9 alimenti pro-infiammatori da evitare o consumare con moderazione

E’ ormai risaputo che l’infiammazione è alla base della maggior parte delle malattie legate all’invecchiamento cellulare. Il diabete, l’obesità le malattie cardiache e nei casi più gravi, il cancro, sono tutte in qualche modo legate all’infiammazione e la prevenzione parte proprio dalla corretta alimentazione. Alcuni cibi sono considerati pro-infiammatori ed, in particolari condizioni non andrebbero assunti per cui vediamo quali sono alcuni di questi alimenti.

alternative naturali allo zucchero

1. Zucchero. Lo zucchero bianco raffinato, è sempre al primo posto. Già sappiamo che è dannoso per i denti e per il girovita, ma cosa più importante, lo zucchero innesca il rilascio di citochine pro-infiammatorie principalmente l’interleuchina 1 e il TNFalfa, inoltre al consumo di zucchero è associato anche un aumento dello stress ossidativo, responsabile dell’invecchiamento cellulare. Gli effetti riscontrati però sono sempre e cmq legati ad un eccessivo consumo di zuccheri raffinati prolungato nel tempo, perciò una tantum è concesso, ma se proprio abbiamo voglia di dolce, cerchiamo di utilizzare zucchero di canna integrale non raffinato o zucchero di cocco.

2. Dolcificanti artificiali Se lo zucchero è al primo posto, i dolcificanti artificiali lo seguono a ruota. Diete che prevedono consumi massivi di dolcificanti artificiali possono provocare fenomeni di intolleranza al glucosio, cosi come possono alla lunga esporre al rischio di malattie metaboliche sfociando nel diabete. Alcuni batteri dell’ intestino reagiscono ai dolcificanti artificiali mediante la secrezione di sostanze chimiche che provocano una risposta infiammatoria, rendendo più difficile per il corpo gestire lo zucchero. Inoltre, un nuovo studio riporta che questi dolcificanti possono aumentare il rischio di obesità, pressione alta e malattie cardiache. In un articolo pubblicato nel novembre 2013 sul Journal of Biological Chemistry, i ricercatori hanno documentato che i dolcificanti artificiali possono stimolare l’accumulo di grasso (per il loro gusto dolce, agendo sui recettori del gusto), ma che in aggiunta bloccano la lipolisi, cioè lo scioglimento del tessuto adiposo, in modo del tutto indipendente dalla stimolazione dolce.

3. Glutine Il glutine è una proteina contenuta in cereali come grano, orzo e farro che può essere causa di intolleranze alimentari e di patologie come la Celiachia. Il contatto con il Glutine, nelle persone soggette a Celiachia, porta il sistema immunitario ad attaccare la proteina e la parete intestinale, causando carenze nutrizionali, problemi di digestione, anemia, affaticamento, accresciuta difficoltà a contrastare le malattie, maggiore esposizione al rischio di contrarre malattie gravi. Esiste anche una una sensibilità al glutine che non è da confondere con l’intolleranza, in quanto in questo caso non c’è attacco alle pareti intestinali, non essendo una malattia autoimmune, però, molti dei sintomi sono simili a quelli della Celiachia: gonfiore, mal di stomaco, affaticamento, diarrea, dolore alle ossa e alle giunture. Ulteriori ricerche provano che, anche chi non ha la Celiachia o tipi di intolleranza, può avere reazioni negative al Glutine. In una ricerca del 2011 (Gluten-induced mucosal changes in subjects without overt small-bowel disease) condotta su 34 persone col disturbo dell’intestino irritabile divise in due gruppi, che dovevano seguire due tipi di dieta una con Glutine, l’altra senza, si è riscontato che il gruppo che seguiva la dieta con Glutine presentava un aumento del dolore intestinale, diarrea, gonfiore e un maggiore senso di affaticamento, rispetto al gruppo che seguiva un’alimentazione senza Glutine. Ciò accade perché il Glutine danneggia la barriera difensiva dell’intestino provocando infiammazione anche in soggetti non affetti da Celiachia o sensibilità al glutine. Sulla base di queste ricerche possiamo affermare che chi non è intollerante al glutine può assumere prodotti contenenti glutine ma limitandone l’utilizzo poiché a lungo andare possono essere estremamente dannosi per il nostro intestino.

4. Oli di semi. Gli oli di semi come quello di mais o di girasole o anche l’olio di colza, ampiamente utilizzati nei prodotti confezionati sono oli estremamente ricchi in Acido linoleico, un omega 6 che se assunto in maniera eccessiva crea nel nostro organismo uno squilibrio con gli omega 3 diminuendone la concentrazione. Non creiamo però fraintendimenti, gli acidi grassi omega 6 di norma proteggono l’organismo dell’attacco di batteri dannosi provocando una cosiddetta infiammazione “controllata” ed abbassano la colesterolemia, ma questi effetti benefici si riscontrano solo se il rapporto omega 3/ omega 6 è bilanciato e se questi oli sono consumati a crudo ed ottenuti da spremiture a freddo, quindi non quelli contenuti nei prodotti confezionati. Infatti un eccesso di omega 6 può, a lungo andare, aumentare i processi infiammatori e ciò accade perché i derivati dell’acido linoleico e dell’acido arachidonico sono eicosanoidi che amplificano i segnali infiammatori soprattutto nei soggetti che già presentano patologie infiammatorie. Per ristabilire il rapporto ottimale bisognerebbe solo aumentare il consumo di pesce, olio d’oliva, frutta oleosa come noci e mandorle e ridurre quello di olio di semi soprattutto da prodotti confezionati ed estremamente lavorati.

5. Latticini. La maggior parte dei soggetti non sa di non tollerare bene i prodotti lattiero-caseari finché non li eliminano dalla loro dieta e con essi scompaiono anche i sintomi come mal di testa, gonfiori e diarrea. Ciò non è dovuto però all’incapacità di digerire il lattosio, o almeno non solo. Nel latte è contenuta una proteina, la caseina, una sostanza “collosa” non facile da digerire. In alcuni soggetti può provocare un’aumento della permeabilità intestinale e quindi il passaggio di sostanze che possono risultare tossiche per l’intestino con conseguente infiammazione della mucosa.

6. Alimenti imballati in lattine o confezioni in BPA. Bisfenolo A, o BPA, è un composto chimico usato nella produzione di policarbonato, una plastica rigida usata da anni per la realizzazione di biberon, stoviglie per microonde, e recipienti vari per uso alimentare di cui si conosce ampiamente la capacità di “migrare” nei cibi e nelle bevande che contengono. Inoltre è stata dimostrata la tossicità anche a minime dosi con problemi che comprendono anche difetti alla nascita in quanto il BPA si accumula nel tessuto adiposo e nel latte materno per la sua elevata lipofilicità. Inoltre, la ricerca ora collega il BPA ad una maggiore infiammazione nelle donne post-menopausa. Fortunatamente, sempre più produttori stanno producendo imballaggi senza BPA perciò bisognerebbe leggere con attenzione le etichette e cercare di comprare prodotti senza BPA.

7. Condimenti commerciali (con eccezioni). I condimenti pronti che si trovano in commercio come il ketchup e condimenti di insalata sono ad alto contenuto di sciroppo di mais, fruttosio, emulsionanti nocivi, olii di semi e altro cibo non-cibo. Per cui, per tutti motivi sopra elencati sarebbero da evitare, piuttosto prepariamoli in casa con cibi freschi e grassi “buoni”.

8. Soia. Chiariamo: di per se la soia non fa male, anzi è un valido alleato soprattutto per vegani e vegetariani per l’elevato contenuto proteico. Tuttavia, le trasformazioni che subisce per la produzione di alimenti come gli hamburger di soia può portare alla formazione di composti tossici che possono danneggiare le cellule, portando ad infiammazione. Mentre alcuni cibi a base di soia, come il tofu, il tempeh, il miso, il latte di soia e lo yogurt sono poco trattati, le proteine pure della soia — quelle che si possono trovare nelle salsicce vegetariane, nel formaggio vegano e nella “carne” vegetariana — normalmente vengono estratte lavando la farina di soia nell’acido in cisterne di alluminio. Ciò aumenta la possibilità che l’alluminio, che è nocivo per il cervello e il sistema nervoso, possa filtrare nel prodotto. Come sempre quindi, evitiamo prodotti estremamente lavorati.

9. Carni rosse Le carni rosse non fanno male, se assunte con criterio e senza esagerare. Le proteine di origine animale così come quelle di origine vegetale, sono costituite da amminoacidi, il “problema” delle proteine animali risiede nel modo con cui interagiscono col nostro organismo, ed in particolare dalle carni rosse: manzo, maiale, agnello e capretto. Il colore rosso è dato dalla presenza nei tessuti di due proteine, strettamente imparentate fra loro: l’emoglobina e la mioglobina. Entrambe contengono una molecola, detta gruppo eme, con al centro un atomo di ferro. Il gruppo eme è la “trappola molecolare” per catturare le molecole di ossigeno, essenziali per la produzione di energia. Diversi studi indicano che il gruppo eme stimola, a livello dell’intestino, la produzione di alcune sostanze cancerogene e induce infiammazione delle pareti intestinali. Un’infiammazione prolungata nel tempo dovuta a massiccia ingestione di carne rossa aumenta le probabilità di sviluppare tumori al colon-retto. Non solo: le carni rosse possono essere lavorate mediante essicazione, salatura o affumicatura, e conservate con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici aromatici. Quindi carne rossa si, ma in quantità limitate.

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La felicità è questione di attività fisica

Un recente studio della Princeton School of Medicine condotto su cavie di laboratorio sostiene che l’attività fisica sarebbe in grado di riprogrammare le cellule cerebrali a reagire ai danni dello stress. In questo modo, si potrebbe ridurre l’incidenza della depressione che affligge il 35% delle persone stressate. Secondo l’American Psychological Association, infatti, oltre il 75% degli americani è stressato e circa la metà, proprio a causa dello stress, dichiara di mangiare e dormire male. Di conseguenza, per il 42% gli effetti dello stress peggiorano durante l’anno.

RIPROGRAMMA IL CERVELLO ALLA FELICITÀ

I ricercatori di Princeton hanno inserito cavie da laboratorio in programmi di 6 settimane di esercizio aerobico comparando le cellule cerebrali con un gruppo rimasto inattivo; dopo sei settimane, i ricercatori hanno rilevato che gli animaletti sottoposti ad attività fisica avevano cellule cerebrali che mantenevano il corpo il uno stato di calma biochimica quando sottoposti a stress. Quelli che invece non erano stati inseriti nel programma di attività fisica continuavano a reagire con una forte reazione biochimica quando sottoposti a situazioni di stress. Questa importante scoperta ha portato i ricercatori ad affermare che attività fisica aerobica può realmente “modulare” l’attività cerebrale per renderlo più resistente all’ormone dello stress e mitigare gli effetti negativi indotti dai suoi alti livelli.

CORRI CHE TI PASSA

In caso di forte stress, le nonne consigliavano di fare un respiro profondo oppure un bagno caldo e tutto passava. “Dal momento che la risposta allo stress è soprattutto fisica, ovvero il cervello stimola il rilascio di certi ormoni che influenzano l’aumento della pressione e del battito cardiaca, non è sempre possibile gestire lo stress semplicemente facendo un respiro profondo” sottolinea Monika Fleshner, professore al dipartimento di fisiologia integrata dell’Università del Colorado. Una recente ricerca della Scuola di Medicina di Yale, ha rivelato che lo stress può essere responsabile anche dello sviluppo di comportamenti di dipendenza e adesione a cattive abitudini perché danneggia quell’area del cervello che è deputata all’auto controllo e al processo decisionale.

Per di più, come ha rivelato la ricerca dell’Università di Princeton, stimolare il corpo facendo esercizio fisico può essere il più efficace antidoto allo stress. Pertanto, rispolverare le scarpe da ginnastica, uscire a fare una lunga passeggiata ogni giorno sembra essere più efficace di qualsiasi altro rimedio.

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Ricetta del buonumore: muffin al cacao

Le proprietà del cacao sull’umore sono note a tutti, ed è per questo che la nostra ricetta del buon umore sono i muffin al cacao. L’idea per questa ricetta è come sempre di Irene’s fitness kitchen.

Macros 388 kcal 40c 36p 6f

Ingredienti ricetta del buon umore muffin al cacao
  • 200 ml di albumi
  • 60 gr di fiocchi di avena frullati
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 10 gr di cacao magro in polvere
  • 1 cucchiaino di caffè solubile
  • 5 gr di vitafiber
  • 10 gr di proteine in polvere gusto cioccolato bianco

Come procedere

  • Preriscaldare il forno a 180°.
  • Frullare i fiocchi di avena e montare 150 ml di albumi a neve.
  • Unire il lievito, il cacao, il vitafiber e il caffè solubile all’avena e poi aggiungere agli albumi un po’ alla volta senza smontarli.
  • Aggiungere i restanti 50 ml di albumi liquidi per rendere l’impasto più cremoso e riempire i pirottini per 3/4.
  • Infornare e cuocere per 15/20 minuti (fare comunque la prova stecchino per vedere se sono cotti dentro).
  • Preparare la crema al cioccolato bianco sciogliendo le proteine in polvere con un cucchiaio di acqua, versarla sui muffin appena sfornati e mangiare!

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Quel ROSSO che piace tanto alle Donne

Le arance le amiamo tutto l’anno ma le migliori per la pelle e per la maggior presenza di Vitamina C sono le Tarocco, arance siciliane dal colore rosso che contengono il 40% in più della preziosa vitamina. Presenti sul mercato da Ottobre a Maggio, sono consigliate per la polpa e il succo rosso ricco di antiociani, pigmenti naturali dal potere antiossidante, ma possono essere utilizzate anche come trattamento di bellezza.

Note soprattutto per l’elevato contenuto di Vitamina C, non tutti sanno che i benefici delle arance sono molteplici sia contro i radicali liberi, contrastando gli effetti dell’invecchiamento, sia contro virus e forme influenzali, potenziando il sistema immunitario, sia per la pelle perché contribuiscono anche alla sintesi del collagene che conferisce a pelle, ossa e muscoli più compattezza ed elasticità. Non solo: la vitamina C protegge il sistema cardiovascolare e riduce i danni del fumo. In questo caso i fumatori sono avvertiti: il loro fabbisogno giornaliero è più alto (100 mg.) rispetto ai non fumatori (60 mg.).

Arancia rossaPELLE SECCA, GRASSA, DA TONIFICARE?

FATTI AIUTARE DALL’ARANCIA ROSSA DI SICILIA

Qualche precauzione prima di iniziare: prima di procedere con bagni e maschere, fate attenzione alla sensibilità e tolleranza della vostra pelle. Se la vostra pelle risulterà sensibile al prodotto di bellezza a base di arancia, e invece di strofinare il prezioso frutto avete voglia di una bella spremuta, ricordatevi che, una volta pronta, va bevuta entro 20 minuti, massimo mezzora: dopo, le proprietà salutari e benefiche della vitamina C cominciano a diminuire.

Per una pelle idratata, setosa e liscia, durante il bagno o la doccia strofinate la pelle con la polpa di un’arancia tagliata a spicchi. Insistete su ginocchia, gomiti e talloni, spremete il succo su viso e capelli e massaggiate, dopodiché risciacquate con acqua tiepida. Per un maggior beneficio aggiungete anche la polpa di limone.

In caso di pelle grassa del viso, tra i rimedi naturali si trova questa maschera: sbucciate due arance e due mandarini eliminando i semi e le parti bianche, mettetele nel frullatore insieme a mezzo albume d’uovo e frullate, dopodiché spalmate la maschera sul viso per 15 minuti e risciacquate con acqua tiepida.

In caso di pelle secca, per idratare la pelle del viso, mescolate un cucchiaio di argilla bianca, un cucchiaio di olio d’oliva e un cucchiaio di succo d’arancia, spalmate sul viso il composto ottenuto e tenetelo in posa per 15 minuti, infine risciacquate con una spugna morbida e acqua tiepida.

Contro le rughe invece applicate direttamente sul viso pulito un po’ di succo e polpa d’arancia per circa 20 minuti, quindi risciacquate.

Per una pelle più luminosa e chiara, passate la buccia dell’arancia sulla pelle ogni giorno per un mese. I risultati, come dicono le bellissime donne dell’India, sono assicurati.

Per tonificare la pelle, invece, soprattutto dopo i 30 anni, preparare una maschera a base di una piccola manciata di mandorle tritate e mescolate e due cucchiai di latte e un cucchiaino di succo d’arancia e di carota. Applicare la maschera su viso e collo e lasciarla per circa 30 minuti. Rimuovere con acqua tiepida aiutandosi con un panno umido.

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Carcinoma a cellule di Merkel, ecco Avelumab

Approvato anche in Europa il nuovo farmaco

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Un nuovo farmaco per il trattamento del carcinoma a cellule di Merkel metastatico è stato appena approvato dalla Commissione Europea. Si chiama Avelumab ed è prodotto da Merck e Pfizer.
Avelumab (nome commerciale Bavencio) è indicato in monoterapia per il trattamento negli adulti del carcinoma a cellule di Merkel metastatico, un tumore cutaneo aggressivo e raro. «L’autorizzazione rilasciata dalla Commissione Europea è un passo importante per Avelumab ma soprattutto per coloro che in Europa sono affetti da questa neoplasia cutanea molto difficile», ha dichiarato Luciano Rossetti, M.D., Vice Presidente Esecutivo, Global Head of Research & Development per l’area di business biofarmaceutico di Merck. «La nostra alleanza con Pfizer continua a dimostrare la forza della collaborazione.