La dipendenza da esercizio esiste davvero?

Quando inizi un nuovo percorso per perdere peso, la cosa che immediatamente noti al di la dei vestiti più larghi, è che subito ricevi feedback positivi da amici e conoscenti. E sulla scia di questo entusiasmo ti convinci ad iscriverti in palestra.
Quando si ottengono dei risultati è facile farsi prendere dall’entusiasmo e pensare che ciò che stiamo facendo è corretto, anche se in realtà stiamo limitando l’introduzione di cibo e probabilmente ci stiamo allenando più di quello che dovremmo, ignorando dei chiari segnali come il sovrallenamento.

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Quando si parla di dipendenza da allenamento di cosa si parla?

Senza nemmeno accorgertene ti trovi in una spirale di ossessioni, mascherate da sane abitudini. Ecco di cosa si parla quando si parla di dipendenza da allenamento. La condizione è definita come un’attività fisica eccessiva che si traduce in problemi fisici, sociali e psicologici, dice Heather Hausenblas, Ph.D., professore nel dipartimento di  chinesiologia presso la Jacksonville University in Florida, e coautore di The Truth About Exercise Addiction.

In primo luogo, sappiamo che la dipendenza da esercizio fisico non è estremamente comune e colpisce meno dell’1% della popolazione, afferma Hausenblas. “Dal punto di vista della salute, pensiamo che l’esercizio fisico sia sempre positivo, ma c’è un picco, toccato il quale l’esercizio può diventare dannoso”.

Non è necessariamente la quantità di allenamento a determinare il problema: se ti alleni per una maratona ad esempio, dovrai necessariamente allenarti per lunghe ore. La dipendenza da allenamento, invece si verifica quando, al netto di non potersi allenare, mostri segnali di ansia e depressione. Altre conseguenze sono:

  • Cancellazione di eventi sociali
  • Programmazione della giornata intorno agli allenamento
  • Programmazione dell’allenamento in ora non appropriati
  • Al presentarsi di un infortunio, si tende ad ignorarlo onde evitare di perdere tempo nella guarigione.

Come riconoscere i segni di dipendenza da esercizio

Da lontano, qualcuno con una dipendenza da esercizio può sembrare diligente rispetto al fatto di prendersi cura della propria salute. L’esercizio fisico è un’abitudine sana e la partecipazione attiva è ampiamente incoraggiata. Ma bisogno sapere che troppo esercizio fisico può causare problemi come fratture da stress e tendiniti. Inoltre, “puoi allenarti così duramente che le tue prestazioni peggiorano davvero”, dice.

Recupero dalle dipendenza da esercizio

In caso si verifichi una situazione del genere, è importante intervenire immediatamente, rivolgendosi ad un esperto. E’ importante capire che l’esercizio non è solo un mezzo per bruciare calorie, ma un modo di prendersi cura del proprio corpo, divertendosi.
Tuttavia, sappiamo che così come la cura da qualsiasi altra dipendenza, il recupero non è semplice. Il supporto della famigli e degli amici rimane sempre una componente fondamentale.

LUOGHI DELL’ANIMA: IL TAVELLO

Si chiama “il Tavello”, questa grandissima golena sulle rive del fiume Brenta, vicino a Padova, che ospita pioppeti, sentieri, paludi e campi, oltre ad una suggestiva Villa Veneta perfettamente conservata. D’estate si sentono i grilli, il rumore dolce del fiume che scorre pigro tra le sue morbide anse, e si sente il profumo dell’erba tagliata. In autunno, si osservano luci aranciate, mentre iniziano i primi freddi e gli uccellini man mano si fanno meno vivaci. D’inverno, è un po’ spoglio, ma conserva comunque una certa bellezza, forse un po’ austera. E a primavera, il rosso dei papaveri si unisce alla danza delle api, e fa venire voglia di giri in bicicletta, pic-nic e giochi di ragazzi. In ogni stagione, è un luogo da amare, un luogo in cui ritrovare il silenzio, un luogo per respirare un’aria un po’ diversa da quella puzzolente della città e per sentirsi un po’ più vicini alle cose che contano davvero. Nato per proteggere fisicamente gli abitanti del paese in cui si trova dall’esondazione del fiume, è diventato un luogo in cui la protezione diventa anche spirituale.

Attività sportive: quest’area naturalistica protetta a livello regionale ed europeo, è anche una bella opportunità per praticare qualsiasi attività fisica, dalla corsa, alla bici, all’equitazione, alla canoa. Il Tavello fa parte dell’“Anello fluviale del Brenta”, un percorso di circa 54km che abbraccia la provincia di Padova seguendo il corso del fiume Brenta.

Eventi: ogni estate, all’inizio di luglio, l’associazione “Ottavo Miglio” organizza un festival all’aperto con musica, buon cibo e incontri culturali. Ogni anno viene dato un tema al festival, un tema legato all’ambiente che faccia riflettere sul nostro atteggiamento verso la natura. Il luogo in cui si svolge è davvero suggestivo: si tratta di un’area verde affacciata sulle sponde del Brenta, illuminata da piccole torce e animata dal chiacchiericcio della gente che, ogni anno più numerosa, partecipa a questo evento.

Dove dormire: abbiamo provato l’Hotel Valbrenta, 3 stelle con camere spaziose e pulite, situato a pochi passi dall’inizio dell’area naturalistica. In alternativa, anche il tranquillo B&B Chiara , situato sempre nelle vicinanze, è una buona soluzione per l’alloggio.

Dove mangiare: si consiglia l’osteria al Tirovino, bellissima location e ottimo cibo. Ma per quanto riguarda la gastronomia, si suggerisce di programmare la visita durante il ponte del 25 aprile, quando ha luogo la tradizionale “sagra dei bigoi”: avrete la possibilità di gustare sapori della tradizione veneta, scegliendo tra un’ampia gamma di primi e secondi, e osservare la produzione della pasta tradizionale che verrà impastata, “torciata” e cucinata davanti ai vostri occhi.

Nei dintorni: da non perdersi una visita a Padova, un piccolo scrigno di storia, cultura e arte, raggiungibile anche con mezzi pubblici. Oppure, se si desidera fare un rapido viaggio nel tempo, si consiglia una gita a Cittadella, in cui è possibile vivere l’emozione di camminare sulle antiche mura medievali.

Guida ai carboidrati: distinzioni e caratteristiche

Gli alimenti che generalmente classifichiamo come carboidrati sono pane, pasta, riso e patate. A chiunque si chieda cosa sono i carboidrati risponderà questi quattro tipi di alimenti. Ma, in realtà, i carboidrati si trovano in tantissimi altri alimenti, sono solo di tipi diversi con diversa composizione e con diversa nomenclatura. Facciamo una prima distinzione: i carboidrati prima di tutto si dividono in semplici e complessi:

I carboidrati semplici, gli zuccheri, comprendono i monosaccaridi, come il glucosio, il fruttosio, contenuto nella frutta ed il galattosio, ed i disaccaridi, di cui il saccarosio o zucchero da tavola è il più conosciuto ed è formato da glucosio+ fruttosio, poi abbiamo il maltosio (glucosio+ glucosio) ed il lattosio (galattosio+ glucosio).

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Gli zuccheri semplici sono presenti naturalmente in alcuni alimenti, come il fruttosio nella frutta appunto, ma li possiamo trovare anche in forma raffinata, utilizzati come tali (saccarosio) o incorporati in cibi e bevande (zucchero, sciroppo di glucosio a contenuto variabile di fruttosio), per aumentarne la dolcezza. Questi carboidrati sono assorbiti in maniera rapida dall’organismo, poiché essendo molecole “semplici” non necessitano di degradazione per cui non richiedono grandi attività metaboliche, e per questo motivo sono considerati Energia di pronto utilizzo. I carboidrati complessi sono invece formati da più di 2 unità di monosaccaridi, definiti perciò polisaccaridi, tutti formati da più unità di glucosio e per questo richiedono un lavoro digestivo più impegnativo per essere assorbiti.

Sono rappresentati essenzialmente dall’amido, presente soprattutto nei cereali ed i tutti i suoi derivati (pane, pasta, pizza) nei legumi secchi e nei tuberi come le patate, la manioca, la zucca o il mais, ma non solo, sono carboidrati anche le fibre alimentari, ovvero carboidrati che resistono alla digestione enzimatica intestinale, anche se una parte è fermentata dalla flora batterica intestinale e quindi assorbita, vengono perciò definiti carboidrati non disponibili o non digeribili e per questo non sono veramente importanti dal punto di vista calorico.

Le fibre si trovano in diverse forme solo nei vegetali (cellulosa, pectina, lignina, resina gommosa ecc.) quindi negli ortaggi, nei legumi freschi e nella frutta, e non essendo digeribili, hanno la funzione di facilitare il transito intestinale e il raggiungimento del senso di sazietà. La nostra dieta mediterranea rifacendosi ai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) ci dice che il 45-60 % della nostra alimentazione dovrebbe essere composta da carboidrati prediligendo fonti alimentari amidacee a basso Indice Glicemico, di questa percentuale MENO DEL 15% dovrebbe essere composto da zuccheri semplici limitando l’uso di alimenti e bevande formulati con fruttosio e sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio.

Inoltre i LARN consigliano negli adulti un’assunzione di circa 25 g al giorno di fibra alimentare (su una dieta di almeno 2000 kcal) preferendo alimenti naturalmente ricchi in fibra alimentare quali cereali integrali, legumi, frutta e verdura.
Le percentuali ovviamente cambiano in base al soggetto, in base al risultato che si vuole ottenere ed in base alla risposta sul senso di sazietà.

Di base non sono i carboidrati che fanno ingrassare, è un eccesso degli stessi, poiché è molto facile eccedere essendo alimenti spesso disidratati e quindi “ingombrano” meno: 200 gr di pasta non saziano come 200 gr di carne e questo è un dato di fatto. Perciò dobbiamo eliminarli? NO, dobbiamo essere consapevoli di quello che mangiamo e di quanto ne mangiamo: una persona sedentaria dovrà ridurre le quantità di carboidrati ingerite durante la giornata, al contrario una persona attiva potrà aumentarli sulla base della propria attività senza ingrassare.

Inoltre, anche nelle diete chetogeniche, che di base non prevedono l’utilizzo di alimenti glucidici, seguite per brevi periodi di tempo, alimenti come la zucca, i broccoli e le verdure in generale sono concesse, in quanto è stato dimostrato come i risultati siano migliori quando vengono assunte buone quantità di fibra nella dieta giornaliera accanto a pasti a base di proteine. La giusta quantità di carboidrati varia quindi da persona a persona, ma in generale la qualità degli alimenti che ingeriamo fa la differenza. Preferiamo alimenti glucidici contenti una buona quantità di fibre alimentare come i gli alimenti integrali, poiché agiranno non solo migliorando la sensibilità insulinica, ma anche sull’assetto ormonale aiutando la leptina e gli ormoni tiroidei a funzionare correttamente.

La leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo che agisce, in parole povere, sul senso di sazietà, inviando al cervello il segnale che si è sazi dopo un pasto e nei soggetti obesi con molto tessuto adiposo, si sviluppa una condizione di resistenza alla leptina. Per stimolare il funzionamento di questo ormone possiamo seguire alcune buone abitudini come iniziare a fare attività fisica (anche un solo chilo di tessuto adiposo perso, riuscirà a migliorare il funzionamento della leptina), fare piccoli pasti regolari, evitare cibi troppo zuccherati ed industriali e preferire invece alimenti con un buon contenuto di fibre e qualitativamente migliori.

Sport d’autunno, occhio ai funghi

I consigli di Assosalute per prevenire e affrontare le micosi

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L’arrivo della stagione autunnale non può e non deve essere un limite alle sane abitudini e all’esercizio fisico.
Si riscoprono e ci vengono in aiuto le palestre e le piscine. Un’ottima “frequentazione” che ci aiuta non solo a mantenerci in forma ma anche a combattere lo stress.
Ma attenzione ai funghi: ambienti chiusi e riscaldati, come palestre o piscine, uniti a spogliatoi caldi e umidi, creano le condizioni perché si sviluppino miceti (chiamati nel linguaggio comune funghi) ovvero microrganismi patogeni in grado di diffondersi su pelle, peli e unghie dando origine a infezioni dette appunto micosi.
Non fare la doccia in palestra a piedi nudi o non camminare a bordo piscina senza ciabatte sono corrette precauzioni non sufficienti da sole, quando si fa attività fisica, a mettere al sicuro dalla possibilità di sviluppare una micosi.

La felicità è questione di attività fisica

Un recente studio della Princeton School of Medicine condotto su cavie di laboratorio sostiene che l’attività fisica sarebbe in grado di riprogrammare le cellule cerebrali a reagire ai danni dello stress. In questo modo, si potrebbe ridurre l’incidenza della depressione che affligge il 35% delle persone stressate. Secondo l’American Psychological Association, infatti, oltre il 75% degli americani è stressato e circa la metà, proprio a causa dello stress, dichiara di mangiare e dormire male. Di conseguenza, per il 42% gli effetti dello stress peggiorano durante l’anno.

RIPROGRAMMA IL CERVELLO ALLA FELICITÀ

I ricercatori di Princeton hanno inserito cavie da laboratorio in programmi di 6 settimane di esercizio aerobico comparando le cellule cerebrali con un gruppo rimasto inattivo; dopo sei settimane, i ricercatori hanno rilevato che gli animaletti sottoposti ad attività fisica avevano cellule cerebrali che mantenevano il corpo il uno stato di calma biochimica quando sottoposti a stress. Quelli che invece non erano stati inseriti nel programma di attività fisica continuavano a reagire con una forte reazione biochimica quando sottoposti a situazioni di stress. Questa importante scoperta ha portato i ricercatori ad affermare che attività fisica aerobica può realmente “modulare” l’attività cerebrale per renderlo più resistente all’ormone dello stress e mitigare gli effetti negativi indotti dai suoi alti livelli.

CORRI CHE TI PASSA

In caso di forte stress, le nonne consigliavano di fare un respiro profondo oppure un bagno caldo e tutto passava. “Dal momento che la risposta allo stress è soprattutto fisica, ovvero il cervello stimola il rilascio di certi ormoni che influenzano l’aumento della pressione e del battito cardiaca, non è sempre possibile gestire lo stress semplicemente facendo un respiro profondo” sottolinea Monika Fleshner, professore al dipartimento di fisiologia integrata dell’Università del Colorado. Una recente ricerca della Scuola di Medicina di Yale, ha rivelato che lo stress può essere responsabile anche dello sviluppo di comportamenti di dipendenza e adesione a cattive abitudini perché danneggia quell’area del cervello che è deputata all’auto controllo e al processo decisionale.

Per di più, come ha rivelato la ricerca dell’Università di Princeton, stimolare il corpo facendo esercizio fisico può essere il più efficace antidoto allo stress. Pertanto, rispolverare le scarpe da ginnastica, uscire a fare una lunga passeggiata ogni giorno sembra essere più efficace di qualsiasi altro rimedio.

Molto meglio farlo di mattina

Il nostro organismo risponde a ritmi metabolici e circadiani. Proprio per questo motivo dormiamo di notte e restiamo svegli di giorno, mangiamo durante il giorno ed a volte di notte, anche se meriterebbe evitare di farlo. Ma non finisce qui: per generare armonia, energia e benessere metti in moto il tuo organismo di mattina e rilassati di sera.

UN CONSIGLIO

Appena ti svegli fai 15 minuti di stretching anche restando a letto. Se puoi, sarebbe meglio fare attività fisica al mattino.
Se invece proprio non riesci ad organizzarti, alla sera evita sport di potenza (corsa, pesi, eccetera) e preferisci nuoto, yoga, oppure una passeggiata dopo cena.

Il segreto dei centenari

“Raggiungere e superare i cent’anni è questione di buona genetica oltre che di stili di vita” dichiarano Kraig Willcox e Nir Barzilai.

 I segreti dei centenari in un unico gene: Nir Barzilai, Direttore dell’Einstein Institute for Aging Research di New York, e Craig Willcox, geriatra e ricercatore presso l’Okinawa Research Center for Longevity Science in Giappone intervistati a Milano in occasione di un congresso proprio sulla Longevità. Entrambi americani, sono considerati i massimi esperti internazionali di longevità e autori dei più importanti studi sui centenari.

Liana Zorzi intervista Craig Willcox e Nir Barzilai“Purtroppo ancora non è possibile dire quanto nella longevità incida la genetica e quanto gli stili di vita – dichiara Barzilai che, da New York sta portando avanti un interessante studio su un gruppo di centenari e il loro stile di vita. “Infatti, una recente osservazione sullo stile di vita di alcuni centenari ha rilevato che alcuni sono fumatori, obesi o seguono stili di vita non proprio salutari. Da questo punto di partenza abbiamo ipotizzato che il fattore genetico potesse avere un ruolo protettivo e importante.” Secondo Willcox, il gene della longevità si chiama FOXO3 ed entrerebbe in gioco una volta raggiunta l’età di 75-80 anni. “Infatti se prima di tale età l’alimentazione sobria, attività fisica anche semplice come le faccende domestiche o passeggiare, costituiscono fattori protettivi contro l’invecchiamento patologico, dopo tale soglia entra in gioco il cosiddetto gene della longevità – conferma Nir Barzilai. – Come dimostrato dai nostri studi, chi non presenta FOXO3 nel proprio codice genetico, subisce un progressivo spegnimento dell’attività cellulare tipica del fisiologico invecchiamento. Nei centenari invece, raggiunta la soglia dell’età media, il gene della longevità continua a proteggere l’attività cellulare ben oltre la soglia dei cent’anni.”
Secondo gli esperti, i “superages” sono certamente fortunati, ma per arrivare a 80 anni e godere della protezione del FOXO3 è importante non aver fumato, fare attività fisica e prestare attenzione all’alimentazione almeno fino a 75-80 anni. Ecco svelato il segreto dei centenari.

L’attività fisica contrasta l’invecchiamento

Brutte notizie per gli amanti del divanoinvecchi più velocemente se NON fai attività fisica.

Arriva da Padova la notizia che alcuni ricercatori hanno  trovato il modo di contrastare l’ormone dell’invecchiamento: l’attività fisica è il segreto per farlo, motivarsi ad uscire, non fare vita sedentaria è dunque la chiave per dominare l’ormone dell’invecchiamento.

La scoperta, messa a punto in una ricerca congiunta dell’Istituto molecolare veneto (Vimm) e dell’Università di Padova, e pubblicata su ‘Cell Metabolism’, apre sa cenari importanti per vivere una vita più sana oltre che longeva.

Era già risaputo che il deterioramento dei mitocondri, cioè delle centrali energetiche di ogni cellula, fosse legato all’invecchiamento. I team padovani di Marco Sandri e Luca Scorrano hanno scoperto che la causa è la produzione di un ormone chiamato FGF21 che li danneggia e che il deterioramento dei mitocondri si rende responsabile, a sua volta, dell’invecchiamento dell’intero organismo.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’ormone rimane a bassi livelli se si svolge regolare attività fisica.
 “Lo studio ha evidenziato la doppia vita di FGF21 – spiega Sandri dell’Università di Padova. – Per anni si è pensato che questo ormone fosse prodotto solo dal fegato e dal grasso e che avesse un’azione benefica, migliorando il metabolismo di grassi e zuccheri. Oggi sappiamo invece che l’FGF21 è prodotto anche dai muscoli, e che i suoi valori sono elevati negli anziani sedentari e bassi in quelli attivi. Inoltre quando questo ormone è prodotto dal muscolo, esso manda un segnale di invecchiamento a tutto l’organismo.”

Quando i livelli di FGF21 nel sangue sono alti per lungo tempo, l’organismo risponde con l’invecchiamento della pelle, del fegato e dell’intestino, perdendo neuroni, e con un’infiammazione generalizzata. “Tutto questo – sottolinea Sandri – accorcia drasticamente la vita”. Bloccando la produzione di FGF21, i ricercatori son riusciti a contrastare ed arrestare molti dei segni di invecchiamento a livello di cute, fegato, intestino e cervello. 
Il prossimo traguardo del team di ricercatori sembra voler essere la preparazione di farmaci che contrastino l’invecchiamento, ma solo per per chi non è in grado di esercitare una regolare attività fisica.
 Per tutti gli altri, il farmaco esiste già e si chiama attività fisica.

Cinque passi verso grandi cambiamenti

L’autunno e la primavera sono periodi preziosi per preparare il corpo al cambio di stagione. Per stare bene non servono grandi cambiamenti. Scopri cosa ti aiuta a far tesoro di questa stagione:

1) Evita di farti prendere dalla pigrizia:

cogli ogni occasione per uscire, anche solo per una passeggiata. Non dimenticare di dare uno sguardo alla bellezza che ti circonda.

2) Prenditi cura del tuo corpo:

regalati un massaggio antistress, oppure un bagno con sali oppure oli essenziali, per esempio di lavanda, per “ripulirti” dallo stress. Ricorda farmaci da prendere.

3) Ricordati di prenderti cura della tua parte emozionale.

Un consiglio: scrivi una breve lista di cosa ti fa male, e una di cosa ti fa bene. Confrontale e inizia ad eliminare le piccole cose che ti fanno male.

4) Trova il tempo per  qualcosa che ti gratifichi veramente.

Infatti, gli ormoni che vengono stimolati quando facciamo le cose che ci piacciono e le facciamo con gioia, ci aiutano a reagire all’ansia, tonificano il tono dell’umore e ci dispongono verso atteggiamenti positivi nei confronti dei problemi quotidiani. In sintesi, gratificarci significa eliminare uno dei fattori che spesso sono causa dello stress e portavano via la tua energia.

Un consiglio: Metti gioia nelle cose che fai (anche in quelle per cui storceresti il naso), aggiungici un sorriso e il tuo umore cambierà rapidamente. Lo diceva anche Mary Poppins: con un pizzico di zucchero la pillola va giù.

5) Rispetta orari precisi per il sonno e per il cibo:

il nostro organismo risponde a ritmi circadiani e metabolici; per questo motivo dormiamo di notte e restiamo svegli di giorno, mangiamo durante il giorno e bisognerebbe evitarlo durante la notte. Ma non finisce qui: per generare armonia, energia e benessere metti in moto il tuo organismo di mattina e rilassati di sera.

Un consiglio: appena ti svegli fai 15 minuti di stretching anche restando a letto. Se puoi, sarebbe meglio fare attività fisica al mattino, come per esempio camminare a passo svelto per almeno 30 minuti. Se invece proprio non riesci al mattino, di sera evita sport di potenza (corsa, pesi, eccetera) e preferisci nuoto, yoga, oppure una passeggiata dopo cena.

Estate: l’unica dieta “perdi peso mangiando”

Con l’estate ormai alle porte, tanti cercano soluzioni rapide per rimettersi in forma dopo mesi di sedentarietà e stravizi alimentari. Vuoi conoscere l’unico e vero modo per perdere peso mangiando?

Principe delle diete equilibrate è la dieta mediterranea, a base di cereali, come farro, orzo, miglio, frutta, verdura, legumi, pesce, tutti cibi che sono nella nostra tradizione e facilmente reperibili. Per perdere peso e mantenerlo costante durante tutto l’anno, senza restrizioni di alcun tipo, inizia da oggi a seguire un’alimentazione equilibrata, aumentando un po’ le proteine ad ogni pasto, soprattutto pesce, legumi, uova ma anche carni magre e yogurt, riduci un po’ la quantità dei carboidrati, cioè pane, pasta anche quella integrale, e cereali di ogni tipo, e aggiungi una costante attività fisica di moderata intensità come camminare a passo svelto o correre, scegliendo l’attività fisica e l’intensità in base a quanto sei allenata; in ogni caso è consigliabile rivolgersi a un medico dello sport prima di iniziare. Naturalmente bisogna dosare e ridurre le porzioni anche in relazione ad età, stato di salute peso corporeo.

Dieta + movimento: e sei già sazia

Questo genere di dieta, insieme all’attività fisica, stimola il metabolismo e aiuta ad avere un maggior senso di sazietà rispetto all’assunzione dei carboidrati, perché consumiamo più calorie per metabolizzare le proteine. Ciò che conta è che tutto avvenga in maniera equilibrata soprattutto se si soffre di particolari patologie come obesità, diabete, dismetabolismo, nel qual caso è d’obbligo farsi consigliare da un medico specializzato in dietologia che avrà cura di creare dei percorsi che tengano conto dello stato di salute e che orienti la persona verso stili di vita più virtuosi. 

E queste accortezze valgono per le diverse fasce d’età: gli anziani, gli adolescenti o le donne in menopausa. In particolare negli anziani bisogna avere attenzione con la perdita di peso perché spesso perdono anche massa magra e questo riduce salute ed autonomia. In menopausa invece occorre sempre assicurare un adeguato apporto di calcio alla dieta