Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva, la cura


Studio internazionale dimostra l’efficacia di imatinib

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Una particolare forma di leucemia può essere curata efficacemente con imatinib. Lo dimostra uno studio clinico internazionale coordinato dal Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) che ha coinvolto 78 centri
La ricerca ha dimostrato che la somministrazione dell’inibitore di crescita tumorale imatinib sin dalle prime fasi di trattamento con chemioterapia permette la remissione della malattia nella totalità dei pazienti affetti da Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva (LLA Ph+), una particolare forma di leucemia legata a una mutazione del cromosoma 22, detto Philadelphia.
Lo studio, sostenuto da finanziamenti pubblici e da enti non profit, è pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Haematology.
Le leucemie sono il tumore più frequente in età pediatrica, in Italia si diagnosticano circa 500 casi …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | leucemia, chemioterapia, bambini,

Linfoistiocitosi emofagocitica primaria, una cura salvavita

Mantiene i bambini in vita in attesa del trapianto

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Emapalumab è il farmaco che tiene in vita, in attesa del trapianto, i bambini con HLH (Linfoistiocitosi emofagocitiva primaria), una malattia genetica ultra-rara che lascia poche speranze a chi non trova in tempi rapidi un donatore di midollo osseo utilmente impiegabile.

Dopo una sperimentazione condotta a livello internazionale e coordinata in Europa dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è arrivata ora l’approvazione della FDA, l’ente statunitense per la regolamentazione dei farmaci, che ne ha verificato la sicurezza e l’efficacia.

I risultati di questa sperimentazione sono stati presentati oggi negli Stati Uniti dal Professor Locatelli del Bambino Gesù al congresso dell’American Society of Hematology (ASH), il più grande meeting mondiale dedicato alle malattie del sangue.

Influenza, meglio il vaccino adiuvato per gli anziani

Efficacia superiore rispetto al vaccino non adiuvato

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Gli anziani dovrebbero vaccinarsi con il vaccino anti-influenzale adiuvato. Lo dicono i medici riuniti nel Congresso nazionale della Società italiana di igiene.

Stando ai dati, nella popolazione anziana il vaccino adiuvato mostra un’efficacia maggiore del 46% rispetto a quello non adiuvato nel prevenire le ospedalizzazioni dovute a complicanze.

L’influenza è altamente età-dipendente, infatti il paziente anziano è maggiormente vulnerabile al virus di tipo A mentre il virus B ha un impatto relativamente maggiore nei bambini e negli adolescenti.

Hiv, c’è un vaccino per i bambini

Parte la sperimentazione guidata da ricercatori italiani

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Partirà nel 2019, in 3 diversi continenti, la seconda sperimentazione del primo vaccino terapeutico pediatrico contro l’HIV, sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Karolinska Institutet di Stoccolma.

L’Ospedale della Santa Sede, infatti, capofila del progetto internazionale di ricerca EPIICAL, ha ottenuto un finanziamento dal National Institute of Health americano che consentirà di testare il vaccino terapeutico su un’ampia coorte di bambini, distribuita in 3 Paesi: Italia, Thailandia e Sudafrica. Alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’AIDS, si contano ancora ogni anno nel mondo circa 180.000 nuove infezioni pediatriche, per un totale di circa 1.800.000 bambini con infezione da HIV.

Dove operare il cuore di un bambino?

La classifica degli ospedali più performanti

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Il cuore si forma nei primi cinquantacinque giorni di vita embrio-fetale. È in questa fase che, circa otto volte su mille, si generano difetti di varia entità, da piccole anomalie a forme incompatibili con la vita.

Le cardiopatie congenite sono malformazioni che coinvolgono il cuore e i grossi vasi. Si dividono in semplici, quando si limitano a un difetto dei setti cardiaci (difetto interatriale, difetto intraventricolare, dotto di Botallo), o complesse, se i difetti sono multipli e associati tra loro. Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza.

In Italia, negli anni ’70, la mortalità superava il 70-80%; oggi, invece, grazie ai progressi della medicina, risulta inferiore al 5%. Il quadro cambia, però, nei Paesi in via di sviluppo, dove mancano medici e strutture ospedaliere.

Raffreddore: cipolla no, zinco sì

L’ortaggio non ha alcun effetto preventivo

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Posizionare una cipolla sul comodino prima di dormire avrà solo l’effetto di farvi sembrare un po’ eccentrici. L’ortaggio infatti non ha alcun potere preventivo nei confronti del raffreddore, al contrario di quanto sostengono molti.

A smentirlo sono gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità: “Le cipolle sono spesso usate come rimedio naturale contro tosse e raffreddore. Si pensa infatti che posizionando accanto ai lettini dei bambini delle fette di cipolla, queste sarebbero in grado di attirare i microbi. Il falso mito, così come riportato in rete, risalirebbe ai primi anni del 1900 quando un medico avrebbe incontrato una famiglia di contadini sfuggita all’influenza per aver posizionato cipolle aperte nella propria dimora, e sostenendo come ogni fetta avesse intrappolato in sé virus e batteri.

L’inquinamento mette a rischio i bambini

In pericolo soprattutto il cervello

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L’inquinamento atmosferico ha effetti nocivi, è cosa nota ormai da tempo. Ora un nuovo studio pubblicato sul Journal of Intellectual Disability Research da un team dell’Università di Sydney sottolinea il maggior rischio di disabilità mentale per i bambini che nascono e crescono in aree inquinate.

I risultati sono il frutto di un’analisi dei dati ricavati dal Millennium Cohort Study del Regno Unito, che si basa su un campione rappresentativo a livello nazionale di oltre 18 mila bambini britannici nati tra il 2000 e il 2002.

Stando ai dati, i bambini con disabilità intellettive avevano il 33% di probabilità in più di vivere in aree con elevati livelli di particolato diesel, il 30% in più di vivere rispettivamente in aree con alti livelli di biossido di azoto e in aree con alti livelli di monossido di carbonio.

Una guida per riconoscere la tosse

Cosa c’è da sapere sul riflesso protettivo che ripulisce le vie aeree

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Una guida per riconoscere i diversi tipi di tosse, da quella acuta a quella cronica, con le eventuali patologie ad essa collegate, i farmaci e le pratiche più utili per curarle.

È quella messa a punto dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e contenuta nel nuovo numero del magazine digitale ‘A Scuola di Salute’, realizzato dall’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente e diretto dal prof. Alberto Ugazio.

La tosse non è una malattia, ma un riflesso protettivo che serve a ripulire le vie aeree dalle secrezioni o da materiale inalato in modo involontario. Il suo ripetersi comporta ansia, disturbi del sonno, stanchezza e scarsa capacità di concentrazione durante il giorno. Può essere acuta o cronica. La prima si risolve entro tre settimane ed è causata da una continua esposizione ai microbi, in particolare nei bambini tra i 2 e i 4 anni.

La pubertà dipende da quella della mamma

Concomitanza temporale che vale anche per i maschi

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La pubertà di un bambino dipende dal momento in cui l’ha sperimentata la madre qualche decennio prima. Ad affermarlo è uno studio dell’Università di Aarhus, secondo cui il concetto è applicabile sia ai maschi che alle femmine.

Lo studio, pubblicato su Human Reproduction, ha seguito l’evoluzione di 16mila bambini nati fra il 2000 e il 2003, monitorandoli per quasi 20 anni. È emersa una chiara correlazione fra età della madre all’arrivo della pubertà e quella dei figli, anche maschi.

Nei ragazzi nati da donne più precoci, infatti, la comparsa dei peli, la maturazione della voce, l’allungamento delle ossa, la comparsa dell’acne e la prima eiaculazione – tutti aspetti che testimoniano la fase della pubertà – si verificano in media prima rispetto ai coetanei.

Gravidanza, movimenti fetali non risolutivi

Il controllo dei movimenti non riduce in maniera evidente il rischio di aborto

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Il rischio di aborto spontaneo non si riduce solo attraverso il controllo dei movimenti fetali. Lo dimostra uno studio apparso su Lancet e firmato da scienziati della University of Edinburgh.

Jane Norman, l’autrice principale, spiega: «Il nostro ampio studio non ha raggiunto i risultati che ci aspettavamo, ma i consigli per le donne incinte rimangono gli stessi. Qualora si noti un cambiamento nei movimenti del bambino nel grembo materno infatti è bene consultare immediatamente l’ostetrica o l’unità materna locale».

Studi precedenti avevano incoraggiato le donne a prestare la massima attenzione ai movimenti dei propri bambini. Secondo le stime, il controllo dei movimenti fetali, insieme a ulteriori controlli e all’induzione del parto precoce in caso di rischio, avrebbero l’effetto di ridurre del 30% il rischio di aborto spontaneo e di nati morti.