Stare seduta tutto il giorno, gli esercizi per invertire gli effetti negativi

Stare seduta tutto il giorno di sicuro non è una sensazione piacevole. E se il tuo è un lavoro di quelli particolarmente statici, sai bene di cosa stiamo parlando. È bello stare sul un divano, in una spa, o anche seduto sulla sedia. Ma come la maggior parte delle cose nella vita, l’eccesso non è mai positivo, e passare troppo tempo seduta (indipendentemente dalla tipologia di attività svolta) conduce ad una raffica di potenziali sintomi fisici e mentali.
La dott.ssa Emily Kiberd, medico chiropratico e fondatrice della Urban Wellness Clinic, afferma che stare seduti così a lungo contribuisce a farci sentire stanchi a lavoro e in generale. “Cominciamo a crollare in avanti, sporgendo il mento e diventiamo un tutt’uno con il nostro computer: quando ci fermiamo per ore, iniziamo a respirare dal petto invece di un buon respiro ventricolare diaframmatico”, dice.

“Un respiro naturale rilassato viaggia fino in fondo al nostro ventre, quando ci sediamo e ci soffochiamo il respiro non diminuiamo al minimo. Questo respiro toracico ci porta a sentirci ansiosi e affaticati dal meno ossigeno che inaliamo e dalla CO2 che fatichiamo a cacciare fuori dai nostri polmoni”.

Quindi sì, i muscoli tesi e la respirazione rapida causati dallo stare seduta possono essere stressanti. E lo stress può causare sintomi fisici, che vanno “dalla preoccupazione e dall’irritabilità, all’irrequietezza e insonnia, rabbia e ostilità, o sensazioni di terrore, presagio e persino panico”, secondo la Harvard Health Publishing
Muoversi un po’ e rilassare i muscoli può aiutarti a scaricare lo stress e liberarti da altri sintomi cronici legati al fatto di stare seduta, come “mal di testa, dolore e spalle curvei”, secondo il dott. Kiberd.

Per invertire gli effetti negativi dello stare seduta sul posto di lavoro, non c’è bisogno di esercizi impegnativi. Basta praticare questi piccoli movimenti

Sollevamento polpacci

Emily Skye dice che i sollevamenti di polpaccio sono perfetti per la scrivania. “Non devi affatto alzarti in piedi e puoi farlo alla perfezione mentre rimani seduto, se sei con i tacchi sarebbe una buona idea toglierli per questo esercizio.

“Mentre sei seduto, metti entrambe le mani sulla parte superiore delle ginocchia e spingi verso il basso, quindi solleva entrambi i talloni da terra in modo da salire sulla punta dei piedi, mentre la pressione verso il basso con le mani crea una leggera resistenza aggiuntiva, facendo il maggior numero di ripetizioni controllate che puoi in un minuto. ”

Sedia squat

“Inizia stando in piedi con i piedi alla larghezza delle spalle e la parte posteriore delle tue gambe tocca la sedia”, dice Emily Skye. “Abbassati fino a che il tuo sedere tocca la sedia: una volta che hai preso contatto con la sedia, riportati in piedi usando i glutei per la spinta: questa è un’altra mossa che potresti provare a fare quante più volte puoi in un minuto. ”
“Questi esercizi sono davvero semplici ed efficaci” continua “e puoi praticamente farli in qualsiasi ambiente d’ufficio, sono perfetti per rafforzare i tuoi glutei, bicipiti femorali e quadricipiti e rafforzare l’arco del tuo tallone”.

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Farro Mediterraneo

Farro: contiene fibre, magnesio, potassio, vitamine del gruppo B. Nonostante la presenza di amidi, ha meno carboidrati della pasta.

Pomodorini: grazie all’elevato contenuto di licopene, sono un potente antiossidante. Ricchi anche di acqua, sali minerali e vitamine.

Basilico: questa piantina aromatica è ricca di vitamine, sali minerali, flavonoidi e antiossidanti.

Cosa serveCOSA SERVE (per 2 persone)

 

160 g di farro

100 g di pomodorini

50 g di feta

Olive taggiasche q.b.

Sale

Olio e.v.o.

Basilico

Come si preparaCOME SI PREPARA

 

Cuocere il farro in abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliare i pomodorini e le olive a metà, la feta a cubetti. Condire il farro in una pirofila, irrorare con olio extravergine d’oliva e striscioline di basilico fresco.

Alzheimer, gene modificato può curarlo

Terapia genica applicata alla patologia neurodegenerativa

Se la via puramente farmaceutica risulta impervia, una speranza per la cura del morbo di Alzheimer viene dalla terapia genica. Un team dei Gladstones Institutes di San Francisco ha pubblicato su Nature Medicine il resoconto di una sperimentazione che ha individuato nella proteina associata al gene apoE4 la chiave per prevenire il danno neuronale.

Lo studio diretto da Yadong Huang potrebbe portare a una nuova cura per l’Alzheimer, anche se siamo ancora alla fase di sperimentazione in vitro.

Chi ha una copia di apoE4 ha un rischio più che doppio di sviluppare la malattia, chi ne ha due copie mostra un pericolo 12 volte più alto. Grazie a una speciale tecnologia, i ricercatori hanno creato dei neuroni a partire dalle cellule della pelle di malati di Alzheimer con due copie del gene incriminato.

Labbra carnose, basta una formula matematica

Un team americano svela il metodo ideale per intervenire

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Se volete labbra in grado di far impallidire quelle di attrici e cantanti famose, dovete fare affidamento ai ricercatori dell’Università della California di Irving. I chirurghi estetici americani hanno infatti pubblicato uno studio su Jama Facial Plastic Surgery nel quale illustrano la formula matematica a cui far riferimento per giungere al risultato tanto agognato.
In primo luogo, il software ideato da Brian J. F. Wong e dai suoi colleghi mette in guardia le aspiranti «ritoccate» dagli esagerati desideri di «pompaggio» delle labbra. Per scongiurare l’effetto «a canotto» è necessario che il labbro superiore abbia un rapporto di 1 a 2 con quello inferiore.

CardioInsight, il giubbotto che scopre le aritmie

Sistema di mappaggio non invasivo 3D del cuore

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Sembra fantascienza, invece è realtà. Si tratta di CardioInsight di Medtronic, il nuovo sistema totalmente non invasivo per la diagnosi dei ritmi cardiaci irregolari (aritmie), da oggi disponibile anche in Italia.

Un giubbotto dotato di 252 sensori che, indossato dal paziente, è in grado di fornire una mappatura 3D del cuore in tempo reale, anche con un singolo battito.

Importante rivoluzione nell’ambito della diagnostica cardio-vascolare, il dispositivo – primo sistema di mappaggio elettro-anatomico non invasivo del cuore, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) americana – è stato presentato a Bologna in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC).

Nuova scoperta sull’epilessia

Individuata disfunzione della comunicazione tra due recettori neuronali

Un difetto di comunicazione tra due recettori presenti nei neuroni è stato osservato nel cervello di pazienti affetti da epilessia del lobo temporale, la più comune forma di epilessia focale adulta.

È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Epilessia Sperimentale dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma.
Pubblicato sulla rivista scientifica Epilepsia, lo studio, condotto su tessuti umani e su modelli animali, si è concentrato sull’azione dell’acido γ-aminobutirrico (GABA), appartenente alla categoria dei neurotrasmettitori, molecole che, raggiungendo specifici recettori sulla membrana cellulare, garantiscono la comunicazione tra i neuroni. Il GABA, in particolare, è il principale neurotrasmettitore inibitorio.

Parto naturale dopo il cesareo, si può fare

In molti casi le donne partoriscono naturalmente senza problemi

È opinione diffusa che dopo un primo parto portato a termine con il taglio cesareo sia impossibile farne un secondo in maniera naturale. Non è così. Si parla in questi casi di VBAC, acronimo inglese che sta per Vaginal Birth After Cesarean, parto vaginale dopo il cesareo.

Stando alle stime, il 75% delle donne che sperimentano questa via riescono a partorire con successo.

Ovviamente, rispetto a chi ha già partorito in maniera naturale una prima volta, queste donne possono andare incontro a complicanze con maggior facilità. Quella più temuta è la rottura dell’utero nel punto in cui si trova la cicatrice del cesareo, con conseguente rischio di emorragie e asportazione dell’utero. I fattori di rischio sono rappresentati dal tipo di cicatrice, dal lasso di tempo che intercorre fra un parto e l’altro e dallo spessore della parete uterina.

Microbioma cutaneo e del cuoio capelluto

Nesso con le patologie della pelle e dei capelli

Il corpo umano è un ecosistema abitato da trilioni di batteri, virus e funghi. L’insieme di questi microorganismi, unitamente alla totalità del patrimonio genetico che essi possiedono, costituisce il microbioma umano.

Esso consiste di 10-100 miliardi di cellule microbiche ospitate dall’uomo e che vivono in simbiosi con noi per tutta la vita. Si stima che per ogni cellula umana nel nostro corpo esistano circa 10 cellule microbiche e che per ogni gene umano espresso i microorganismi siano in grado di esprimerne 100. Ogni sito corporeo ospita una diversa comunità microbica.
È ormai scientificamente dimostrato che un microbioma in equilibrio contribuisce allo stato di salute dell’uomo intervenendo nella protezione da diverse patologie infiammatorie, metaboliche, allergiche.

Il medico che sente il dolore

L’uomo ha una sinestesia del tocco a specchio tattile

 

Sinestesia del tocco a specchio tattile. È la condizione che consente al medico americano Joel Salinas di avvertire sulla propria pelle il dolore dei pazienti che ha in cura.

Quando Salinas vede qualcuno provare dolore il cervello ricrea le stesse sensazioni nel suo corpo.

“La sinestesia è un incrocio tra input sensoriali. Ognuno di noi è sinestetico. Il sapore infatti è la fusione di stimoli che arrivano dall’odorato e dal gusto”, spiega Fabio Babiloni, professore associato di fisiologia all’università Sapienza di Roma. “Alcune persone però vanno oltre questo, e vedono per esempio le forme delle lettere con colori o note musicali. Nel loro cervello – continua Babiloni – si attivano simultaneamente le aree cerebrali di lettere e colori, mentre nel resto delle persone se ne attiva una sola. Questo tipo di sinestesia è presente nel 2-3% della popolazione”.

Nuovi neuroni anche da anziani

Dimostrata per la prima volta la capacità di generare cellule in tarda età

Un team americano guidato dall’italiana Maura Boldrini ha scoperto che le cellule cerebrali continuano ad essere generate anche nella terza età.

La scoperta, pubblicata su Cell Stem Cell, smentisce un luogo comune duraturo secondo cui soltanto i cervelli giovani fossero in grado di produrre nuovi neuroni.

“Abbiamo scoperto che le persone anziane hanno la capacità di produrre migliaia di nuovi neuroni dell’ippocampo da cellule progenitrici proprio come fanno i più giovani”, dice Boldrini, che lavora presso la Columbia University. “Abbiamo anche trovato volumi equivalenti dell’ippocampo (una struttura del cervello utilizzata per emozioni e cognizione) nelle varie età. Tuttavia i soggetti più anziani avevano meno vascolarizzazione e forse meno capacità di creare connessioni con i nuovi neuroni”.