Tricomoniasi, servono più dosi per eradicarla


La terapia con una sola dose non dà sufficienti garanzie

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È necessario un approccio terapeutico più aggressivo per sconfiggere la tricomoniasi. Lo dice uno studio apparso su Lancet Infectious Diseases che si è concentrato sulla terapia standard utilizzata per contrastare la malattia, basata su una singola dose di metronidazolo o tinidazolo.
Patricia Kissinger, coordinatrice della ricerca realizzata da medici della Tulane University School of Public Health, commenta: «La tricomoniasi, una comune malattia sessualmente trasmessa e curabile, può causare gravi complicazioni alla nascita e rendere le persone più sensibili all’HIV. La maggior parte delle donne affette non ha sintomi, ma nonostante questo l’infezione causa problemi nascosti».
Gli scienziati hanno reclutato oltre 600 donne a New Orleans, Jackson e Birmingham, randomizzandole ad assumere una singola dose di metronidazolo o un trattamento di 7 giorni.
I risultati dimostrano che le …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tricomoniasi, parassita, terapia,

Incontinenza, poche donne cercano una cura


Fanno ricorso a palliativi che non risolvono il problema

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Soffrire di incontinenza urinaria è senza dubbio motivo di imbarazzo. Tuttavia, il disturbo è comune e relativamente di facile soluzione. A ricordarlo sono i medici dello University of Michigan Institute for Healthcare Policy and Innovation, che hanno commissionato un sondaggio sul fenomeno su un campione di 1000 donne fra i 50 e gli 80 anni.
I risultati indicano che soltanto un terzo delle intervistate si è rivolto a un medico e il 38% ha eseguito gli esercizi di Kegel per il rafforzamento dei muscoli pelvici.
Nella maggior parte dei casi, invece, le donne continuano a convivere con il problema limitandosi a usare assorbenti o biancheria intima speciale, riducendo la quantità di liquidi da assumere e indossando indumenti scuri che possano mascherare eventuali perdite.
Carolyn Swenson, ricercatrice della University of Michigan che ha contribuito a sviluppare le domande del …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | incontinenza, urinaria, cura,

5 cose da fare in palestra e ottenere il massimo dal tuo abbonamento annuale

5 cose da fare in palestra e ottenere il massimo dal tuo abbonamento annuale. Quanti di voi hanno pagato l’abbonamento annuale in palestra e poi non ne hanno mai di fatto usufruito? Non vogliamo nomi e cognomi, però riusciamo a darvi ben 10 motivi per cui se sei tra queste persone potresti sfruttare al massimo i soldi spesi.

5 cose da fare in palestra e ottenere il massimo dal tuo abbonamento annuale

Potresti utilizzare pesi più pesanti. Rispetto all’allenamento a casa, dove di certo difficilmente potrai usufruire di una gamma completa di pesi, la palestra può senz’altro venirti incontro. Inoltre ti ricordiamo che utilizzare carichi pesanti ti permette di sfruttare le fibre veloci che sono fondamentali per muoversi velocemente, sollevare oggetti pesanti, rinforzare al colonna vertebrale e la sua stabilità. E se la tua paura è quella di diventare Hulk, chiaramente è del tutto infondata: le donne non avendo molta concentrazione di testosterone, difficilmente si trasformeranno nel gigante verde.

Potresti allenare meglio la parte superiore del corpo durante le sessioni di cardio. Se sei una fan di tapis roulant, bike o step, sappi che utilizzando questi attrezzi non stai bruciando tutte le calorie che potresti. Aggiungere dei movimenti che coinvolgono anche la parte superiore del corpo, ti permette di bruciare più calorie ed essere più allenata a 360°. L’ellittica senz’altro ti permette di raggiungere l’obiettivo. Oppure sfruttando l’allenamento ad intervalli, potresti alternare allenamento della parte superiore del corpo con quello della parte inferiore.

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Riusciresti ad avere un piano coerente, per raggiungere i tuoi obiettivi. A seconda di quali siano i motivi per cui ti iscrivi in palestra, sappi che c’è un percorso di fitness per ognuno di essi. E non sono intercambiabili.

Ti sentirai più motivata durante l’esecuzione del workout. Ti capita mai di passare due ore in palestra e alla fine dell’allenamento sentirti come se non avessi fatto nulla? In maniera tale da raggiungere i tuoi obiettivi dovresti provare ad aggiungere intensità al tuo allenamento. Questo ovviamente va fatto sotto gli occhi vigili di una persona esperta, che sappia guidarti attraverso le fasi del tuo programma di allenamento.

Potresti sicuramente avvantaggiarti della conoscenza del trainer di sala. Sono specializzati nel comprendere ciò di cui hai bisogno per raggiungere i tuoi obiettivi piuttosto che aiutarti nell’esecuzione dell’allenamento, o far si che tu non ti faccia male.

La pubertà dipende da quella della mamma

Concomitanza temporale che vale anche per i maschi

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La pubertà di un bambino dipende dal momento in cui l’ha sperimentata la madre qualche decennio prima. Ad affermarlo è uno studio dell’Università di Aarhus, secondo cui il concetto è applicabile sia ai maschi che alle femmine.

Lo studio, pubblicato su Human Reproduction, ha seguito l’evoluzione di 16mila bambini nati fra il 2000 e il 2003, monitorandoli per quasi 20 anni. È emersa una chiara correlazione fra età della madre all’arrivo della pubertà e quella dei figli, anche maschi.

Nei ragazzi nati da donne più precoci, infatti, la comparsa dei peli, la maturazione della voce, l’allungamento delle ossa, la comparsa dell’acne e la prima eiaculazione – tutti aspetti che testimoniano la fase della pubertà – si verificano in media prima rispetto ai coetanei.

Tumore al seno, un decalogo per la prevenzione

I consigli dell’esperto senologo

In Italia il tumore al seno colpisce ogni anno più di 50.000 donne e circa 500 uomini. Il trend dell’incidenza sulla popolazione residente nel nostro paese mostra un incremento di poco meno di un punto percentuale tra il 2013 e il 2017, ma con una mortalità che decresce di più del doppio (-2,2%).

Le donne presentano un tasso di guarigione maggiore e a 5 anni dalla diagnosi guariscano in quasi il 90% dei casi.

Lo screening che effettuano le Agenzie Socio Sanitarie Territoriali è un ottimo punto di partenza per lavorare sulla nostra prevenzione, ma purtroppo in molti casi non è sufficiente.

Yogasm, l’orgasmo che viene dallo yoga

Il rapporto sempre più stretto fra meditazione e sessualità

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Lo yoga predispone all’orgasmo? È la domanda che si sono posti alcuni ricercatori della Brown University del Rhode Island, che hanno analizzato lo stretto rapporto fra sesso e meditazione, evidenziando il ruolo svolto dalla disciplina orientale nell’accrescimento del desiderio e anche nella percezione del piacere, in particolare quello femminile.

I ricercatori americani hanno studiato il comportamento di 44 studenti, 14 uomini e 30 donne, divisi in due gruppi, il primo dei quali ha seguito un corso di meditazione per 3 mesi. Al termine di questo periodo, gli scienziati hanno posto i volontari di fronte a una serie di immagini di natura sessuale, valutandone le reazioni. È emerso che le donne che avevano partecipato al corso mostravano un grado di eccitabilità molto maggiore rispetto agli altri e che il loro livello di ansia si era ridotto notevolmente.

Tumore del colon retto nei giovani, il rischio obesità

Gli esperti Sige lanciano l’allarme

L’obesità si associa a un aumentato rischio di sviluppare un tumore del colon retto nelle donne giovani adulte. A lanciare l’allarme i risultati dello studio pubblicato su JAMA Oncology che è andato a ricercare, appunto, la presenza di un’eventuale associazione tra obesità nelle donne giovani adulte e tumore del colon retto.

“Attenti all’alimentazione – sottolinea la professoressa Filomena Morisco di Gastroenterologia ed Epatologia dell’Università di Napoli Federico II e membro del consiglio direttivo Sige – il rischio di tumore aumenta con le diete pro-infiammatorie, in particolare con il consumo di carni rosse e conservate (salumi), non solo bovine, ma anche suine e ovine”.

Lo studio, il Nurse Health Study, ha seguito 85.252 infermiere, di età compresa tra i 25 e i 42 anni, per un periodo temporale compreso tra il 1989 e il 2011.

Fecondazione artificiale, il feto che cresce in due donne

Tecnica inedita consente a due partner di “dividere” la gravidanza

Anche i 9 mesi della gravidanza diventano una cifra convenzionale. È il caso di due donne del Texas, Ashleigh e Bliss Coulter che, per coronare il loro rapporto, si sono sottoposte a un nuovo tipo di fecondazione artificiale denominata Effortless IVF (Fecondazione in vitro senza sforzo).

La tecnica proposta dal Centro per la medicina riproduttiva di Dallas prevede infatti che entrambe le donne, ovviamente in momenti diversi, possano portare in grembo il futuro bambino.

Gli scienziati americani hanno fecondato le uova di Bliss con il seme di un donatore, ma invece di inserire gli ovuli nell’incubatore come avviene di solito, li hanno impiantati nell’utero della donna per alcuni giorni.

Dopo qualche giorno, l’embrione è stato trasferito nell’utero della compagna, Ashley, che ha portato a termine la gravidanza.

Dieta ricca di grassi aumenta il rischio di tumore al seno

Pericolo maggiore del 24%

Una dieta troppo ricca di grassi aumenta fino al 24% il rischio di recidiva del tumore della mammella. È dimostrato il ruolo degli stili di vita sani nella cosiddetta prevenzione terziaria, che mira a evitare il ritorno della malattia.

Bastano 150 minuti di attività fisica a settimana (ad esempio camminata veloce o giardinaggio) per ridurre del 25% la mortalità per tumore della mammella nelle pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi rispetto alle sedentarie. E ingrassare di 5 Kg può incrementare fino al 13% la mortalità per la neoplasia. Attenzione anche al fumo di sigaretta.

Le donne che hanno abbandonato questa pericolosa abitudine ma che in passato hanno fumato da 20 a 35 sigarette presentano un rischio di ricomparsa di carcinoma della mammella del 22%, del 37% per le fumatrici di più di 35 sigarette e, addirittura, del 41% per coloro che non hanno mai smesso.

Cannabis, effetti diversi su uomini e donne

Le differenze sono dovute agli ormoni

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L’effetto prodotto dalla cannabis non è uguale per tutti. Secondo uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Università di Cagliari, le differenze ormonali fra uomini e donne si tradurrebbero anche in un effetto diverso prodotto dalla cannabis rispettivamente sull’organismo maschile e su quello femminile.

La ricerca, pubblicata su Frontiers in Behavioral Neuroscience, si è concentrata sul ruolo di testosterone, estrogeni e progesterone.

Liana Fattore, ricercatrice al Consiglio nazionale delle ricerche e presidente della Società mediterranea di neuroscienze, spiega:

«Gli steroidi sessuali maschili aumentano il comportamento a rischio e sopprimono il sistema di ricompensa del cervello. Ciò potrebbe spiegare perché i maschi siano più propensi a provare droghe, compresa la cannabis».