Tumore del seno, possibile sospendere la cura adiuvante

Per 3 mesi all’anno si può interrompere la terapia senza effetti

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3 mesi in un anno senza dover assumere la terapia adiuvante con letrozolo. È possibile sospendere il trattamento indicato per le donne colpite da tumore mammario allo scopo di ridurre il rischio di recidiva per questo periodo di tempo, senza pagare dazio in termini di aumento del rischio di recidiva del cancro.

Lo stabilisce lo studio Sole condotto dall’International Breast Cancer Study Group in collaborazione con il Breast International Group.

Al trial hanno partecipato circa 4.900 pazienti che avevano già completato un periodo di terapia endocrina post-chirurgica variabile da 4 a 6 anni, tra il novembre del 2007 e il luglio del 2012, in 22 Paesi in tutto il mondo.

Si tratta dello studio più grande oggi disponibile sulla possibile riduzione (la cosiddetta “de-escalation”) della terapia endocrina precauzionale prolungata.

Mai spezzare le pillole

Viene alterata la struttura del farmaco e l’efficacia si riduce

L’abitudine di spezzare o sminuzzare le pasticche che si devono assumere per una terapia può essere pericolosa. Gli esperti della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) segnalano infatti che la pratica, messa in atto soprattutto dai più anziani che fanno fatica a deglutire, ha l’effetto di alterare la struttura dei farmaci e di ridurre l’efficacia della terapia.
Quando si spezza una pillola, infatti, in molti casi i pezzi non sono delle stesse dimensioni. Anche usando un taglia-pillole, il dosaggio cambia di circa il 15 per cento rispetto a quello prescritto.

Nicola Ferrara, presidente Sigg e ordinario di Medicina interna e geriatria dell’Università Federico II di Napoli, commenta:

Può essere pericoloso in caso di farmaci con una finestra terapeutica stretta, che hanno cioè effetti tossici a dosaggi che si discostano anche di pochissimo dalla terapia.

Avena con zucchine, pomodorini, feta e fiori di zucca

Questo piatto è perfetto da gustare d’estate, all’aperto nel vostro giardino o in spiaggia.

Avena: ottimo ricostituente, è ricca di proteine, lisina, fibre, minerali (fosforo, ferro, potassio, calcio) e vitamine del gruppo B. Grazie al potere diuretico, è un cereale indicato per eliminare la cellulite.

Zucchine: povere di calorie, contengono folati, potassio, manganese e vitamina A.

Pomodorini: grazie all’elevato contenuto di licopene, sono un potente antiossidante. Ricchi anche di acqua, sali minerali e vitamine.

Cosa serveCOSA SERVE (per 2 persone)

160 g di avena

2 zucchine

100 g di pomodorini

50 g di feta

3 fiori di zucca

Sale

Olio e.v.o.

Come si preparaCOME SI PREPARA

Cuocere l’avena in abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliare le zucchine a cubetti e cuocerle in una padella; tagliare i pomodorini a metà e la feta a cubetti. Mettere tutto in una terrina, in cui andrà aggiunta l’avena una volta cotta. Condire con olio a piacere e i fiori di zucca freschi tagliati a listarelle.

20 suggerimenti per avere la pancia piatta e sgonfia

Solo a vedere quel numero nel titolo, probabilmente ti sarà venuta l’ansia. In realtà, cambiando prospettiva, vedrai solo una moltitudine di soluzioni da leggere e mettere in pratica se il tuo obiettivo è quello di avere la pancia piatta e sgonfia.

Puoi ancora goderti gli aperitivi, ma ad una condizione. E’ risaputo come l’alcol e la sua presenza nel corpo rallenti la capacità di quest’ultimo di bruciare grassi. Tutta via se ti attieni a delle dosi standard di un bicchiere di vino o di birra, puoi ancora goderti l’aperitivo.

Cerca di rimanere calma. L’ansia sollecita la produzione di cortisolo, l’ormone che induce il corpo a conservare grasso in eccesso. Respira profondamente, fai partire il respiro dalla pancia, per circa 10 conteggi e cerca di alleviare i momenti di stress.

Mangia. Mangiare troppo poco, fa si che il tuo corpo vada in modalità “fame” e di conseguenza aumenti la probabilità di conservare il grasso in eccesso piuttosto che bruciarlo.

Controlla le tue sessioni di cardio. I muscoli sono metabolicamente più attivi del grasso, il che vuol dire che più ne hai più il tuo metabolismo funziona velocemente. L’allenamento di resistenza è fondamentale a questo scopo, quindi cerca di aggiungere cardio il giusto che serve.

Attieninti all’integrale. Preferire gli alimenti integrali ti aiuterebbe a mantenere la pancia piatta in maniera maggiore.

Allena qualsiasi angolo. Quando esegui un circuito per definire gli addominali, pensa ai tre piani di movimento. Prova quindi crunch e crunch inversi (per allenare gli addominali dall’alto verso il basso e avanti e indietro), piegamenti del busto laterali in piedi (per allenare la parte frontale) e torsioni (per allenare i muscoli in maniera traversa).

Affidati al te verde. L’EGCG, un antiossidante contenuto nel te verde, sembra aumenti la capacità metabolica. Ovviamente non esagerare, ma inserisci una tazza di tè verde nel tuo piano alimentare.

Dormi. La mancanza di sonno può rallentare il metabolismo. Per tanto non privarti mai delle tue 8 ore di sonno.

Aggiungi erbe al tuo piano alimentare. Zenzero, camomilla e menta, sembra abbiano un effetto sgonfiante e sopporterebbero una corretta digestione.

Attenta agli zuccheri. Alcune ricerche dimostrano come lo zucchero sia molto più presente nella nostra giornata alimentare di quanto crediamo. Non sempre infatti lo inseriamo sotto forma di zolletta o bustina di zucchero, basta anche solo fare riferimento ai cibi confezionati, che la quantità di zucchero spicca il volo. Cerca quindi di leggere sempre le etichette, quando fai la spesa.

Segui la regola del 10%. Se dunque non hai bisogno di fare 100 crunch per eliminare il grasso addominale, è vero che allenare questa zona nello specifico è considerato uno step necessario a fine allenamento. L’ideale sarebbe passare la maggior parte del tempo ad allenare il resto del corpo e dedicare non più del 10% del totale del tuo allenamento agli addominali.

Go big or go home. Quando ti alleni prediligi l’allenamento dei grandi gruppi muscolari e più di un gruppo muscolare alla volta, invece dei movimenti isolati. Questi esercizi bruciano più calorie.

Semplifica la cena. Cerca di attenerti ad un piatto semplice fatto di proteine e verdure, ed evita possibilmente i dolci, così da evitare il pericolo di ritenzione idrica.

Scrivi un diario. Alimentare, s’intende, in maniera tale da tenere sotto controllo quello che mangi ed eliminare le eventuali cause di gonfiore.

Evita le fritture. Sono difficili da digerire ed è più probabile ti facciano sentire gonfia.

Aggiungi un pizzico di sprint. All’interno della tua sessione di cardio, inserisci dai 10 ai 30 secondi di sprint. Puoi utilizzare il tappeto, la bike o qualsiasi altri attrezzo. In questa maniera brucerai una maggiore quantità di calorie.

Prova a sostituire la sedia con la fitball. Se qualche tua collega già lo fa, non prenderla per matta. Questa sostituzione in realtà ti permette di attivare gli addominali alla ricerca dell’equilibrio mentre sei seduta.

Ridi. Al pari del fatto di mantenere la calma, una buona risata è quello che ti serve perchè durante una risata contrai gli addominali. Va da se che non è l’unica cosa da fare.

Attenta al sale. Il sale serve al corpo per funzionare, ma troppo sale può causare ritenzione. Elimina i cibi troppo conditi e cerca di preparare i pasti il più delle volte in maniera tale da mantenere sotto controllo la quantità di sale.

Non mangiare aria. Bere dalla cannuccia e masticare gomme possono causare un accumulo di aria in pancia, aumentando le dimensioni del giro vita. Inoltre, masticare bocconi più piccoli può aiutarti a sbarazzarti da quella sensazione di gonfiore dopo i pasti

Scopri mal di pancia rimedi farmaci.

Che inizino i saldi abbigliamento sportivo! Ecco i must have del nostro shop.

Oggi è decisamente un grande giorno per le sportive che sono anche appassionate di shopping, sono finalmente iniziati i saldi abbigliamento sportivo 2018!

Ecco i musth have per dare un serio upgrade al tuo armadio active e al tuo stile sporty.

L’urv – Fever pitch moto legging blu

Tra i capi ai saldi è tra i nostri preferiti. Oltre ad essere delle appassionate di fitness siamo anche leggermente in fissa con lo stile biker. Questo legging a pannelli, è adatto alle tue performance ad alta intensità così come ad occasioni più informali. Il punto di blu di questo legging, ci permette di abbinarlo con diversi colori a seconda del nostro mood, tuttavia l’abbinamento con il nero non si batte. Visualizza tutta la collezione L’urv.

First Base – Major league leggin nero 

C’è sempre un buon motivo per aumentare la scorta di legging neri nel tuo armadio fit. Se poi aggiungi a questo, il fatto che questo legging è realizzato per il 78% in materiale riciclato, avrai fatto un acquisto che rispetta le tue forme e la tua coscienza. Ai saldi anche la versione in grigio.

L’urv – Fever pitch crop top nude

Questo è il capo aspirational per eccellenza. L’obiettivo di tutte noi appassionate di fitness, sono gli addominali a tartaruga, e come meglio metterli in risalto se non con questo capo super sexy? Sarà un piacere poterlo mettere come ricompensa del tuo duro lavoro. Resistente all’umidità, sottolinea la scollatura con una trasparenza e coppette interne rimovibili. Progettato per migliorare la circolazione e regalare supporto, il crop top neutro L’urv è perfetto per qualsiasi allenamento.

Pembrolizumab efficace contro il melanoma

Il farmaco mostra risultati promettenti

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Pembrolizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato anti-PD1, riduce del 43% il rischio di recidiva dopo resezione chirurgica del tumore nei pazienti con melanoma, una neoplasia dei tessuti cutanei e del rivestimento della pelle che nel 2017 nel nostro Paese ha fatto registrare 14mila nuove diagnosi.

MSD e l’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC) hanno annunciato che lo studio di fase 3 EORTC1325/KEYNOTE-054 con pembrolizumab, somministrato in monoterapia nei pazienti operati per un melanoma ad alto rischio stadio III, ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da recidiva (RFS).

Qual è la differenza tra allenamento HIIT e allenamento Tabata?

Se ti alleni regolarmente allenamento HIIT e allenamento Tabata dovrebbero suonarti familiari. E siamo certe che in più di un’occasione hai utilizzato i termini in maniera intercambiabile.
Se la loro efficacia, dunque è fuori discussione, ci sono alcune differenze di cui dovresti essere a conoscenza.

L’allenamento HIIT e l’allenamento Tabata sono simili per alcune particolarità:

  • Entrambe si articolano intorno al concetto di massimo sforzo in brevi lassi di tempo con poco tempo per il recupero
  • Entrambe sono estremamente efficaci quando il tuo obiettivo è bruciare grasso in eccesso e perdere peso.

Quindi quale scegliere per raggiungere specifici obiettivi?

Allenamento Tabata

L’allenamento Tabata rientra nella tipologia di allenamento HIIT, ovvero allenamento ad intervalli ad alta intensità. Si sviluppa in 8 round di 4 minuti ciascuno, che prevedono 20 secondi di lavoro intenso (alla massima intensità) e 10 secondi di riposo.
L’allenamento tabata è il risultato dello studio di un ricercatore giapponese che ne ha scoperto i benefici nel 1996. Lo studio ha rilevato come gli atleti aumentassero la loro capacità metabolica e anaerobica, eseguendo allenamenti Tabata 5 giorni a settimana per 6 settimane consecutivi.

Allenamento HIIT

L’allenamento HIIT è più flessibile quando si parla di tempi di esecuzione e riposo. Basta semplicemente uscire fuori dalla finestra dei 20 secondi di esecuzione dell’esercizio, per passare dall’allenamento Tabata all’allenamento HIIT.

In termini di efficacia per la perdita di peso generale e l’aumento di massa magra sono entrambe efficaci. I risultati ovviamente dipendono dalla tipologia di esercizi che inserisci all’interno del tuo allenamento. La cosa importante da tenere sempre a mente, è la pianificazione dei giorni di recupero. Non eseguire l’allenamento tabata o HIIT in giorni consecutivi.
In linea generale l’allenamento Tabata è fantastico se non hai molto tempo per allenarti e vuoi gradualmente aumentare il tuo livello di fitness. Quando sarai poi diventata più forte, puoi concederti tempi di esecuzione più lunghi e movimenti più complessi.

L’olio di camelina riduce il colesterolo

Livelli totali e di Ldl abbattuti

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L’olio ricavato dalla camelina, pianta delle Brassicacee nota come “falso lino”, avrebbe un effetto protettivo nei confronti del colesterolo. Secondo i dati di uno studio apparso su Molecular Nutrition & Food Research a firma di ricercatori dell’Università della Finlandia Orientale, l’olio di camelina avrebbe la capacità di ridurre i livelli di colesterolo totale e di colesterolo Ldl.

La ricerca ha analizzato le associazioni fra olio di camelina, pesce grasso e pesce magro con il metabolismo dei lipidi e del glucosio. Allo studio hanno preso parte 79 persone fra i 43 e i 72 anni che mostravano una concentrazione ridotta di glucosio a digiuno.

I volontari hanno consumato pesce grasso o magro per 4 volte alla settimana, oppure hanno assunto una dose giornaliera di 30 ml di olio di camelina per 12 settimane. Gli effetti più evidenti sono stati quelli prodotti da quest’ultimo.

La doppia mastectomia non serve

La mutazione “Jolie” non è una condanna a morte

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Anche se si è portatrici di un’alterazione del gene Brca, come Angelina Jolie, le probabilità di sopravvivenza a un cancro sono le stesse di una paziente priva di Dna mutato.

A dirlo è uno studio dell’Università di Southampton pubblicato su Lancet Oncology, che segnala anche come la mastectomia dopo la diagnosi non incida favorevolmente sulla speranza di sopravvivenza.

La mutazione Brca, che in ogni caso aumenta fino a 8 volte il rischio di cancro, è balzata agli onori delle cronache anche per la scelta dell’attrice di farsi asportare preventivamente entrambi i seni.

Lo studio inglese ha analizzato i dati di 2733 donne fra i 18 e i 40 anni che avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno. Nel 12 per cento dei casi, le donne mostravano un’alterazione del gene.

Cancro alla prostata, utile l’indice di salute prostatica

Può evitare il ricorso a biopsie inutili

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Gli urologi beneficiano dei dati ricavati dall’indice di salute prostatica (phi). Il parametro è determinante per capire se esista o meno la necessità di prescrivere una biopsia.

A dirlo è una ricerca pubblicata su Prostate Cancer and Prostatic Diseases da un team della Carolina Urology Partners di Huntersville guidato da Jay White, che spiega: «Nel nostro studio, l’uso del test ha influenzato il piano di gestione del medico nel 73% dei casi, e l’effetto più comune è stato quello di evitare una biopsia».

Il test phi non è altro che la combinazione dei risultati di tre immunodosaggi, il Psa totale, il Psa libero e il p2Psa.

Nel corso dello studio sono stati messi a confronto 506 uomini che hanno effettuato il test phi e altri 683 di controllo che non lo hanno fatto.