Il sesso fa bene alla salute

Effetti positivi sul cuore, sull’umore e sul sistema immunitario

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Fare sesso aiuta la salute e anche la carriera. Secondo uno studio dell’Oregon State University, infatti, chi ha una vita sessuale più intensa beneficia anche di risultati migliori sul lavoro.

I ricercatori hanno analizzato 159 coppie di impiegati, catalogandone le abitudini sessuali e le performance lavorative. È emerso che i due aspetti erano saldamente legati fra loro, e i soggetti più «attivi» mostravano anche una maggiore soddisfazione a livello professionale.

Uno dei ricercatori, Keith Leavitt scrive sul Journal of Management dove è apparsa la ricerca: «Si tratta di un fenomeno reale e di cui dovremmo tener conto. Mantenere una relazione sana, che include una vita sessuale in salute, aiuterà i lavoratori a essere più felici e coinvolti sul lavoro. Cosa di cui beneficeranno loro stessi ma anche le organizzazioni per cui lavorano».

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Anche alle donne piace il sesso occasionale

Meno sensi di colpa se prendono l’iniziativa

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Se a prendere l’iniziativa sono loro, le donne sono meno propense a sperimentare il senso di colpa in caso di sesso occasionale. A dirlo è una ricerca pubblicata su Personality and Individual Differences da un team dell’Università del Texas di Austin.

Quando l’iniziativa dello “one night stand” è femminile, le donne si sentono più a proprio agio con la propria sessualità e possono scegliere con cura la persona con la quale fare sesso. La conseguenza è un livello di pentimento e di rimorso inferiore.

A influire sul senso di colpa è però anche la qualità del sesso sperimentata. Ovviamente, se l’incontro è stato piacevole il rimpianto sarà attenuato. Forse per questo fra gli uomini è meno diffusa la sensazione di rimorso. Per le donne c’è un retaggio biologico da superare, ovvero il fatto di assicurarsi il massimo della qualità del partner sessuale in termini di riproduzione.

Scoperto fenomeno genetico legato al cromosoma 22

Finora era stato descritto solo in caso di cancro

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I cromosomi che costituiscono il genoma umano sono organizzati in 23 coppie (una delle quali caratterizza il sesso maschile o femminile). Possiamo osservare la loro struttura solo quando, durante la divisione cellulare, diventano visibili al microscopio.

Da qui è iniziato lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Medical Genetics, che porta la firma dei ricercatori dell’IRCCS Medea – Associazione La Nostra Famiglia, guidati da Maria Clara Bonaglia in collaborazione con il gruppo di Orsetta Zuffardi dell’Università di Pavia, osservando al microscopio le 23 coppie di cromosomi di una bambina con un ritardo dello sviluppo.

La ventiduesima coppia mostrava un cromosoma 22 a forma di “anello” (ring), una conformazione che assume un cromosoma quando perde le estremità (i telomeri) e diventa circolare.

Ictus, donne più a rischio

Alcuni fattori di rischio non sono comuni agli uomini

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Incidenza e mortalità in relazione all’ictus parlano chiaro: a rischiare di più sono le donne. Questo anche perché fra gli uomini mancano alcuni fattori di rischio specifici del sesso femminile.

Ad affermarlo sono gli studi pubblicati su Stroke dagli esperti del Brigham and Women’s Hospital di Boston, che peraltro sottolineano anche possibili disparità di trattamento ai danni delle donne che favorirebbero indirettamente l’insorgenza dell’ictus. Nei documenti pubblicati si fa riferimento alla prescrizione delle statine per l’ipercolesterolemia, che stando ai dati le donne ricevono meno frequentemente dai medici.

Tra i fattori di rischio esclusivamente femminili c’è innanzitutto l’eventuale sviluppo precoce – primo ciclo prima dei 10 anni – e la menopausa precoce, cioè prima dei 45 anni.

Calvizie, perché i capelli cadono e cosa si può fare

Problema che affligge la maggior parte degli uomini e molte donne

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Un colpo di spazzola davanti allo specchio e l’amara sorpresa. Due, tre capelli se ne sono andati, insieme probabilmente a un pezzetto della nostra autostima.

Ma perché la caduta dei capelli è così frequente, tanto da portare spesso a una condizione di conclamata calvizie?

Innanzitutto, è bene sapere che ogni capello percorre un ciclo vitale ben definito e diviso in tre fasi: la prima di crescita, la seconda di riposo e la terza caratterizzata dalla caduta. È quindi del tutto normale che i capelli cadano. In alcuni (tanti) casi, però, il numero di capelli caduti durante il giorno diventa significativo. Perché?

Per vari fattori, fra i quali il sesso a cui si appartiene è il più evidente: le donne, infatti, beneficiano in questo caso di un vantaggio rispetto agli uomini che, nell’80% dei casi, sperimenteranno nel corso della vita il fenomeno dell’alopecia.

Il punto G, mito o realtà?

Medici pro e contro si sfidano a colpi di ricerche

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Trovare un accordo sull’esistenza o meno del punto G è una vera e propria impresa. L’ultima ricerca in ordine di tempo si schiera dalla parte degli scettici, affermando che la zona erogena individuata dal dott. Gräfenberg in realtà è una fantasia.

Lo studio dei ricercatori dell’Università dell’Aquila e di Tor Vergata a Roma è nato dalla collaborazione con alcuni colleghi francesi e messicani ed è stato pubblicato sulla rivista Nature Urology. Secondo questi ricercatori, in realtà si dovrebbe parlare di un’area molto più estesa deputata al piacere femminile che consentirebbe la produzione degli orgasmi.
La zona in questione è stata battezzata Cuv – acronimo del complesso clitoro-uretro-vaginale – che “crea” l’orgasmo insieme ad altri tessuti, inclusi muscoli, ghiandole e utero.

La pillola dei desideri: Viagra al femminile

IL VIAGRA ROSA
 
A differenza del “viagra maschile” quello femminile serve a combattere il calo cronico del desiderio che può avvenire con l’età. Secondo una corrente al femminile (femminista?), il farmaco renderebbe giustizia della disparità rispetto al “viagra maschile”. Il paragone naturalmente è improprio in quanto il “viagra maschile” non genera desiderio ma ha una funzione meccanica di facilitazione dell’erezione: se un uomo non ha desiderio attivo la pillola blu non funziona. In sintesi la disfunzione erettile è una patologia, il calo della libido, entro certi limiti, non lo è.
Il farmaco in questione è la flibanserina: tratta il desiderio sessuale ipoattivo che colpisce almeno una donna su dieci e può comportare problemi di relazione nella coppia. 
Essendo un farmaco può ovviamente creare effetti collaterali, come sonnolenza, sedazione, abbassamenti di pressione e va assunto su prescrizione medica e acquistato in farmacia. 
 
L’arrivo del «viagra rosa» ha suscitato reazioni contrapposte: da una parte c’è chi plaude alla decisione della Fda, che avrebbe così superato pregiudizi basati sul genere riconoscendo alle donne la possibilità di scegliere e di controllare la propria vita sessuale. D’altro canto c’è però chi critica l’approvazione del farmaco, definito un «mediocre afrodisiaco» con effetti collaterali pericolosi che trasforma un normale calo del desiderio sessuale in una malattia, a vantaggio solo della case farmaceutiche. “Un accurato equivalente femminile del Viagra avrebbe dovuto, al limite, agire direttamente sul clitoride” ha commentato Andrew Thomson, psicologo dell’Università della Virginia.La flibanserina, invece, agisce non sui genitali, ma sui recettori del cervello e mira proprio ad accrescere il desiderio sessuale”.

Perché gli uomini giovani preferiscono le donne “over anta”?

“Giovinezza mezza bella”, si dicevano. Vale ancora? Noi crediamo di no, e questo grazie alla seconda giovinezza delle donne, più matura, più solida e sicura, capace di conquistare uomini più giovani e potenti. Come è accaduto nella coppia presidenziale francese.

L’onore delle cronache ha portato alla ribalta il tema dell’età nella coppia grazie al rapporto tra Macron e la sua matura professoressa, oggi first lady di Francia. Azzardando un’analisi “da spiaggia” potremmo pensare che gli uomini “amino” le donne mature perché non vogliono figli a tutti i costi, danno sicurezza ed equilibrio, non vogliono matrimoni perchè “hanno già dato”, e spesso dimostrano molti meno anni della loro età anagrafica. Sarà vero?

Secondo diverse indagini condotte su uomini tra 18 e 40 anni emerge che molti di questi si sono innamorati almeno una volta di una donna più grande e che una buona percentuale ha visto concretizzarsi in un rapporto durevole questa relazione. A dirlo Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di panico (Eurodap) che fornisce un elenco delle caratteristiche delle donne mature che attraggono gli uomini più giovani:

1. consapevolezza del proprio corpo:

di solito, tengono al loro aspetto fisico, si tengono in forma, sono consapevoli del proprio corpo e della propria femminilità, senza bisogno di essere continuamente rassicurate;

2. soldi:

in genere una donna over “anta” ha maggiore disponibilità economica rispetto a una più giovane. Questo è uno degli aspetti più rassicuranti, per un giovane maschio che può costruire una relazione con una persona autonoma, sicura e consapevole;

3. maturità sessuale:

permette di costruire un rapporto più complice e diretto, senza falsi pudori;

4. sicurezza emotiva:

conoscono se stesse e non pretendono di voler modificare il partner. E per questo, la relazione può addirittura essere più semplice che con una coetanea o con una donna più giovane.