non lo rilevava.

La ricerca ha così messo in luce che già solo osservando un movimento viene stimolata l’attività del cervello  quasi che a compiere quei movimenti fossimo stati noi stessi. Ecco perché, per gli esperti, anche la semplice visione di filmati è fondamentale per l’apprendimento di discipline motorie, musicali e di altro tipo.

“La scoperta in futuro potrebbe essere utile alla riabilitazione clinica in pazienti paralizzati e con deficit motori – spiega Alice Mado Proverbio – La stimolazione sensoriale, attraverso la visione di un video, contribuisce all’apprendimento della pratica motoria grazie all’attivazione dei neuroni specchio visuo-motori. Lo studio, inoltre, ha permesso di comprendere il meccanismo cerebrale grazie al quale si codificano, e dunque si ricordano, quali dita usare per suonare le note musicali, contribuendo così al processo di apprendimento delle abilità musicali”.