La dieta di coppia


È di moda stare a dieta insieme, ma spesso l’uomo la fa fallire

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Boom delle diete in coppia. È il nuovo trend dell’estate 2018, come ricostruito dagli esperti del Centro Medico Lazzaro Spallanzani di Reggio Emilia.
«La nostra clinica nel 2017 ha eseguito 1.277 visite dietologiche, quest’anno al 1° giugno 2018 siamo già a 1.141 e siamo solamente nel primo semestre. Ciò dimostra la sempre maggior attenzione delle persone verso la cura dell’alimentazione, sulla prevenzione delle patologie e sul mantenere il proprio stato di salute, specialmente con l’avvicinarsi dell’estate», afferma il Dott. Mirco Tedeschi, responsabile del reparto di dietologia.
Secondo una stima degli esperti, ben il 30 per cento delle coppie inizia una dieta in tandem per una serie di motivi. Farsi forza a vicenda (18%), controllarsi reciprocamente (26%) e monitorare in tempo reale i risultati (33%). Ma c’è anche il lato negativo, visto che un coniuge può trascinare il proprio …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Il giusto riposo


Fondamentale dormire il numero di ore adeguato

La salute dipende anche da quanto dormiamo. Uno studio pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society segnala la necessità di dormire il numero giusto di ore per evitare un rischio di demenza e di morte prematura.
L’analisi ha coinvolto 1.517 soggetti seguiti per 10 anni: 294 hanno sviluppato una forma di demenza e 292 sono morti. Dopo aver tenuto conto di altri fattori come l’età, il genere, è emerso che il tasso di mortalità e di demenza è maggiore se il soggetto dorme meno di 5 o più di 10 ore al giorno.
I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività fisica riesce a contrastare l’effetto negativo della mancanza di sonno. “Dato l’effetto benefico dell’attività fisica sui problemi legati al poco sonno, questi risultati indicano che non solo fare attenzione alla durata del sonno, ma anche modificare lo stile di vita può costituire una strategia efficace per prevenire …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Tacchi alti nel weekend?

Se i tuoi tacchi a spillo causano dolore e infiammazione ai piedi, segui questi piccoli consigli per evitare che il tuo trick di bellezza si riveli un’arma a doppio taglio.

  • Cerca terreni morbidi. Se puoi scegliere tra il camminare su un tappeto o in piedi su un pavimento di legno, ovviamente scegli la superficie più morbida. Come confermato da molti podologi, quando si indossano i tacchi si va ad esercitare molta pressione sulle piante dei piedi. Il tutto, poi, viene ancor più amplificato se si cammina su un pavimento duro.
  • Utilizza plantari in gel. Puoi acquistarli facilmente in farmacia e si rivelano molto utili a ridurre l’affaticamento da tacchi alti. Attenzione però: ricorda di sostituirli spesso; si tratta di materiali che non reggono a lungo termine. Inoltre, quando acquisti le scarpe, assicurati che siano adatte ai plantari.
  • Indossa le calze. Queste creano uno strato di protezione tra la tua pelle e le suole delle scarpe. In più, eviteranno ai tuoi piedi di sudare riducendo anche il rischio di calli e vesciche che si possono sviluppare quando la pelle sfrega contro la scarpa.

  • Metti i piedi a mollo. Riempi la vasca con qualche centimetro di acqua tiepida, aggiungi un po ‘di sale e immergi i piedi per circa 20 minuti. Il magnesio contenuto nel sale ti aiuterà a evitare infiammazioni e crampi.
  • Fai Stretching. I tacchi alti mettono il muscolo del polpaccio e il tendine di Achille in una posizione accorciata che può creare oppressione e dolore. Quindi, mettiti in piedi di fronte ad un muro e posiziona un piede davanti all’altro tenendo entrambi i piedi appoggiati sul pavimento. Piega in avanti il ginocchio anteriore e tieni dritta la gamba posteriore. Resta in posizione per 90 secondi, poi cambia lato. Ripeti l’esercizio per tre volte durante il giorno così da alleviare la pressione.
  • Quando sei sul divano o sul letto, metti alcuni cuscini sotto i piedi. Questo faciliterà la circolazione del sangue e ridurrà il gonfiore.
  • Metti i piedi nel ghiaccio. Se i tuoi piedi sono notevolmente infiammati e di colore rosso, il ghiaccio può essere salvifico. Tuttavia, se zoppichi o non riesci a camminare normalmente il giorno successivo (o qualsiasi giorno dopo), fissa un appuntamento con un podologo.



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3 modi per prevenire l’insonnia post-allenamento

Per la maggior parte, le prove supportano il fatto che l’esercizio fa bene al sonno: ti aiuta ad addormentarti più velocemente e a dormire sonni tranquilli tutta la notte. Eppure, sapevi che allenarti troppo vicino al momento di coricarsi può effettivamente darti una scossa di energia che può tenerti sveglia più a lungo?

In uno studio, i partecipanti hanno dormito 42 minuti in più nei giorni in cui erano meno attivi. Se questo è il tuo caso, ma il tuo programma non ti permette di allenarti all’inizio della giornata, non devi rassegnarti a riposare meno quando ti alleni. Questi tre consigli ti aiuteranno ad addormentarti senza sforzo, anche se stai saltando direttamente dallo squat al letto.

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Prediligi l’allenamento a bassa intensità

Lascia i tuoi allenamenti da cardiopalma ai giorni in cui hai più tempo libero al mattino e utilizza le opzioni meno intense per gli esercizi serali, come una passeggiata o una corsa super facile o, ancora meglio, yoga vinyasa. In effetti, qualunque cosa tu faccia, considera di terminare gli allenamenti notturni con alcune pose, come la posa di Happy Baby o Corpse. I movimenti rilassanti e l’attenzione al respiro ti aiuteranno a rilassarti, preparandoti a letto. Leggi anche Benefici della camminata: quanti passi fare per bruciare 500 calorie

Raffreddare più velocemente

Mettersi a letto appena dopo aver terminato una sessione di sollevamento pesi o di corsa su tapis roulant praticamente garantisce la difficoltà di prendere sonno. Invece, fare un bagno caldo o una doccia prima di andare a dormire rilassa abbastanza da facilitare il sonno. Inoltre, la ricerca dimostra che la temperatura interna si abbassa naturalmente prima di andare a dormire, il che aiuta a far ripartire i sistemi di sonno del tuo corpo. Quando esci dalla doccia fumosa e inizi ad asciugare, anche la temperatura corporea cadrà di qualche grado, provocando sonnolenza. Leggi anche Fare un bagno caldo darebbe gli stessi benefici dell’allenamento

Prova uno spuntino di mezzanotte

Fare rifornimento dopo un allenamento a tarda notte aiuta l’equilibrio: mangia troppo e ti sentirai troppo pieno e gonfio per dormire; troppo poco, e la tua pancia rumorosa ti terrà sveglio. La soluzione migliore è prendere uno spuntino leggero contenente carboidrati e proteine, entrambi essenziali per il corretto recupero. Alcune buone scelte: pane tostato integrale con burro di arachidi o hummus, un bicchiere di latte al cioccolato o formaggio magro e cracker.

Cellulite, a ogni donna la propria strategia

Come combattere l’inestetismo a seconda del lavoro

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Con l’arrivo della bella stagione la voglia di perdere qualche chiletto e di rimettersi in forma è praticamente d’obbligo.

La cellulite, in particolare, affligge il 90% delle donne: dalle studentesse fino alle manager, poche ne sono immuni. Ma come conciliare una strategia anti-buccia d’arancia efficace e al tempo stesso compatibile con il proprio stile di vita?

La dottoressa Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice dei libri “La dieta dei biotipi” e “La dieta della tiroide”, lancia una serie di consigli a misura di ogni donna.

IMPIEGATE E STUDENTESSE: ATTENZIONE A COME VI SEDETE

In generale le impiegate e le studentesse trascorrono gran parte della loro giornata sedute, rientrando così a pieno titolo nella categoria dei lavoratori sedentari.

Dieta chetogenica e alcol: è possibile?

La dieta del momento, ovvero la dieta chetogenica, è nota per essere poco amica di carboidrati e zuccheri, per tanto valida per brevi periodi di tempo.
Non solo, la dieta chetogenica non prevede la possibilità di introdurre alcol, non tanto per la quantità di carboidrati presenti in ogni drink, ma per il modo in cui il corpo recupera energia da esso.

Il metabolismo dei nutrienti sembra essere dunque il principale problema dell’introduzione di anche un solo bicchiere di alcol nella dieta chetogenica, come dice Kristen Macinelli alla rivista americana Shape. Una volta ingerito l’alcol, il fegato lo metabolizza in energia. Questo può comportare l’ossidazione dei acidi grassi dell’80%.

In poche parole invece di bruciare grasso per produrre energia, l’energia viene recuperata dalle calorie dell’alcol consumato. Non è per tanto la fine del mondo, ma di sicuro nemmeno il modo migliore di sfruttare i benefici della dieta chetogenica.

Se comunque sei la tipa da happy hour ma non vuoi rinunciare ad un bicchiere in compagnia, non preoccuparti, basta fare un po’ di attenzione alla tipologia di alcolico e bere con moderazione.

Per prima cosa dovresti riconsiderare vino, birra e champagne in favore di alcune tipologie di spiriti. Non importa la tipologia, tutti hanno lo stesso ammontare di calorie provenienti dall’alcol e nessuno da carboidrati. Leggi anche Tequila shot: agave ed effetti sul peso

Il vino non è particolarmente ricco di carboidrati, e a seconda dell’ammontare dei carboidrati previsto dal tuo piano alimentare potrebbe essere inserito più facilmente rispetto alla birra.
Quindi cattive notizie, per gli amanti di quest’ultima.

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RISO VENERE AI FRUTTI DI MARE CON ZUCCHINE, AVOCADO E CURCUMA

Questo è un piatto che possiamo considerare unico in quanto davvero molto ricco e composto da elementi dalle notevoli proprietà salutari.

Riso Venere: dal punto di vista nutrizionale, essendo un cereale integrale, il riso Venere contiene generose quantità di fibra alimentare, buone quantità di fosforo e potassio, nonché piccole dosi di altri elementi come: ferro, zinco e selenio.

E’ un’ottima fonte di tiamina (vit. B1) e possiede un basso indice glicemico. Il riso Venere si avvale di una caratteristica unica nel suo genere, deve il suo aspetto cromatico alle ottime quantità antociani, molecole polifenoliche dal potere antiossidante, antitumorale, ipocolesterolemizzante.

Il nome “Venere” si ricollega al simbolismo mitologico, fa riferimento alla ben nota Dea Romana dell’amore, della bellezza e della fertilità. Tale analogia è giustificabile dal fatto che, in passato, il riso nero era considerato un potente afrodisiaco.

Cosa serveCOSA SERVE (PER 4 PERSONE) 

 

250 g di riso nero venere (60 gr a testa più o meno)

Sale q. b.

Olio d’oliva q. b.

Mezza cipolla

1 Avocado maturo

2 Zucchine medie

Frutti di mare a piacere

Curcuma

Come si preparaCOME SI PREPARA

 

Mettere dell’acqua in un pentola, salare, portare ad ebollizione e versare il riso venere, il quale possiede un cottura piuttosto lunga, circa 30/40 minuti. Coprire con un coperchio e a fuoco lento portare avanti la cottura . Nel frattempo lavare e tagliare le zucchine a dadini, facendole rosolare per pochi minuti in una padella con un po’ di olio e cipolla. Privare poi l’avocado della sua buccia e tagliare anch’esso in pezzettini piccoli e tenerlo da parte. In una padella abbastanza capiente far rosolare della cipolla in un po’ di olio e aggiungere i frutti di mare, facendo attenzione a non cuocerli troppo.

Quando la cottura del riso sarà ultimata scolarlo con un a schiumarola tenendo da parte il brodo nero violaceo, e unirlo ai frutti di mare, alle zucchine, all’avocado e alla curcuma. Continuare per qualche secondo la cottura e quando tutti gli ingredienti si saranno amalgamati, aggiungere un po’ di olio a crudo. Nel caso in cui il riso risulti asciutto aggiungere il brodo tenuto da parte precedentemente.

Impiattare il riso guarnendo a piacere con un po’ di crema di avocado.

Come mangiare a Pasqua senza compromettere la salute

Le raccomandazioni degli esperti

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Le festività pasquali sono alle porte e con loro anche i pasti consumati in compagnia di parenti e amici che a Pasqua e Pasquetta sono, di solito, abbondanti e costituiti, spesso, da pietanze elaborate e ricche di grassi.

Pasteggiare in compagnia fa certamente bene all’umore ma attenzione a non esagerare. Mangiare bene e con gusto, assaporando i sapori della tradizione, non significa necessariamente mettere alla prova stomaco e intestino.

Basta, infatti, qualche accortezza per godersi la tavola anche a Pasqua senza grosse rinunce, soprattutto per chi, con l’arrivo della primavera, ha già preso contromisure per rimettersi in forma. Come, infatti, rilevato da una recente indagine di ASSOSALUTE, Associazione Nazionale Farmaci di Automedicazione, per il 39,1% degli Italiani – e per quasi 1 donna su 2 – l’arrivo della bella stagione fa rima con prova costume.

Disfagia, quando deglutire diventa difficile

I rischi per gli anziani

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Deglutiamo senza accorgercene almeno circa 600 volte al giorno. La deglutizione però, se compromessa, richiede la nostra massima attenzione e può rivelarsi causa di numerosi problemi.

Oltre i 50 anni di età, circa 1 persona su 10 può presentare difficoltà di deglutizione che gli esperti chiamano “disfagia”, con conseguenti effetti negativi sulla salute e sul benessere dell’individuo. Se non correttamente gestita la disfagia può determinare complicanze che possono mettere a rischio lo stato di salute della persona che ne è colpita e essere causa di ricoveri ospedalieri anche ripetuti nel tempo.

Uno studio della Johns Hopkins University ha analizzato i cambiamenti che si verificano nella capacità di deglutire quando si invecchia.

Autismo, già da piccoli poca attenzione ai segnali sociali

Il cervello non riesce a sviluppare una rete in grado di tradurli

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La mente dei bambini autistici non è in grado di “tradurre” i segnali sociali a cui tutti noi siamo esposti fin da piccoli. Nei bambini sani, il cervello poco a poco sviluppa una rete di aree specializzate nella traduzione dei segnali sociali, ma fra i bambini autistici questa prerogativa viene meno.

A sottolineare questo aspetto è uno studio dell’Università di Ginevra pubblicato su eLife. Secondo i medici svizzeri, già durante il primo anno di vita la mancanza di tale caratteristica comincia a farsi evidente.

Il team elvetico ha osservato bambini di 3 anni, autistici e non, che assistevano a video di altri bambini impegnati nel gioco. I ricercatori hanno utilizzato dei tracciatori oculari per capire dove si rivolgesse di volta in volta lo sguardo, mentre l’attività cerebrale è stata registrata con un elettroencefalogramma.