Nuovo test per la tubercolosi

Basta esaminare le urine dei pazienti malati

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. È questo il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.

Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Il brodo di pollo è come una medicina

Ha un effetto antinfiammatorio utile contro le infezioni

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La saggezza popolare talvolta si accorda con i risultati della scienza. È il caso del brodo di pollo, tradizionale “terapia” casalinga delle nonne il cui effetto benefico sull’organismo viene ora certificato da una ricerca del Nebraska Medical Center di Omaha pubblicata su Chest.
Durante le analisi, i ricercatori americani hanno osservato una riduzione nel movimento dei neutrofili grazie all’assunzione di brodo di pollo. I neutrofili sono quei globuli bianchi incaricati di contrastare le infezioni. La loro riduzione suggerisce l’idea che il brodo di pollo riesca a ridurre l’infiammazione e di conseguenza ridimensionare la portata del loro intervento.

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Nuova terapia genica con staminali

Speranza per la cura delle malattie neurodegenerative

In molte malattie neurodegenerative le cellule del sistema immunitario che hanno il compito di difendere il sistema nervoso centrale – dette microglia – giocano un ruolo fondamentale.

Uno studio pubblicato su Science Advances dimostra per la prima volta, seppure in via sperimentale, l’efficacia di una tecnica di trapianto e terapia genica che si basa sul trapianto di cellule staminali del sangue direttamente nei ventricoli cerebrali per poter dare origine a una progenie cellulare simile alla microglia, capace di svolgere un’azione terapeutica in tempi rapidi.

La ricerca è stata svolta presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) dell’Ospedale San Raffaele e il Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard.

Il controllo del dolore nel bambino

Medici ancora timorosi verso gli oppiacei

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Il timore dell’utilizzo degli oppiacei nel bambino, sia da parte del medici che dei genitori, rappresenta l’ostacolo maggiore nel contrastare la terapia del dolore moderato-severo.
È quanto asserisce il dott. Fabio Borrometi, responsabile della Terapia del Dolore A.O.R.N Santobono-Pausilipon di Napoli.

Professore qual è lo stato dell’arte e l’orientamento futuro della ricerca sulla sedazione pediatrica? E quali sono i punti chiave in cui gli anestesisti possono intervenire per ottimizzarne la sicurezza e l’efficacia.

In questi ultimi anni si è registrata una maggiore attenzione al dolore in età pediatrica. L’obiettivo è di preservare il bambino da esperienze dolorose e spiacevoli durante il suo ricovero in ospedale.

Diabete, qual è il tipo giusto?

A volte la diagnosi è difficile e possono esserci degli errori

Il primo ministro britannico Theresa May è affetta da diabete di tipo 1, ma per almeno un anno è stata curata come se avesse il diabete di tipo 2. Il suo non è un caso isolato.
Se è vero che la prima forma di diabete si manifesta nella maggior parte dei casi sin dall’infanzia, è altrettanto vero che in molti casi ciò non avviene e i sintomi possono confondere a tal punto i medici da costringerli a scambiare le due forme.

A evidenziare questo tipo di errore è uno studio dell’Università di Exeter pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology. La ricerca si è basata sui dati relativi a 380mila persone che facevano parte del database Biobank.

Le informazioni indicano che nel 42% dei casi le persone con diabete di tipo 1 sono state diagnosticate dopo i 30 anni. Ciò avviene perché è molto difficile riconoscere e diagnosticare il diabete di tipo 1 negli adulti.

Il matrimonio ci cambia e fa bene alla salute

Maggiore autocontrollo ed effetti positivi sull’organismo

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Essere sposati conviene, perlomeno alla nostra salute. Un recente studio della Tilburg University, in Olanda, sostiene che il cambiamento indotto dal matrimonio abbia effetti positivi sulla nostra capacità di autocontrollo e sulla propensione al perdono.

Gli scienziati olandesi hanno preso in esame 199 coppie sposate chiedendo ai due partner di valutare il loro grado di comprensione reciproca.

Lo studio si è protratto per 4 anni, durante i quali i ricercatori hanno riscontrato miglioramenti nei due parametri considerati. Tuttavia, il matrimonio non è associato soltanto a effetti positivi di tipo psicologico.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, il matrimonio avrebbe un effetto protettivo per la mente, riducendo il rischio di demenza.

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Melanoma, scoperto il paradosso dell’obesità

Gli uomini in sovrappeso rispondono meglio alle terapie

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È il paradosso dell’obesità. Gli uomini con chili di troppo colpiti da melanoma metastatico rispondono meglio alle terapie target e all’immuno-oncologia rispetto a chi è normopeso.
In particolare migliora la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale. Un risultato che non è evidenziato invece fra le donne e nei pazienti obesi (uomini e donne) trattati con la chemioterapia.

La relazione apparentemente paradossale fra obesità ed efficacia delle terapie innovative emerge dal Convegno internazionale “Melanoma Bridge” con 200 esperti, un ponte della ricerca che non si ferma al melanoma ma si allarga a altre neoplasie come quelle del polmone, del rene, della vescica, del colon-retto e della testa-collo.

Psoriasi, le unghie ne rivelano la gravità

Segnale d’allarme se vengono colpite dalla malattia

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Si potrebbe pensare che le condizioni delle unghie siano l’ultimo dei pensieri per chi è affetto da psoriasi. Non è così, e a ricordarlo è una ricerca condotta da Elena Campione e Luca Bianchi dell’Università di Roma Tor Vergata.

Racconta la dott.ssa Campione al Corriere della Sera: «Una mia paziente era in difficoltà quando doveva dare la mano a qualcuno. La psoriasi ungueale potrebbe essere considerata un semplice handicap estetico, in realtà compromette la qualità di vita in maniera molto pesante, al punto che secondo alcuni dati il disagio supera anche quello comportato da malattie croniche meno “visibili” come il diabete o l’artrite».

Al di là dell’aspetto estetico, la psoriasi ungueale può rappresentare il segnale di un aggravamento della malattia a livello generale.

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La terapia genica diventa realtà per sette malattie

Sorprendenti risultati per Sma, Duchenne e altre patologie

La terapia genica diventa realtà per sette malattie. Un progetto di ricerca in corso presso l’Università di Columbus, in Ohio, sta fornendo i primi risultati positivi.

Le ricerche, co-finanziate da GFB Onlus, sono condotte dai professori Mendell e Kaspar e riguardano sette malattie: la SMA, la distrofia muscolare di Duchenne e cinque forme diverse di distrofia dei cingoli.

GFB Onlus è l’unico ente europeo presente e si impegnerà per portare al più presto, nei prossimi anni, la terapia genica proprio in Europa e in particolare a Milano.

Dal 2 novembre, giorno in cui sono stati pubblicati questi straordinari risultati di terapia genica per la SMA1, c’è grande emozione fra i membri dell’associazione…

Tumori e invecchiamento, una molecola antisenso li blocca

Applicato il principio della domotica per combattere cancro e vecchiaia

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Il genoma della cellula tumorale è instabile. Si rompe continuamente, accumulando danni che la cellula stessa tenta tenacemente di riparare per sopravvivere e proliferare.

Individuare strategie per impedire che in queste cellule il DNA si ripari è fondamentale per eliminarle e curare il cancro. Il gruppo di ricerca guidato da Fabrizio d’Adda di Fagagna, ricercatore di IFOM di Milano e dell’IGM del CNR di Pavia, aveva già dimostrato nel 2012 sulle pagine di Nature il ruolo cruciale di alcuni RNA non codificanti, piccole molecole regolatorie trascritte dal DNA e non usate per sintetizzare proteine. Come guardiani, questi RNA intervengono ogni volta che si genera un danno al DNA e fanno scattare l’allarme a tutela dell’integrità del genoma.