Tumore alla tiroide, dove operarsi?


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Piccola ghiandola situata alla base del collo, la tiroide gioca un ruolo importante nel regolare il metabolismo di tutto il corpo grazie alla produzione di due ormoni: la tiroxina (T4) e la tri-iodo-tironina (T3). Anch’essa, come gli altri organi, può sviluppare tumore.
“La neoplasia alla tiroide rappresenta il 4% di tutti i carcinomi umani. La sua incidenza negli ultimi 20 anni è andata crescendo, ma ciò dipende probabilmente dalla migliorata capacità diagnostica. Grazie all’introduzione dell’ecografia, infatti, oggi riusciamo a individuare noduli di piccole dimensioni che in passato sfuggivano al nostro controllo”, spiega Rossella Elisei, Professore Associato di Endocrinologia e Dirigente Medico Unità Operativa Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.
“In percentuale, le donne sono molto più interessate da questo tumore rispetto agli uomini, in un rapporto …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tiroide, tumore, operazione,

Scoperta la causa della sindrome dell’ovaio policistico

È uno squilibrio ormonale la motivazione originaria

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Un team dell’Inserm di Parigi guidato dall’italiano Paolo Giacobini ha scoperto la causa primaria della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos), responsabile della maggior parte dei casi di infertilità femminile.

La sindrome dell’ovaio policistico colpisce una donna su 5, e molte delle pazienti hanno difficoltà a rimanere incinte. La sindrome è caratterizzata da alti livelli di testosterone, cisti ovariche, cicli mestruali irregolari e problemi di regolazione dello zucchero nel sangue.

Lo studio francese, pubblicato su Nature Medicine, rivela l’origine prenatale della sindrome, a causa di un eccesso di esposizione in utero all’ormone antimülleriano (Amh)
Le analisi condotte hanno rivelato che le donne che soffrono di Pcos, una volta incinte, hanno il 30% in più dell’ormone rispetto al normale.

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Gli antistaminici potrebbero causare sterilità negli uomini

I farmaci associati a un tasso di fertilità maschile più basso

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Gli uomini alla ricerca di un figlio dovrebbero stare alla larga dagli antistaminici. A sostenerlo sono alcuni ricercatori argentini che hanno pubblicato i loro dati sulla rivista Reproduction.
Secondo i dati, gli antistaminici potrebbero influenzare la produzione di ormoni sessuali maschili nei testicoli e produrre di conseguenza alterazioni morfologiche e riduzione della quantità e della motilità degli spermatozoi.

Ricerche precedenti avevano dimostrato come le istamine siano effettivamente coinvolte in altri processi corporei non correlati con le reazioni allergiche, fra cui la regolazione sonno-veglia, il comportamento sessuale e la fertilità.

Un farmaco per il tumore al seno metastatico

Nuove speranze per le donne con un cancro in stadio avanzato

Anche le donne alle prese con un cancro al seno metastatico possono continuare a sperare. Arriva in Italia Palpociclib, primo farmaco altamente innovativo ed efficace approvato negli ultimi 10 anni per il trattamento del tumore al seno metastatico o localmente avanzato Hr+/Her2- (positivo al recettore ormonale e negativo al recettore di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano).

Il farmaco, prodotto da Pfizer, rallenta la progressione del carcinoma mammario avanzato sensibile agli ormoni femminili, riducendo il rischio di ripresa della malattia e migliorando le condizioni generali.

Ovaio policistico, il ruolo del microbioma

Possibili nuove terapie basate sul microbioma intestinale

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Il microbioma intestinale delle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è molto meno differenziato rispetto al normale. Ciò si associa a iperandrogenismi.

Varykina Thackray, autrice di uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, spiega: «I nostri risultati suggeriscono che il testosterone e altri ormoni androgeni possono contribuire a modellare il microbioma intestinale».

Il team della School of Medicine di La Jolla ha analizzato i tamponi fecali di 73 donne affette da sindrome dell’ovaio policistico, confrontandoli con quelli ottenuti da 48 donne sane e 42 donne che presentavano una morfologia ovarica policistica (PCOM) senza altri criteri diagnostici di PCOS.

I dati ricavati indicano che la diversità microbiotica è molto più bassa fra le donne con PCOS rispetto a quella evidenziata dalle donne sane.

Diabete e ipoglicemia, i benefici del monitoraggio continuo

Migliora la consapevolezza e riduce la gravità dell’ipoglicemia

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I pazienti affetti da diabete di tipo 1 rischiano spesso episodi di ipoglicemia. Per scongiurarli pare efficace il monitoraggio glicemico continuo (CGM) in tempo reale, secondo uno studio apparso sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

Micheal Rickels, ricercatore presso l’Università della Pennsylvania di Philadelphia e coordinatore dello studio, spiega: «Questa popolazione di pazienti è a rischio aumentato di ipoglicemia grave a causa di difetti negli ormoni convolti nella controregolazione glicemica e nel riconoscimento dei sintomi stessi dell’ipoglicemia, in parte mediati dall’esposizione prolungata all’ipoglicemia».

Gli scienziati hanno verificato la possibilità che l’utilizzo del CGM possa migliorare la consapevolezza dei pazienti e la controregolazione glicemica.

Nuova tecnica per eliminare la cellulite

Il trattamento Celfina è innovativo e mininvasivo

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Un nuovo trattamento per l’eliminazione della cellulite si preannuncia come la vera novità in campo estetico del 2018.

Celfina, infatti, è il primo trattamento di chirurgia estetica mininvasiva – dello studio del dott. Manola – in grado di migliorare l’aspetto della cellulite, grazie alla tecnologia proprietaria denominata Tissue Stabilized-Guided Subcision (TS-GS), che consente di trattare la causa strutturale della cellulite a differenza dei trattamenti già esistenti. I risultati sono clinicamente testati e con approvazione FDA negli Stati Uniti.

A rendere unico il trattamento Celfina è l’efficacia nel trattare le depressioni cutanee provocate dai setti fibrosi curando la pelle a buccia d’arancia. La causa strutturale della cellulite è principalmente anatomica, anche se ci sono diversi fattori che incidono come la genetica, gli ormoni, lo stile di vita e le variazioni di peso.

4 strategie per ridurre il grasso addominale secondo la fitness guru Jillian Michaels

La corsa all’iscrizione in palestra è già iniziata e tra i tanti obiettivi che ti sei prefissata di raggiungere, quello di ridurre il grasso addominale di sicuro si posiziona per lo meno nella top 3.L’errore comune in cui tutti incappano è quello di credere che si può ridurre in grasso in maniera localizzata. Così non è. O meglio la perdita di grasso in eccesso è dipende dall’allenamento muscolare e dal fatto di bruciare calorie.

Inutile quindi eseguire crunch all’infinito allenando solo ed esclusivamente gli addominali pensando di far emergere la tanto agognata tartaruga.

Secondo la guru del fitness Jillian Michaels ci sarebbero 4 strategie per ridurre il grasso addominale che dovresti provare

Visto e considerato che non si può ridurre il grasso in maniera localizzata, l’unico modo è quello di allenare più gruppi muscolari contemporaneamente. Allenamento HIIT ed esercizi come i plank sono sicuramente tra gli esercizi consigliati in quanto allenano addome, petto, spalle, tricipiti e quadricipiti. Anche i push-up rientrano tra gli esercizi da provare per raggiugnere l’obiettivo di sbarazzarsi del grasso addominale in eccesso.

Non esistono cibi che bruciano grasso in eccesso, in senso letterale. Ci sono però dei cibi che aumentano la produzione di un determinato tipo di ormoni quali l’insulina e il cortisolo, nemici del tuo addome piatto. Cerca quindi di evitare cibi confezionati, farine raffinate, cibi ad alto contenuto di sale e soprattutto occhio al consumo di alcol.

Jillian Michaels

Bevi acqua. Contrariamente a ciò che si crede, non esiste una regola generale sul consumo d’acqua giornaliero. Ognuno ha un bisogno specifico in base al corredo genetico, il tasso di attività e così’ via. Il trucco sta nel vedere sempre il colore delle urine, che sia sempre chiaro. I motivi per cui bere acqua supporterà il tuo obiettivo di perdere grasso addominale sono 2: può accelerare il tuo metabolismo fino al 3% e liberarti da aria e acqua in eccesso.

Introduci nel tuo piano alimentare cibi ricchi di vitamina C in quanto inibiscono la produzione di cortisolo. Limone e frutti di bosco ne sono particolarmente ricchi.

Per l’uomo con ginecomastia interventi sempre più soft

La mini-invasività per togliere il seno nell’uomo

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Una cattiva alimentazione, alcuni farmaci, l’uso di cannabis e l’assunzione di ormoni anabolizzanti utilizzati solitamente per gonfiare i muscoli sono le cause della presenza del seno nell’uomo (ginecomastia maschile).

È questo un fattore di disagio sociale al quale è possibile porre rimedio con tecniche sempre più mini invasive. «Oggi è possibile dare una risposta definitiva al problema con interventi ambulatoriali. E in pochi giorni tornare alle normali attività quotidiane. Parliamo di una ginecomastia sempre più “soft” che capace di dare soluzioni definitive», annuncia Francesco Alia, chirurgo plastico con studi a Milano e Cagliari.

Guida ai carboidrati: distinzioni e caratteristiche

Gli alimenti che generalmente classifichiamo come carboidrati sono pane, pasta, riso e patate. A chiunque si chieda cosa sono i carboidrati risponderà questi quattro tipi di alimenti. Ma, in realtà, i carboidrati si trovano in tantissimi altri alimenti, sono solo di tipi diversi con diversa composizione e con diversa nomenclatura. Facciamo una prima distinzione: i carboidrati prima di tutto si dividono in semplici e complessi:

I carboidrati semplici, gli zuccheri, comprendono i monosaccaridi, come il glucosio, il fruttosio, contenuto nella frutta ed il galattosio, ed i disaccaridi, di cui il saccarosio o zucchero da tavola è il più conosciuto ed è formato da glucosio+ fruttosio, poi abbiamo il maltosio (glucosio+ glucosio) ed il lattosio (galattosio+ glucosio).

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Gli zuccheri semplici sono presenti naturalmente in alcuni alimenti, come il fruttosio nella frutta appunto, ma li possiamo trovare anche in forma raffinata, utilizzati come tali (saccarosio) o incorporati in cibi e bevande (zucchero, sciroppo di glucosio a contenuto variabile di fruttosio), per aumentarne la dolcezza. Questi carboidrati sono assorbiti in maniera rapida dall’organismo, poiché essendo molecole “semplici” non necessitano di degradazione per cui non richiedono grandi attività metaboliche, e per questo motivo sono considerati Energia di pronto utilizzo. I carboidrati complessi sono invece formati da più di 2 unità di monosaccaridi, definiti perciò polisaccaridi, tutti formati da più unità di glucosio e per questo richiedono un lavoro digestivo più impegnativo per essere assorbiti.

Sono rappresentati essenzialmente dall’amido, presente soprattutto nei cereali ed i tutti i suoi derivati (pane, pasta, pizza) nei legumi secchi e nei tuberi come le patate, la manioca, la zucca o il mais, ma non solo, sono carboidrati anche le fibre alimentari, ovvero carboidrati che resistono alla digestione enzimatica intestinale, anche se una parte è fermentata dalla flora batterica intestinale e quindi assorbita, vengono perciò definiti carboidrati non disponibili o non digeribili e per questo non sono veramente importanti dal punto di vista calorico.

Le fibre si trovano in diverse forme solo nei vegetali (cellulosa, pectina, lignina, resina gommosa ecc.) quindi negli ortaggi, nei legumi freschi e nella frutta, e non essendo digeribili, hanno la funzione di facilitare il transito intestinale e il raggiungimento del senso di sazietà. La nostra dieta mediterranea rifacendosi ai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana) ci dice che il 45-60 % della nostra alimentazione dovrebbe essere composta da carboidrati prediligendo fonti alimentari amidacee a basso Indice Glicemico, di questa percentuale MENO DEL 15% dovrebbe essere composto da zuccheri semplici limitando l’uso di alimenti e bevande formulati con fruttosio e sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio.

Inoltre i LARN consigliano negli adulti un’assunzione di circa 25 g al giorno di fibra alimentare (su una dieta di almeno 2000 kcal) preferendo alimenti naturalmente ricchi in fibra alimentare quali cereali integrali, legumi, frutta e verdura.
Le percentuali ovviamente cambiano in base al soggetto, in base al risultato che si vuole ottenere ed in base alla risposta sul senso di sazietà.

Di base non sono i carboidrati che fanno ingrassare, è un eccesso degli stessi, poiché è molto facile eccedere essendo alimenti spesso disidratati e quindi “ingombrano” meno: 200 gr di pasta non saziano come 200 gr di carne e questo è un dato di fatto. Perciò dobbiamo eliminarli? NO, dobbiamo essere consapevoli di quello che mangiamo e di quanto ne mangiamo: una persona sedentaria dovrà ridurre le quantità di carboidrati ingerite durante la giornata, al contrario una persona attiva potrà aumentarli sulla base della propria attività senza ingrassare.

Inoltre, anche nelle diete chetogeniche, che di base non prevedono l’utilizzo di alimenti glucidici, seguite per brevi periodi di tempo, alimenti come la zucca, i broccoli e le verdure in generale sono concesse, in quanto è stato dimostrato come i risultati siano migliori quando vengono assunte buone quantità di fibra nella dieta giornaliera accanto a pasti a base di proteine. La giusta quantità di carboidrati varia quindi da persona a persona, ma in generale la qualità degli alimenti che ingeriamo fa la differenza. Preferiamo alimenti glucidici contenti una buona quantità di fibre alimentare come i gli alimenti integrali, poiché agiranno non solo migliorando la sensibilità insulinica, ma anche sull’assetto ormonale aiutando la leptina e gli ormoni tiroidei a funzionare correttamente.

La leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo che agisce, in parole povere, sul senso di sazietà, inviando al cervello il segnale che si è sazi dopo un pasto e nei soggetti obesi con molto tessuto adiposo, si sviluppa una condizione di resistenza alla leptina. Per stimolare il funzionamento di questo ormone possiamo seguire alcune buone abitudini come iniziare a fare attività fisica (anche un solo chilo di tessuto adiposo perso, riuscirà a migliorare il funzionamento della leptina), fare piccoli pasti regolari, evitare cibi troppo zuccherati ed industriali e preferire invece alimenti con un buon contenuto di fibre e qualitativamente migliori.