Il giusto riposo

Fondamentale dormire il numero di ore adeguato

La salute dipende anche da quanto dormiamo. Uno studio pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society segnala la necessità di dormire il numero giusto di ore per evitare un rischio di demenza e di morte prematura.
L’analisi ha coinvolto 1.517 soggetti seguiti per 10 anni: 294 hanno sviluppato una forma di demenza e 292 sono morti. Dopo aver tenuto conto di altri fattori come l’età, il genere, è emerso che il tasso di mortalità e di demenza è maggiore se il soggetto dorme meno di 5 o più di 10 ore al giorno.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività fisica riesce a contrastare l’effetto negativo della mancanza di sonno.

I 5 fattori che ci allungano la vita

 

Se tutti presenti possiamo allungarla di un decennio

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Cinque scelte di vita possono renderci molto più longevi dei nostri coetanei che mostrano un approccio meno salutare.
A dirlo è uno studio apparso su Circulation a firma di Frank Hu della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, che spiega: «Il nostro lavoro mostra che la prevenzione, attraverso la dieta e le modifiche dello stile di vita, ha enormi benefici in termini di riduzione della frequenza di malattie croniche e di miglioramento dell’aspettativa di vita e di riduzione dei costi sanitari».
Grazie ai dati del Nurses’ Health Study and Health Professionals Follow-up Study e a quelli di Nhanes e Cdc riguardanti la mortalità, i ricercatori hanno verificato l’associazione fra 5 fattori di stile di vita a basso rischio e il tasso di mortalità in un follow up di 30 anni.
I 5 fattori sono una dieta sana, niente fumo, attività fisica per almeno 30 minuti al giorno, consumo …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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10 bufale sull’attività fisica


Anche lo sport è vittima delle fake news

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I luoghi comuni investono ogni ambito dell’attività umana, anche lo sport. Per questo, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno stilato una lista di 10 bufale sull’attività fisica che possono causare danni alla nostra salute.

1) MI SCATENO A TAVOLA, POI VADO IN PALESTRA. Fare esercizio fisico non sarà mai sufficiente se durante il giorno mangiamo il doppio di quanto necessario.
2) SOLO RIPOSO IN GRAVIDANZA. Niente di più sbagliato, l’attività fisica in gravidanza ricuce il rischio di vene varicose, gonfiore a mani e piedi, diabete gestazionale e problemi alla schiena.
3) HO L’ARTROSI, QUINDI NIENTE SPORT. Alcune attività fisiche come la ginnastica dolce, lo yoga, il pilates migliorano il decorso della malattia, la motilità articolare e la qualità della vita.
4) I BAMBINI GIOCANO, NON SERVE ALTRA ATTIVITÀ FISICA. Uno dei motivi per cui siamo ai primi posti in Europa …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fitness, sport, fisico,

Più giovani grazie al fitness

L’esercizio fisico allunga la giovinezza rigenerando le cellule

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Un altro buon motivo per sforzarsi di muoversi un po’ e magari iscriversi in palestra. Una ricerca israeliana sostiene infatti che l’attività fisica aiuta il nostro fisico a resistere ai processi di invecchiamento facendoci guadagnare qualche anno di giovinezza in più.

Nello specifico, secondo gli scienziati della Sackler School of Medicine dell’Università di Tel Aviv, sottoporsi in maniera costante ad esercizi di resistenza aumenta la quantità di cellule staminali all’interno dei nostri muscoli, in tal modo ringiovanendoli.

Gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Plos One, hanno testato la propria teoria su un gruppo di topolini, che hanno affrontato per 13 settimane e 20 minuti al giorno uno sforzo fisico paragonabile al tapis roulant utilizzato comunemente nelle palestre. Il risultato ottenuto è la moltiplicazione delle cellule staminali di quasi la metà.

Come liberarsi della cellulite

Rimedi specifici e alimentazione corretta le armi migliori

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Lipodistrofia ginoide, pannicolopatia edemato fibrosa, adiposis edematosa, pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica, dermopanniculosis deformans, status protrusus cutis, liposclerosi, pelle a buccia d’arancia, pelle a trapunta.

Tanti nomi diversi, ma il problema è sempre uno, la cellulite, nemica giurata delle donne. Infatti, l’80, 90% delle donne affronta la sua personale battaglia. La genetica è tra le cause maggiori, ma potrebbe dipendere da un’alimentazione ricca di sale, grassi e carboidrati, da cattiva circolazione sanguigna e da scarsa attività fisica.

Lo sport migliora la personalità

Associazione fra benessere psicologico e attività fisica

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Lo sport non fa bene soltanto al fisico, ma anche al cervello. Lo conferma uno studio apparso sul Journal of Research in Personality a firma di ricercatori dell’Università di Montpellier.

Secondo gli studiosi francesi guidati da Yannick Stephan, un’attività fisica inadeguata comporta un deterioramento della personalità e un declino psicologico negli anni a venire.

Lo studio ha coinvolto 6000 partecipanti con età media di 53 anni che dal 1992 al 1994 hanno risposto a un questionario sull’argomento. Il test è stato ripetuto nel 2011. A questi dati si sono affiancati quelli di un secondo studio realizzato su 2500 persone che hanno effettuato il test nel biennio 1995-1996 e poi nel 2013-2014.

I dati indicano che 20 anni dopo il primo test, la mancanza di attività fisica aveva portato inevitabilmente a un decadimento del livello di coscienza, di apertura e di solarità.

La dipendenza da esercizio esiste davvero?

Quando inizi un nuovo percorso per perdere peso, la cosa che immediatamente noti al di la dei vestiti più larghi, è che subito ricevi feedback positivi da amici e conoscenti. E sulla scia di questo entusiasmo ti convinci ad iscriverti in palestra.
Quando si ottengono dei risultati è facile farsi prendere dall’entusiasmo e pensare che ciò che stiamo facendo è corretto, anche se in realtà stiamo limitando l’introduzione di cibo e probabilmente ci stiamo allenando più di quello che dovremmo, ignorando dei chiari segnali come il sovrallenamento.

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Quando si parla di dipendenza da allenamento di cosa si parla?

Senza nemmeno accorgertene ti trovi in una spirale di ossessioni, mascherate da sane abitudini. Ecco di cosa si parla quando si parla di dipendenza da allenamento. La condizione è definita come un’attività fisica eccessiva che si traduce in problemi fisici, sociali e psicologici, dice Heather Hausenblas, Ph.D., professore nel dipartimento di  chinesiologia presso la Jacksonville University in Florida, e coautore di The Truth About Exercise Addiction.

In primo luogo, sappiamo che la dipendenza da esercizio fisico non è estremamente comune e colpisce meno dell’1% della popolazione, afferma Hausenblas. “Dal punto di vista della salute, pensiamo che l’esercizio fisico sia sempre positivo, ma c’è un picco, toccato il quale l’esercizio può diventare dannoso”.

Non è necessariamente la quantità di allenamento a determinare il problema: se ti alleni per una maratona ad esempio, dovrai necessariamente allenarti per lunghe ore. La dipendenza da allenamento, invece si verifica quando, al netto di non potersi allenare, mostri segnali di ansia e depressione. Altre conseguenze sono:

  • Cancellazione di eventi sociali
  • Programmazione della giornata intorno agli allenamento
  • Programmazione dell’allenamento in ora non appropriati
  • Al presentarsi di un infortunio, si tende ad ignorarlo onde evitare di perdere tempo nella guarigione.

Come riconoscere i segni di dipendenza da esercizio

Da lontano, qualcuno con una dipendenza da esercizio può sembrare diligente rispetto al fatto di prendersi cura della propria salute. L’esercizio fisico è un’abitudine sana e la partecipazione attiva è ampiamente incoraggiata. Ma bisogno sapere che troppo esercizio fisico può causare problemi come fratture da stress e tendiniti. Inoltre, “puoi allenarti così duramente che le tue prestazioni peggiorano davvero”, dice.

Recupero dalle dipendenza da esercizio

In caso si verifichi una situazione del genere, è importante intervenire immediatamente, rivolgendosi ad un esperto. E’ importante capire che l’esercizio non è solo un mezzo per bruciare calorie, ma un modo di prendersi cura del proprio corpo, divertendosi.
Tuttavia, sappiamo che così come la cura da qualsiasi altra dipendenza, il recupero non è semplice. Il supporto della famigli e degli amici rimane sempre una componente fondamentale.

LUOGHI DELL’ANIMA: IL TAVELLO

Si chiama “il Tavello”, questa grandissima golena sulle rive del fiume Brenta, vicino a Padova, che ospita pioppeti, sentieri, paludi e campi, oltre ad una suggestiva Villa Veneta perfettamente conservata. D’estate si sentono i grilli, il rumore dolce del fiume che scorre pigro tra le sue morbide anse, e si sente il profumo dell’erba tagliata. In autunno, si osservano luci aranciate, mentre iniziano i primi freddi e gli uccellini man mano si fanno meno vivaci. D’inverno, è un po’ spoglio, ma conserva comunque una certa bellezza, forse un po’ austera. E a primavera, il rosso dei papaveri si unisce alla danza delle api, e fa venire voglia di giri in bicicletta, pic-nic e giochi di ragazzi. In ogni stagione, è un luogo da amare, un luogo in cui ritrovare il silenzio, un luogo per respirare un’aria un po’ diversa da quella puzzolente della città e per sentirsi un po’ più vicini alle cose che contano davvero. Nato per proteggere fisicamente gli abitanti del paese in cui si trova dall’esondazione del fiume, è diventato un luogo in cui la protezione diventa anche spirituale.

Attività sportive: quest’area naturalistica protetta a livello regionale ed europeo, è anche una bella opportunità per praticare qualsiasi attività fisica, dalla corsa, alla bici, all’equitazione, alla canoa. Il Tavello fa parte dell’“Anello fluviale del Brenta”, un percorso di circa 54km che abbraccia la provincia di Padova seguendo il corso del fiume Brenta.

Eventi: ogni estate, all’inizio di luglio, l’associazione “Ottavo Miglio” organizza un festival all’aperto con musica, buon cibo e incontri culturali. Ogni anno viene dato un tema al festival, un tema legato all’ambiente che faccia riflettere sul nostro atteggiamento verso la natura. Il luogo in cui si svolge è davvero suggestivo: si tratta di un’area verde affacciata sulle sponde del Brenta, illuminata da piccole torce e animata dal chiacchiericcio della gente che, ogni anno più numerosa, partecipa a questo evento.

Dove dormire: abbiamo provato l’Hotel Valbrenta, 3 stelle con camere spaziose e pulite, situato a pochi passi dall’inizio dell’area naturalistica. In alternativa, anche il tranquillo B&B Chiara , situato sempre nelle vicinanze, è una buona soluzione per l’alloggio.

Dove mangiare: si consiglia l’osteria al Tirovino, bellissima location e ottimo cibo. Ma per quanto riguarda la gastronomia, si suggerisce di programmare la visita durante il ponte del 25 aprile, quando ha luogo la tradizionale “sagra dei bigoi”: avrete la possibilità di gustare sapori della tradizione veneta, scegliendo tra un’ampia gamma di primi e secondi, e osservare la produzione della pasta tradizionale che verrà impastata, “torciata” e cucinata davanti ai vostri occhi.

Nei dintorni: da non perdersi una visita a Padova, un piccolo scrigno di storia, cultura e arte, raggiungibile anche con mezzi pubblici. Oppure, se si desidera fare un rapido viaggio nel tempo, si consiglia una gita a Cittadella, in cui è possibile vivere l’emozione di camminare sulle antiche mura medievali.

Guida ai carboidrati: distinzioni e caratteristiche

Gli alimenti che generalmente classifichiamo come carboidrati sono pane, pasta, riso e patate. A chiunque si chieda cosa sono i carboidrati risponderà questi quattro tipi di alimenti. Ma, in realtà, i carboidrati si trovano in tantissimi altri alimenti, sono solo di tipi diversi con diversa composizione e con diversa nomenclatura. Facciamo una prima distinzione: i carboidrati prima di tutto si dividono in semplici e complessi:

I carboidrati semplici, gli zuccheri, comprendono i monosaccaridi, come il glucosio, il fruttosio, contenuto nella frutta ed il galattosio, ed i disaccaridi, di cui il saccarosio o zucchero da tavola è il più conosciuto ed è formato da glucosio+ fruttosio, poi abbiamo il maltosio (glucosio+ glucosio) ed il lattosio (galattosio+ glucosio).

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Gli zuccheri semplici sono presenti naturalmente in alcuni alimenti, come il fruttosio nella frutta appunto, ma li possiamo trovare anche in forma raffinata, utilizzati come tali (saccarosio) o incorporati in cibi e bevande (zucchero, sciroppo di glucosio a contenuto variabile di fruttosio), per aumentarne la dolcezza. Questi carboidrati sono assorbiti in maniera rapida dall’organismo, poiché essendo molecole “semplici” non necessitano di degradazione per cui non richiedono grandi attività metaboliche, e per questo motivo sono considerati Energia di pronto utilizzo. I carboidrati complessi sono invece formati da più di 2 unità di monosaccaridi, definiti perciò polisaccaridi, tutti formati da più unità di glucosio e per questo richiedono un lavoro digestivo più impegnativo per essere assorbiti.

Sono rappresentati essenzialmente dall’amido, presente soprattutto nei cereali ed i tutti i suoi derivati (pane, pasta, pizza) nei legumi secchi e nei tuberi come le patate, la manioca, la zucca o il mais, ma non solo, sono carboidrati anche le fibre alimentari, ovvero carboidrati che resistono alla digestione enzimatica intestinale, anche se una parte è fermentata dalla flora batterica intestinale e quindi assorbita, vengono perciò definiti carboidrati non disponibili o non digeribili e per questo non sono veramente importanti dal punto di vista calorico.

Le fibre si trovano in diverse forme solo nei vegetali (cellulosa, pectina, lignina, resina gommosa ecc.) quindi negli ortaggi, nei legumi freschi e nella frutta, e non essendo digeribili, hanno la funzione di facilitare il transito intestinale e il raggiungimento del senso di sazietà. La nostra dieta mediterranea rifacendosi ai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) ci dice che il 45-60 % della nostra alimentazione dovrebbe essere composta da carboidrati prediligendo fonti alimentari amidacee a basso Indice Glicemico, di questa percentuale MENO DEL 15% dovrebbe essere composto da zuccheri semplici limitando l’uso di alimenti e bevande formulati con fruttosio e sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio.

Inoltre i LARN consigliano negli adulti un’assunzione di circa 25 g al giorno di fibra alimentare (su una dieta di almeno 2000 kcal) preferendo alimenti naturalmente ricchi in fibra alimentare quali cereali integrali, legumi, frutta e verdura.
Le percentuali ovviamente cambiano in base al soggetto, in base al risultato che si vuole ottenere ed in base alla risposta sul senso di sazietà.

Di base non sono i carboidrati che fanno ingrassare, è un eccesso degli stessi, poiché è molto facile eccedere essendo alimenti spesso disidratati e quindi “ingombrano” meno: 200 gr di pasta non saziano come 200 gr di carne e questo è un dato di fatto. Perciò dobbiamo eliminarli? NO, dobbiamo essere consapevoli di quello che mangiamo e di quanto ne mangiamo: una persona sedentaria dovrà ridurre le quantità di carboidrati ingerite durante la giornata, al contrario una persona attiva potrà aumentarli sulla base della propria attività senza ingrassare.

Inoltre, anche nelle diete chetogeniche, che di base non prevedono l’utilizzo di alimenti glucidici, seguite per brevi periodi di tempo, alimenti come la zucca, i broccoli e le verdure in generale sono concesse, in quanto è stato dimostrato come i risultati siano migliori quando vengono assunte buone quantità di fibra nella dieta giornaliera accanto a pasti a base di proteine. La giusta quantità di carboidrati varia quindi da persona a persona, ma in generale la qualità degli alimenti che ingeriamo fa la differenza. Preferiamo alimenti glucidici contenti una buona quantità di fibre alimentare come i gli alimenti integrali, poiché agiranno non solo migliorando la sensibilità insulinica, ma anche sull’assetto ormonale aiutando la leptina e gli ormoni tiroidei a funzionare correttamente.

La leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo che agisce, in parole povere, sul senso di sazietà, inviando al cervello il segnale che si è sazi dopo un pasto e nei soggetti obesi con molto tessuto adiposo, si sviluppa una condizione di resistenza alla leptina. Per stimolare il funzionamento di questo ormone possiamo seguire alcune buone abitudini come iniziare a fare attività fisica (anche un solo chilo di tessuto adiposo perso, riuscirà a migliorare il funzionamento della leptina), fare piccoli pasti regolari, evitare cibi troppo zuccherati ed industriali e preferire invece alimenti con un buon contenuto di fibre e qualitativamente migliori.

Sport d’autunno, occhio ai funghi

I consigli di Assosalute per prevenire e affrontare le micosi

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L’arrivo della stagione autunnale non può e non deve essere un limite alle sane abitudini e all’esercizio fisico.
Si riscoprono e ci vengono in aiuto le palestre e le piscine. Un’ottima “frequentazione” che ci aiuta non solo a mantenerci in forma ma anche a combattere lo stress.
Ma attenzione ai funghi: ambienti chiusi e riscaldati, come palestre o piscine, uniti a spogliatoi caldi e umidi, creano le condizioni perché si sviluppino miceti (chiamati nel linguaggio comune funghi) ovvero microrganismi patogeni in grado di diffondersi su pelle, peli e unghie dando origine a infezioni dette appunto micosi.
Non fare la doccia in palestra a piedi nudi o non camminare a bordo piscina senza ciabatte sono corrette precauzioni non sufficienti da sole, quando si fa attività fisica, a mettere al sicuro dalla possibilità di sviluppare una micosi.