La riabilitazione respiratoria negli anziani

Per i pazienti affetti da insufficienza respiratoria cronica

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L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno globale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in quasi tutti i paesi del mondo la proporzione di persone con più di 60 anni sta aumentando più velocemente rispetto alle altre fasce di età.

Si stima che nel 2050 le persone con più di 60 anni saranno quasi 2 miliardi (oltre il triplo rispetto al 2005) e rappresenteranno circa un quarto (22%) della popolazione mondiale. In Italia i soggetti con età ≥65 anni rappresentano il 20% circa della popolazione residente e si stima che raggiungeranno il 33% nel 2051.

Con l’invecchiamento della popolazione, aumenteranno anche i grandi anziani (età ≥85 anni), passando dall’attuale 2,3% della popolazione al 7,8%. Nel periodo 2010-2051, ci si aspetta un aumento della durata media della vita di quasi 6 anni per gli uomini e di poco più di 5 anni per le donne.

5 bicchieri di alcol aumentano il rischio di morte

Basta un consumo moderato per accorciare la speranza di vita

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Anche un consumo non troppo elevato di alcol favorisce l’aumento del rischio di morte precoce. A dirlo è una ricerca pubblicata su Lancet dall’Università di Padova.

Secondo le conclusioni dello studio diretto da Edoardo Casiglia, sarebbero sufficienti 5-6 bicchieri di vino alla settimana, ovvero 100 grammi di alcol o 12,5 unità alcoliche, per aumentare la possibilità di una morte precoce.

“Questo studio fornisce una chiara evidenza a supporto della necessità di abbassare i limiti di consumo di alcol in molti paesi del mondo”, afferma Casiglia.

Secondo le linee guida, si raccomanda un consumo di alcol inferiore agli 84 grammi settimanali per le donne e 168 per gli uomini. Allo studio hanno partecipato quasi 600mila persone non astemie, il 50% delle quali ha ammesso di consumare più di 100 grammi di alcol alla settimana.

Labbra carnose, basta una formula matematica

Un team americano svela il metodo ideale per intervenire

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Se volete labbra in grado di far impallidire quelle di attrici e cantanti famose, dovete fare affidamento ai ricercatori dell’Università della California di Irving. I chirurghi estetici americani hanno infatti pubblicato uno studio su Jama Facial Plastic Surgery nel quale illustrano la formula matematica a cui far riferimento per giungere al risultato tanto agognato.
In primo luogo, il software ideato da Brian J. F. Wong e dai suoi colleghi mette in guardia le aspiranti «ritoccate» dagli esagerati desideri di «pompaggio» delle labbra. Per scongiurare l’effetto «a canotto» è necessario che il labbro superiore abbia un rapporto di 1 a 2 con quello inferiore.

Il gene della femminilità aumenta il rischio di diabete

L’origine genetica dell’adiposità femminile

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Le alterazioni di un gene specifico, KLF14, potrebbero influenzare le possibilità di insorgenza del diabete nelle donne. A scoprirlo è uno studio della Oxford University firmato da Mark McCarthy, che spiega: “KLF14 è coinvolto nel determinare se, nelle donne, il grasso in eccesso è immagazzinato intorno ai fianchi, dove tende ad essere privo di conseguenze metaboliche, o intorno alla vita, dove è probabile che aumenti il rischio di diabete”.

Le varianti del gene acquisiscono pericolosità solo fra le donne, e soltanto se ereditate dalla madre. Il loro impatto sul peso complessivo è limitato, ma rilevante invece quello sul tipo di immagazzinamento del grasso.

Hanno inoltre un effetto decisivo sulle dimensioni delle cellule adipose: nelle donne che ereditano dalla madre la variante “cattiva” di KLF14 sono molto più grandi e piene di grasso, quindi più inefficienti e malsane.

Parto naturale dopo il cesareo, si può fare

In molti casi le donne partoriscono naturalmente senza problemi

È opinione diffusa che dopo un primo parto portato a termine con il taglio cesareo sia impossibile farne un secondo in maniera naturale. Non è così. Si parla in questi casi di VBAC, acronimo inglese che sta per Vaginal Birth After Cesarean, parto vaginale dopo il cesareo.

Stando alle stime, il 75% delle donne che sperimentano questa via riescono a partorire con successo.

Ovviamente, rispetto a chi ha già partorito in maniera naturale una prima volta, queste donne possono andare incontro a complicanze con maggior facilità. Quella più temuta è la rottura dell’utero nel punto in cui si trova la cicatrice del cesareo, con conseguente rischio di emorragie e asportazione dell’utero. I fattori di rischio sono rappresentati dal tipo di cicatrice, dal lasso di tempo che intercorre fra un parto e l’altro e dallo spessore della parete uterina.

Il diabete aumenta il rischio di depressione post-parto

Rischio aumentato del 70% secondo uno studio americano

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Sviluppare il diabete gestazionale non è cosa di poco conto. Secondo una recente ricerca del Mount Sinai Hospital di New York, le donne che soffrono della condizione durante la gravidanza mostrano un rischio del 70% più alto di sviluppare anche una forma di depressione post-parto.

Secondo lo studio diretto da Michael Silverman e pubblicato su Depression and Anxiety, nella graduatoria dei fattori di rischio il diabete gestazionale è secondo soltanto all’eventuale depressione pre-esistente in epoca precedente alla gravidanza.

Lo studio ha analizzato le primipare svedesi dal 1997 al 2008 per un totale di 700mila gravidanze, fra cui si sono registrati circa 4.400 casi di depressione nel primo anno di vita del bambino.

Andare in bici aumenta il desiderio nelle donne

Sesso migliore per le donne che scelgono il ciclismo

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Pedalare serve ad aumentare il desiderio e migliorare la propria vita sessuale. Lo dice una ricerca dell’Università della California pubblicata sul Journal of Sexual Medicine.

La ricerca ha preso in esame i dati di oltre 3.100 donne. In un terzo dei casi, le donne riferivano di usare la bicicletta, anche se la metà andava in bici solo di tanto in tanto.

I medici hanno quindi appurato che, da una parte, il sellino della bici è associato a un aumento del rischio di infezioni del tratto urinario, dall’altra pedalare ha comunque il pregio di migliorare la funzione sessuale.

«Abbiamo scoperto che che chi va regolarmente in bici ha una vita sessuale migliore», spiega Thomas Gaither, tra i principali autori dello studio.

Andare in bicicletta, peraltro, tonifica non solo le gambe, ma anche addominali e glutei, soprattutto se ci si alza dal sellino e si pedala in piedi.

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Come liberarsi della cellulite

Rimedi specifici e alimentazione corretta le armi migliori

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Lipodistrofia ginoide, pannicolopatia edemato fibrosa, adiposis edematosa, pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica, dermopanniculosis deformans, status protrusus cutis, liposclerosi, pelle a buccia d’arancia, pelle a trapunta.

Tanti nomi diversi, ma il problema è sempre uno, la cellulite, nemica giurata delle donne. Infatti, l’80, 90% delle donne affronta la sua personale battaglia. La genetica è tra le cause maggiori, ma potrebbe dipendere da un’alimentazione ricca di sale, grassi e carboidrati, da cattiva circolazione sanguigna e da scarsa attività fisica.

Mal di primavera? Spesso è la tiroide

8 consigli per sconfiggere stanchezza e sbalzi d’umore

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Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti, la natura si risveglia: la primavera dovrebbe essere la stagione più piacevole dell’anno, ma per molte persone è portatrice di una serie di disturbi come ansia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, mal di testa e sbalzi d’umore.

Tutti sintomi che, se persistono nel tempo, potrebbero rappresentare un segnale d’allarme di problemi alla tiroide, di cui attualmente soffrono 6 milioni di italiani, soprattutto donne. Ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite autoimmunitaria di Hashimoto o Morbo di Graves, noduli e gozzo sono le problematiche più frequenti, spesso associate a problemi di peso, intestino, gonfiore addominale, stanchezza e stress. Ma se per una diagnosi certa basta una semplice analisi del sangue, come affrontare il cosiddetto “mal di primavera”?

Le staminali per la fertilità

Terapia sperimentale ringiovanisce le ovaie di due donne

Due giovani donne in menopausa precoce hanno ottenuto un ringiovanimento delle proprie ovaie grazie a una terapia a base di cellule staminali.

L’approccio sperimentale è stato adottato da un team dell’Università dell’Illinois, che ha proceduto al prelievo delle cellule staminali dalle stesse donne per poi reiniettarle direttamente nelle ovaie.

Come risultato, i sintomi della menopausa precoce che affliggevano le donne si sono notevolmente ridotti e a 6 mesi dall’iniezione le due volontarie hanno avuto di nuovo il ciclo mestruale.

“Il loro livello di estrogeni è aumentato tre mesi dopo le iniezioni e l’effetto è durato per almeno un anno”, commenta Ayman Al-Hendy, coordinatore dello studio.

Le staminali mesenchimali utilizzate sono state ricavate dal midollo osseo e poi iniettate in una delle ovaie, mentre l’altra ha costituito il test di controllo per i ricercatori.