Tre regole d’oro per addominali perfetti

La postura corretta per evitare dolori e mal di schiena

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Il fascino degli addominali scolpiti non rischia mai di tramontare. Per ottenerli, tuttavia, è necessaria una massiccia dose di costanza e determinazione, dal momento che sono fra i muscoli più difficili da sviluppare, trovandosi in uno dei punti del corpo in cui più facilmente si accumula il grasso.

Innanzitutto, c’è da sgombrare il campo da ipotesi stravaganti e potenzialmente pericolose, come l’assunzione di pillole miracolose o la scelta di regimi alimentari particolarmente rigidi, che privano l’organismo dei componenti nutrizionali necessari.

Detto questo, ognuno di noi possiede i muscoli addominali, anche se nella maggior parte dei casi non sono visibili. Il problema principale, pertanto, è sciogliere il grasso superfluo che fa da velo ai nostri addominali.

Anche gli uomini soffrono di depressione post-partum

Percentuale di incidenza simile a quella femminile

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La depressione post-partum colpisce anche gli uomini. A ricordarlo è uno studio pubblicato su Jama Pediatrics da un team dell’Indiana University.
I ricercatori hanno esaminato i dati relativi agli screening sulla depressione realizzati in oltre 9500 visite in cliniche pediatriche. È emerso che la depressione colpiva il 4,4% dei padri, percentuale solo lievemente più bassa rispetto a quella femminile, pari al 5%.

“Il fatto che così tanti neopapà abbiano questo problema è significativo – afferma al New York Post Erika Cheng, l’autrice principale -, perché la depressione può avere conseguenze serie se non è trattata. Sappiamo che i padri depressi sono meno vicini ai figli, e questo può portare a problemi cognitivi e comportamentali”.

Le macchie della pelle in estate

Come evitare di peggiorarle con l’esposizione al sole

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Finalmente al sole. Estate e mare sono sinonimo di relax. Pelle e ossa ne hanno bisogno per rigenerarsi ma se l’epidermide ha qualche problema anche di vecchia data, causato da esposizioni precedenti, bisogna prendere qualche precauzione in più. Il sole può rappresentare un pericolo per couperose, herpes, vitiligine, tatuaggi, capillari, cicatrici e macchie solari. Proprio queste ultime, se non tenute sotto controllo, possono subire un evidente incremento dopo l’esposizione solare e creare problemi anche di natura psicologica.

Erroneamente si crede che queste macchie siano determinate soltanto dai raggi del sole, la realtà però è che pur avendo l’esposizione solare una forte influenza, esse sono da attribuire ad un processo rallentato di rinnovamento cellulare dell’epidermide e a problemi ormonali.

7 modi per bruciare più calorie nel post workout

Certo, bruciare calorie durante l’allenamento è fantastico, e c’è da aspettarselo, ma allenarsi per bruciare più calorie nel post workout? E’ possibilissimo, soprattutto se il tuo obiettivo a lungo termine è bruciare grasso in eccesso.

Durante l’esercizio si bruciano calorie si utilizza molta energia (cioè si bruciano calorie) e il corpo lavora per fornire ossigeno ai muscoli in esercizio, processo particolarmente importante durante gli allenamenti ad alta intensità. Quindi, una volta terminato l’allenamento, il corpo continua a bruciare calorie durante la faserecupero, grazie alla maggiore quantità di ossigeno necessaria per riparare il tessuto muscolare danneggiato, eliminare l’acido lattico e reintegrare l’energia. Questo fenomeno è noto come consumo post-ossigeno in eccesso (EPOC) o effetto post-combustione .

Ci sono molte diverse strategie di esercizio che puoi usare per aumentare l’effetto di postbrucia, ma di solito si riduce semplicemente a spingerti più forte durante i tuoi allenamenti. Tieni presente che mentre le strategie di esercizio specifiche possono aiutarti a potenziare il consumo calorico post allenamento, non sono pensate per sostituire un’alimentazione sana ed equilibrata (o per contrastare cattive abitudini alimentari con l’esercizio fisico).

C’è un problema che arriva con questo progresso: man mano che diventi più forte e più in forma, dovrai lavorare di più per mantenere elevato il tuo EPOC. Quindi assicurati di continuare a sfidarti aumentando l’intensità delle diverse variabili di allenamento (velocità, resistenza, frequenza o durata).

Ecco dunque 7 modi per bruciare più calorie nel post workout

1. Dare priorità agli esercizi composti.

Dai la priorità agli esercizi composti, ovvero quegli esercizi pensati per coinvolgere più gruppi muscolari: i movimenti composti attivano un numero maggiore di gruppi muscolari e articolazioni, aumentando così il dispendio energetico del corpo durante e dopo l’allenamento.

E questi effetti non si limitano all’allenamento per lo sviluppo della forza. Le persone che corrono per 60 minuti possono ottenere un effetto di postcombustione del 37 per cento più elevato rispetto a coloro che pedalano per 60 minuti, secondo un recente studio del  Journal of Science and Medicine in Sport . La ragione? Correre attiva più muscoli che andare in bici.

Consiglio: incorpora esercizi che coinvolgono più gruppi muscolari, come flessioni, pull-up, squat e affondi.

2. Sollevare pesante (o più pesante).

Sollevare pesi pesanti non solo ti fa sentire più potente, ma fa anche bruciare più calorie nel post workout. Questo grazie all’ormone dello stress cortisolo e all’ormone della crescita umano, che interviene per aiutarti a sollevare i bilancieri, i kettlebell o i manubri .

Suggerimento: Se l’obiettivo è aumentare la forza forse esegui esercizi come stacchi, squat oppure esercizi sulla panca per  cinque serie da tre a cinque ripetizioni e riposa dai tre ai cinque minuti tra le serie.

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Diabete, l’insulina orale sarà presto realtà

In sperimentazione nuova formulazione del farmaco salvavita

Uno degli aspetti più fastidiosi del diabete è la necessità di assumere l’insulina attraverso una puntura. Il problema sta nell’assorbimento della sostanza, troppo sensibile all’ambiente acido dello stomaco per essere assunta attraverso una pasticca.

Un team della Harvard John A. Paulson School of Engineering si è fatto carico della risoluzione del problema, sperimentando un nuovo approccio per la somministrazione orale dell’ormone e pubblicandone i dettagli su Proceedings of the National Academy of Sciences.

L’idea è di veicolare l’insulina in un liquido ionico costituito da colina e acido geranico. Il tutto viene inserito in una capsula con rivestimento resistente agli acidi.

La crononutrizione, sapere quando mangiare è fondamentale

Le tempistiche influenzano la risposta del metabolismo

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Forse il problema non è “quanto” ma “quando”. Parliamo del mangiare e della nostra continua lotta contro l’aumento di peso. Mangiare un bel piatto di pasta a pranzo ha effetti diversi rispetto al consumo della stessa identica portata a cena.

Ciò che cambia è infatti la risposta del nostro metabolismo, che sembra prediligere un apporto maggiore di nutrienti durante la prima fase della giornata.

È il principio alla base della crononutrizione, regime alimentare che sottolinea l’esigenza di sincronizzare i pasti con il proprio orologio interno.
Su Diabetic Medicine è stata recentemente pubblicata un’analisi incentrata su soggetti colpiti da diabete di tipo 2. Quelli che facevano colazione tardi mostravano maggiori possibilità di avere un indice di massa corporea più elevato rispetto a chi ha invece l’abitudine di far colazione al mattino presto.

Ulcere delle gambe, vanno trattate subito

La chiusura tempestiva delle vene velocizza la guarigione

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Intervenire in maniera rapida sulle ulcere delle gambe permette di velocizzare la guarigione. In particolare, la chiusura delle vene difettose entro due settimane rende la guarigione più rapida del 12% rispetto al trattamento standard.

A sostenerlo è uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team guidato da Alun Davies dell’Imperial College di Londra, che spiega: «Le ulcere alle gambe possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita e in casi gravi possono portare anche alla perdita di parte di un arto. Rappresentano anche un costo enorme per il Servizio sanitario nazionale. Tuttavia, al momento, la maggior parte dei pazienti riceve come trattamento solo calze a compressione senza che venga affrontata la radice del problema, e cioè la vena difettosa».

Jogging ok se la schiena non fa male

In caso di problemi alla colonna è meglio evitare

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Patiti dello jogging, siete avvertiti. Se avete qualche problema alla schiena è meglio evitare di mettersi le scarpette e andare a correre anche se l’arrivo della bella stagione spinge a farlo.
Lo ricorda Pier Vittorio Nardi, presidente del Cismer, Associazione di Chirurgia Italiana Spinale Mini-invasiva e Robotica e responsabile della Chirurgia Vertebrale dell’ospedale Cristo Re di Roma: “Per chi ha problemi alla colonna e i dischi degenerati il rischio continuando a correre è molto alto: nell’80% dei casi da lì a breve l’evoluzione sarà estremamente negativa. La corsa in via generale è sconsigliata per i soggetti più avanti negli anni, sopra i 55-60 anni, e per tutti coloro che presentano dischi già degenerati. In questi casi – spiega l’esperto – è preferibile camminare con passo veloce.

Le uova non fanno male al cuore

Consumarne in abbondanza non danneggia le arterie

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Sfatato un altro luogo comune sulla salute. Consumare una media di quasi 2 uova al giorno non ha alcuna conseguenza negativa sul cuore e sulle arterie. A dirlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition da parte di un team del Charles Perkins Centre e dell’Università di Sydney.

I medici coordinati da Nick Fuller hanno analizzato l’effetto di 12 uova alla settimana su un gruppo di volontari.

Sono stati presi in considerazione diversi parametri di rischio cardiovascolare, fra cui i livelli di colesterolo, di zuccheri nel sangue e della pressione arteriosa. Anche a distanza di un anno dall’inizio della sperimentazione, i pazienti non mostravano alcun problema di salute, e i parametri cardiovascolari erano simili fra i soggetti che consumavano 12 uova e altri che ne consumavano 2 alla settimana.

Dieta chetogenica e alcol: è possibile?

La dieta del momento, ovvero la dieta chetogenica, è nota per essere poco amica di carboidrati e zuccheri, per tanto valida per brevi periodi di tempo.
Non solo, la dieta chetogenica non prevede la possibilità di introdurre alcol, non tanto per la quantità di carboidrati presenti in ogni drink, ma per il modo in cui il corpo recupera energia da esso.

Il metabolismo dei nutrienti sembra essere dunque il principale problema dell’introduzione di anche un solo bicchiere di alcol nella dieta chetogenica, come dice Kristen Macinelli alla rivista americana Shape. Una volta ingerito l’alcol, il fegato lo metabolizza in energia. Questo può comportare l’ossidazione dei acidi grassi dell’80%.

In poche parole invece di bruciare grasso per produrre energia, l’energia viene recuperata dalle calorie dell’alcol consumato. Non è per tanto la fine del mondo, ma di sicuro nemmeno il modo migliore di sfruttare i benefici della dieta chetogenica.

Se comunque sei la tipa da happy hour ma non vuoi rinunciare ad un bicchiere in compagnia, non preoccuparti, basta fare un po’ di attenzione alla tipologia di alcolico e bere con moderazione.

Per prima cosa dovresti riconsiderare vino, birra e champagne in favore di alcune tipologie di spiriti. Non importa la tipologia, tutti hanno lo stesso ammontare di calorie provenienti dall’alcol e nessuno da carboidrati. Leggi anche Tequila shot: agave ed effetti sul peso

Il vino non è particolarmente ricco di carboidrati, e a seconda dell’ammontare dei carboidrati previsto dal tuo piano alimentare potrebbe essere inserito più facilmente rispetto alla birra.
Quindi cattive notizie, per gli amanti di quest’ultima.

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