Il controllo del dolore nel bambino

Medici ancora timorosi verso gli oppiacei

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Il timore dell’utilizzo degli oppiacei nel bambino, sia da parte del medici che dei genitori, rappresenta l’ostacolo maggiore nel contrastare la terapia del dolore moderato-severo.
È quanto asserisce il dott. Fabio Borrometi, responsabile della Terapia del Dolore A.O.R.N Santobono-Pausilipon di Napoli.

Professore qual è lo stato dell’arte e l’orientamento futuro della ricerca sulla sedazione pediatrica? E quali sono i punti chiave in cui gli anestesisti possono intervenire per ottimizzarne la sicurezza e l’efficacia.

In questi ultimi anni si è registrata una maggiore attenzione al dolore in età pediatrica. L’obiettivo è di preservare il bambino da esperienze dolorose e spiacevoli durante il suo ricovero in ospedale.

5 cose da sapere sugli squat

Gli squat sono tra gli esercizi più noti per arrotondare, tonificare e sollevare i glutei. Ma ci sono altre informazioni che ti faranno amare quest’esercizio ancora di più

5 cose da sapere sugli squat

Puoi allenare diversi gruppi muscolari. A seconda di come posizioni la barra del bilanciere sulle spalle puoi andare a colpire diversi gruppi muscolari. Portare la barra immediatamente al dis otto dei trapezi ti permette di allenare i femorali meglio di qualsiasi leg curl machine. Il peso del bilanciere in posizione leggermente più bassa ti spinge indietro, sollecitando maggiormente i femorali.

Va bene portare le punte dei piedi verso l’esterno. Se fai caso a coloro che sollevano pesi importanti, c’è un altissima possibilità che i loro piedi siano rivolti verso l’esterno. Attenzione però se le ginocchia sono il tuo punto debole, allena i muscoli in maniera differente.

I glutei vengono attivati in pieno nel punto più basso dello squat. In molte palestre si vedono persone eseguire squat a metà. Se vuoi realmente dare una botta di vita ai tuoi glutei, sarebbe meglio scendere al di sotto del livello delle tue ginocchia. E’ in quel punto che fai lavorare i muscoli giusti. Ovviamente assicurati di poter eseguire il movimento.

Gli squat ti permettono di allenare anche i muscoli della schiena. Prima di eseguire il movimento, attiva i muscoli della schiena, in questa maniera eseguirai il  movimento con maggiore stabilità: impugna in maniera molto decisa la barra, e tienila ben vicina alla schiena, attivando i muscoli come se stessi eseguendo un pull up. L’attivazione del latissimmus dorsi (grand dorsale) è alla base del tuo equilibrio e capacità di sollevare pesi più pesanti. Quindi se ci pensi bene, stai anche allenando la schiena mentre esegui gli squat. Secondo la pubblicazione Sports Medicine, circa 200 muscoli vengono allenati durante l’esecuzione dello squat, se eseguito in maniera corretta.

Le scarpe contano quando esegui uno squat. Non che noi donne dobbiamo farci ripetere più di una volta quanto le scarpe siano importanti, e le scarpe da corsa non sono proprio l’ideale. Opta per scarpe piatte o per i piedi nudi. Un suggerimento: molti eseguono squat anche con le converse, che aggiungono un minimo di supporto alle caviglie.

Sport d’autunno, occhio ai funghi

I consigli di Assosalute per prevenire e affrontare le micosi

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L’arrivo della stagione autunnale non può e non deve essere un limite alle sane abitudini e all’esercizio fisico.
Si riscoprono e ci vengono in aiuto le palestre e le piscine. Un’ottima “frequentazione” che ci aiuta non solo a mantenerci in forma ma anche a combattere lo stress.
Ma attenzione ai funghi: ambienti chiusi e riscaldati, come palestre o piscine, uniti a spogliatoi caldi e umidi, creano le condizioni perché si sviluppino miceti (chiamati nel linguaggio comune funghi) ovvero microrganismi patogeni in grado di diffondersi su pelle, peli e unghie dando origine a infezioni dette appunto micosi.
Non fare la doccia in palestra a piedi nudi o non camminare a bordo piscina senza ciabatte sono corrette precauzioni non sufficienti da sole, quando si fa attività fisica, a mettere al sicuro dalla possibilità di sviluppare una micosi.

9 alimenti pro-infiammatori da evitare o consumare con moderazione

E’ ormai risaputo che l’infiammazione è alla base della maggior parte delle malattie legate all’invecchiamento cellulare. Il diabete, l’obesità le malattie cardiache e nei casi più gravi, il cancro, sono tutte in qualche modo legate all’infiammazione e la prevenzione parte proprio dalla corretta alimentazione. Alcuni cibi sono considerati pro-infiammatori ed, in particolari condizioni non andrebbero assunti per cui vediamo quali sono alcuni di questi alimenti.

alternative naturali allo zucchero

1. Zucchero. Lo zucchero bianco raffinato, è sempre al primo posto. Già sappiamo che è dannoso per i denti e per il girovita, ma cosa più importante, lo zucchero innesca il rilascio di citochine pro-infiammatorie principalmente l’interleuchina 1 e il TNFalfa, inoltre al consumo di zucchero è associato anche un aumento dello stress ossidativo, responsabile dell’invecchiamento cellulare. Gli effetti riscontrati però sono sempre e cmq legati ad un eccessivo consumo di zuccheri raffinati prolungato nel tempo, perciò una tantum è concesso, ma se proprio abbiamo voglia di dolce, cerchiamo di utilizzare zucchero di canna integrale non raffinato o zucchero di cocco.

2. Dolcificanti artificiali Se lo zucchero è al primo posto, i dolcificanti artificiali lo seguono a ruota. Diete che prevedono consumi massivi di dolcificanti artificiali possono provocare fenomeni di intolleranza al glucosio, cosi come possono alla lunga esporre al rischio di malattie metaboliche sfociando nel diabete. Alcuni batteri dell’ intestino reagiscono ai dolcificanti artificiali mediante la secrezione di sostanze chimiche che provocano una risposta infiammatoria, rendendo più difficile per il corpo gestire lo zucchero. Inoltre, un nuovo studio riporta che questi dolcificanti possono aumentare il rischio di obesità, pressione alta e malattie cardiache. In un articolo pubblicato nel novembre 2013 sul Journal of Biological Chemistry, i ricercatori hanno documentato che i dolcificanti artificiali possono stimolare l’accumulo di grasso (per il loro gusto dolce, agendo sui recettori del gusto), ma che in aggiunta bloccano la lipolisi, cioè lo scioglimento del tessuto adiposo, in modo del tutto indipendente dalla stimolazione dolce.

3. Glutine Il glutine è una proteina contenuta in cereali come grano, orzo e farro che può essere causa di intolleranze alimentari e di patologie come la Celiachia. Il contatto con il Glutine, nelle persone soggette a Celiachia, porta il sistema immunitario ad attaccare la proteina e la parete intestinale, causando carenze nutrizionali, problemi di digestione, anemia, affaticamento, accresciuta difficoltà a contrastare le malattie, maggiore esposizione al rischio di contrarre malattie gravi. Esiste anche una una sensibilità al glutine che non è da confondere con l’intolleranza, in quanto in questo caso non c’è attacco alle pareti intestinali, non essendo una malattia autoimmune, però, molti dei sintomi sono simili a quelli della Celiachia: gonfiore, mal di stomaco, affaticamento, diarrea, dolore alle ossa e alle giunture. Ulteriori ricerche provano che, anche chi non ha la Celiachia o tipi di intolleranza, può avere reazioni negative al Glutine. In una ricerca del 2011 (Gluten-induced mucosal changes in subjects without overt small-bowel disease) condotta su 34 persone col disturbo dell’intestino irritabile divise in due gruppi, che dovevano seguire due tipi di dieta una con Glutine, l’altra senza, si è riscontato che il gruppo che seguiva la dieta con Glutine presentava un aumento del dolore intestinale, diarrea, gonfiore e un maggiore senso di affaticamento, rispetto al gruppo che seguiva un’alimentazione senza Glutine. Ciò accade perché il Glutine danneggia la barriera difensiva dell’intestino provocando infiammazione anche in soggetti non affetti da Celiachia o sensibilità al glutine. Sulla base di queste ricerche possiamo affermare che chi non è intollerante al glutine può assumere prodotti contenenti glutine ma limitandone l’utilizzo poiché a lungo andare possono essere estremamente dannosi per il nostro intestino.

4. Oli di semi. Gli oli di semi come quello di mais o di girasole o anche l’olio di colza, ampiamente utilizzati nei prodotti confezionati sono oli estremamente ricchi in Acido linoleico, un omega 6 che se assunto in maniera eccessiva crea nel nostro organismo uno squilibrio con gli omega 3 diminuendone la concentrazione. Non creiamo però fraintendimenti, gli acidi grassi omega 6 di norma proteggono l’organismo dell’attacco di batteri dannosi provocando una cosiddetta infiammazione “controllata” ed abbassano la colesterolemia, ma questi effetti benefici si riscontrano solo se il rapporto omega 3/ omega 6 è bilanciato e se questi oli sono consumati a crudo ed ottenuti da spremiture a freddo, quindi non quelli contenuti nei prodotti confezionati. Infatti un eccesso di omega 6 può, a lungo andare, aumentare i processi infiammatori e ciò accade perché i derivati dell’acido linoleico e dell’acido arachidonico sono eicosanoidi che amplificano i segnali infiammatori soprattutto nei soggetti che già presentano patologie infiammatorie. Per ristabilire il rapporto ottimale bisognerebbe solo aumentare il consumo di pesce, olio d’oliva, frutta oleosa come noci e mandorle e ridurre quello di olio di semi soprattutto da prodotti confezionati ed estremamente lavorati.

5. Latticini. La maggior parte dei soggetti non sa di non tollerare bene i prodotti lattiero-caseari finché non li eliminano dalla loro dieta e con essi scompaiono anche i sintomi come mal di testa, gonfiori e diarrea. Ciò non è dovuto però all’incapacità di digerire il lattosio, o almeno non solo. Nel latte è contenuta una proteina, la caseina, una sostanza “collosa” non facile da digerire. In alcuni soggetti può provocare un’aumento della permeabilità intestinale e quindi il passaggio di sostanze che possono risultare tossiche per l’intestino con conseguente infiammazione della mucosa.

6. Alimenti imballati in lattine o confezioni in BPA. Bisfenolo A, o BPA, è un composto chimico usato nella produzione di policarbonato, una plastica rigida usata da anni per la realizzazione di biberon, stoviglie per microonde, e recipienti vari per uso alimentare di cui si conosce ampiamente la capacità di “migrare” nei cibi e nelle bevande che contengono. Inoltre è stata dimostrata la tossicità anche a minime dosi con problemi che comprendono anche difetti alla nascita in quanto il BPA si accumula nel tessuto adiposo e nel latte materno per la sua elevata lipofilicità. Inoltre, la ricerca ora collega il BPA ad una maggiore infiammazione nelle donne post-menopausa. Fortunatamente, sempre più produttori stanno producendo imballaggi senza BPA perciò bisognerebbe leggere con attenzione le etichette e cercare di comprare prodotti senza BPA.

7. Condimenti commerciali (con eccezioni). I condimenti pronti che si trovano in commercio come il ketchup e condimenti di insalata sono ad alto contenuto di sciroppo di mais, fruttosio, emulsionanti nocivi, olii di semi e altro cibo non-cibo. Per cui, per tutti motivi sopra elencati sarebbero da evitare, piuttosto prepariamoli in casa con cibi freschi e grassi “buoni”.

8. Soia. Chiariamo: di per se la soia non fa male, anzi è un valido alleato soprattutto per vegani e vegetariani per l’elevato contenuto proteico. Tuttavia, le trasformazioni che subisce per la produzione di alimenti come gli hamburger di soia può portare alla formazione di composti tossici che possono danneggiare le cellule, portando ad infiammazione. Mentre alcuni cibi a base di soia, come il tofu, il tempeh, il miso, il latte di soia e lo yogurt sono poco trattati, le proteine pure della soia — quelle che si possono trovare nelle salsicce vegetariane, nel formaggio vegano e nella “carne” vegetariana — normalmente vengono estratte lavando la farina di soia nell’acido in cisterne di alluminio. Ciò aumenta la possibilità che l’alluminio, che è nocivo per il cervello e il sistema nervoso, possa filtrare nel prodotto. Come sempre quindi, evitiamo prodotti estremamente lavorati.

9. Carni rosse Le carni rosse non fanno male, se assunte con criterio e senza esagerare. Le proteine di origine animale così come quelle di origine vegetale, sono costituite da amminoacidi, il “problema” delle proteine animali risiede nel modo con cui interagiscono col nostro organismo, ed in particolare dalle carni rosse: manzo, maiale, agnello e capretto. Il colore rosso è dato dalla presenza nei tessuti di due proteine, strettamente imparentate fra loro: l’emoglobina e la mioglobina. Entrambe contengono una molecola, detta gruppo eme, con al centro un atomo di ferro. Il gruppo eme è la “trappola molecolare” per catturare le molecole di ossigeno, essenziali per la produzione di energia. Diversi studi indicano che il gruppo eme stimola, a livello dell’intestino, la produzione di alcune sostanze cancerogene e induce infiammazione delle pareti intestinali. Un’infiammazione prolungata nel tempo dovuta a massiccia ingestione di carne rossa aumenta le probabilità di sviluppare tumori al colon-retto. Non solo: le carni rosse possono essere lavorate mediante essicazione, salatura o affumicatura, e conservate con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici aromatici. Quindi carne rossa si, ma in quantità limitate.

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Quel ROSSO che piace tanto alle Donne

Le arance le amiamo tutto l’anno ma le migliori per la pelle e per la maggior presenza di Vitamina C sono le Tarocco, arance siciliane dal colore rosso che contengono il 40% in più della preziosa vitamina. Presenti sul mercato da Ottobre a Maggio, sono consigliate per la polpa e il succo rosso ricco di antiociani, pigmenti naturali dal potere antiossidante, ma possono essere utilizzate anche come trattamento di bellezza.

Note soprattutto per l’elevato contenuto di Vitamina C, non tutti sanno che i benefici delle arance sono molteplici sia contro i radicali liberi, contrastando gli effetti dell’invecchiamento, sia contro virus e forme influenzali, potenziando il sistema immunitario, sia per la pelle perché contribuiscono anche alla sintesi del collagene che conferisce a pelle, ossa e muscoli più compattezza ed elasticità. Non solo: la vitamina C protegge il sistema cardiovascolare e riduce i danni del fumo. In questo caso i fumatori sono avvertiti: il loro fabbisogno giornaliero è più alto (100 mg.) rispetto ai non fumatori (60 mg.).

Arancia rossaPELLE SECCA, GRASSA, DA TONIFICARE?

FATTI AIUTARE DALL’ARANCIA ROSSA DI SICILIA

Qualche precauzione prima di iniziare: prima di procedere con bagni e maschere, fate attenzione alla sensibilità e tolleranza della vostra pelle. Se la vostra pelle risulterà sensibile al prodotto di bellezza a base di arancia, e invece di strofinare il prezioso frutto avete voglia di una bella spremuta, ricordatevi che, una volta pronta, va bevuta entro 20 minuti, massimo mezzora: dopo, le proprietà salutari e benefiche della vitamina C cominciano a diminuire.

Per una pelle idratata, setosa e liscia, durante il bagno o la doccia strofinate la pelle con la polpa di un’arancia tagliata a spicchi. Insistete su ginocchia, gomiti e talloni, spremete il succo su viso e capelli e massaggiate, dopodiché risciacquate con acqua tiepida. Per un maggior beneficio aggiungete anche la polpa di limone.

In caso di pelle grassa del viso, tra i rimedi naturali si trova questa maschera: sbucciate due arance e due mandarini eliminando i semi e le parti bianche, mettetele nel frullatore insieme a mezzo albume d’uovo e frullate, dopodiché spalmate la maschera sul viso per 15 minuti e risciacquate con acqua tiepida.

In caso di pelle secca, per idratare la pelle del viso, mescolate un cucchiaio di argilla bianca, un cucchiaio di olio d’oliva e un cucchiaio di succo d’arancia, spalmate sul viso il composto ottenuto e tenetelo in posa per 15 minuti, infine risciacquate con una spugna morbida e acqua tiepida.

Contro le rughe invece applicate direttamente sul viso pulito un po’ di succo e polpa d’arancia per circa 20 minuti, quindi risciacquate.

Per una pelle più luminosa e chiara, passate la buccia dell’arancia sulla pelle ogni giorno per un mese. I risultati, come dicono le bellissime donne dell’India, sono assicurati.

Per tonificare la pelle, invece, soprattutto dopo i 30 anni, preparare una maschera a base di una piccola manciata di mandorle tritate e mescolate e due cucchiai di latte e un cucchiaino di succo d’arancia e di carota. Applicare la maschera su viso e collo e lasciarla per circa 30 minuti. Rimuovere con acqua tiepida aiutandosi con un panno umido.

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5 esercizi per allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi

Allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi richiede un mix di ingredienti fondamentali: alimentazione pulita, allenamento di resistenza e alcune componenti di allenamento cardio. Ovviamente altri fattori intervengono nell’equazione come ad esempio la stanchezza, il livello di stress e così via. Per tanto la strategia migliore sarebbe quella di unire la sessione intensa di allenamento di resistenza a quella cardio.

Ricorda di eseguire gli esercizi ascoltando il tuo corpo, senza andare oltre le tue capacità e possibilità fisiche.

L’allenamento va eseguito a circuito: 6 ripetizioni ad esercizio (e per gamba) per 3 set, cercando di diminuire il più possibile i tempi di recupero.

5 esercizi per allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi
Squat con pressa sopra la testa

Durante l’esecuzione del movimento ricordati ti mantenere attivo l’addome e tenere il petto in fuori. Soprattutto il movimento deve essere esplosivo.

Affondo indietro con curl dei manubri

Per rendere il movimento più difficile, compatibilmente con il tuo livello di fitness, una volta ritornata in posizione solleva a 45° il ginocchio della gamba che porti indietro durante l’affondo.

Renegate row con manubri

Anche conosciuto come plank con vogatore. La posizione da mantenere è quella di un plank a braccia tese. Evita  di muovere i fianchi e porta il gomito verso l’alto e il manubrio al petto.

Split Lunge con  manubri sopra la testa

Fai attenzione e a tenere le scapole abbassate e indietro.

Affondo laterale con pressa frontale

Il movimento dell’affondo laterale dovresti conoscerlo: cerca di evitare di sforzare il ginocchio spingendolo oltre la punta del piede. Quando sei in affondo porta in avanti il manubrio, rimanendo dritta con la schiena.

Il segreto dei centenari

“Raggiungere e superare i cent’anni è questione di buona genetica oltre che di stili di vita” dichiarano Kraig Willcox e Nir Barzilai.

 I segreti dei centenari in un unico gene: Nir Barzilai, Direttore dell’Einstein Institute for Aging Research di New York, e Craig Willcox, geriatra e ricercatore presso l’Okinawa Research Center for Longevity Science in Giappone intervistati a Milano in occasione di un congresso proprio sulla Longevità. Entrambi americani, sono considerati i massimi esperti internazionali di longevità e autori dei più importanti studi sui centenari.

Liana Zorzi intervista Craig Willcox e Nir Barzilai“Purtroppo ancora non è possibile dire quanto nella longevità incida la genetica e quanto gli stili di vita – dichiara Barzilai che, da New York sta portando avanti un interessante studio su un gruppo di centenari e il loro stile di vita. “Infatti, una recente osservazione sullo stile di vita di alcuni centenari ha rilevato che alcuni sono fumatori, obesi o seguono stili di vita non proprio salutari. Da questo punto di partenza abbiamo ipotizzato che il fattore genetico potesse avere un ruolo protettivo e importante.” Secondo Willcox, il gene della longevità si chiama FOXO3 ed entrerebbe in gioco una volta raggiunta l’età di 75-80 anni. “Infatti se prima di tale età l’alimentazione sobria, attività fisica anche semplice come le faccende domestiche o passeggiare, costituiscono fattori protettivi contro l’invecchiamento patologico, dopo tale soglia entra in gioco il cosiddetto gene della longevità – conferma Nir Barzilai. – Come dimostrato dai nostri studi, chi non presenta FOXO3 nel proprio codice genetico, subisce un progressivo spegnimento dell’attività cellulare tipica del fisiologico invecchiamento. Nei centenari invece, raggiunta la soglia dell’età media, il gene della longevità continua a proteggere l’attività cellulare ben oltre la soglia dei cent’anni.”
Secondo gli esperti, i “superages” sono certamente fortunati, ma per arrivare a 80 anni e godere della protezione del FOXO3 è importante non aver fumato, fare attività fisica e prestare attenzione all’alimentazione almeno fino a 75-80 anni. Ecco svelato il segreto dei centenari.

Più bravi a scuola se a tavola si mangia pesce

“Mangia pesce che diventi intelligente” dicevano mamme e nonne già negli anni ‘60. Dopo oltre 50 anni lo conferma il risultato di uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato dalla prestigiosa rivista Plos One, condotto su bambini tra 7 e 9 anni, sani ma che avevano presentato scarsi risultati ai test di apprendimento. Il risultato dello studio è semplice: più Omega-3 mangiano i bambini migliori saranno i risultati a scuola, impareranno prima e meglio a leggere e si comporteranno anche in modo più educato.

I bimbi coinvolti sono stati ben 362, divisi in due gruppi; la metà di loro ha ricevuto 600 mg di Omega-3 da olio di alga per 16 settimane. Lo studio, utilizzando i parametri di valutazione che si utilizzano per i deficit d’attenzione, ha messo a confronto i piccoli suddividendoli in modo random in due gruppi e fornendo placebo ai bambini non sottoposti a trattamento. Tra quelli che avevano risultati appena sotto la media, i miglioramenti registrati dopo 4 mesi sono stati +20% in fluidità e velocità di lettura mentre i bambini che avevano i risultati peggiori hanno fatto balzi in avanti stimati in un +50%. Inoltre, i genitori hanno riportato un generale miglioramento degli aspetti caratteriali dei loro figli.

OMEGA-3: MIGLIORANO L’ATTENZIONE E IL CARATTERE DEI BAMBINI

Già si sapeva che gli Omega-3 aiutano i bambini che soffrono di deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) che colpisce tra il 3 e il 5% dei bambini nel mondo. Inoltre, l’assunzione di questi preziosi elementi, noti anche come vitamina F, hanno dimostrato di avere effetti positivi nella dislessia e nei disturbi di coordinazione e sviluppo. Rispetto agli effetti già noti sull’adulto e sul bambino, lo studio britannico ha evidenziato l’importante ruolo degli Omega-3 sull’apprendimento e comportamento sulla popolazione generale di una scuola.”I bambini che hanno assunto dosi regolari di Omega-3 hanno migliorato le loro capacità di lettura, e hanno recuperato il tempo perso, reinserendosi nella loro classe agli stessi livelli degli altri studenti”, hanno detto i ricercatori. Visto il successo della sperimentazione, è già in corso una nuova ricerca, identica nella metodologia, ma condotta questa volta su un campione ancora più vasto. Nello studio britannico la fonte di Omega-3 derivava dalle alghe ma sono presenti, oltre che in pesce e crostacei, anche in nocioli vegetali come l’olio di lino, olio di ribes nero, olio di colza e olio o semi di canapa alimentare. Gli Omega-3, noti anche come vitamina F, sono acidi grassi essenziali fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo. Importanti studi anche italiani avevano già mostrato che integrare questa sostanza riduce il rischio infarto, morte improvvisa, ictus e mortalità in generale nell’adulto.

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