Macrodattilia, in arrivo una cura


Sono due i farmaci in sperimentazione

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La macrodattilia è una rara malattia che in greco significa “grande dito” (makrós e dáktylos). Chi ne è affetto, infatti, ha uno o più dita della mano o del piede molto più grandi delle altre.
Presente fin dalla nascita a causa della mutazione in un gene (il PIK3CA) che si verificherebbe in uno stadio variabile dello sviluppo dell’embrione, la malattia provoca un ingrossamento generale ed eccessivo delle dita e delle parti circostanti, tra cui i tendini, i nervi, le unghie, la pelle e le ossa. La macrodattilia può causare grandi disagi, dalla difficoltà a camminare alla necessità di interventi chirurgici, fino ad arrivare, nelle forme più gravi, all’esigenza di amputazione di uno o più dita o di un intero raggio, che non sempre si dimostra una soluzione risolutiva.
Nonostante sia molto invalidante, la macrodattilia non è inserita nella lista delle malattie rare esenti da ticket. …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Maratona di New York, scopri come migliorare le tue performance


Domenica 5 novembre si corre la maratona di New York. Pur con la paura per il recente attentato, i runner da tutto il mondo sono già lì. Se sei un runner non professionista, ecco i consigli per migliorare le tue performance.

Allenamenti al pomeriggio e caffè sembrano essere il segreto per aumentare prestazioni e resistenza per correre la maratona. A dirlo, uno dei massimi esperti del settore, il dottor Massimo Spattini, specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport, Certified in Anti-Aging & Regenerative Medicine (ABAARM – USA), alla Conferenza di Agemony, che si è tenuta a Roma presso la sede del CONI. “Le ricerche hanno evidenziato che i tempi di reazione presentano un picco nel tardo pomeriggio, tra le 16 e le 18, quando la temperatura corporea è più alta e per ogni grado Celsius (°C) di aumento di calore corporeo, la velocità di conduzione nervosa aumenta di 2,4 m/sec – ha spiegato il Dottor Massimo Spattini – Sui benefici del caffè, invece, oltre 14 studi raccolti in una metanalisi, cioè uno studio che li mette tutti a confronto, hanno confermato che la caffeina aumenta le prestazioni del 12% in media e ha benefici sugli sport di resistenza, con uno sforzo da 6 a 20 minuti, dove permette un ‘vantaggio’ del 6%. Inoltre stimola il cervello a un pensiero più chiaro e a una maggiore concentrazione – prosegue il medico.

Perché allenarsi al pomeriggio: cosa dice la scienza

Anche senza caffè, Allenarsi al pomeriggio aiuta ad avere migliori performance. “La mobilità articolare, la forza ‘esplosiva’ e quella ‘massimale’, intesa come la capacità del muscolo di esprimere la massima tensione possibile con una contrazione volontaria, raggiungono il livello più alto tra le ore 16 e le 18 – sottolinea l’esperto. – Anche le capacità metaboliche, come consumo di ossigeno, ventilazione polmonare, gittata sistolica e portata cardiaca raggiungono la massima efficienza nel pomeriggio. Nella stessa fascia oraria la resistenza a un lavoro ad alta intensità e la capacità di produrre lattato, sono più elevate.”

Perché il caffè aiuta la performance? La scienza risponde

La risposta è in uno studio del 2012 ( link PLoS One.) condotto su 12 uomini durante l’esercizio dello squat e della distensione su panca orizzontale al 75% del peso massimale, in momenti differenti della giornata con o senza caffeina, in esperimento in doppio cieco con placebo. Lo studio ha dimostrato che il gruppo che si era allenato al pomeriggio senza caffeina era significativamente più forte del gruppo del mattino al quale era stato somministrato il placebo, a conferma dell’impatto negativo delle prime ore del giorno sulla performance. Quando entrambi i gruppi invece hanno ricevuto la caffeina, non ci sono state differenze significative. Meccanismo spiegato in parte dal fatto che la sostanza è in grado di innescare un enzima chiamato AMPK che funziona come regolatore dell’energia a livello cellulare che a sua volta agisce sul SIRT 1, altro enzima che accelera la produzione di energia a partire dai grassi e dal glucosio. “La caffeina però non funziona sempre – avverte il dottor Spattini – Le ricerche hanno dimostrato che l’esercizio a breve termine e ad alta intensità non ne beneficia tanto quanto la prestazione di resistenza e sforzo prolungato. Nei soggetti che metabolizzano efficacemente la sostanza, la caffeina blocca i recettori dell’adenosina e diminuisce sia il dolore che il disagio dello sforzo muscolare aumentando l’intensità dell’esercizio e la resistenza. Dopo l’assunzione, la pressione sanguigna si alza, i depositi di grasso vengono mobilizzati e gli acidi grassi vengono rilasciati nel circolo sanguigno”.

E il caffè sembra anche correlato a una maggiore longevità. A suggerirlo, uno studio apparso sul New England Journal of Medicine che ha esaminato migliaia di uomini e donne: coloro che consumano caffè regolarmente, vivono più a lungo, con benefici analoghi a quelli osservati in Giappone dal consumo di the verde. “Ovviamente – sottolinea il dottor Spattini – l’ora della giornata è solo una delle variabili che concorrono alla performance: costanza, motivazione, concentrazione, riposo, alimentazione, integrazione sono altrettanti fattori che possono rendere il ritmo circadiano trascurabile. E’ vero però che in alcune specialità, se gli atleti devono gareggiare in emisferi diversi dal proprio, è previsto un allenamento specifico all’ora del luogo di destinazione per abituare l’organismo al diverso fuso orario.”


A cura di Liana Zorzi

© Sani per Scelta

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MOVEMEN, la prevenzione dei tumori inizia a Novembre


Si chiama #MOVEMEN la campagna che la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT Milano lancia a novembre: un invito agli uomini affinché inizino ad occuparsi un po’ di più anche della loro salute.

Movemen

Sensibilizzare gli uomini sull’importanza di sottoporsi a controlli per arrivare prima nella lotta contro il cancro alla prostata è l’obiettivo di MOVEMEN. Diverse le iniziative negli Spazi Prevenzione LILT a Milano, Cernusco sul Naviglio, Monza, Novate Milanese e Sesto San Giovanni che è possibile prenotare, fino ad esaurimento dei posti disponibili, al sito www.legatumori.mi.it, tra cui seminari, visite gratuite, corsi di cucina salutare e molte altre attività. “Il cancro alla prostata è infatti la neoplasia più frequente tra gli uomini – sottolinea il presidente di LILT Milano, prof. Marco Alloisio –. Secondo i dati del rapporto Aiom/Airtum i numeri del cancro in Italia 2017 quest’anno sono attesi 34.800 casi, contro i 34.400 del 2016. Un dato significativo è però l’aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, arrivata nel 2017 al 91% contro l’88,6% del 2016. La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali anche contro il tumore alla prostata e il nostro consiglio è di sottoporsi comunque a visite e controlli periodici non solo in presenza di sintomi.

Come Lilt Milano, continua il prof. Alloisio, metteremo a disposizione visite urologiche gratuite per tutto il mese di novembre nei nostri Spazi Prevenzione. Il mio appello agli uomini è quello di telefonare per prenotare un appuntamento”.


A cura di Irene Butta
© Sani per Scelta

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Nuova cura per l’Huntington

Il farmaco potrebbe essere efficace anche per Alzheimer e Parkinson

C’è una nuova speranza per tutti i malati di Huntington, e forse non solo per quelli. Un farmaco sperimentale si è rivelato in grado di rallentare la progressione della Corea di Huntington, una malattia genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione muscolare conducendo al declino cognitivo.

In teoria, lo stesso farmaco – iniettato direttamente nel fluido spinale – potrebbe avere effetto anche sul morbo di Parkinson e sul morbo di Alzheimer.

La procedura sperimentale è stata messa a punto da un team del Leonard Wolfson Experimental Neurology Centre di Londra. Al trial hanno partecipato 46 soggetti in fase iniziale di Huntington. I dati emersi indicano che il farmaco è sicuro e ben tollerato e in grado di ridurre i livelli di huntingtina, la proteina responsabile dell’eliminazione delle cellule cerebrali nella malattia.

Tumori del tratto digerente, ecco le ultime terapie

Terapie vincenti, ma l’arma vincente è la prevenzione

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I farmaci a bersaglio molecolare nelle patologie oncologiche dell’apparato digerente sono entrati in una nuova era e, almeno per alcuni bersagli, soprattutto per il fegato, alcuni nuovi farmaci hanno dimostrato la loro efficacia.

Nel caso dell’epatocarcinoma ad esempio per molti anni abbiamo avuto a disposizione un unico farmaco, il sorafenib, che ha dimostrato sicuramente una discreta efficacia nella malattia in fase avanzata ma che induceva effetti collaterali talvolta poco tollerabili da parte dei pazienti e con il quale si otteneva una risposta clinica solo in una parte di malati trattati. Il tutto aggravato dalla mancanza di un test che ci facesse individuare a priori i pazienti che si sarebbero giovati della terapia. Oggi abbiamo delle novità importanti nel trattamento di questo tumore del fegato.

Fitspo Italiane: Claudia Casanova

Abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica sulle Fitspo Italiane e partiamo con un’intervista con una ragazza veramente speciale: Claudia Casanova.
Claudia, è nata e cresciuta in Sardegna, attualmente vive a Milano e lavora in un’azienda nel campo della salute. Ha adottato uno stile di vita sano ed equilibrato: il fitness è parte della sua vita, si alleno quasi tutti i giorni e ama sperimentare nuove discipline, workout, guide e Fitness App. Lo yoga è entrato nella sua routine quotidiana e l’ha aiutata tanto a conoscere meglio il suo corpo e superare alcuni limiti. E’ una persona molto determinata ma pensoache i percorsi migliori siano sempre quelli condivisi con le persone giuste!

Claudia Casanova indossa Terez – Shop Fit In Hub

Quando hai iniziato a praticare yoga e chi ti ha influenzato nella scelta della disciplina? 

Ho iniziato a praticare yoga un anno e mezzo fa. Sono cresciuta giocando a pallavolo e la flessibilità non è mai stata il mio punto forte. Quando ho iniziato a lavorare in ufficio ho scoperto l’amore per il fitness, una grande valvola di sfogo necessaria a chi come me passa 8 ore seduta davanti al computer. L’esercizio fisico mi ha sempre regalato una sensazione di benessere, ma anche tanti fastidi muscolari dato che non ho mai investito tanto tempo nello stretching. Ho scoperto lo yoga quasi per una necessità fisica, e all’inizio ero molto scettica perché solitamente preferisco le attività ad alta intensità. Prima di trovare lo stile e l’insegnante giusto sono scappata da diverse lezioni. Le persone che mi hanno influenzata e motivata maggiormente sono Martina Sergi e Martina Rando, oggi conosciute come The Two Martinas, che ho avuto il piacere di conoscere all’inizio del loro percorso durante un fitness meet up.

Qual è il consiglio che ti senti di dare a chi si approccia allo yoga?

Il mio consiglio è di non arrendersi alle prime difficoltà o alle prime impressioni negative. Molte persone pensano che lo yoga sia solo meditazione e pose statiche. In realtà esistono un’infinità di tipologie di yoga, e ogni insegnante ha il suo stile e la sua metodologia di insegnamento. Credo sia quasi impossibile non trovare neanche uno stile adatto alla propria personalità! Una volta superato il primo passo il consiglio è quello di cercare di essere costanti e di fotografarsi quando si praticano le pose. Le foto sono ottime per rendersi conto dei propri progressi e trovare la motivazione per continuare!

Claudia Casanova indossa Legging Terez – Shop Fit In Hub

Quali sono gli asana che preferisci e perchè? (e qui magari potremmo inserire qualche immagine con i leggings) 

Ho sempre amato le posizioni di forza e equilibrio, soprattutto gli arm balance e le inversioni. Gli arm balance sono i primi asana che ho imparato; in un certo senso ci sono affezionata e mi hanno sempre dato tanta soddisfazione. Mi diverto a sperimentare nuove pose capovolgendomi per tutta la casa!

Progetti per il prossimo futuro? 

Mi piacerebbe prendere il certificato per diventare insegnante. Non credo diventerò un’insegnante yoga, ma mi piacerebbe inserire questo tipo di formazione nel mio percorso. Per il momento però è solo un sogno, perché non è molto compatibile con il mio attuale lavoro. Ma in futuro chissà…

Claudia Casanova in leggings Terez – shop fit in hub

Puoi seguire Claudia sul suo blog



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9 suggerimenti da seguire per il tuo allenamento in palestra

Non c’è niente di più frustrante che  eseguire un allenamento in palestra, sottoporsi ad estenuanti sessioni di affondi, push up e quant’altro, e non vedere mai i risultati. Se questa è la situazione in cui ti trove forse dovresti fare mente locale e cercare di seguire questi semplici suggerimenti.

9 suggerimenti da seguire per il tuo allenamento in palestra

Utilizza pesi più pesanti. La paura delle “cosce grosse” è tipica di chi si approccia ad utilizzare carichi più pesanti ad esempio quando esegue gli squat. Ma sappi che subire l’intimidazione di pesi più pesanti non ti farà arrivare al tuo obiettivo prima. Esistono due tipi di fibre muscolari quelle lente e quelle veloci. Evitando si sollevare pesi più pesanti ignori completamente la seconda tipologia di fibre che sono quelle che ti permettono di  muoverti velocemente, e danno stabilità alla colonna vertebrale e zona lombare.

Cerca di utilizzare la parte superiore del corpo durante le tue sessioni di cardio. Se il tappeto, lo stair master e la bike sono i tuoi attrezzi preferiti, sappi che potresti trovarti nella situazione per cui non bruci le calorie che potresti bruciare, allenando anche la parte superiore del corpo. Allenamenti total body ti permettono di migliorare le performance in termini di durata, e soprattutto supportano un sistema cardio vascolare sano. L’ellittica in questo senso può esserti utile o anche il climber.

Pianifica. Non esiste un allenamento valido per qualsiasi tipo di obiettivo. Vuoi perdere peso? Vuoi mettere massa muscolare? vuoi tonificare? Ognuno di questi obiettivi ha bisogno di un piano accurato per essere raggiunto. In assenza di un piano potresti addirittura apportare delle modifiche al tuo corpo, di cui non avevi bisogno. Il tuo obiettivo principale dovrebbe influenzare il volume, l’intensità e la modalità di ogni allenamento.

Dovresti aumentare l’intensità dell’esecuzione dell’allenamento. Entrare in palestra alle 18:30 e uscirne alle 20:00 non implica necessariamente che i tuoi allenamenti siano intensi nella giusta misura.

Non dovresti avere paura di chiedere all’istruttore di sala, anzi dovresti trarre vantaggio dalla sua esperienza e conoscenza. I vantaggi ti saranno immediatamente evidenti.

Tendi ad allenare muscoli che riesci visivamente a vedere nello specchio ignorando il fatto che dovresti allenare anche altre tipologie di muscoli, ad esempio quelli della schiena o gli stabilizzatori.

Dovresti eseguire allenamenti unilaterali. Ogni volta che utilizzi leg press, leg curl, leg extension in palestra lo fai utilizzando entrambe le gambe. Il problema? Potresti sviluppare un muscolo piuttosto che il suo opposto. Prova quindi ad allenare ad esempio una gamba piuttosto che un’altra, partendo magari da quella più debole.

Dedica più tempo allo stretching. Una volta terminato l’allenamento pensi “ va bene cosi”, recuperi il tuo asciugamano e ti fiondi in doccia. In realtà così facendo stai saltando una parte fondamentale del tuo allenamento, lo stretching, e come dicono gli esperti il post allenamento è il momento migliore per allungarsi avendo muscoli riscaldati e carichi di sangue perfettamente ossigenato.

Prova a mescolare le carte del tuo allenamento cardio cambiando direzione. Ti stai già chiedendo in che senso, vero? Bene, quando corri sul tappeto ad esempio tendi a farlo simulando il movimento in avanti. Prova invece ad eseguire degli spostamenti laterali, con velocità diverse, tenendola sempre d’occhio.

Mal di schiena, cosa fare e cosa evitare

I consigli di un esperto di terapia del dolore

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Il mal di schiena è una sindrome dolorosa molta diffusa che coinvolge milioni di persone e spesso trascurata e sottovalutata. In Italia, è la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda d’invalidità permanente.

Chi non ha avuto almeno una volta nella vita il mal di schiena? Molte persone che ne vengono colpite superano il problema in alcune settimane ma pochi si rivolgono al medico per risolverlo.

Fermo restando che la prevenzione resta di primaria importanza per combattere il mal di schiena ci sono – afferma Amedeo Costantini, direttore dell’unità operativa di Terapia del Dolore dell’Ospedale di Chieti – cinque cose da fare e cinque da non fare.

Diabete, qual è il tipo giusto?

A volte la diagnosi è difficile e possono esserci degli errori

Il primo ministro britannico Theresa May è affetta da diabete di tipo 1, ma per almeno un anno è stata curata come se avesse il diabete di tipo 2. Il suo non è un caso isolato.
Se è vero che la prima forma di diabete si manifesta nella maggior parte dei casi sin dall’infanzia, è altrettanto vero che in molti casi ciò non avviene e i sintomi possono confondere a tal punto i medici da costringerli a scambiare le due forme.

A evidenziare questo tipo di errore è uno studio dell’Università di Exeter pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology. La ricerca si è basata sui dati relativi a 380mila persone che facevano parte del database Biobank.

Le informazioni indicano che nel 42% dei casi le persone con diabete di tipo 1 sono state diagnosticate dopo i 30 anni. Ciò avviene perché è molto difficile riconoscere e diagnosticare il diabete di tipo 1 negli adulti.

La depressione è contagiosa

Padri depressi influenzano negativamente l’umore della prole

Avere un padre depresso aumenta le possibilità di cadere a propria volta nella depressione, soprattutto in età adolescenziale.

È la conclusione di uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry da un team multidisciplinare dello University College di Londra, della Northwestern University di Chicago e dello University College di Dublino.

Stando alle conclusioni dei ricercatori, la depressione paterna incide come quella materna sull’umore della prole. A soffrire di più della situazione sarebbero gli adolescenti, che finirebbero per rischiare più dei propri coetanei l’insorgenza della stessa malattia.
Gli scienziati hanno valutato le condizioni di alcune famiglie irlandesi e inglesi.