Bpco, efficace Respimat


Il connubio tiotropio/olodaterolo nella pratica clinica quotidiana

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La combinazione tiotropio/olodaterolo (Respimat) si mostra efficace nella pratica clinica quotidiana in caso di Bpco. Lo rivelano i risultati di OTIVACTO, studio osservazionale real life europeo condotto su 7.443 soggetti con Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), trattati con tiotropio/olodaterolo Respimat.
I dati sono stati presentati da Boehringer Ingelheim all’edizione 2018 del Congresso Internazionale della Società Europea di Malattie Respiratorie (ERS) di Parigi.
I pazienti dello studio hanno riferito un miglioramento sia dell’attività fisica, sia delle condizioni generali e si sono dichiarati molto soddisfatti sia dell’inalatore che della terapia nel suo complesso. I miglioramenti sono stati osservati per tutti i gradi di gravità della malattia.
I pazienti dello studio OTIVACTO hanno risposto al questionario sulla funzionalità fisica (PF-10) all’inizio e alla fine del …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | BPCO, broncodilatazione, tiotropo,

Ricetta Bon Bon Fit Cocco e Cacao

La cosa più difficile da fare quando si cerca di seguire una sana e corretta alimentazione è rinunciare ai dolci! Ecco quindi  la ricetta bon bon fit cocco e cacao per far felice chi come me proprio non può fare a meno di una coccola sweet e nello stesso tempo non ama  passare del tempo in cucina. Servono meno di 5 minuti e solo 3 ingredienti per realizzare uno snack dolce!

Ingredienti Ricetta Bon Bon Fit Cocco & Cacao

  • 250gr di ricotta di vaccino, fate colare il liquido (quindi acquistarla magari un giorno prima)
  • 200gr farina di cocco
  • 30/40gr Stevia (se li preferite meno dolci 30 è perfetto)

Come procedere:

  • Mescolare tutti gli ingredienti
  • Quando il composto ti sembrera compatto, crea con le mani delle palline
  • Passarle nel cacao amaro per creare i bon bon fit o se preferisci nella farina di cocco
  • Servire con un buon caffè



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Psoriasi, i fattori genetici che la scatenano


Ricerca italiana svela i 4 geni fondamentali nello sviluppo

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Uno studio italiano pubblicato su Frontiers ha svelato l’esistenza dei fattori genetici che causano lo sviluppo della psoriasi nella sua forma cutanea, osteoarticolare (artrite psoriasica) e metabolica.
Lo studio è stato coordinato da Antonio Puccetti e Claudio Lunardi dell’Università di Genova e da Marzia Dolcino dell’Università di Verona.
L’artrite psoriasica è un’artrite infiammatoria caratterizzata da infiammazione delle entesi, ovvero le aree di inserzione dei tendini e dei legamenti sulla superficie ossea. La malattia causa erosione ossea e neo-formazione di tessuto osseo.
La frequenza stimata è dell’1 per cento, ma colpisce circa il 10-30 per cento dei pazienti con psoriasi cutanea. La psoriasi è considerata una malattia immunometabolica, e spesso si associa a una serie di condizioni anche gravi come ipertensione, diabete di tipo 2, obesità addominale e steatosi epatica non …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | psoriasi, geni, artrite,

Fisioterapia, un decalogo per ottenere i maggiori benefici

Affidarsi a esperti e utilizzare le tecniche più avanzate

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Praticata già dal 480 a.C. dal padre della medicina Ippocrate, che all’epoca ideò trattamenti come il massaggio, la manipolazione e l’idroterapia, la fisioterapia non ha mai smesso di sviluppare le proprie conoscenze nel campo della riabilitazione, fino a meritarsi, a partire dal 1996, una giornata ad hoc.

La Giornata Mondiale della Fisioterapia è un appuntamento fondamentale che ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei benefici e dell’importanza della fisioterapia nella vita di sempre più persone: basti pensare che secondo i dati di AIFi, l’Associazione Italiana dei Fisioterapisti ogni anno in Italia sono oltre 2 milioni le persone si affidano a uno degli oltre 65mila professionisti per curare dolori e limitazioni del movimento, 97 ogni 100mila abitanti secondo l’ISTAT.

Due geni fanno scattare l’autismo

Negr1 e FGFR2 sono coinvolti nello sviluppo del cervello

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Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain collega per la prima volta il mancato sviluppo di una specifica area del cervello ai disturbi della sindrome autistica.

La ricerca si è focalizzata sull’azione coordinata di due molecole, Negr1 e FGFR2, che assicurano il corretto sviluppo della corteccia somato-sensoriale, una specifica area cerebrale deputata alla percezione e elaborazione degli stimoli sensoriali. I ricercatori hanno scoperto che un’alterazione della funzione di Negr1 e FGFR2 induce difetti nella formazione della corteccia cerebrale e porta a comportamenti anomali che si possono ricondurre ai sintomi diagnostici dell’autismo.

La calvizie si cura con l’uovo

Nel tuorlo c’è una sostanza in grado di contrastare l’alopecia

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La soluzione ai problemi di calvizie potrebbe essere più facile di quanto sembri. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Medicinal Food, infatti, nel tuorlo delle uova si nasconderebbe un composto in grado di contrastare la perdita dei capelli.

I ricercatori lo hanno ribattezzato Hgp (Hair grow peptide – peptide di crescita dei capelli) e credono che possa rappresentare una seria alternativa ai farmaci oggi a disposizione.

L’alopecia si distingue in due categorie: androgenetica e non androgenetica. Un’anomalia delle funzioni biologiche androgeno-dipendenti provoca alopecia nei maschi, ma il ruolo degli androgeni nella perdita di capelli delle donne non è stato ancora chiarito. La modulazione dell’attività androgenica non è efficace in alcuni tipi di alopecia androgenetica femminile, come non lo è nei casi di alopecia non androgenetica maschile o femmine.

Riso “al sacco”

Quando si è in vacanza, dopo un po’ di giorni di “pranzo al sacco” è facile rimanere a corto di idee e ripiegare sempre sul solito panino. Ecco un’idea alternativa, semplice e veloce da mettere nello zaino (o nella borsa da mare) prima di partire per nuove avventure vacanziere.

Riso e mais: la presenza di questi due cereali, senza glutine ma molto nutrienti, rende il piatto adatto anche ai celiaci.

Peperoni: contengono vitamina C, fibre, potassio e betacarotene.

Cosa serveCosa serve (per 4 persone)

 

250 g di riso per insalata

75 g di mais

3 peperoni

Sale

Olio e.v.o

Pepe nero

 

Come si preparaCome si prepara

 

Cuocere il riso in abbondante acqua salata, scolarlo e sciacquarlo con acqua fresca per bloccare la cottura. Tagliare i peperoni a cubetti e saltarli per un paio di minuti in una padella calda. Aggiungere tutti gli ingredienti in un recipiente (o più di uno, in modo tale che ognuno porti la sua porzione), salare, pepare, condire con un filo d’olio e via!

La febbre da virus West Nile

Cos’è e come si cura il virus del Nilo occidentale

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La febbre da virus del Nilo occidentale (WNV dall’inglese West Nile Virus) è una malattia emergente causata da un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, genere Flavivirus. Nella maggior parte dei casi che presentano sintomi è responsabile di una malattia febbrile acuta con manifestazioni cutanee, nei casi più gravi si può presentare come un’encefalite o come una meningite.

Il West Nile Virus si trasmette principalmente attraverso la puntura delle zanzare (per lo più genere Culex pipiens). Il serbatoio principale è rappresentato da uccelli selvatici. L’uomo e altri mammiferi (ad esempio, i cavalli) sono ospiti casuali a fondo cieco (non sono cioè in grado di trasmettere la malattia se punti da una zanzara). Altre possibili vie di trasmissione comprendono la trasfusione di sangue e il trapianto di organi da donatori infetti.

Sclerosi multipla, biomarcatore ne predice la progressione

Ricerca italiana indaga sulla proteina beta-amiloide

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Bassi livelli di proteina beta-amiloide possono essere associati a un decorso peggiore della sclerosi multipla. Lo ha scoperto uno studio pubblicato su Multiple Sclerosis Journal da un team di scienziati italiani.

La sclerosi multipla è la più comune malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale. È una patologia immunitaria che comporta un danno della mielina, la guaina che riveste i neuroni. Diversi studi suggeriscono, però, anche un ruolo della morte neuronale – la cosiddetta “neurodegenerazione” – nella patogenesi della malattia.

L’obiettivo della ricerca è stato quello di indagare il possibile ruolo prognostico dei livelli di β-amiloide (proteina coinvolta nella genesi della malattia di Alzheimer) nel liquido cerebrospinale (CSF), mediante la determinazione di un valore soglia per classificare i pazienti in progressione lenta e veloce.