Sclerosi multipla, trapianto di staminali efficace

Terapia Stems sperimentata su 3 pazienti

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La terapia Stems per il trattamento della sclerosi multipla progressiva riduce l’infiammazione causata dalla malattia. A dimostrarlo è uno studio dell’Ospedale San Raffaele pubblicato su The Journal of Clinical Investigation a firma del prof. Gianvito Martino e del suo team.
La terapia si basa sul trapianto di cellule staminali nel cervello dei pazienti affetti dalla malattia neurodegenerativa. I primi 3 pazienti hanno completato con successo il primo ciclo del trattamento a basso dosaggio di staminali neurali. Gli scienziati hanno osservato la capacità della proteina TGF-β2 di interferire con l’attivazione aberrante del sistema immunitario che si verifica con la malattia.

La proteina viene rilasciata dalle staminali ed è in grado di modificare il comportamento di alcune cellule del sistema immunitario da pro ad anti-infiammatorio.

Invecchiamento attivo e di qualità col progetto “Chi ha gambe ha testa”

Il tema del “successful ageing” è ormai centrale all’interno della comunità scientifica. Ma come garantire un invecchiamento sicuro e di qualità? Ecco il progetto “Chi ha gambe ha testa”, ideato da ATS Bergamo e promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni.

Grazie ai progressi della medicina, la vita è più lunga. La nuova sfida dei ricercatori, adesso, è garantire alle persone un invecchiamento di qualità, all’insegna non solo della salute fisica, ma anche di quella cognitiva. È per questo motivo che nasce il progetto “Chi ha gambe ha testa”, promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Il progetto consiste nell’organizzazione di strategie per stimolare il benessere generale della persona attraverso la prevenzione del decadimento cognitivo. Per farlo, è stato ideato un percorso all’interno del parco dell’ospedale, della lunghezza di 1 km, lungo il quale si trovano delle “tappe”. Presso queste postazioni, i pazienti possono cimentarsi in giochi di memoria ideati dai neurologi, come associare numeri a parole, ripetere in ordine alfabetico i nomi degli animali, elencare tutte le parole che vengono in mente che iniziano con una certa lettera, trovare le differenze tra due immagini. “In questo modo – spiega Giuliana Rocca, direttrice UOC Promozione della salute del Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Bergamo – si stimola la memoria, si allenano concentrazione e ragionamento, mantenendo in allerta le strategie di apprendimento attivate dal cervello.” Senza dimenticare che l’allenamento cognitivo è accompagnato da quello fisico, dato che il percorso motiva i pazienti a svolgere un po’ di movimento quotidiano, il che è estremamente importante se si pensa che tra i benefici dell’attività fisica c’è anche quello di allontanare il rischio di demenze e, in generale, il decadimento cognitivo. Inoltre, immergendosi tra faggi, querce, magnolie e fauna locale, tutti i 5 sensi vengono continuamente risvegliati dai numerosi stimoli esterni, il che favorisce la sensazione di benessere generale. Infine, questo progetto punta anche a sviluppare la socialità, altro elemento chiave per un invecchiamento più sereno e di qualità.

Nuovo farmaco per una rara malattia neuronale infantile

Speranze terapeutiche per la ceriodolipofuscinosi neuronale di tipo 2

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Era una patologia rara senza terapia. Ma oggi la ceriodolipofuscinosi neuronale di tipo 2 (CLN2), malattia degenerativa che porta alla distruzione del sistema nervoso centrale dei bambini, può essere bloccata da un nuovo farmaco che rimpiazza l’enzima di cui questi pazienti sono carenti.

La sperimentazione della terapia è stata condotta su 23 bambini in 4 diversi Centri internazionali, tra cui l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per l’Italia. I risultati che ne documentano l’efficacia sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine.

Lo studio, durato 3 anni, ha coinvolto in fase 1 (prima somministrazione di un farmaco negli umani) 23 bambini di varie nazionalità affetti da CLN2 allo stadio iniziale-intermedio.

Suggerimenti rendere più efficace il tuo allenamento ad intervalli

L’allenamento ad intervalli ti permette di bruciare calorie, aumenta la resistenza e ti aiutano a raggiungere un’ottima forma. Bene. Ma devi mischiarli per mettere alla prova mente e muscoli. Gioca con questi programmi, ti terranno impegnato e al top della forma.

The Chipper

Che cos’è: un allenamento in cui si ha un elevato numero di ripetizioni consecutive (30, 50 o anche più) da svolgere il più velocemente possibile. Leggi anche Svecchia il tuo allenamento HIIT, prova il Chipper

Perché funziona: Chipper ti porta ad affrontare te stesso attraverso un allenamento duro, migliora la tua resistenza, forza e tenacia. Considera il chipper l’equivalente HIIT di una corsa di 10 km o addirittura di una maratona. Se passi le prime miglia alla tua massima velocità, ti brucerai prima di poter tagliare il traguardo. Piuttosto, cerca ascoltare il tuo corpo per usare tutta la tua energia nel momento in cui attraversi il traguardo – lo stesso vale per l’energia necessaria ad arrivare all’ultima ripetizione.

Come farlo: Scegli tra 5 e 10 mosse che includano esercizi ponderati, movimenti a corpo libero (squat, sit-up, plancia-su-giù) e pliometria (mosse esplosivo). Ordinali in modo che prendano di mira diversi gruppi muscolari (alternate un esercizio per la parte superiore con un esercizio per la parte inferiore). Inizia con 30 o 50 ripetizioni di ogni esercizio. Se desideri la versione della maratona, aumenta le tue ripetizioni a 75 o 100.

Hangman

Che cosa è: una sessione di allenamento da fare con un amico con cui a turno vengono selezionati esercizi, serie e ripetizioni per un allenamento che di sicuro metterà alla prova

Perché funziona: poiché non si seguono mai gli stessi schemi, il tuo corpo e il tuo cervello sono costantemente sorpresi da ciò che sta arrivando, quindi non c’è tempo per annoiarsi o sentirsi a proprio agio. La maggior parte delle persone sceglie un esercizio che gli piace o che è brava a fare, il che spesso significa che farai esercizi che potresti tranquillamente saltare, un modo infallibile per eliminare i punti deboli. D’altro canto, puoi usare i tuoi punti forti per spingere anche i limiti dei tuoi amici.

Come farlo: proprio come un gioco, inizia con un foglio di carta bianco o una lavagna. Per prima cosa, scegli il numero di round (a.k.a. set) che vuoi fare (da tre a sette è un buon intervallo), quindi crea due colonne: una per i nomi degli esercizi e una per il numero di ripetizioni. Passa la penna e lascia che ogni persona riempia uno spazio vuoto con una mossa che vorrebbero o il numero di ripetizioni a cui vuole puntare. Quando hai raggiunto un buon numero di esercizi comincia.

 

La vita è più lunga se la città è green

Alle metropoli sempre più inquinate e grigie, è facile preferire città più ecosostenibili e ricche di alberi e parchi. Secondo gli studiosi, sembra che optare una città green faccia vivere più a lungo.

Abitare nelle città in cui palazzoni e cemento lasciano spazio anche ad alberi e parchi fa vivere più a lungo. A sostenerlo è una ricerca americana, che ha analizzato il tasso di mortalità femminile in diversi quartieri di varie città statunitensi. Ne è emerso che le donne risiedenti nelle città in cui c’erano più alberi avevano una speranza di vita maggiore rispetto alle donne che abitavano in zone più inquinate e cementificate. Un dato interessante, è che il tasso di mortalità per tumori alle vie respiratorie era nettamente inferiore per le abitanti delle città green. Questo è dovuto al fatto che una maggior concentrazione di alberi e piante nelle zone urbane permette di ridurre la quantità di polveri sottili e altre sostanze tossiche presenti nell’aria delle nostre città moderne. Un’aria più pulita significa meno infiammazioni a carico dell’apparato respiratorio, e quindi meno crisi di asma o di insufficienza respiratoria, meno tumori ai polmoni e meno rischi per le persone che già soffrono di malattie all’apparato respiratorio. Significa anche meno ictus e infarti, dato che l’infiammazione provocata dagli inquinanti nell’aria si diffonderebbe, attraverso il sangue, anche a cuore e cervello. Un ultimo punto a favore delle città green è la ripercussione positiva sull’umore e il benessere emotivo delle persone. Infatti, l’immersione nella natura, il silenzio dei parchi e la disconnessione dalla vita frenetica e rumorosa delle strade trafficate sono senza dubbio un’ottima “medicina” per ridurre lo stress e sentirsi subito meglio.  

Una molecola per aiutare i malati di Huntington

In grado di rallentare l’evoluzione della malattia

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Una molecola sperimentale potrebbe diventare il modello su cui basare nuovi farmaci contro la malattia di Huntington, una grave e rara condizione genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione dei movimenti e porta a un inarrestabile declino neurologico.

È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Human Molecular Genetics.

La molecola agisce su un recettore legato al metabolismo degli sfingolipidi, e in particolare a quello della sfingosina-1-fosfato (S1P), un lipide essenziale per la sopravvivenza delle cellule neuronali. Studi precedenti condotti dallo stesso laboratorio avevano già dimostrato come gli sfingolipidi giochino un ruolo centrale nella malattia di Huntington.

Ecco dove nasce la schizofrenia

Le aree coinvolte nelle distorsioni della percezione

La schizofrenia rivela la sua origine grazie a uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Rovereto pubblicato su Neuroimage: Clinical.

“È il primo passo per programmare terapie farmacologiche più mirate”, ha detto il coordinatore del gruppo di ricerca, Angelo Bifone.

Lo studio italiano smentisce la teoria finora ritenuta più attendibile, ovvero che le allucinazioni e le alterazioni della percezione originassero dalla corteccia frontale, l’area del cervello che controlla le funzioni cognitive elevate come il linguaggio.

La risonanza magnetica funzionale realizzata su 94 persone sane e 94 affette da schizofrenia ha rilevato che le aree della corteccia frontale non vengono alterate dalla malattia, ma che si verificano invece alterazioni della percezione iniziale del segnale che finiscono per riflettersi sulle funzioni cognitive superiori.

Nuova scoperta sull’epilessia

Individuata disfunzione della comunicazione tra due recettori neuronali

Un difetto di comunicazione tra due recettori presenti nei neuroni è stato osservato nel cervello di pazienti affetti da epilessia del lobo temporale, la più comune forma di epilessia focale adulta.

È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Epilessia Sperimentale dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma.
Pubblicato sulla rivista scientifica Epilepsia, lo studio, condotto su tessuti umani e su modelli animali, si è concentrato sull’azione dell’acido γ-aminobutirrico (GABA), appartenente alla categoria dei neurotrasmettitori, molecole che, raggiungendo specifici recettori sulla membrana cellulare, garantiscono la comunicazione tra i neuroni. Il GABA, in particolare, è il principale neurotrasmettitore inibitorio.

Il medico che sente il dolore

L’uomo ha una sinestesia del tocco a specchio tattile

 

Sinestesia del tocco a specchio tattile. È la condizione che consente al medico americano Joel Salinas di avvertire sulla propria pelle il dolore dei pazienti che ha in cura.

Quando Salinas vede qualcuno provare dolore il cervello ricrea le stesse sensazioni nel suo corpo.

“La sinestesia è un incrocio tra input sensoriali. Ognuno di noi è sinestetico. Il sapore infatti è la fusione di stimoli che arrivano dall’odorato e dal gusto”, spiega Fabio Babiloni, professore associato di fisiologia all’università Sapienza di Roma. “Alcune persone però vanno oltre questo, e vedono per esempio le forme delle lettere con colori o note musicali. Nel loro cervello – continua Babiloni – si attivano simultaneamente le aree cerebrali di lettere e colori, mentre nel resto delle persone se ne attiva una sola. Questo tipo di sinestesia è presente nel 2-3% della popolazione”.

Nuovi neuroni anche da anziani

Dimostrata per la prima volta la capacità di generare cellule in tarda età

Un team americano guidato dall’italiana Maura Boldrini ha scoperto che le cellule cerebrali continuano ad essere generate anche nella terza età.

La scoperta, pubblicata su Cell Stem Cell, smentisce un luogo comune duraturo secondo cui soltanto i cervelli giovani fossero in grado di produrre nuovi neuroni.

“Abbiamo scoperto che le persone anziane hanno la capacità di produrre migliaia di nuovi neuroni dell’ippocampo da cellule progenitrici proprio come fanno i più giovani”, dice Boldrini, che lavora presso la Columbia University. “Abbiamo anche trovato volumi equivalenti dell’ippocampo (una struttura del cervello utilizzata per emozioni e cognizione) nelle varie età. Tuttavia i soggetti più anziani avevano meno vascolarizzazione e forse meno capacità di creare connessioni con i nuovi neuroni”.