Osteoporosi, l’obesità è un fattore di rischio


L’ormone che aiuta le ossa a mantenersi sane è intrappolato nel grasso

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Nelle persone affette da obesità il rischio di contrarre l’osteoporosi si impenna, fondamentale è il ruolo della vitamina D.
Questo è il risultato della ricerca durata tre anni, realizzata da un’equipe specializzata coordinata dal professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia e direttore dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione, in collaborazione con il dott. Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, che sarà presentata al Convegno “Alterazioni Metaboliche e Osteoporosi” che si terrà a Padova.
L’osteoporosi non è un problema solo femminile, ma rappresenta un’emergenza clinica anche per il maschio: dopo i 50 anni un uomo su 5 ne risulta essere affetto. Nelle donne il rischio di osteoporosi è fortemente correlato alla menopausa, pertanto lo screening e la diagnosi per questa patologia sono una pratica clinica consolidata. Nel maschio …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Tumore del rene, efficace tivozanib


Innovativa terapia mirata migliora la qualità di vita

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C’è una novità terapeutica per quanto riguarda il cancro del rene. Il nuovo farmaco si chiama tivozanib, molecola che sembra in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti grazie alla sua tollerabilità.
Nel 40% dei casi, le nuove diagnosi di tumore al rene sono riconducibili al fumo, percentuale che scende al 25% tra le donne. Chi fuma ha però il 50% di rischio in più di sviluppare la forma più diffusa di cancro al rene, il carcinoma a cellule renali.
Camillo Porta, dell’Oncologia medica della Fondazione Irccs Policlinico “San Matteo” di Pavia, spiega: «Questa molecola è caratterizzata da un’elevata selettività d’azione, è molto potente e svolge un’azione antiangiogenica».
Grazie all’elevata selettività del farmaco, la terapia si mostra molto efficace e tollerabile.
«In attesa che venga finalizzato nei prossimi mesi l’iter per la rimborsabilità della molecola con …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Neuropatia diabetica, novità su diagnosi e terapia

La malattia colpisce un diabetico su tre

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Un paziente diabetico su tre deve fare i conti anche con la neuropatia diabetica. Si tratta di una condizione estremamente invalidante e poco conosciuta da medici e pazienti.

A fare il punto sulla situazione è Neurodiab 2018, congresso internazionale sulla neuropatia diabetica che si terrà presto a Roma.

Ci sono quelli per cui quella sensazione di formicolio ai piedi accompagnata da ‘frustate’ di dolore bruciante alle gambe è ormai una presenza costante; quelli che non riescono a fare più un pasto intero perché lo stomaco rifiuta di ricevere il cibo (o lo vomita) e la digestione è un’impresa lunga ore; quelli con la vita sessuale devastata da un disturbo senza nome; quelli che come si alzano in piedi vedono tutto nero e cadono per terra rischiando di farsi molto male.

Medulloblastoma, bloccare una proteina per curarlo

Nuovi sviluppi per il tumore tipico dell’età pediatrica

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Il medulloblastoma potrebbe essere curato attraverso l’inibizione della proteina citron kinase (CITK). Lo hanno scoperto i ricercatori del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino guidati da Ferdinando Di Cunto.

Il team aveva in realtà l’obiettivo di analizzare le basi molecolari della microcefalia, una rara malattia del neurosviluppo, ma nel corso della ricerca hanno scoperto un meccanismo potenzialmente utile in caso di medulloblastoma. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta al 60 per cento. Il trattamento prevede l’asportazione chirurgica, seguita da radioterapia con possibile associazione di alte dosi di chemioterapici. Inibire CITK ferma il processo replicativo delle cellule tumorali, causandone la morte o il ridimensionamento.

Allergia al sole? Può trattarsi di porfiria

Il colore delle urine rivela spesso la patologia

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Un gruppo di patologie ereditarie, rare e poco conosciute, con una varietà di sintomi e segni che le rende particolarmente complicate da diagnosticare: sono le porfirie, malattie legate a un deficit di uno dei diversi enzimi nella catena metabolica dell’eme.

Le porfirie cutanee – spiega l’esperta all’Osservatorio Malattie Rare – sono caratterizzate da manifestazioni croniche, in seguito all’esposizione alla luce solare o ultravioletta, che porta alla formazione di bolle ed escoriazioni come conseguenza dell’accumulo di sostanze fotosensibili chiamate porfirine. Questi pazienti, già da bambini, spesso ricevono una diagnosi di allergia al sole. Le forme più comuni sono la protoporfiria eritropoietica e la porfiria cutanea tarda: il fattore scatenante, oltre alla luce, può essere un’infezione virale o l’assunzione di un farmaco.

Tumore del fegato, efficaci gli antiacidi

Studio dimostra la possibilità di una nuova strategia

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Nuova possibile opzione terapeutica per il tumore del fegato. Un team di scienziati italiani dell’Istituto nazionale tumori di Milano e di altri centri nazionali ha pubblicato su Oncoimmunology i risultati di uno studio che ha preso in esame i possibili effetti di farmaci antiacidi per il trattamento dell’epatocarcinoma.

In oltre il 70% dei casi, i tumori del fegato sono legati a fattori di rischio noti come l’infezione da virus dell’epatite C e da virus dell’epatite B, ma anche il consumo di alcol. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 20%, mentre a 10 anni scende al 10%.

Per bloccare un tumore in modo efficace dobbiamo non solo colpire la cellula maligna, ma anche rendere l’ambiente in cui cresce (il microambiente tumorale) il più ostile possibile alla sua crescita, spiega Vincenzo Mazzaferro.

Il naso elettronico che fiuta il tumore del polmone

Diversi i progetti italiani in sperimentazione

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Fiutare il tumore del polmone grazie a un naso elettronico emulando le capacità innate dei cani. È il principio dell’apparecchio ideato dall’Università Campus Biomedico di Roma che ora affronterà una sperimentazione di un anno presso il prestigioso Memorial Sloan Kettering di New York.

All’interno del dispositivo agiscono dei cristalli di quarzo che, a contatto con il respiro emesso a quattro diverse temperature, vibrano formando un grafico dal quale si evincono le condizioni di salute del paziente che si è sottoposto al test.

I vantaggi di questa tecnologia sono molteplici, spiega Pierfilippo Crucitti, il professore di Chirugia toracica a capo del team di ricerca che ha progettato l’apparecchio. Si tratta di uno strumento di diagnosi in grado di effettuare analisi di precisione, non invasivo, a basso costo e utilizzabile su larga scala.

Un test salivare segnala il rischio di cancro alla prostata

Studio inglese annuncia lo sviluppo del nuovo esame

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L’esame della saliva potrebbe rivelarsi molto utile per la diagnosi del cancro alla prostata. Lo rivela uno studio apparso su Nature Genetics a firma di ricercatori dell’Institute for Cancer Research di Londra.

L’analisi coinvolgerà 300 pazienti di 3 diversi ospedali londinesi e si concentrerà sulla ricerca dei geni ad alto rischio presenti, secondo le stime, in 1 uomo su 100.

Allo stato attuale, l’esame più utilizzato è quello del Psa, un valore tuttavia non sempre traducibile in un rischio concreto di cancro dal momento che i falsi positivi sono all’ordine del giorno.

I ricercatori hanno dapprima analizzato il genoma di 140mila uomini, identificando 63 nuove alterazioni suscettibili di aumentare il rischio di cancro alla prostata, poi le hanno combinate con altre 100 varianti già collegate alla neoplasia.

Demenza frontotemporale, nuova tecnica di diagnosi

Una risonanza magnetica diversa individua la firma genetica

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Uno studio italiano pubblicato su Alzheimer Research and Therapy dimostra che l’utilizzo di scale visive morfometriche in risonanza magnetica consente di identificare le diverse mutazioni genetiche che causano la demenza frontotemporale.

La ricerca è firmata dall’Unità Malattie Neurodegenerative, Centro Dino Ferrari, Università di Milano, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, diretta dal professor Elio Scarpini.

La demenza frontotemporale è la seconda causa (dopo la malattia di Alzheimer) di decadimento cognitivo prima dei 65 anni, è caratterizzata da disturbi psico-comportamentali, quali disinibizione, alterazioni della condotta sociale, aggressività, e in circa il 20% dei casi dipende da una mutazione genetica.

Rabdomiosarcoma, nuova cura per i bambini

Il tasso di sopravvivenza a 5 anni aumenta di quasi 15 punti

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Sei mesi di chemioterapia di mantenimento a basse dosi accrescono la possibilità di guarigione dei bambini con rabdomiosarcoma ad alto rischio di recidiva.

A cinque anni dalla diagnosi, infatti, il tasso di sopravvivenza passa dal 73,7%, se si ricorre al trattamento standard, all’86,5% dato dalla nuova cura. La novità è destinata a cambiare gli standard di cura in Europa e nel mondo.

Il risultato, dopo circa 10 anni di ricerche, è stato ottenuto grazie ad uno studio coordinato dal prof. Gianni Bisogno del Dipartimento della salute della donna e del bambino dell’Università degli Studi di Padova – Azienda Ospedaliera, a cui hanno collaborato 14 nazioni europee e più di 100 centri di oncologia pediatrica aderenti all’European paediatric Soft tissue sarcoma Study Group (EpSSG).