Mai spezzare le pillole

Viene alterata la struttura del farmaco e l’efficacia si riduce

L’abitudine di spezzare o sminuzzare le pasticche che si devono assumere per una terapia può essere pericolosa. Gli esperti della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) segnalano infatti che la pratica, messa in atto soprattutto dai più anziani che fanno fatica a deglutire, ha l’effetto di alterare la struttura dei farmaci e di ridurre l’efficacia della terapia.
Quando si spezza una pillola, infatti, in molti casi i pezzi non sono delle stesse dimensioni. Anche usando un taglia-pillole, il dosaggio cambia di circa il 15 per cento rispetto a quello prescritto.

Nicola Ferrara, presidente Sigg e ordinario di Medicina interna e geriatria dell’Università Federico II di Napoli, commenta:

Può essere pericoloso in caso di farmaci con una finestra terapeutica stretta, che hanno cioè effetti tossici a dosaggi che si discostano anche di pochissimo dalla terapia.

20 suggerimenti per avere la pancia piatta e sgonfia

Solo a vedere quel numero nel titolo, probabilmente ti sarà venuta l’ansia. In realtà, cambiando prospettiva, vedrai solo una moltitudine di soluzioni da leggere e mettere in pratica se il tuo obiettivo è quello di avere la pancia piatta e sgonfia.

Puoi ancora goderti gli aperitivi, ma ad una condizione. E’ risaputo come l’alcol e la sua presenza nel corpo rallenti la capacità di quest’ultimo di bruciare grassi. Tutta via se ti attieni a delle dosi standard di un bicchiere di vino o di birra, puoi ancora goderti l’aperitivo.

Cerca di rimanere calma. L’ansia sollecita la produzione di cortisolo, l’ormone che induce il corpo a conservare grasso in eccesso. Respira profondamente, fai partire il respiro dalla pancia, per circa 10 conteggi e cerca di alleviare i momenti di stress.

Mangia. Mangiare troppo poco, fa si che il tuo corpo vada in modalità “fame” e di conseguenza aumenti la probabilità di conservare il grasso in eccesso piuttosto che bruciarlo.

Controlla le tue sessioni di cardio. I muscoli sono metabolicamente più attivi del grasso, il che vuol dire che più ne hai più il tuo metabolismo funziona velocemente. L’allenamento di resistenza è fondamentale a questo scopo, quindi cerca di aggiungere cardio il giusto che serve.

Attieninti all’integrale. Preferire gli alimenti integrali ti aiuterebbe a mantenere la pancia piatta in maniera maggiore.

Allena qualsiasi angolo. Quando esegui un circuito per definire gli addominali, pensa ai tre piani di movimento. Prova quindi crunch e crunch inversi (per allenare gli addominali dall’alto verso il basso e avanti e indietro), piegamenti del busto laterali in piedi (per allenare la parte frontale) e torsioni (per allenare i muscoli in maniera traversa).

Affidati al te verde. L’EGCG, un antiossidante contenuto nel te verde, sembra aumenti la capacità metabolica. Ovviamente non esagerare, ma inserisci una tazza di tè verde nel tuo piano alimentare.

Dormi. La mancanza di sonno può rallentare il metabolismo. Per tanto non privarti mai delle tue 8 ore di sonno.

Aggiungi erbe al tuo piano alimentare. Zenzero, camomilla e menta, sembra abbiano un effetto sgonfiante e sopporterebbero una corretta digestione.

Attenta agli zuccheri. Alcune ricerche dimostrano come lo zucchero sia molto più presente nella nostra giornata alimentare di quanto crediamo. Non sempre infatti lo inseriamo sotto forma di zolletta o bustina di zucchero, basta anche solo fare riferimento ai cibi confezionati, che la quantità di zucchero spicca il volo. Cerca quindi di leggere sempre le etichette, quando fai la spesa.

Segui la regola del 10%. Se dunque non hai bisogno di fare 100 crunch per eliminare il grasso addominale, è vero che allenare questa zona nello specifico è considerato uno step necessario a fine allenamento. L’ideale sarebbe passare la maggior parte del tempo ad allenare il resto del corpo e dedicare non più del 10% del totale del tuo allenamento agli addominali.

Go big or go home. Quando ti alleni prediligi l’allenamento dei grandi gruppi muscolari e più di un gruppo muscolare alla volta, invece dei movimenti isolati. Questi esercizi bruciano più calorie.

Semplifica la cena. Cerca di attenerti ad un piatto semplice fatto di proteine e verdure, ed evita possibilmente i dolci, così da evitare il pericolo di ritenzione idrica.

Scrivi un diario. Alimentare, s’intende, in maniera tale da tenere sotto controllo quello che mangi ed eliminare le eventuali cause di gonfiore.

Evita le fritture. Sono difficili da digerire ed è più probabile ti facciano sentire gonfia.

Aggiungi un pizzico di sprint. All’interno della tua sessione di cardio, inserisci dai 10 ai 30 secondi di sprint. Puoi utilizzare il tappeto, la bike o qualsiasi altri attrezzo. In questa maniera brucerai una maggiore quantità di calorie.

Prova a sostituire la sedia con la fitball. Se qualche tua collega già lo fa, non prenderla per matta. Questa sostituzione in realtà ti permette di attivare gli addominali alla ricerca dell’equilibrio mentre sei seduta.

Ridi. Al pari del fatto di mantenere la calma, una buona risata è quello che ti serve perchè durante una risata contrai gli addominali. Va da se che non è l’unica cosa da fare.

Attenta al sale. Il sale serve al corpo per funzionare, ma troppo sale può causare ritenzione. Elimina i cibi troppo conditi e cerca di preparare i pasti il più delle volte in maniera tale da mantenere sotto controllo la quantità di sale.

Non mangiare aria. Bere dalla cannuccia e masticare gomme possono causare un accumulo di aria in pancia, aumentando le dimensioni del giro vita. Inoltre, masticare bocconi più piccoli può aiutarti a sbarazzarti da quella sensazione di gonfiore dopo i pasti

Scopri mal di pancia rimedi farmaci.

Primo impianto in Italia di una nuova valvola cardiaca

Valvola biologica Avalus impiantata al Gemelli di Roma

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Eseguito con successo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma il primo impianto italiano con procedura mininvasiva della nuova valvola biologica Avalus di Medtronic.

L’intervento è stato condotto dal cardiochirurgo Massimo Massetti, direttore dell’Area cardiovascolare del Policlinico A. Gemelli e professore ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, su una paziente settantenne affetta da stenosi valvolare aortica. Si tratta di una patologia isolata, di carattere senile degenerativo, molto comune nei paesi occidentali e una delle più frequenti in Italia: la fascia di età a rischio di stenosi valvolare aortica è quella superiore ai 65 anni.

Se non adeguatamente trattata, la malattia è causa di morte nel 50% degli individui a distanza di 3 anni dall’inizio dei sintomi.

Pembrolizumab efficace contro il melanoma

Il farmaco mostra risultati promettenti

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Pembrolizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato anti-PD1, riduce del 43% il rischio di recidiva dopo resezione chirurgica del tumore nei pazienti con melanoma, una neoplasia dei tessuti cutanei e del rivestimento della pelle che nel 2017 nel nostro Paese ha fatto registrare 14mila nuove diagnosi.

MSD e l’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC) hanno annunciato che lo studio di fase 3 EORTC1325/KEYNOTE-054 con pembrolizumab, somministrato in monoterapia nei pazienti operati per un melanoma ad alto rischio stadio III, ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da recidiva (RFS).

L’olio di camelina riduce il colesterolo

Livelli totali e di Ldl abbattuti

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L’olio ricavato dalla camelina, pianta delle Brassicacee nota come “falso lino”, avrebbe un effetto protettivo nei confronti del colesterolo. Secondo i dati di uno studio apparso su Molecular Nutrition & Food Research a firma di ricercatori dell’Università della Finlandia Orientale, l’olio di camelina avrebbe la capacità di ridurre i livelli di colesterolo totale e di colesterolo Ldl.

La ricerca ha analizzato le associazioni fra olio di camelina, pesce grasso e pesce magro con il metabolismo dei lipidi e del glucosio. Allo studio hanno preso parte 79 persone fra i 43 e i 72 anni che mostravano una concentrazione ridotta di glucosio a digiuno.

I volontari hanno consumato pesce grasso o magro per 4 volte alla settimana, oppure hanno assunto una dose giornaliera di 30 ml di olio di camelina per 12 settimane. Gli effetti più evidenti sono stati quelli prodotti da quest’ultimo.

Cancro alla prostata, utile l’indice di salute prostatica

Può evitare il ricorso a biopsie inutili

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Gli urologi beneficiano dei dati ricavati dall’indice di salute prostatica (phi). Il parametro è determinante per capire se esista o meno la necessità di prescrivere una biopsia.

A dirlo è una ricerca pubblicata su Prostate Cancer and Prostatic Diseases da un team della Carolina Urology Partners di Huntersville guidato da Jay White, che spiega: «Nel nostro studio, l’uso del test ha influenzato il piano di gestione del medico nel 73% dei casi, e l’effetto più comune è stato quello di evitare una biopsia».

Il test phi non è altro che la combinazione dei risultati di tre immunodosaggi, il Psa totale, il Psa libero e il p2Psa.

Nel corso dello studio sono stati messi a confronto 506 uomini che hanno effettuato il test phi e altri 683 di controllo che non lo hanno fatto.

Bisfenolo A, limiti più stringenti

Livelli azzerati per gli alimenti per bambini

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Nuovi livelli di contaminazione da rispettare per il bisfenolo A. Lo ha deciso la Commissione Ambiente del Parlamento europeo, riducendo i limiti di migrazione della sostanza da 0,6 mg a 0,05 per chilo di cibo e annullandoli completamente per gli alimenti per neonati.

Il bisfenolo A è da tempo al centro delle attenzioni dei ricercatori, in particolare per via dei possibili effetti negativi sul corpo. Il composto può alterare la normale fisiologia dell’organismo, con conseguenze sul sistema endocrino e riproduttivo, ma anche sul sistema nervoso, immunitario, metabolico e sull’apparato cardiovascolare.

A partire dal 2006, l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – ha iniziato gli studi sull’esposizione umana alla sostanza, che secondo le stime si attesta per il momento al di sotto della soglia ritenuta sicura, ovvero 4 microgrammi di Bpa per chilo di peso corporeo.

Nuovo farmaco contro l’obesità

Combinazione di due molecole si rivela efficace

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Secondo i nutrizionisti e i dietologi, durante le festività gli italiani ingrassano fino a 5 kg. Purtroppo non solo in questo periodo si sente la necessità di ritornare in forma, l’obesità è un problema medico e sanitario molto diffuso in Italia.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’obesità come una vera e propria malattia. L’obesità è una condizione cronica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo in misura tale da influenzare negativamente sullo stato di salute e sulla aspettativa di vita”, dichiara il Professor Fabrizio Muratori, Presidente SIO.

Diarrea del viaggiatore, la terapia migliore

Come gestire il malessere in viaggio

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Si parte per una vacanza sognata magari per mesi e ci si ritrova in una camera d’albergo ad assecondare i bisogni del proprio intestino. La diarrea del viaggiatore è uno dei disturbi che più minano la qualità di vita in particolari momenti. Per questo è necessario adottare una gestione il più possibile corretta della malattia.

Chiunque si metta in viaggio verso paesi in via di sviluppo dovrebbe portare con sé loperamide e un antibiotico.

Se la meta è il Sud-Est asiatico, l’antibiotico dovrà essere l’azitromicina, mentre nelle altre zone può essere utilizzata anche la rifaximina.

Le raccomandazioni indicano la semplice idratazione e la gestione dei sintomi con loperamide se la malattia non incide sul viaggio.

Il cancro delle ovaie ha origine nelle tube di Falloppio


Passano anni prima che la lesione evolva in neoplasia

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Una lesione alle tube di Falloppio può determinare, a distanza di anni, l’insorgenza del cancro delle ovaie. A scoprirlo è stato un team di ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e del Dana-Farber Center, con uno studio pubblicato su Nature Communication.
«Questi risultati hanno implicazioni significative per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento della malattia», scrivono i ricercatori.
Il team ha analizzato i campioni di tessuto neoplastico di 9 pazienti affetti da carcinoma ovarico sieroso di alto grado (HGSOC), sottotipo del cancro più diffuso con il 75% dei casi complessivi. Nella maggior parte dei casi, le alterazioni genetiche osservate nei campioni erano presenti anche nelle lesioni che si erano formate anni prima nelle tube di Falloppio.
«La scoperta è importante perché potrebbe potenzialmente consentire un riscontro precoce della malattia», spiega …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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