Diabete di tipo 1, un vaccino è possibile

Nuovo approccio allo sviluppo suggerito da uno studio italiano

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Uno studio appena pubblicato sulla rivista Cell Metabolism ha individuato specifiche molecole delle cellule pancreatiche beta che guidano all’autodistruzione delle cellule stesse in presenza di diabete di tipo 1 (T1D).
Questa scoperta fornisce conoscenze completamente nuove sui meccanismi che regolano il diabete 1 e apre a nuove strade nell’individuazione di strategie terapeutiche attraverso lo sviluppo di vaccini.

Lo studio, guidato da Roberto Mallone in collaborazione con R. Scharfmann, del Cochin Institute di Parigi, e con il team del professor Francesco Dotta dell’Università di Siena, è stato condotto nel quadro del network internazionale INNODIA e nPOD, con la partecipazione del Center for Diabetes Research guidato da D. Eizirik (Free University of Brussels), di P. Marchetti, dell’Università di Pisa.

Diabete, canagliflozin sicuro per chi ha problemi ai reni

L’antidiabetico è indicato per i pazienti con malattia renale cronica

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Il farmaco canagliflozin si rivela efficace e sicuro per i pazienti diabetici affetti anche da malattia renale cronica.

A testimoniarlo sono i risultati dello studio di fase III CREDENCE, interrotto anticipatamente poiché la sperimentazione ha soddisfatto i criteri prestabiliti per gli endpoint compositi primari.

CREDENCE è la prima sperimentazione specifica riguardante outcomes renali in pazienti affetti da diabete di tipo 2 e MRC volta a esaminare l’efficacia e la sicurezza di canagliflozin, rispetto al placebo, quando viene somministrato in aggiunta alla terapia standard. La sperimentazione ha determinato l’efficacia e la sicurezza valutando il rischio e la riduzione del tempo prima dell’inizio della terapia dialitica o del trapianto di rene, il raddoppio della creatinina sierica, la morte renale o cardiovascolare.

Diabete, Suliqua controlla la glicemia

Effetto positivo per i pazienti con glicemia discordante

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Il farmaco Suliqua si rivela efficace per il controllo della glicemia nei pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Una nuova analisi dello studio di fase 3 Lixilan-L presentata nel corso del 78° congresso dell’American Diabetes Association (ADA) a Orlando dimostra infatti che Suliqua (insulina glargine 100 U/mL e lixisenatide) riduce la percentuale di pazienti affetti da diabete di tipo 2 con glicemia “discordante”, vale a dire con livelli di glucosio nel sangue a lungo termine (HbA1c) sopra il target glicemico, nonostante i livelli di glicemia a digiuno risultino controllati.

Questa riduzione è significativamente maggiore con Suliqua rispetto a quanto riscontrato con insulina glargine 100 U/mL.

Questi dati evidenziano il doppio effetto di Suliqua sui livelli di glucosio nel sangue.

Andare in bici allontana cancro e diabete

Benefici superiori rispetto alla semplice passeggiata

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Da domani vi conviene montare in sella a una bicicletta per andare al lavoro. È la conclusione di uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team dell’Università di Glasgow.

Secondo i risultati di un’analisi che ha coinvolto 260mila cittadini britannici con età media di 53 anni, chi percorre in bicicletta una media di 60 chilometri alla settimana beneficia di una riduzione del rischio di cancro del 45% e del rischio di malattia cardiaca del 46%.

Anche chi cammina vede migliorare le proprie prospettive di salute, ma in maniera meno evidente. Il rischio di malattia cardiaca si abbassa del 27%, mentre addirittura sembra che camminare non incida minimamente sul rischio di tumore.

Si tratta di uno studio osservazionale, il che significa che viene soltanto evidenziato un dato statistico senza un’analisi approfondita del rapporto causa-effetto.

Il fumo e la salute delle gengive

Una delle più frequenti cause di gengivite

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Il fumo rappresenta una delle cause più importanti e frequenti di gengivite. I fumatori mostrano una probabilità 6 volte superiore di sviluppare una gengivite rispetto a un non fumatore.

Fumo e nicotina riducono l’afflusso di sangue alle gengive, finendo per danneggiare non solo le gengive stesse, ma anche l’osso che sorregge i denti.
Il fumo, peraltro, riduce la capacità naturale dell’organismo di combattere le infezioni attraverso una riduzione del numero di cellule immunitarie protettive.

Se non trattata subito, la gengivite può evolvere in una forma grave di malattia gengivale come la parodontopatia, una condizione in cui le gengive sono talmente infiammate e infette da esercitare trazione su denti, ossa e tessuti che le supportano. Le conseguenze sono alitosi, gonfiore e alla fine perdita del dente.

Diabete, l’insulina orale sarà presto realtà

In sperimentazione nuova formulazione del farmaco salvavita

Uno degli aspetti più fastidiosi del diabete è la necessità di assumere l’insulina attraverso una puntura. Il problema sta nell’assorbimento della sostanza, troppo sensibile all’ambiente acido dello stomaco per essere assunta attraverso una pasticca.

Un team della Harvard John A. Paulson School of Engineering si è fatto carico della risoluzione del problema, sperimentando un nuovo approccio per la somministrazione orale dell’ormone e pubblicandone i dettagli su Proceedings of the National Academy of Sciences.

L’idea è di veicolare l’insulina in un liquido ionico costituito da colina e acido geranico. Il tutto viene inserito in una capsula con rivestimento resistente agli acidi.

Diabete, degludec conferma i vantaggi anche nella vita reale

Riduzione significativa dei livelli di emoglobina glicata e di ipoglicemie

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Nuovi risultati sull’insulina degludec evidenziano la sua efficacia anche in condizioni di vita reale.

I dati dello studio CONFIRM sono stati presentati al 78esimo congresso ADA (American Diabetes Association) di Orlando e rappresentano una comparativa con l’insulina glargine.

Questo studio di efficacia comparativa, retrospettivo e non interventistico, che ha coinvolto più di 4.000 adulti con diabete tipo 2 che assumevano l’insulina basale per la prima volta, ha dimostrato che dopo sei mesi i pazienti in trattamento con l’insulina degludec avevano un valore di emoglobina glicata (HbA1c) significativamente più basso rispetto a quelli trattati con insulina glargine 300 U (rispettivamente 1,5 per cento e 1,2 per cento, p = 0,029).

Il diabete può annunciare il cancro del pancreas

In certi casi può essere la prima manifestazione della malattia

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Il diabete come effetto collaterale di una malattia ancora più grave, il cancro del pancreas. A ricordarlo è uno studio apparso sul Journal of National Cancer Institute e firmato da ricercatori della Keck School of Medicine della University of Southern California.

I medici americani hanno analizzato i dati di circa 49mila afroamericani e latini, due gruppi etnici con un alto tasso di diabete. Nel 32,3% dei casi, i partecipanti hanno sviluppato il diabete fra il 1993 e il 2013. Durante il follow up sono stati individuati 408 casi di cancro al pancreas.

Il 52% dei soggetti a cui era stato diagnosticato il cancro aveva anche sviluppato il diabete nei 3 anni precedenti.

La crononutrizione, sapere quando mangiare è fondamentale

Le tempistiche influenzano la risposta del metabolismo

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Forse il problema non è “quanto” ma “quando”. Parliamo del mangiare e della nostra continua lotta contro l’aumento di peso. Mangiare un bel piatto di pasta a pranzo ha effetti diversi rispetto al consumo della stessa identica portata a cena.

Ciò che cambia è infatti la risposta del nostro metabolismo, che sembra prediligere un apporto maggiore di nutrienti durante la prima fase della giornata.

È il principio alla base della crononutrizione, regime alimentare che sottolinea l’esigenza di sincronizzare i pasti con il proprio orologio interno.
Su Diabetic Medicine è stata recentemente pubblicata un’analisi incentrata su soggetti colpiti da diabete di tipo 2. Quelli che facevano colazione tardi mostravano maggiori possibilità di avere un indice di massa corporea più elevato rispetto a chi ha invece l’abitudine di far colazione al mattino presto.

Liraglutide efficace contro l’obesità

Effetti riscontrabili anche nella vita reale

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I pazienti trattati con liraglutide 3 mg (Saxenda) per la gestione del peso, in combinazione con dieta ed esercizio fisico, hanno perso una media di 8,1 kg dopo sei mesi, in un contesto di vita reale.

I dati sono stati presentati al 25° congresso europeo sull’obesità (ECO 2018) in svolgimento a Vienna.

Lo studio, effettuato su persone con sovrappeso e obesità in sei centri specializzati in Canada, ha dimostrato che, dopo sei mesi, i pazienti che hanno assunto il farmaco, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico, hanno raggiunto una perdita di peso del 7,1 per cento rispetto al peso iniziale; il 63,4 per cento dei pazienti ha perso il 5 per cento o più del proprio peso corporeo e il 35,2 per cento più del 10 per cento. I risultati dello studio real-world hanno confermato quelli osservati nel programma di sperimentazione clinica SCALE.