Una guida per riconoscere la tosse


Cosa c’è da sapere sul riflesso protettivo che ripulisce le vie aeree

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Una guida per riconoscere i diversi tipi di tosse, da quella acuta a quella cronica, con le eventuali patologie ad essa collegate, i farmaci e le pratiche più utili per curarle.
È quella messa a punto dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e contenuta nel nuovo numero del magazine digitale ‘A Scuola di Salute’, realizzato dall’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente e diretto dal prof. Alberto Ugazio.
La tosse non è una malattia, ma un riflesso protettivo che serve a ripulire le vie aeree dalle secrezioni o da materiale inalato in modo involontario. Il suo ripetersi comporta ansia, disturbi del sonno, stanchezza e scarsa capacità di concentrazione durante il giorno. Può essere acuta o cronica. La prima si risolve entro tre settimane ed è causata da una continua esposizione ai microbi, in particolare nei bambini tra i 2 e i 4 anni. Episodi di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tosse, guida, muco,

Adolescenti non etero rischiano di più il suicidio

I teenager delle minoranze sessuali sembrano più fragili

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Il rischio di suicidio e di comportamenti pericolosi per la vita è più elevato tra gli adolescenti appartenenti alle minoranze sessuali.

Lo afferma uno studio dell’Università di Milano-Bicocca recentemente pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti, a livello mondiale. Nonostante fosse già nota questa tendenza da parte delle minoranze sessuali, per la prima volta è stata compiuta una più precisa valutazione dell’entità del fenomeno negli adolescenti LGBT.

8 suggerimenti per evitare di farsi male in palestra

Chiunque si approcci all’allenamento si è posto il problema di evitare di farsi male in palestra: non solo perchè lunghi periodi di pausa possono tenere lontane dal raggiungimento dell’obiettivo, ma anche perchè parliamoci chiaro attendere che tutto passi non è proprio una passeggiata di salute nè tanto meno divertente.

Ovviamente ci sono una serie di suggerimenti da tenere a mente quando ti approcci all’allenamento e che ti permettono di evitare di farsi male in palestra:

Affidati ad un allenatore esperto. Se sei alle primissime armi o se non riesci a vedere progressi verso il tuo obiettivo, affidarti ad un coach esperto è la soluzione migliore. Può supportarti nella corretta esecuzione delle esercizio, guidandoti in maniera sicura verso il tuo obiettivo tenendoti lontana da infortuni.

Esegui un riscaldamento appropriato. Sarà pure la parte più noiosa del tuo allenamento, ma è fondamentale affinchè tu possa eseguire il tuo workout in maniera appropriata e lontano da infortuni. Utilizza il tempo che passi a riscaldarti, per prepararti anche mentalmente all’allenamento.

Esegui allenamenti che mescolano più discipline. Fare sempre gli stessi esercizi per lunghi periodi di tempo non è consigliato. Non solo perchè in questa maniera raggiungi più facilmente una fase di stallo, ma soprattutto perchè dovresti dare ai tuoi muscoli il modo di staccare dalla stessa routine di allenamento. Inoltre non solo il tuo corpo trarrà benefici dalla diversificazione dell’allenamento, ma anche il tuo metabolismo ti ringrazierà. Leggi anche Tonifica gambe, addome e glutei con l’allenamento funzionale

Allenati in maniera intelligente. Solo perchè 10 anni fa eri la numero uno ad eseguire un determinato esercizio non vuol dire che ad oggi tu riesca ad eseguirlo con la stessa intensità ed energia. Quando si parla di allenamento, devi essere realista e non focalizzarti su quello che eri in grado di fare. Troppo e troppo presto, sono i motivi principali per cui ti fai male in palestra. Gradualità è la parola chiave per evitare infortuni.

Allenati con l’abbigliamento giusto. Se pensi che risparmiare sulle scarpe da allenamento o ignorare il fatto che esistano tessuti e accessori specifici per lo sport, ne valga la pena, ti sbagli di grosso. Indossare il paio di scarpe sbagliato, ad esempio, può provocare seri danni e inficiare il tuo allenamento.

Mangia in maniera equilibrata e rimani idratata. Quello che mangi e bevi è importante quanto la maniera in cui ti alleni. Probabilmente sei della scuola “no carb”, ma se ci pensi bene i carboidrati ti danno energia. Le proteine invece aiutano a riparare i muscoli dopo un allenamento intenso.

Aggiungi un allenamento di rinforzamento muscolare con focus su addome. Avere un corpo allenato è la soluzione migliore per evitare di farsi male. Se i tuoi muscoli sono ben allenati ed in particolare la parte centrale del tuo corpo è ben stabilizzata, non avrai bisogno di compensare su altri muscoli.

Ascolta il tuo corpo e concedigli il tempo di riposare. Il tuo corpo ti avvisa quando hai bisogno di prendere una pausa. Se le ginocchia ti fanno leggermente male, o se la tua sensazione di dolore dura più delle classiche 24/48 ore, o se semplicemente sei stanca, allora devi rivedere la tua routine di allenamento. Riposo e recupero sono esattamente le cose di cui il tuo corpo ha bisogno, anche per permetterti un’effettiva crescita muscolare.

Studiare i gemelli per capire le basi delle psicosi maggiori

Riconoscere precocemente le patologie psichiatriche più diffuse

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Uno studio italiano intende analizzare le basi neurobiologiche delle psicosi maggiori attraverso lo studio di coppie di gemelli.

L’innovativo progetto, condotto sotto la responsabilità di Paolo Brambilla, professore Associato di Psichiatria all’Università degli Studi di Milano, è frutto della collaborazione tra l’IRCCS Medea, l’Istituto Superiore di Sanità, la Fondazione Imago7, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, l’IRCCS Ca’ Granda e l’Università di Milano.

Recenti studi genetici e di neuroimaging suggeriscono che le psicosi abbiano un alto tasso di ereditarietà e siano caratterizzate da alterazioni di connettività cerebrale prefronto-limbica. Inoltre, la predisposizione alla malattia sembra essere influenzata da meccanismi epigenetici, che tuttavia rimangono largamente sconosciuti.

L’alimentazione nei bambini, 10 consigli

Uno su tre è in sovrappeso, come evitarlo

È tempo di ritornare a scuola e di riprendere, tra i banchi e casa, le vecchie abitudini, anche alimentari.

La nutrizionista Federica Almondo ha stilato una lista di 10 consigli utili per aiutare i genitori a impostare in famiglia un sano rapporto con il cibo.

Secondo i dati del Ministero della Sanità In Italia un bambino su tre è in sovrappeso, ricorda la Dott.ssa Almondo. Di fronte a questa percentuale preoccupante credo fermamente che anziché dare indicazioni specifiche su cosa e quanto far mangiare ai nostri figli sia invece più rilevante parlare di educazione alimentare. Solo in questo modo cresceranno adulti che sapranno mangiare rispettando i propri bisogni e i propri gusti, tenere sotto controllo il peso e di conseguenza prevenire o ritardare l’insorgenza di molte malattie.

Balbuzie, il pericolo è il bullismo

I bambini che ne soffrono tre volte più a rischio

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La riapertura delle scuole può essere motivo di ansia per tanti ragazzi, ma per alcuni di più se si considera che, come rilevato da un rapporto dell’Istat, ben oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito almeno un episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi nel corso dell’ultimo anno.

Nel 6% dei casi la derisione è causata dall’aspetto fisico e/o il modo di parlare, tanto che i bambini con disturbi specifici del linguaggio, tra cui la balbuzie, sono tre volte più a rischio di bullismo.

A volte, nei bambini della scuola primaria, l’ansia può essere attribuita alla separazione dalle figure parentali, ma spesso la paura è condizionata da esperienze relazionali sgradevoli che hanno minato autostima e sicurezza sociale dei ragazzi.

Come affrontare il primo giorno di scuola

Aiutare i bambini a vivere positivamente l’esperienza

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Per i più piccoli l’ingresso alla scuola dell’infanzia equivale a uscire dal nido, per spiccare il primo volo verso l’autonomia e l’integrazione sociale. È importante che i genitori ne siano convinti e non trasmettano ansie ingiustificate. Cosa fare allora? Prima di tutto occorre rassicurarsi: ci saranno persone affidabili e lui saprà cavarsela benissimo, ha le risorse per farlo!

Sarà di aiuto per tutti conoscere ambiente e persone a cui affiderete il bambino. Sarebbe quindi opportuno presentarsi agli insegnanti, informarsi sulle regole della scuola, non essere troppo critici e polemici e stabilire un buon rapporto di conoscenza reciproca. Successivamente potrebbe essere utile parlare con il piccolo, informandolo e coinvolgendolo, senza tuttavia eccedere creando troppa attenzione.

Neuroni riprodotti in vitro, un passo per la cura dell’ictus

Utilizzati gli stessi segnali chimici di cui si serve l’embrione

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La cura dell’ictus potrebbe ricevere un nuovo impulso grazie a uno studio italo-francese.

Un team di ricerca coordinato da Federico Cremisi del Laboratorio di Biologia della Scuola Normale Superiore ([email protected]) e da Michèle Studer dell’Università francese di Nizza è riuscito infatti a “pilotare” in laboratorio la trasformazione di cellule staminali embrionali di topo in cellule nervose tipiche di aree della corteccia cerebrale più anteriori, con funzione motoria, o più posteriori, a funzione sensoriale.

Questa trasformazione, che in natura si svolge spontaneamente, ma di cui si ignoravano i meccanismi, adesso invece può essere “guidata” in laboratorio modulando la concentrazione del Fattore di Crescita dei Fibroblasti (FGF) all’interno della capsula Petri di coltura delle cellule.

Esami di successo? Non dipende solo dallo studio

A scuola o all’università, i risultati non dipendono solo dallo studio: anche ormoni, ghiandole e il cosiddetto “filtro affettivo” entrano in gioco quando si parla di esami e test. A dirlo  il professor Paolo E. Balboni nel libro “Le sfide di Babele”. Ecco come la biochimica può influenzare la pagella, il libretto universitario o persino l’esame di maturità.

Quante volte è capitato di studiare e studiare, presentarsi all’esame o all’interrogazione e andare completamente nel pallone. Col risultato di dover accettare un misero 18 oppure, se proprio va male, ripresentarsi all’appello successivo. Naturalmente, la qualità e l’organizzazione dello studio sono imprescindibili, ma esiste un fattore, chiamato “filtro affettivo”, in grado di mandare all’aria i nostri piani di gloria.

Come funziona il filtro affettivo

Davanti a una sfida stimolante e positiva, l’organismo rilascia neurotrasmettitori (come la noradrenalina) fondamentali per ricevere e memorizzare l’argomento di studio e per essere poi in grado di riportarlo in maniera soddisfacente al momento della prova. Tuttavia, in caso di stress negativo, ansia, paura di non riuscire, l’organismo si allarma e si prepara ad affrontare il pericolo. Infatti, l’amigdala, una ghiandola posta al centro del cervello che controlla le emozioni, specialmente quelle negative, ordina il rilascio di steroidi “difensivi”. Allo stesso tempo, però, l’ippocampo, ghiandola fondamentale per inserire le nozioni acquisite nella memoria a lungo termine, comprende che una prova scritta o un esame orale non sono pericoli reali e quindi cerca di bloccare l’iniziativa dell’amigdala. Tuttavia, per fare questo, l’ippocampo smette di occuparsi di indirizzare le nuove informazioni o di recuperare quelle esistenti nella memoria a lungo termine. Il conflitto tra le due ghiandole fa innalzare una barriera emotiva, chiamata appunto “filtro affettivo” perché filtra negativamente le nostre capacità e prestazioni.

Paura degli esami? Ecco perchè studiare all’ultimo minuto non aiuta

La lotta ghiandolare rallenta l’attività neo-frontale del cervello, quella che ospita la memoria di lavoro, e lo studente va in tilt, giungendo in alcuni casi alla totale scena muta e al tanto temuto “ci vediamo al prossimo appello/interrogazione”. Ma il filtro affettivo non va in scena esclusivamente al momento della prestazione, davanti al foglio della prova o alla commissione d’esame. Infatti, può entrare in gioco anche prima del momento dell’esame, durante la tipica studiata dell’ultimo minuto, quando l’ansia è alle stelle e la caffeina quasi supera i livelli di emoglobina nel sangue. Tutto quello che lo studente ingurgita in quelle poche ore dedicate allo studio non si traduce in acquisizione, perché il filtro affettivo impedisce che le nozioni si collochino nella memoria a lungo termine.  In altre parole, magari servirà a passare l’esame con un voto miracolosamente dignitoso, ma i contenuti appresi non verranno ricordati a lungo e tutto lo sforzo si rivelerà completamente inutile.

Guida per perdere massa grassa in eccesso con alimentazione e allenamento

Nonostante la miriade di consigli che puoi dorare in ogni dove e in ogni dunque, la perdita di massa grassa in eccesso è uno degli argomenti che ti lascia sempre con mille domande e mille dubbi. Soprattutto adesso che l’estate è nel pieno. E visto e considerato che non è facile bruciare più calorie di quelle che stai mangiando, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

L’equazione perdita di peso uguale perdita di grasso in eccesso, non è assolutamente corretta, perché non prende in considerazione una serie di fattori tra cui il tono muscolare, ormoni, acqua e via discorrendo. Andando nel dettaglio bisogna comprendere che grasso non è “il male”, anzi il corpo ne ha bisogno per la salute, la longevità e le riserve di energia.

Prima di tutto, il tuo corpo ha  bisogno di  grasso poichè protegge i tuoi organi, ammortizza le articolazioni, regola la temperatura corporea ed è responsabile della secrezione di alcuni ormoni. In breve, ti aiuta a tenerti in vita. Come in tutte le cose, gli eccessi non vanno mai bene, sia l’eccesso di grasso corporeo che la carenza di quest’ultimo possono avere risvolti negativi, e come in tutte le cose va trovato un equilibrio.

Il numero magico per tanto non esiste, ma puoi senz’altro considerare un range entro in quale inserirti per quanto riguarda la percentuale di massa grassa. Questo range è indicato tra il 20% e il 30%. Leggi anche Obiettivo addominali a tartaruga: perchè è così difficile da raggiungere?

COME POSSO CALCOLARE LA PERCENTUALE DI MASSA GRASSA

La misurazione non è un’operazione facile da fare: esiste il test della pinza, vecchia scuola, che consiste nel pizzicare il grasso in alcuni punti del corpo e fare i relativi calcoli, che secondo molti professionisti è un metodo impreciso e soggetto a errori.

Poi ci sono macchine ad alta tecnologia (costose) come impedenza bioelettrica, DEXA e scanner 3D per il corpo. Se sei fortunato, la tua palestra potrebbe averne accesso. Tuttavia sarebbe meglio rivolgersi sempre ad un professionista.

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