10 regole per evitare intossicazioni alimentari

Vademecum per scongiurare le tossinfezioni in vacanza

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Con l’innalzarsi delle temperature, tipico dei mesi estivi, aumenta anche la percentuale di tossinfezioni alimentari, legata molto spesso al consumo di piatti freddi e a una cattiva conservazione e igiene dei prodotti.

A questo proposito l’ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica ricorda alcune regole da osservare per non incorrere in malattie e intossicazioni dovute al consumo di alimenti contenenti sostanze tossiche o batteri, come nel recente caso di prodotti surgelati richiamati in Europa a causa di contaminazione da listeria.

Le malattie dovute ai cibi contaminati costituiscono forse uno dei problemi di salute pubblica più diffuso nel mondo contemporaneo – dichiara Barbara Paolini, vicesegretario ADI.

Melanoma, efficace dabrafenib-trametinib

L’associazione riceve il parere positivo del Chmp

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I pazienti affetti da melanoma avranno presto a disposizione una nuova opzione terapeutica. Si tratta della combinazione fra Tafinlar (dabrafenib) e Mekinist (trametinib) che ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) per il trattamento adiuvante di pazienti adulti con melanoma in stadio III con una mutazione BRAF V600 in seguito a completa resezione.

La raccomandazione del CHMP si basa sui risultati dello studio COMBI-AD, che sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM).

I pazienti ai quali è stato diagnosticato un melanoma presentano un rischio più elevato di recidiva dopo la resezione chirurgica. Lo studio COMBI-AD ha rilevato una riduzione statisticamente significativa del 53% del rischio di recidiva o di morte nei pazienti trattati.

Pegfilgrastim per la neutropenia indotta dalla chemio

In fase di approvazione il nuovo farmaco di Accord

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Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) ha espresso un parere positivo per Pelgraz di Accord (pegfilgrastim), il biosimilare del fattore stimolante le colonie di granulociti pegilato (G-CSF) in Europa.

Una volta approvato, Pelgraz potrebbe diventare il primo biosimilare di pegfilgrastim commerciabile in Europa indicato per ridurre la durata della neutropenia e l’incidenza della neutropenia febbrile nei pazienti adulti sottoposti a chemioterapia citotossica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera le terapie con G-CSF essenziali per il loro impatto sulla neutropenia febbrile, sui ritardi nella somministrazione della chemioterapia e sulle dosi dei farmaci chemioterapici somministrati (dose density).

Frittata di zucchine e fiori di zucca

Uova sì o no, l’eterno dibattito. In realtà, le uova hanno molti più effetti benefici di quanto si pensi… e qual è il modo migliore per render loro giustizia se non con una deliziosa frittata?

Zucchine: pochissime calorie, contengono folati, potassio, manganese e vitamina A.

Uova: le uova sono una buona fonte di vitamina D, utile per l’assorbimento del calcio. Aiutano a prevenire la degenerazione maculare grazie all’alto contenuto di carotenoidi, rientrano tra gli alimenti che prevengono il cancro della mammella. Se il consumo è moderato, non hanno nessun impatto negativo sull’aumento del colesterolo.

Cosa serveCosa serve (per 4 persone)

 

8 uova

2 zucchine

4-5 fiori di zucca

½ cipolla

Sale

Pepe

Olio e.v.o

Come si preparaCome si prepara

 

Sbattere le uova energicamente e condirle col sale e pepe. In una padella, soffriggere la cipolla. Tagliare le zucchine a rondelle e unirle al composto di uova, assieme alla metà dei fiori di zucca precedentemente tagliati a striscioline. Versare tutto nella padella, coprire e cuocere per qualche minuto a fiamma moderata. A cottura quasi ultimata, girare la frittata con l’aiuto di un coperchio o di un piatto liscio e terminare la cottura. Guarnire con fiori di zucca freschi e servire.

Diabete, canagliflozin sicuro per chi ha problemi ai reni

L’antidiabetico è indicato per i pazienti con malattia renale cronica

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Il farmaco canagliflozin si rivela efficace e sicuro per i pazienti diabetici affetti anche da malattia renale cronica.

A testimoniarlo sono i risultati dello studio di fase III CREDENCE, interrotto anticipatamente poiché la sperimentazione ha soddisfatto i criteri prestabiliti per gli endpoint compositi primari.

CREDENCE è la prima sperimentazione specifica riguardante outcomes renali in pazienti affetti da diabete di tipo 2 e MRC volta a esaminare l’efficacia e la sicurezza di canagliflozin, rispetto al placebo, quando viene somministrato in aggiunta alla terapia standard. La sperimentazione ha determinato l’efficacia e la sicurezza valutando il rischio e la riduzione del tempo prima dell’inizio della terapia dialitica o del trapianto di rene, il raddoppio della creatinina sierica, la morte renale o cardiovascolare.

Schizofrenia, un gene influenza l’efficacia dei farmaci

Un’alterazione di Dysbindin aumenta la risposta ai trattamenti

L’efficacia dei trattamenti farmacologici per la schizofrenia è influenzata dalla variazione di un gene. La scoperta è stata fatta nel corso di uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nature Communications, a cui ha preso parte anche l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Il gene in questione si chiama Dysbindin e, stando a quanto hanno rilevato gli autori della ricerca, i pazienti che rispondono in modo adeguato agli psicofarmaci più comuni sono le persone portatrici di una sua variazione. La scoperta permetterà di progettare test biologici per una medicina personalizzata e di precisione in ambito psichiatrico.

Lo studio si è svolto su un un campione di pazienti (300 in totale) con schizofrenia in età adulta, su adolescenti ai primi esordi della malattia, e dell’analisi di tessuti cerebrali post-mortem.

Esami di successo? Non dipende solo dallo studio

A scuola o all’università, i risultati non dipendono solo dallo studio: anche ormoni, ghiandole e il cosiddetto “filtro affettivo” entrano in gioco quando si parla di esami e test. A dirlo  il professor Paolo E. Balboni nel libro “Le sfide di Babele”. Ecco come la biochimica può influenzare la pagella, il libretto universitario o persino l’esame di maturità.

Quante volte è capitato di studiare e studiare, presentarsi all’esame o all’interrogazione e andare completamente nel pallone. Col risultato di dover accettare un misero 18 oppure, se proprio va male, ripresentarsi all’appello successivo. Naturalmente, la qualità e l’organizzazione dello studio sono imprescindibili, ma esiste un fattore, chiamato “filtro affettivo”, in grado di mandare all’aria i nostri piani di gloria.

Come funziona il filtro affettivo

Davanti a una sfida stimolante e positiva, l’organismo rilascia neurotrasmettitori (come la noradrenalina) fondamentali per ricevere e memorizzare l’argomento di studio e per essere poi in grado di riportarlo in maniera soddisfacente al momento della prova. Tuttavia, in caso di stress negativo, ansia, paura di non riuscire, l’organismo si allarma e si prepara ad affrontare il pericolo. Infatti, l’amigdala, una ghiandola posta al centro del cervello che controlla le emozioni, specialmente quelle negative, ordina il rilascio di steroidi “difensivi”. Allo stesso tempo, però, l’ippocampo, ghiandola fondamentale per inserire le nozioni acquisite nella memoria a lungo termine, comprende che una prova scritta o un esame orale non sono pericoli reali e quindi cerca di bloccare l’iniziativa dell’amigdala. Tuttavia, per fare questo, l’ippocampo smette di occuparsi di indirizzare le nuove informazioni o di recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine. Il conflitto tra le due ghiandole fa innalzare una barriera emotiva, chiamata appunto “filtro affettivo” perché filtra negativamente le nostre capacità e prestazioni.

Paura degli esami? Ecco perchè studiare all’ultimo minuto non aiuta

La lotta ghiandolare rallenta l’attività neo-frontale del cervello, quella che ospita la memoria di lavoro, e lo studente va in tilt, giungendo in alcuni casi alla totale scena muta e al tanto temuto “ci vediamo al prossimo appello/interrogazione”. Ma il filtro affettivo non va in scena esclusivamente al momento della prestazione, davanti al foglio della prova o alla commissione d’esame. Infatti, può entrare in gioco anche prima del momento dell’esame, durante la tipica studiata dell’ultimo minuto, quando l’ansia è alle stelle e la caffeina quasi supera i livelli di emoglobina nel sangue. Tutto quello che lo studente ingurgita in quelle poche ore dedicate allo studio non si traduce in acquisizione, perché il filtro affettivo impedisce che le nozioni si collochino nella memoria a lungo termine.  In altre parole, magari servirà a passare l’esame con un voto miracolosamente dignitoso, ma i contenuti appresi non verranno ricordati a lungo e tutto lo sforzo si rivelerà completamente inutile.

Gli effetti del caldo su gambe e muscoli

I consigli di Assosalute per affrontare il caldo in città

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Le ferie estive per la maggior parte degli italiani non sono ancora arrivate ma, a quanto pare, non si può dire lo stesso del gran caldo. Le alte temperature se “affrontate” in città possono rivelarsi ancora più pericolose per il nostro organismo che non può fare affidamento su una rigenerante immersione al mare o sull’aria fresca di montagna.

La prima cosa a cui prestare attenzione sono le nostre gambe, infatti con il caldo la microcircolazione delle zone periferiche fatica e causa le gambe gonfie, disturbo a cui sono soggette in particolare le donne. Attenzione anche alla pelle, anche se passeggiamo per la città ricordiamoci che è la prima esposizione al sole della stagione, per cui senza un’adeguata protezione potremmo ritrovarci con qualche spiacevole scottatura o eritema, spiega il Dottor Ovidio Brignoli, Vice Presidente SIMG.

Allenamento e dolori in zona lombare: esercizi, cosa fare e cosa non fare

C’è una grande attenzione rispetto ai dolori in zona lombare nel mondo del fitness. Ad essere sinceri i dolori in zona lombare sono fastidiosi e piuttosto problematici da smaltire.

E’ sempre molto importante informarsi rispetto alla forma corretta nell’esecuzione degli esercizi e spesso i consigli del tuo allenatore terminano con la seguente frase: “Non dovresti sentire lo sforzo i zona lombare. Se accade, non stai eseguendo bene l’esercizio.”

C’è un’enorme differenza tra un normale indolenzimento da allenamento e una lombalgia, e dovresti essere in grado di riconoscere la differenza.

I DOMS tendono a svilupparsi lentamente dopo l’esercizio (all’incirca nelle 6-7 ore successive) con un picco tra le 24 e le 48 h, per scomparire definitivamente in circa 72 h. Un dolore nella zona lombare acuto si verifica al termine dell’allenamento e continua a persistere anche oltre le 72h.

Buona notizia: per quanto riguarda la lombalgia, il 90% dei casi il dolore lombare è aspecifico, benigno e autolimitante. Numerosi studi a livello internazionale hanno ampiamente sottolineato come basti prestare attenzione all’alimentazione, alla postura, assicurarsi di muoversi durante il giorno per prevenire l’insorgenza di dolori in zona lombare.

Raccomandiamo sempre di vedere uno specialista nel caso questa condizione si verifichi e nel caso si tratti di lombalgia discutere l’esecuzione di alcuni esercizi per alleviare il dolore.

4 esercizi da eseguire per alleviare il dolore in zona lombare

Ginocchio al petto in posizione di bridge

  • Distenditi sulla schiena, gamba destra tesa, gamba sinistra piegata.
  • Contrai gli addominali, verifica che la zona lombare sia ben incollata al pavimento
  • Solleva la gamba destra tesa e piega il ginocchio portandolo verso il petto
  • Torna nella posizione di partenza e ripeti dall’altro lato.

Ginocchia al petto

  • Distenditi sulla schiena e piega le gambe con la pianta dei piedi ben salda al pavimento.
  • Contrai gli addominali, spingi la zona lombare a terra e porta le gambe al petto.
  • Torna nella posizione di partenza

Distrofia di Duchenne, efficace deflazacort

Nuovi dati ne dimostrano i benefici clinici

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Il farmaco deflazacort ha dimostrato un beneficio clinicamente differenziato rispetto a prednisone/prednisolone nel trattamento dei pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne.

L’ha annunciato l’azienda PTC Therapeutics: i dati, pubblicati sulla rivista Muscle & Nerve, hanno confrontato l’efficacia e la sicurezza delle due opzioni terapeutiche nel braccio placebo dello studio ACT DMD. Come hanno rivelato i risultati, con deflazacort si registra un rallentamento nella progressione della malattia, che è stato misurato utilizzando gli endpoint della funzione fisica e il tempo di ritardo nella perdita della deambulazione.