Glioblastoma, acetazolamide efficace

Aggiunto a temozolomide aumenta la sopravvivenza

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L’aggiunta di acetazolamide a temozolomide ha l’effetto di aumentare la sopravvivenza nei pazienti affetti da glioblastoma. Lo rivela uno studio apparso su Science Translational Medicine a firma di ricercatori dell’Università di Chicago.

L’acetazolamide è utilizzato di norma per trattare il mal di montagna, ma anche il glaucoma, l’epilessia e l’insufficienza cardiaca. “Il farmaco è economico da produrre, facile da assumere e ha pochi effetti collaterali”, ha detto l’autore principale dello studio Bahktiar Yamini.

Temozolomide agisce danneggiando il Dna delle cellule tumorali che, tuttavia, in alcuni casi riescono a riparare i danni subiti, riducendo l’impatto positivo del farmaco.

A non rispondere bene al medicinale sono soprattutto i pazienti con livelli elevati di una proteina chiamata BCL-3.

Il codice genetico è più antico del Dna

Nuova ipotesi sull’origine della vita

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L’accoppiamento selettivo di coppie di basi azotate scoperto e indicato da Watson e Crick nel 1953 come fenomeno alla base della trasmissione del codice genetico non è esclusivo del DNA ma avviene spontaneamente anche tra singole basi azotate e potrebbe quindi essere non la causa ma addirittura l’origine della formazione del DNA.

Lo dimostra uno studio pubblicato in questi giorni su PNAS a firma del gruppo di ricerca dell’Università Statale di Milano coordinato del prof. Tommaso Bellini del Dipartimento BIOMETRA e del gruppo di ricerca dell’Università del Colorado coordinato dal prof. Noel Clark.

L’appaiamento Watson-Crick, per il quale le basi azotate, che sono i costituenti fondamentali degli acidi nucleici come DNA e RNA, si legano selettivamente.

Vavins Bikini: l’Italia tropicale dei bikini online

Finalmente ci siamo, il caldo è arrivato: mare, spiagge e aperitivi al tramonto stanno per diventare il must delle tue giornate. Cosa manca allora per sancire l’inizio della bella stagione? Ovviamente solo un Vavins Bikini che porta nel vaso mercato dei bikini online un’estate made in Italy con un tocco tropicale.

Scopri di più nell’intervista al Direttore Creativo di Vavins Bikini,  Valentina Merenda.

Com’è nata l’idea dei bikini online e quindi Vavins Bikini (raccontaci anche qualche aneddoto divertente)

Vavins Bikini è un brand, ma anche uno stile di vita; infatti io ho sempre avuto voglia di “evadere” dalla metropoli, sono nata e cresciuta a Milano, per realizzare il sogno di vivere al mare, a piedi scalzi, 365 giorni all’anno. Tra aprire un chiringuito in Costa Rica e creare un business legato alla “beach life” ho preferito la seconda opzione.
Ho sempre avuto la passione per la moda, grazie anche a mio padre, Carmelo Merenda, sarto su misura che si è fatto strada nel mercato milanese rispettando i valori della tradizione sartoriale siciliana.

Io invece ho studiato marketing e digital advertising, e dopo qualche annetto nel settore, ho capito che il mio animo ribelle e libero aveva bisogno di un’avventura diversa.

La spinta finale, che mi ha portato alla creazione del brand, è stata una vacanza a Ibiza con le amiche, nel quale ho conosciuto una ragazza brasiliana, che ha creato anche lei un brand di bikini che vende 6 mesi all’anno in Brasile e 6 mesi in Europa in giro per le spiagge: in quel momento ho subito pensato “anche io voglio vivere così”! Ed eccomi ora, a circa un’annetto dall’inizio dell’avventura, felicissima della scelta di vita che ho fatto.

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La collezione precedente è chiaramente un omaggio a Napoli. La nuova collezione invece dove trova ispirazione?

Si, la collezione “Posillipo” è palesemente un omaggio a Napoli, città che mi ha accolto nell’ultimo anno e dove si sviluppa tutta la produzione dei bikini. Per quanto riguarda la nuova collezione, “Italia Tropicale”, prende spunto da diverse mie passioni.

Principalmente c’è un chiaro riferimento agli anni ’80, annata in cui nasco, e che ora ammiro tantissimo: la vita altissima, una determinata palette di colori e i tagli dei bikini strizzano l’occhio a modelli chiaramente 80s. Anche il nome dato alla collezione, vuole ricordare il genere musicale che apprezzo molto, ascolto e che chiamo “musica felice” ovvero la Italo Disco, mix di suoni tropicali ed elettronici grazie all’uso del synth, simbolo degli anni 80.

In più, da sempre, ho un amore sfrenato per il Brasile, nazione che ho visitato più volte, e che mi fa innamorare ogni volta di più. Le foto della nuova collezione sono state scattate a Florianopolis, un’isola magica nella regione di Santa Caterina, assolutamente tropicale, che come molti altri posti del sud del Brasile, ha una forte influenza italiana.

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Chi è la ragazza Vavins Bikini

La ragazza Vavins Bikini mi rispecchia molto, è solare, carica di energia, di buone vibrazioni e piena di vita. La sua è una femminilità prorompente, sensuale e che sa esaltare il proprio essere Donna in ogni situazione, valorizzando la propria personalità e scegliendo consapevolmente ciò che indossa, senza mai sentirsi fuori luogo. L’amicizia e la solidarietà femminile saranno sempre punti saldi del DNA del brand. 

Always by your side in your summer adventures. Qual è la tua idea di summer adventures?

Non ho un’idea ben precisa di “summer adventures”, nel senso che essendo proprio un’avventura, spesso capita inaspettatamente e questo la rende ancora più misteriosa e coinvolgente. Può trattarsi di una travolgente storia d’amore estiva, di un viaggio indimenticabile con le amiche, di una pazza sera in una spiaggia tropicale o di una nuova esperienza sportiva tra le onde. Il tuo Vavins Bikini sarà il fedele partner sempre con te, ti esalterà e accompagnerà in qualsiasi tipo di avventura senza mai lasciarti nuda (a meno che tu non lo voglia)!

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Scoperta una variante genetica che rende longevi

Ricercatori italiani fanno luce sulla variazione di un singolo frammento di Dna

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Un team di scienziati italiani ha scoperto la presenza di una variante genetica in grado di rendere longevi. La variante è associata a una forma di resistenza all’invecchiamento e a un rischio minore di insorgenza di diabete, cancro e malattie cardiovascolari.

La scoperta è merito dei medici dell’Ospedale Saverio De Bellis di Castellana Grotte, in provincia di Bari, ed è stata pubblicata sulla rivista Nucleic Acid Research.

La ricerca è partita sulla base di diversi studi realizzati in tutto il mondo su 15mila persone. La variante genetica individuata è presente nell’80% dei centenari.

Ad attrarre l’attenzione dei ricercatori è stato un singolo frammento di Dna – SNP del gene – che si trova sul gene FOX3.

La vita creata dall’uomo

Creato il primo embrione senza ovuli e spermatozoi

L’uomo potrebbe creare la vita senza far ricorso a ovuli e spermatozoi. Lo dimostra una ricerca olandese dell’Università di Maastricht pubblicata su Nature.

I ricercatori olandesi sono infatti riusciti a generare in laboratorio il primo embrione di topo partendo soltanto da un piccolo gruppo di cellule staminali. L’embrione ha continuato a svilupparsi nell’utero anche se non è arrivato alla fase matura.

Il lavoro permetterà ai medici di studiare a fondo le prime fasi di sviluppo di un essere vivente, analizzando appieno i processi alla base della formazione della placenta e dell’impianto dell’embrione nell’utero.

Il team coordinato dal prof. Rivron ha coltivato in provetta due famiglie di staminali ricavate da cellule del trofoblasto, quelle che danno origine alla placenta, e da quelle da cui si forma l’intero organismo.

Scoperta nuova malattia cerebrale

Causa di gravi encefalopatie

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Scoperta una nuova malattia che provoca una grave forma di encefalopatia con deficit neurologici ed epilessia, a causarla è una mutazione del gene ATP6V1A.

È l’eccezionale risultato dello studio scientifico pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale Brain e realizzato dal team di ricercatori del Centro di Eccellenza di Neuroscienze dell’Ospedale pediatrico Meyer e dell’Università di Firenze, diretti dal professore Renzo Guerrini, insieme ai gruppi dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dell’Università di Genova diretti dai professori Fabio Benfenati e Anna Fassio.

Lo studio è partito dagli approfondimenti genetici con sequenziamento esomico del DNA effettuati al Meyer per individuare una possibile causa genetica in una bambina di 9 anni che presentava quella che si pensava fosse una rara encefalopatia, associata ad epilessia e gravi deficit neurologici.

Cancro, quando la chemio non funziona

Studio individua nel Dna spazzatura le responsabilità del fallimento

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Il fallimento terapeutico della chemioterapia che si verifica in un certo numero di casi di cancro potrebbe essere spiegato con il Dna spazzatura.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Cell da un team della Harvard Medical School of Boston coordinato dal ricercatore italiano Pier Paolo Pandolfi.

Era opinione comune fino a poco tempo fa che la parte di Dna non coinvolta nella produzione di proteine non servisse a niente. Di fatto, questa parte di Dna veniva definita “junk”, cioè spazzatura. In realtà, si parla del 98% del patrimonio genetico totale. Pensare che solo il 2% del Dna fosse utile era quindi un concetto abbastanza radicale e via via è stato abbandonato.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno infatti scoperto migliaia di Rna che non servono a produrre proteine, ribattezzandoli IncRna

La beta-talassemia ha una cura

La terapia genica sembra funzionare su pazienti con forma grave

Niente più trasfusioni di sangue per 22 giovani pazienti affetti da beta-talassemia. È lo storico risultato di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team del Brigham and Women’s Hospital e dell’Harvard Medical School.

Il team anglo-americano ha sperimentato con successo una terapia genica per i pazienti affetti da una grave forma di beta-talassemia, malattia genetica che impedisce la produzione di un componente fondamentale dell’emoglobina, costringendo il paziente a ricorrenti trasfusioni di sangue.

“È sempre stata la nostra speranza quella di portare i risultati della ricerca ai pazienti”, ha detto Philippe Leboulch, ricercatore francese a capo del progetto. “Abbiamo preso il nostro lavoro dal laboratorio e ora siamo in grado di valutare la sua efficacia in pazienti con questa malattia. Ciò è immensamente gratificante”.

Obesità, conta più lo stile di vita dei geni

Studio sui gemelli ridimensiona l’influenza del Dna

L’obesità è un serio problema di salute e un importante fattore di rischio per molte malattie cardiovascolari, soprattutto nei paesi sviluppati.

Alcuni studi ipotizzano che la sua origine possa essere genetica ma, al momento, questa spiegazione sembra essere applicabile solo al 5% dei casi più gravi di obesità. Il contributo genetico, infatti, non consente di spiegare la maggior parte delle variazioni individuali dell’indice di massa corporea. Variazioni che sarebbero quindi da attribuire a fattori ambientali e allo stile di vita delle persone. I dubbi rimangono, però, e l’effettiva importanza del background genetico non è ancora chiara.

In uno studio precedente avevamo identificato una serie di 38 geni la cui attivazione è correlata con diverse caratteristiche associate all’obesità: infiammazioni, cancro, disturbi della riproduzione e dell’umore.

La dieta mediterranea fa bene al Dna

Effetto ringiovanente sul genoma umano

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La dieta mediterranea è di gran lunga la preferita da medici e ricercatori per via dell’equilibrio che la contraddistingue e dei benefici che assicura all’organismo.

Anche uno studio inglese conferma la bontà di questo approccio dietetico rivelando che uno degli effetti garantiti dalla dieta mediterranea è il rallentamento del processo di invecchiamento del Dna.

La scoperta è frutto del lavoro di scienziati dell’Università di Exeter che hanno seguito per 10 anni le condizioni di salute di 5.000 persone, arrivando alla conclusione che “chi segue la famosa dieta mediterranea aiuta il proprio Dna a restare giovane e sano”.

La chiave sta nei telomeri, la parte finale dei cromosomi il cui progressivo accorciamento è correlato all’invecchiamento cellulare e a diverse patologie.