La pubertà dipende da quella della mamma

Concomitanza temporale che vale anche per i maschi

Sessualita_4546.jpg

La pubertà di un bambino dipende dal momento in cui l’ha sperimentata la madre qualche decennio prima. Ad affermarlo è uno studio dell’Università di Aarhus, secondo cui il concetto è applicabile sia ai maschi che alle femmine.

Lo studio, pubblicato su Human Reproduction, ha seguito l’evoluzione di 16mila bambini nati fra il 2000 e il 2003, monitorandoli per quasi 20 anni. È emersa una chiara correlazione fra età della madre all’arrivo della pubertà e quella dei figli, anche maschi.

Nei ragazzi nati da donne più precoci, infatti, la comparsa dei peli, la maturazione della voce, l’allungamento delle ossa, la comparsa dell’acne e la prima eiaculazione – tutti aspetti che testimoniano la fase della pubertà – si verificano in media prima rispetto ai coetanei.

Cannabis, effetti diversi su uomini e donne

Le differenze sono dovute agli ormoni

Dipendenze_7120.jpg

L’effetto prodotto dalla cannabis non è uguale per tutti. Secondo uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Università di Cagliari, le differenze ormonali fra uomini e donne si tradurrebbero anche in un effetto diverso prodotto dalla cannabis rispettivamente sull’organismo maschile e su quello femminile.

La ricerca, pubblicata su Frontiers in Behavioral Neuroscience, si è concentrata sul ruolo di testosterone, estrogeni e progesterone.

Liana Fattore, ricercatrice al Consiglio nazionale delle ricerche e presidente della Società mediterranea di neuroscienze, spiega:

«Gli steroidi sessuali maschili aumentano il comportamento a rischio e sopprimono il sistema di ricompensa del cervello. Ciò potrebbe spiegare perché i maschi siano più propensi a provare droghe, compresa la cannabis».

Lunghezza del pene legata a infertilità

Chi ha una lunghezza media inferiore rischia di più

Varie_4128.jpg

La lunghezza del pene sembrerebbe associata alle probabilità che un uomo soffra di infertilità. Nello specifico, chi ha una lunghezza media inferiore avrebbe maggiori difficoltà ad essere fertile.

Lo studio è firmato da Austern Slade della University of Utah, che ha analizzato i dati di campioni di liquido seminale raccolti da uomini fertili e non fertili. Il team americano li ha poi messi a confronto con la lunghezza del pene di ognuno di loro.

Il campione era formato da 815 uomini, 219 dei quali non fertili. I dati indicano che una lunghezza media di 12,5 centimetri era associata a un maggior rischio di infertilità rispetto a una di 13,4 centimetri.

Questo è il primo studio che dimostra un’associazione tra la lunghezza del pene e l’infertilità, affermano i ricercatori.

Avere tanti figli aumenta il rischio di Alzheimer

Maggiori probabilità di ammalarsi per le donne che fanno molti figli

Partorire un numero di bambini superiore alla media si rivela un rischio per le donne, che vedono aumentare il pericolo di insorgenza del morbo di Alzheimer.

È la conclusione di uno studio della Seoul National University pubblicato su Neurology. I ricercatori coreani hanno combinato i dati di due diversi studi che hanno coinvolto un totale di 3.549 donne con età media di 71 anni. Le volontarie hanno fornito informazioni sulla propria storia riproduttiva, e gli scienziati ne hanno seguito le condizioni di salute, effettuando anche test sulla memoria e sulle capacità cognitive.

In tutto, 118 donne si sono ammalate di Alzheimer e 896 hanno sviluppato un leggero deterioramento cognitivo. Le donne che avevano avuto 5 o più figli mostravano il 70 per cento di probabilità in più di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Esami di successo? Non dipende solo dallo studio

A scuola o all’università, i risultati non dipendono solo dallo studio: anche ormoni, ghiandole e il cosiddetto “filtro affettivo” entrano in gioco quando si parla di esami e test. A dirlo  il professor Paolo E. Balboni nel libro “Le sfide di Babele”. Ecco come la biochimica può influenzare la pagella, il libretto universitario o persino l’esame di maturità.

Quante volte è capitato di studiare e studiare, presentarsi all’esame o all’interrogazione e andare completamente nel pallone. Col risultato di dover accettare un misero 18 oppure, se proprio va male, ripresentarsi all’appello successivo. Naturalmente, la qualità e l’organizzazione dello studio sono imprescindibili, ma esiste un fattore, chiamato “filtro affettivo”, in grado di mandare all’aria i nostri piani di gloria.

Come funziona il filtro affettivo

Davanti a una sfida stimolante e positiva, l’organismo rilascia neurotrasmettitori (come la noradrenalina) fondamentali per ricevere e memorizzare l’argomento di studio e per essere poi in grado di riportarlo in maniera soddisfacente al momento della prova. Tuttavia, in caso di stress negativo, ansia, paura di non riuscire, l’organismo si allarma e si prepara ad affrontare il pericolo. Infatti, l’amigdala, una ghiandola posta al centro del cervello che controlla le emozioni, specialmente quelle negative, ordina il rilascio di steroidi “difensivi”. Allo stesso tempo, però, l’ippocampo, ghiandola fondamentale per inserire le nozioni acquisite nella memoria a lungo termine, comprende che una prova scritta o un esame orale non sono pericoli reali e quindi cerca di bloccare l’iniziativa dell’amigdala. Tuttavia, per fare questo, l’ippocampo smette di occuparsi di indirizzare le nuove informazioni o di recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine. Il conflitto tra le due ghiandole fa innalzare una barriera emotiva, chiamata appunto “filtro affettivo” perché filtra negativamente le nostre capacità e prestazioni.

Paura degli esami? Ecco perchè studiare all’ultimo minuto non aiuta

La lotta ghiandolare rallenta l’attività neo-frontale del cervello, quella che ospita la memoria di lavoro, e lo studente va in tilt, giungendo in alcuni casi alla totale scena muta e al tanto temuto “ci vediamo al prossimo appello/interrogazione”. Ma il filtro affettivo non va in scena esclusivamente al momento della prestazione, davanti al foglio della prova o alla commissione d’esame. Infatti, può entrare in gioco anche prima del momento dell’esame, durante la tipica studiata dell’ultimo minuto, quando l’ansia è alle stelle e la caffeina quasi supera i livelli di emoglobina nel sangue. Tutto quello che lo studente ingurgita in quelle poche ore dedicate allo studio non si traduce in acquisizione, perché il filtro affettivo impedisce che le nozioni si collochino nella memoria a lungo termine.  In altre parole, magari servirà a passare l’esame con un voto miracolosamente dignitoso, ma i contenuti appresi non verranno ricordati a lungo e tutto lo sforzo si rivelerà completamente inutile.

Guida per perdere massa grassa in eccesso con alimentazione e allenamento

Nonostante la miriade di consigli che puoi dorare in ogni dove e in ogni dunque, la perdita di massa grassa in eccesso è uno degli argomenti che ti lascia sempre con mille domande e mille dubbi. Soprattutto adesso che l’estate è nel pieno. E visto e considerato che non è facile bruciare più calorie di quelle che stai mangiando, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

L’equazione perdita di peso uguale perdita di grasso in eccesso, non è assolutamente corretta, perché non prende in considerazione una serie di fattori tra cui il tono muscolare, ormoni, acqua e via discorrendo. Andando nel dettaglio bisogna comprendere che grasso non è “il male”, anzi il corpo ne ha bisogno per la salute, la longevità e le riserve di energia.

Prima di tutto, il tuo corpo ha  bisogno di  grasso poichè protegge i tuoi organi, ammortizza le articolazioni, regola la temperatura corporea ed è responsabile della secrezione di alcuni ormoni. In breve, ti aiuta a tenerti in vita. Come in tutte le cose, gli eccessi non vanno mai bene, sia l’eccesso di grasso corporeo che la carenza di quest’ultimo possono avere risvolti negativi, e come in tutte le cose va trovato un equilibrio.

Il numero magico per tanto non esiste, ma puoi senz’altro considerare un range entro in quale inserirti per quanto riguarda la percentuale di massa grassa. Questo range è indicato tra il 20% e il 30%. Leggi anche Obiettivo addominali a tartaruga: perchè è così difficile da raggiungere?

COME POSSO CALCOLARE LA PERCENTUALE DI MASSA GRASSA

La misurazione non è un’operazione facile da fare: esiste il test della pinza, vecchia scuola, che consiste nel pizzicare il grasso in alcuni punti del corpo e fare i relativi calcoli, che secondo molti professionisti è un metodo impreciso e soggetto a errori.

Poi ci sono macchine ad alta tecnologia (costose) come impedenza bioelettrica, DEXA e scanner 3D per il corpo. Se sei fortunato, la tua palestra potrebbe averne accesso. Tuttavia sarebbe meglio rivolgersi sempre ad un professionista.

    • OMRON HBF508 Bilancia e Misuratore Grasso Corporeo, Viscerale, Indice di Massa Corporea

    • OMRON BF-511 Bilancia Pesapersone Digitale, Calcolo Massa Grassa, Grasso Viscerale, Muscoli Scheletrici, Metabolismo a Riposo, Blu

  • OMRON BF-511 Bilancia Pesapersone Digitale, Calcolo Massa Grassa, Grasso Viscerale, Muscoli Scheletrici, Metabolismo a Riposo, Azzurro

Summertime blues, sopravvivere al lavoro in estate

L’ondata di caldo alimenta malesseri e tensioni

Esaurimento e stress_14238.jpg

L’estate mette tristezza. L’assioma è confermato dagli scienziati e la ragione è da ricercarsi nel sensibile aumento delle temperature.

La spiegazione risiede in fattori di carattere biologico e psicologico sottovalutate fino a pochi anni fa. Uno studio riportato dal The Sun, recentemente presentato all’American Physological Society di San Diego dai ricercatori dell’Università di Poznan ha infatti svelato che gli ormoni dello stress aumentano inesorabilmente con l’innalzamento delle temperature, un fenomeno definito proprio “Summertime Blues”.

Ma non è tutto: sulle colonne del The Telegraph il neuroscienziato dell’Università di Cardiff Dean Burnett ha spiegato come la prova della correlazione tra calore e nervosismo provenga direttamente dalle statistiche sul crimine: gli episodi violenti aumentano notevolmente in estate, specialmente se è più caldo della media.

Incontinenza e cistiti, dieta e laser le soluzioni

Efficacia della metodica MonnaLisa Touch

Menopausa_5125.jpg

A cinque anni dal lancio del trattamento MonnaLisa Touch, il laser che cura i disturbi legati alla menopausa e alla sessualità femminile, si conferma l’efficacia della metodica nel risolvere le problematiche legate all’incontinenza urinaria di grado lieve e alle cistiti.

“La sindrome genito-urinaria della menopausa (GSM), in precedenza chiamata atrofia vulvovaginale, si manifesta con cambiamenti morfologici della mucosa vaginale (assottigliamento dell’epitelio, perdita delle pieghe vaginali e riduzione del flusso sanguigno e delle secrezioni vaginali, condizioni che alterano la flora batterica vaginale) e dell’apparato urinario”, spiega il dottor Maurizio Filippini, Responsabile del Modulo Funzionale di Endoscopia Ginecologia dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino.

Tumore alla tiroide, dove operarsi?

I centri migliori in Italia

Tumore alla tiroide_2106.jpg

Piccola ghiandola situata alla base del collo, la tiroide gioca un ruolo importante nel regolare il metabolismo di tutto il corpo grazie alla produzione di due ormoni: la tiroxina (T4) e la tri-iodo-tironina (T3). Anch’essa, come gli altri organi, può sviluppare tumore.

“La neoplasia alla tiroide rappresenta il 4% di tutti i carcinomi umani. La sua incidenza negli ultimi 20 anni è andata crescendo, ma ciò dipende probabilmente dalla migliorata capacità diagnostica. Grazie all’introduzione dell’ecografia, infatti, oggi riusciamo a individuare noduli di piccole dimensioni che in passato sfuggivano al nostro controllo”, spiega Rossella Elisei, Professore Associato di Endocrinologia e Dirigente Medico Unità Operativa Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

Scoperta la causa della sindrome dell’ovaio policistico

È uno squilibrio ormonale la motivazione originaria

Varie_1896.jpg

Un team dell’Inserm di Parigi guidato dall’italiano Paolo Giacobini ha scoperto la causa primaria della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos), responsabile della maggior parte dei casi di infertilità femminile.

La sindrome dell’ovaio policistico colpisce una donna su 5, e molte delle pazienti hanno difficoltà a rimanere incinte. La sindrome è caratterizzata da alti livelli di testosterone, cisti ovariche, cicli mestruali irregolari e problemi di regolazione dello zucchero nel sangue.

Lo studio francese, pubblicato su Nature Medicine, rivela l’origine prenatale della sindrome, a causa di un eccesso di esposizione in utero all’ormone antimülleriano (Amh)
Le analisi condotte hanno rivelato che le donne che soffrono di Pcos, una volta incinte, hanno il 30% in più dell’ormone rispetto al normale.

Scopri tutto su mal di pancia rimedi farmaci.