La nutrizione nelle malattie neurodegenerative

Elemento fondamentale per la prevenzione ma anche per la cura

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Una nutrizione appropriata può rappresentare un valido strumento di prevenzione e cura di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, la malattia di Parkinson e, in generale, tutte le malattie connesse al decadimento cognitivo e al malfunzionamento del sistema nervoso centrale.

L’Associazione Brain and Malnutrition ha presentato studi e ricerche che neurologi, nutrizionisti e geriatri illustreranno in dettaglio al 7° Congresso di Brain and Malnutrition.
Tra i vari studi presentati, quello sugli effetti benefici dei semi di Mucuna sui pazienti affetti da Parkinson, che sta trovando una vasta applicazione in Africa e nei paesi poveri. La Mucuna Pruriens è un legume che cresce spontaneamente nei Paesi tropicali e contiene alte percentuali dell’aminoacido Levodopa, la molecola di prima scelta nel trattamento della malattia di Parkinson.

Un’app per il Deficit di Glut1

Per la corretta gestione della dieta chetogena

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È stata ideata un’app per la gestione della dieta chetogena. L’app, che si chiama KETONET, è stata creata da un team di ricercatori del Politecnico di Milano guidati da Luciano Baresi con la collaborazione dell’Associazione italiana Glut1 e del Centro di Studi e Ricerche sulla Nutrizione umana e i disturbi del comportamento alimentare dell’Università di Pavia.

Si tratta di uno strumento per gestire questo tipo particolare di nutrizione, ad oggi l’unico trattamento conosciuto per il deficit di Glut1, una rarissima patologia neurologica. Lo strumento informatico supporterà le famiglie nella creazione dei pasti e semplificherà gli scambi di informazioni tra pazienti e medici.

L’app è stata oggi donata all’Associazione Italiana Glut1 onlus, che raccoglie i quaranta pazienti colpiti dalla patologia.

Diete detox? Il segreto è (imparare a) cambiare dieta

Cosa significa diete detox, ma soprattutto servono? Abbiamo indagato e scoperto il segreto del detox per aiutare a depurare l’organismo senza affamarci con diete drastiche.

Con l’arrivo del nuovo anno e la fine delle feste, tra buoni propositi e ritorno alla routine, è frequente sentire il bisogno di depurarsi, perdere qualche chilo, cambiare per rigenerarsi. È per questo che sempre più spesso si sente parlare di cibi, diete, allenamenti “detox”, fatti su misura per soddisfare quella necessità di “ripulirsi”. In particolare, le diete “detox” più di tendenza al momento sono quelle che prevedono l’assunzione di frullati, succhi e ridotte quantità di alimenti solidi (per un massimo di 500 kcal giornaliere) durante un periodo tra i 7 e 14 giorni. L’effetto più evidente della “dieta del succo” è la perdita di peso ma, come spiegano gli esperti, si tratta solo di un effetto temporaneo, che svanirà una volta ripreso lo stile alimentare precedente.

Detox: definisci il tuo obiettivo

Piuttosto che affidarsi a diete così drastiche e non bilanciate, gli esperti in nutrizione consigliano invece un approccio diverso: se l’obiettivo è quello di depurarsi ed eliminare le tossine dal proprio organismo, bisogna innanzitutto chiarire cosa si intende per “detox”. Il detox, infatti, è semplicemente un’azione depurativa svolta da fegato, reni, polmoni ed epidermide per eliminare le tossine e altre sostanze nocive dall’organismo. Quello che possiamo fare, è aiutare questi organi e facilitare il loro lavoro, per esempio mangiando cibi che contengono nutrienti in grado di stimolare l’azione depurativa, come legumi, cavolfiore, cappuccio, broccoli, tè verde, ed evitare quelli che invece rallentano il loro lavoro come carne rossa, alcool e caffeina. Gli esperti ricordano anche che il nostro organismo ha bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti, e questo non avviene sicuramente nel giro di una settimana. Quindi, piuttosto di affidarsi a diete che affamano in nome del “bisogna disintossicarsi”, è meglio scegliere di compiere piccoli cambiamenti graduali ma con effetti a lungo termine per garantirsi il successo e raggiungere l’obiettivo detox.

CIBI DETOX DA AUMENTARE

  • Cavolfiore,  cavolo verza, broccoli
  • Carciofi
  •  Lattuga
  • Barbabietola
  • Zucca
  • Legumi (fagioli, piselli, ceci, fave, soia, lenticchie)
  • Limone  
  • Frutti rossi (mirtilli, fragole, ribes, lamponi)
  • Mele, pere, prugne, pesche
  • Frutta disidratata non zuccherata, senza esagerare (albicocche, fichi)
  • Semi e frutta secca non tostata né salata, senza esagerare (noci, mandorle, pistacchi, anacardi, semi di girasole, semi di sesamo) 
  • Cereali integrali
  • Yogurt con fermenti lattici vivi

CIBI DA LIMITARE

  • Grano e farina
  • Latticini (burro e formaggi)
  • Banane
  • Funghi
  • Caffè
  • Cioccolato
  • Bibite gassate
  • Alcolici
  • Sale e zucchero
  • Carne rossa
  • Cibi precotti

 

Guida ai carboidrati: distinzioni e caratteristiche

Gli alimenti che generalmente classifichiamo come carboidrati sono pane, pasta, riso e patate. A chiunque si chieda cosa sono i carboidrati risponderà questi quattro tipi di alimenti. Ma, in realtà, i carboidrati si trovano in tantissimi altri alimenti, sono solo di tipi diversi con diversa composizione e con diversa nomenclatura. Facciamo una prima distinzione: i carboidrati prima di tutto si dividono in semplici e complessi:

I carboidrati semplici, gli zuccheri, comprendono i monosaccaridi, come il glucosio, il fruttosio, contenuto nella frutta ed il galattosio, ed i disaccaridi, di cui il saccarosio o zucchero da tavola è il più conosciuto ed è formato da glucosio+ fruttosio, poi abbiamo il maltosio (glucosio+ glucosio) ed il lattosio (galattosio+ glucosio).

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Gli zuccheri semplici sono presenti naturalmente in alcuni alimenti, come il fruttosio nella frutta appunto, ma li possiamo trovare anche in forma raffinata, utilizzati come tali (saccarosio) o incorporati in cibi e bevande (zucchero, sciroppo di glucosio a contenuto variabile di fruttosio), per aumentarne la dolcezza. Questi carboidrati sono assorbiti in maniera rapida dall’organismo, poiché essendo molecole “semplici” non necessitano di degradazione per cui non richiedono grandi attività metaboliche, e per questo motivo sono considerati Energia di pronto utilizzo. I carboidrati complessi sono invece formati da più di 2 unità di monosaccaridi, definiti perciò polisaccaridi, tutti formati da più unità di glucosio e per questo richiedono un lavoro digestivo più impegnativo per essere assorbiti.

Sono rappresentati essenzialmente dall’amido, presente soprattutto nei cereali ed i tutti i suoi derivati (pane, pasta, pizza) nei legumi secchi e nei tuberi come le patate, la manioca, la zucca o il mais, ma non solo, sono carboidrati anche le fibre alimentari, ovvero carboidrati che resistono alla digestione enzimatica intestinale, anche se una parte è fermentata dalla flora batterica intestinale e quindi assorbita, vengono perciò definiti carboidrati non disponibili o non digeribili e per questo non sono veramente importanti dal punto di vista calorico.

Le fibre si trovano in diverse forme solo nei vegetali (cellulosa, pectina, lignina, resina gommosa ecc.) quindi negli ortaggi, nei legumi freschi e nella frutta, e non essendo digeribili, hanno la funzione di facilitare il transito intestinale e il raggiungimento del senso di sazietà. La nostra dieta mediterranea rifacendosi ai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) ci dice che il 45-60 % della nostra alimentazione dovrebbe essere composta da carboidrati prediligendo fonti alimentari amidacee a basso Indice Glicemico, di questa percentuale MENO DEL 15% dovrebbe essere composto da zuccheri semplici limitando l’uso di alimenti e bevande formulati con fruttosio e sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio.

Inoltre i LARN consigliano negli adulti un’assunzione di circa 25 g al giorno di fibra alimentare (su una dieta di almeno 2000 kcal) preferendo alimenti naturalmente ricchi in fibra alimentare quali cereali integrali, legumi, frutta e verdura.
Le percentuali ovviamente cambiano in base al soggetto, in base al risultato che si vuole ottenere ed in base alla risposta sul senso di sazietà.

Di base non sono i carboidrati che fanno ingrassare, è un eccesso degli stessi, poiché è molto facile eccedere essendo alimenti spesso disidratati e quindi “ingombrano” meno: 200 gr di pasta non saziano come 200 gr di carne e questo è un dato di fatto. Perciò dobbiamo eliminarli? NO, dobbiamo essere consapevoli di quello che mangiamo e di quanto ne mangiamo: una persona sedentaria dovrà ridurre le quantità di carboidrati ingerite durante la giornata, al contrario una persona attiva potrà aumentarli sulla base della propria attività senza ingrassare.

Inoltre, anche nelle diete chetogeniche, che di base non prevedono l’utilizzo di alimenti glucidici, seguite per brevi periodi di tempo, alimenti come la zucca, i broccoli e le verdure in generale sono concesse, in quanto è stato dimostrato come i risultati siano migliori quando vengono assunte buone quantità di fibra nella dieta giornaliera accanto a pasti a base di proteine. La giusta quantità di carboidrati varia quindi da persona a persona, ma in generale la qualità degli alimenti che ingeriamo fa la differenza. Preferiamo alimenti glucidici contenti una buona quantità di fibre alimentare come i gli alimenti integrali, poiché agiranno non solo migliorando la sensibilità insulinica, ma anche sull’assetto ormonale aiutando la leptina e gli ormoni tiroidei a funzionare correttamente.

La leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo che agisce, in parole povere, sul senso di sazietà, inviando al cervello il segnale che si è sazi dopo un pasto e nei soggetti obesi con molto tessuto adiposo, si sviluppa una condizione di resistenza alla leptina. Per stimolare il funzionamento di questo ormone possiamo seguire alcune buone abitudini come iniziare a fare attività fisica (anche un solo chilo di tessuto adiposo perso, riuscirà a migliorare il funzionamento della leptina), fare piccoli pasti regolari, evitare cibi troppo zuccherati ed industriali e preferire invece alimenti con un buon contenuto di fibre e qualitativamente migliori.