Diabete di tipo 1, un vaccino è possibile

Nuovo approccio allo sviluppo suggerito da uno studio italiano

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Uno studio appena pubblicato sulla rivista Cell Metabolism ha individuato specifiche molecole delle cellule pancreatiche beta che guidano all’autodistruzione delle cellule stesse in presenza di diabete di tipo 1 (T1D).
Questa scoperta fornisce conoscenze completamente nuove sui meccanismi che regolano il diabete 1 e apre a nuove strade nell’individuazione di strategie terapeutiche attraverso lo sviluppo di vaccini.

Lo studio, guidato da Roberto Mallone in collaborazione con R. Scharfmann, del Cochin Institute di Parigi, e con il team del professor Francesco Dotta dell’Università di Siena, è stato condotto nel quadro del network internazionale INNODIA e nPOD, con la partecipazione del Center for Diabetes Research guidato da D. Eizirik (Free University of Brussels), di P. Marchetti, dell’Università di Pisa.

Un trauma cranico può indurre demenza

Determina la propagazione di una forma anomala di proteina Tau

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Uno studio realizzato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano dimostra che il trauma cranico induce la formazione di una forma anomala della proteina tau che si propaga nel cervello causando perdita di memoria e danni ai neuroni.

“Il trauma cranico grave – spiega Elisa Zanier che insieme a Roberto Chiesa ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain – è la principale causa di morte e disabilità permanente nei giovani adulti. Inoltre, anche quando di lieve entità, rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di demenze come l’Alzheimer e l’encefalopatia cronica post-traumatica, malattia tipica degli sport da contatto, come la boxe. Comprendere il meccanismo responsabile della transizione da danno cerebrale acuto a malattia cronica neurodegenerativa consentirebbe di sviluppare nuove terapie”.

Esami di successo? Non dipende solo dallo studio

A scuola o all’università, i risultati non dipendono solo dallo studio: anche ormoni, ghiandole e il cosiddetto “filtro affettivo” entrano in gioco quando si parla di esami e test. A dirlo  il professor Paolo E. Balboni nel libro “Le sfide di Babele”. Ecco come la biochimica può influenzare la pagella, il libretto universitario o persino l’esame di maturità.

Quante volte è capitato di studiare e studiare, presentarsi all’esame o all’interrogazione e andare completamente nel pallone. Col risultato di dover accettare un misero 18 oppure, se proprio va male, ripresentarsi all’appello successivo. Naturalmente, la qualità e l’organizzazione dello studio sono imprescindibili, ma esiste un fattore, chiamato “filtro affettivo”, in grado di mandare all’aria i nostri piani di gloria.

Come funziona il filtro affettivo

Davanti a una sfida stimolante e positiva, l’organismo rilascia neurotrasmettitori (come la noradrenalina) fondamentali per ricevere e memorizzare l’argomento di studio e per essere poi in grado di riportarlo in maniera soddisfacente al momento della prova. Tuttavia, in caso di stress negativo, ansia, paura di non riuscire, l’organismo si allarma e si prepara ad affrontare il pericolo. Infatti, l’amigdala, una ghiandola posta al centro del cervello che controlla le emozioni, specialmente quelle negative, ordina il rilascio di steroidi “difensivi”. Allo stesso tempo, però, l’ippocampo, ghiandola fondamentale per inserire le nozioni acquisite nella memoria a lungo termine, comprende che una prova scritta o un esame orale non sono pericoli reali e quindi cerca di bloccare l’iniziativa dell’amigdala. Tuttavia, per fare questo, l’ippocampo smette di occuparsi di indirizzare le nuove informazioni o di recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine. Il conflitto tra le due ghiandole fa innalzare una barriera emotiva, chiamata appunto “filtro affettivo” perché filtra negativamente le nostre capacità e prestazioni.

Paura degli esami? Ecco perchè studiare all’ultimo minuto non aiuta

La lotta ghiandolare rallenta l’attività neo-frontale del cervello, quella che ospita la memoria di lavoro, e lo studente va in tilt, giungendo in alcuni casi alla totale scena muta e al tanto temuto “ci vediamo al prossimo appello/interrogazione”. Ma il filtro affettivo non va in scena esclusivamente al momento della prestazione, davanti al foglio della prova o alla commissione d’esame. Infatti, può entrare in gioco anche prima del momento dell’esame, durante la tipica studiata dell’ultimo minuto, quando l’ansia è alle stelle e la caffeina quasi supera i livelli di emoglobina nel sangue. Tutto quello che lo studente ingurgita in quelle poche ore dedicate allo studio non si traduce in acquisizione, perché il filtro affettivo impedisce che le nozioni si collochino nella memoria a lungo termine.  In altre parole, magari servirà a passare l’esame con un voto miracolosamente dignitoso, ma i contenuti appresi non verranno ricordati a lungo e tutto lo sforzo si rivelerà completamente inutile.

Colite ulcerosa, efficace vedolizumab

La formulazione sottocutanea raggiunge l’endpoint primario

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Sono disponibili i risultati dello studio clinico VISIBLE 1 sull’efficacia e la sicurezza della formulazione sottocutanea di vedolizumab.

Il farmaco di Takeda è stato sperimentato su pazienti adulti con colite ulcerosa attiva da moderata a grave, che avevano ottenuto, in open label, la risposta clinica alla sesta settimana alla terapia di induzione con due somministrazioni di vedolizumab per via intravenosa.

L’endpoint primario dello studio (raggiungimento della remissione clinica alla settimana 52), nel gruppo di pazienti trattati con vedolizumab per via sottocutanea dalla sesta settimana e poi ogni due settimane, è stato raggiunto in una proporzione di pazienti statisticamente significativa rispetto al placebo.

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Estetica, cellule staminali sì o no?

Vantaggi e limiti dell’utilizzo delle staminali

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Negli ultimi anni si è parlato spesso dell’utilizzo di cellule staminali nella cosmetica, soprattutto per quanto riguarda i prodotti “antiaging”.

Il prof. Leonardo Celleno, dermatologo e Presidente dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia, affronta questo argomento “un po’ spinoso”, spiegando verità e falsi miti.

“La normativa di settore vieta l’impiego di cellule staminali umane nei cosmetici. L’interesse, quindi, si è subito spostato sulle cellule staminali vegetali – spiega il Prof. Celleno -. Presenti nelle piante, contrariamente a quanto avviene nell’uomo e nell’animale sono più versatili e hanno la possibilità di moltiplicarsi all’infinito, creando costantemente nuove cellule specializzate e non specializzate, in grado di riparare i tessuti danneggiati e riprodurre una pianta identica all’originale, ovvero totipotenti”.

Un algoritmo per la procreazione assistita

Predice il metodo migliore e riduce i rischi di inefficacia

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L’utilizzo dei Big Data ha consentito a un gruppo di ricercatori di Eugin, leader europeo nella riproduzione assistita, di sviluppare un algoritmo in grado di prevedere il metodo ottimale di stimolazione ovarica per ciascuna delle donne che ricorrono a trattamenti di fecondazione in vitro.

In questo modo, il rischio di ottenere risultati indesiderati, come una bassa risposta ovarica o una iper-stimolazione ovarica, sarà ridotto. La formula creata da Eugin, che verrà applicata definitivamente alle nuove pazienti entro un anno, ha dimostrato un grado di affidabilità dell’81%.

I risultati di questa ricerca sono stati presentati al 34° congresso annuale ESHRE, la Società europea di Riproduzione Umana ed Embriologia, che si tiene a Barcellona dal 1 al 4 luglio.

Anemie, nuovo metodo per lo studio dei globuli rossi

Globuli rossi come microlenti, nuove opportunità per la diagnosi

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Uno studio italiano propone un nuovo metodo diagnostico per le anemie.
La ricerca dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Isasi) in collaborazione con il Centro di ricerca e biotecnologie avanzate Ceinge offre una nuova metodologia per l’identificazione e la caratterizzazione di globuli rossi malati, aventi una morfologia simile a quelli sani.

La tecnica, basata su parametri ottici dei globuli rossi, apre a nuovi metodi diagnostici per molti tipi di anemia e per i disordini ematologici in cui la forma del globulo rosso risulti alterata. Il lavoro è stato pubblicato su ACS Analytical Chemistry.

Grazie a una tecnica avanzata di imaging 3D abbiamo dimostrato di poter discriminare globuli rossi malati, aventi caratteristiche morfologiche simili rispetto al campione di controllo sano, spiega Martina Mugnano.

Un test salivare segnala il rischio di cancro alla prostata

Studio inglese annuncia lo sviluppo del nuovo esame

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L’esame della saliva potrebbe rivelarsi molto utile per la diagnosi del cancro alla prostata. Lo rivela uno studio apparso su Nature Genetics a firma di ricercatori dell’Institute for Cancer Research di Londra.

L’analisi coinvolgerà 300 pazienti di 3 diversi ospedali londinesi e si concentrerà sulla ricerca dei geni ad alto rischio presenti, secondo le stime, in 1 uomo su 100.

Allo stato attuale, l’esame più utilizzato è quello del Psa, un valore tuttavia non sempre traducibile in un rischio concreto di cancro dal momento che i falsi positivi sono all’ordine del giorno.

I ricercatori hanno dapprima analizzato il genoma di 140mila uomini, identificando 63 nuove alterazioni suscettibili di aumentare il rischio di cancro alla prostata, poi le hanno combinate con altre 100 varianti già collegate alla neoplasia.

Nuove speranze di cura per la colite ulcerosa

Approvato tofacitinib per la terapia della malattia

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La Food and Drug Administration (FDA) americana ha appena approvato l’utilizzo di tofacitinib nei soggetti adulti con colite ulcerosa ad attività moderata-severa, ampliando quello che è il suo attuale utilizzo, ovvero il trattamento dei pazienti con artrite reumatoide e artrite psoriasica.

Si tratta di un’importante novità in quanto il tofacitinib rappresenta oggi la prima molecola orale autorizzata per uso cronico in questa indicazione, mentre gli altri farmaci approvati dalla FDA per la colite ulcerosa moderata-severa prevedono una somministrazione endovenosa o sottocutanea. Va altresì detto che l’uso di tofacinib non è consigliato in combinazione con le altre terapie biologiche per la colite ulcerosa, né con altri potenti immunosoppressori quali l’azatioprina, la 6- mercaptopurina e la ciclosporina per il verosimile potenziale sviluppo di effetti collaterali seri.

Cancro al rene, approvato cabozantinib


Trattamento di prima linea per il carcinoma a cellule renali

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La Commissione Europea ha approvato cabozantinib, al dosaggio di 20 mg, 40 mg e 60 mg, per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato a rischio ‘intermediate’ o ‘poor’.
Questa approvazione permette la commercializzazione di cabozantinib per questa indicazione in tutti i 28 Stati membri dell’Unione Europea.
“L’approvazione odierna della Commissione Europea rappresenta un passo in avanti per i pazienti con tumore avanzato del rene in Europa, che potranno accedere a una nuova opzione di trattamento orale in prima linea che offre un significativo miglioramento rispetto allo standard di cura”, ha affermato Harout Semerjian, Executive Vice President, Chief Commercial Officer, Ipsen. “Ipsen mantiene l’impegno di migliorare le vite dei pazienti continuando a sviluppare nuove terapie ed espandendo il potenziale di cabozantinib per diverse …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cabozantinib, tumore, rene,