Diabete, fondamentale il monitoraggio continuo


Qualità della vita superiore grazie allo strumento

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Monitorare il livello di glucosio in forma continuativa aumenta la qualità della vita delle persone diabetiche. A confermarlo è uno studio apparso su Diabetes Care e firmato da scienziati dell’Università di Chicago.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 158 pazienti, la metà dei quali, per 6 mesi, si è sottoposta a monitoraggio continuo, mentre l’altra metà faceva utilizzo delle tradizionali “strisce” per la misurazione in determinati momenti della giornata.
I pazienti del primo gruppo hanno mostrato un miglior controllo del glucosio e una riduzione degli episodi di ipoglicemia.
“Se si guarda a tutta la vita di un paziente il miglioramento è impressionante – afferma Elbert Huang, l’autore principale -. Anche se c’è un costo aggiuntivo la somma è compensata dal minore rischio di complicazioni”.
Secondo i dati, il monitoraggio continuo aggiunge in media 6 mesi in buona salute …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | diabete, glicemia, monitoraggio,

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Internet e Social Network, il ruolo del medico nella società moderna

A Milano sono stati presentati i risultati di “Truth About Doctors”, uno studio condotto dal McCann Truth Central, il centro di ricerca di McCANN WORLD GROUP sul ruolo del medico nella società moderna.

La ricerca ha preso in esame il parere di 2.000 clinici di 16 Paesi del mondo.

I medici italiani dichiarano di sentirsi frustrati a causa della perdita di potere e di libertà di azione. La frustrazione ha un costo non solo professionale ma anche personale: il 64% degli intervistati soffre di problemi legati al sonno mentre il 67% riporta difficoltà coniugali. Non solo, anche la costruzione della relazione medico-paziente risulta minacciata per via della burocrazia nella gestione del quotidiano – particolarmente avvertita in Italia e USA – ma anche a causa del grande numero di pazienti da visitare, come invece accade in Paesi come Cina e India.

Nei confronti dell’attuale sistema salute, i medici confessano i loro timori:

1. paura di azioni legali da parte del paziente o della sua famiglia (37%),
2. al secondo posto la difficoltà nel gestire la burocrazia (28%),
3. al terzo il rapporto conflittuale con gli amministratori pubblici che governano il sistema (15%). Tuttavia, a questa situazione di sfiducia si contrappone il forte riconoscimento della scelta deontologica e dunque la difesa della propria missione primaria. Secondo il 93% dei medici intervistati, infatti, il “providing care”, ovvero l’assistere il paziente, resta il suo ruolo primario nella società.

“Il medico deve rimanere il protagonista del sistema salute odierno – afferma Alessio Carli, Managing Director di McCANN HEALTH – e per farlo deve acquisire nuove competenze dalle quali non si può più prescindere, per padroneggiare al meglio la sfida della sostenibilità, dell’appropriatezza e la riorganizzazione assistenziale. L’evoluzione dell’ecosistema comporta una visione comune, la rottura dei silos e apre a nuove forme di dialogo tra stakeholders, perché si prendano le giuste decisioni attraverso la condivisione degli obiettivi.”

Dallo studio emerge una tensione riguardo all’attitudine del medico nei confronti del mondo delle relazioni collettive e digitalizzate.

L’universo sanitario oggi è estremamente complesso e si fonda su nuove dinamiche di relazione, potere e responsabilità.
Se da una parte il medico ha a che fare con una moltitudine di altri professionisti, che a vario titolo “influenzano” il suo lavoro quotidiano, deve allo stesso tempo confrontarsi con pazienti sempre più esigenti e informati che hanno immediato e costante accesso a fonti di notizie prima inesistenti. Sono gli stessi clinici a pensare che 1 persona su 5 dia più fiducia ai social media che alla sua opinione professionale.

E allora anche qui il medico si sente confuso. Da una parte ritiene che i digital tools siano utili ai propri pazienti (70% degli intervistati) in quanto permettono di avere un dialogo più produttivo e di rendendoli più consapevoli del proprio stato di salute. Dall’altra afferma che, a seguito di un così ampio accesso a Internet, aumenta anche il rischio di autodiagnosi scorrette (secondo il 59% degli intervistati) e di ipocondria (per il 35%).

“Il medico può rimanere un punto di riferimento – conclude Laura Caresia, Medical Director di McCANN HEALTH – a patto di migliorare efficienza ed efficacia delle sue prestazioni guadagnando tempo di qualità da dedicare alla propria relazione con il paziente. Si tratta di un paziente sempre più attento e responsabile, a cui il medico deve fornire informazioni qualificate, diventando soggetto attivo nei network dedicati e primo promotore del suo empowerment”.