Nuovo farmaco per la SBS nei bambini

La sindrome dell’intestino corto può essere curata

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Si sperimenta un nuovo farmaco per il trattamento della sindrome dell’intestino corto (SBS) in età pediatrica. Il farmaco teduglutide – al costo di 1000 euro al giorno – verrà impiegato nell’Unità Operativa Complessa Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, primo centro pediatrico in Italia ad aver ottenuto parere favorevole dalla Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA all’accesso al Fondo 5%.

L’eccezionalità di questo traguardo è legata a diversi fattori: il 15-20 % dei bambini con sindrome dell’intestino corto (SBS) è destinato alla nutrizione parenterale per il resto della sua vita e una percentuale intorno al 10-15% di essi va incontro a decesso a causa delle complicanze di questa tecnica.

La pancetta dipende dal microbiota


Relazione fra batteri e dieta seguita

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Non basta la dieta seguita per spiegare l’esistenza o meno della famigerata pancetta. Secondo uno studio pubblicato su Nature Genetics, infatti, ci sarebbe una stretta relazione fra regime alimentare seguito, microbiota intestinale e molecole rilasciate dai batteri stessi in risposta al cibo consumato.
Lo studio, condotto da ricercatori del King’s College di Londra, è firmato da Cristina Menni, che spiega: “La nostra ricerca – che per la prima volta ha analizzato le sostanze chimiche prodotte dai batteri nell’intestino, i cosiddetti metaboliti misurabili nei campioni fecali dei pazienti – ha consentito di identificare quali di queste molecole in particolare si associano ad accumulo di grasso sulla pancia”.
Il team ha individuato la miscela di molecole prodotte dai batteri intestinali di 500 coppie di gemelli. In tal modo, è stata costruita una banca dati enorme di tutte queste …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | pancetta, microbiota, batteri,

La proteina che causa amiloidosi

Manifestazione comune anche per Alzheimer e Parkinson

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Uno studio pubblicato su Nature Communications chiarisce le basi molecolari di una grave e incurabile malattia genetica individuata nel 2012 e causata da amiloidosi.

Quest’ultimo è un fenomeno patologico che determina la perdita di struttura in una data proteina, con la formazione di fibre allungate e robuste (fibrille amiloidi), che si depositano nell’organismo con effetti nocivi per gli organi interessati e per la salute generale.

Lo studio è stato coordinato da Stefano Ricagno e Carlo Camilloni del dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano, nell’ambito di una collaborazione internazionale con il CNRS e la Scuola Normale di Lione, l’University College di Londra, l’Università di Cambridge e lo European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble.

Come mangiare a Pasqua senza compromettere la salute

Le raccomandazioni degli esperti

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Le festività pasquali sono alle porte e con loro anche i pasti consumati in compagnia di parenti e amici che a Pasqua e Pasquetta sono, di solito, abbondanti e costituiti, spesso, da pietanze elaborate e ricche di grassi.

Pasteggiare in compagnia fa certamente bene all’umore ma attenzione a non esagerare. Mangiare bene e con gusto, assaporando i sapori della tradizione, non significa necessariamente mettere alla prova stomaco e intestino.

Basta, infatti, qualche accortezza per godersi la tavola anche a Pasqua senza grosse rinunce, soprattutto per chi, con l’arrivo della primavera, ha già preso contromisure per rimettersi in forma. Come, infatti, rilevato da una recente indagine di ASSOSALUTE, Associazione Nazionale Farmaci di Automedicazione, per il 39,1% degli Italiani – e per quasi 1 donna su 2 – l’arrivo della bella stagione fa rima con prova costume.

Mal di primavera? Spesso è la tiroide

8 consigli per sconfiggere stanchezza e sbalzi d’umore

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Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti, la natura si risveglia: la primavera dovrebbe essere la stagione più piacevole dell’anno, ma per molte persone è portatrice di una serie di disturbi come ansia, stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità, mal di testa e sbalzi d’umore.

Tutti sintomi che, se persistono nel tempo, potrebbero rappresentare un segnale d’allarme di problemi alla tiroide, di cui attualmente soffrono 6 milioni di italiani, soprattutto donne. Ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite autoimmunitaria di Hashimoto o Morbo di Graves, noduli e gozzo sono le problematiche più frequenti, spesso associate a problemi di peso, intestino, gonfiore addominale, stanchezza e stress. Ma se per una diagnosi certa basta una semplice analisi del sangue, come affrontare il cosiddetto “mal di primavera”?

Hiv, l’aggressività dipende dal microbioma

La gravità dell’infezione è legata a condizioni soggettive

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Il virus Hiv non ha lo stesso effetto su tutte le persone. Ci sono alcuni soggetti che mostrano una maggiore resistenza all’aggressione del virus, per quale motivo?

A chiederselo sono alcuni ricercatori dell’Università di Washington, che hanno indagato la relazione esistente fra Hiv e microbioma umano, in particolare quello presente nelle aree attraverso le quali avviene il contagio, quindi ambiente vaginale, intestino e bocca.

I ricercatori si sono chiesti se l’infezione da Hiv provocasse un’alterazione del microbioma e se i batteri vaginali potessero prevenire o favorire il contagio.

Giulia Marchetti, docente di Malattie infettive all’Università di Milano, commenta: «Alla prima domanda c’è una risposta ed è sì. Da qualche anno si sa che la composizione dei microbi, presenti nella vagina e nell’intestino delle persone con infezione da Hiv, è alterata.

Un polipo su quattro sfugge alla colonscopia

Aumentare l’efficacia dell’esame con maggiore training degli specialisti

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Il 25% dei polipi del colon “sfugge” alla colonscopia, cioè non è individuato dal medico che sta eseguendo l’esame.

Un dato allarmante perché questi polipi in oltre il 90% dei casi si evolvono divenendo tumori. Per aumentare l’efficacia di questo esame l’Associazione Italiana dei Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) e la Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED) lanciano il progetto Integrated Colonoscopy Improvement Program in Italy (IN.C.I.P.IT), che prevede training e il monitoraggio dell’accuratezza di queste prestazioni.

Le cause che possono spiegare questo tasso di polipi non identificati sono differenti: la loro localizzazione e morfologia, le tecniche endoscopiche, il raggiungimento del cieco all’interno dell’intestino, la pulizia intestinale, l’esperienza dell’endoscopista.

L’ipnosi fa bene allo stomaco

L’uso della metodica per i problemi gastrointestinali

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L’ipnosi entra in ospedale per la cura delle patologie funzionali di esofago, stomaco e intestino. La metodica viene utilizzata nella Gastroenterologia del presidio Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, in provincia di Como.

Nella struttura comasca è stato avviato nel 2015 un progetto pilota denominato “ASH – Perché il paziente è una persona”, che coniuga l’approccio medico con quello psicologico per trattare pazienti con disordini funzionali che presentano sintomi quali reflusso, dolore funzionale, diarrea, stipsi, gonfiore addominale, disturbi digestivi. Le persone sinora trattate al Sant’Anna sono 60 per un totale di mille prestazioni e la risposta alla terapia valutata attraverso uno studio test – retest è di prossima pubblicazione. E’ appena stata completata la stesura di un disegno di ricerca per uno studio caso-controllo prospettico randomizzato e controllato.

Scopri mal di pancia rimedi farmaci e naturali!

Capsula endoscopica, l’intestino non ha più segreti

Entrato nei LEA, ma ancora sottoutilizzato

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La capsula endoscopica è oggi la soluzione diagnostica più moderna, sicura e tecnologicamente avanzata disponibile per la visualizzazione dell’apparato digerente e in particolare del piccolo intestino (composto da duodeno, digiuno e ileo).

Ciononostante, a sedici anni dal suo ingresso in Italia e dopo un’importante evoluzione tecnologica, risulta ancora sottoutilizzata: circa 7.500 casi l’anno contro i 25.000 francesi. Questo sebbene gli italiani siano stati tra i primi a impiegarla.

Si tratta di una capsula monouso, ingeribile, dotata di una o due telecamere che acquisiscono immagini dell’intestino mentre lo percorrono sfruttando la sua naturale peristalsi.

Diarrea del viaggiatore, la terapia migliore

Come gestire il malessere in viaggio

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Si parte per una vacanza sognata magari per mesi e ci si ritrova in una camera d’albergo ad assecondare i bisogni del proprio intestino. La diarrea del viaggiatore è uno dei disturbi che più minano la qualità di vita in particolari momenti. Per questo è necessario adottare una gestione il più possibile corretta della malattia.

Chiunque si metta in viaggio verso paesi in via di sviluppo dovrebbe portare con sé loperamide e un antibiotico.

Se la meta è il Sud-Est asiatico, l’antibiotico dovrà essere l’azitromicina, mentre nelle altre zone può essere utilizzata anche la rifaximina.

Le raccomandazioni indicano la semplice idratazione e la gestione dei sintomi con loperamide se la malattia non incide sul viaggio. Se la malattia ha qualche effetto sul viaggio, oltre alla loperamide, il viaggiatore dovrà considerare l’ipotesi di assumere un antibiotico.

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