9 alimenti pro-infiammatori da evitare o consumare con moderazione

E’ ormai risaputo che l’infiammazione è alla base della maggior parte delle malattie legate all’invecchiamento cellulare. Il diabete, l’obesità le malattie cardiache e nei casi più gravi, il cancro, sono tutte in qualche modo legate all’infiammazione e la prevenzione parte proprio dalla corretta alimentazione. Alcuni cibi sono considerati pro-infiammatori ed, in particolari condizioni non andrebbero assunti per cui vediamo quali sono alcuni di questi alimenti.

alternative naturali allo zucchero

1. Zucchero. Lo zucchero bianco raffinato, è sempre al primo posto. Già sappiamo che è dannoso per i denti e per il girovita, ma cosa più importante, lo zucchero innesca il rilascio di citochine pro-infiammatorie principalmente l’interleuchina 1 e il TNFalfa, inoltre al consumo di zucchero è associato anche un aumento dello stress ossidativo, responsabile dell’invecchiamento cellulare. Gli effetti riscontrati però sono sempre e cmq legati ad un eccessivo consumo di zuccheri raffinati prolungato nel tempo, perciò una tantum è concesso, ma se proprio abbiamo voglia di dolce, cerchiamo di utilizzare zucchero di canna integrale non raffinato o zucchero di cocco.

2. Dolcificanti artificiali Se lo zucchero è al primo posto, i dolcificanti artificiali lo seguono a ruota. Diete che prevedono consumi massivi di dolcificanti artificiali possono provocare fenomeni di intolleranza al glucosio, cosi come possono alla lunga esporre al rischio di malattie metaboliche sfociando nel diabete. Alcuni batteri dell’ intestino reagiscono ai dolcificanti artificiali mediante la secrezione di sostanze chimiche che provocano una risposta infiammatoria, rendendo più difficile per il corpo gestire lo zucchero. Inoltre, un nuovo studio riporta che questi dolcificanti possono aumentare il rischio di obesità, pressione alta e malattie cardiache. In un articolo pubblicato nel novembre 2013 sul Journal of Biological Chemistry, i ricercatori hanno documentato che i dolcificanti artificiali possono stimolare l’accumulo di grasso (per il loro gusto dolce, agendo sui recettori del gusto), ma che in aggiunta bloccano la lipolisi, cioè lo scioglimento del tessuto adiposo, in modo del tutto indipendente dalla stimolazione dolce.

3. Glutine Il glutine è una proteina contenuta in cereali come grano, orzo e farro che può essere causa di intolleranze alimentari e di patologie come la Celiachia. Il contatto con il Glutine, nelle persone soggette a Celiachia, porta il sistema immunitario ad attaccare la proteina e la parete intestinale, causando carenze nutrizionali, problemi di digestione, anemia, affaticamento, accresciuta difficoltà a contrastare le malattie, maggiore esposizione al rischio di contrarre malattie gravi. Esiste anche una una sensibilità al glutine che non è da confondere con l’intolleranza, in quanto in questo caso non c’è attacco alle pareti intestinali, non essendo una malattia autoimmune, però, molti dei sintomi sono simili a quelli della Celiachia: gonfiore, mal di stomaco, affaticamento, diarrea, dolore alle ossa e alle giunture. Ulteriori ricerche provano che, anche chi non ha la Celiachia o tipi di intolleranza, può avere reazioni negative al Glutine. In una ricerca del 2011 (Gluten-induced mucosal changes in subjects without overt small-bowel disease) condotta su 34 persone col disturbo dell’intestino irritabile divise in due gruppi, che dovevano seguire due tipi di dieta una con Glutine, l’altra senza, si è riscontato che il gruppo che seguiva la dieta con Glutine presentava un aumento del dolore intestinale, diarrea, gonfiore e un maggiore senso di affaticamento, rispetto al gruppo che seguiva un’alimentazione senza Glutine. Ciò accade perché il Glutine danneggia la barriera difensiva dell’intestino provocando infiammazione anche in soggetti non affetti da Celiachia o sensibilità al glutine. Sulla base di queste ricerche possiamo affermare che chi non è intollerante al glutine può assumere prodotti contenenti glutine ma limitandone l’utilizzo poiché a lungo andare possono essere estremamente dannosi per il nostro intestino.

4. Oli di semi. Gli oli di semi come quello di mais o di girasole o anche l’olio di colza, ampiamente utilizzati nei prodotti confezionati sono oli estremamente ricchi in Acido linoleico, un omega 6 che se assunto in maniera eccessiva crea nel nostro organismo uno squilibrio con gli omega 3 diminuendone la concentrazione. Non creiamo però fraintendimenti, gli acidi grassi omega 6 di norma proteggono l’organismo dell’attacco di batteri dannosi provocando una cosiddetta infiammazione “controllata” ed abbassano la colesterolemia, ma questi effetti benefici si riscontrano solo se il rapporto omega 3/ omega 6 è bilanciato e se questi oli sono consumati a crudo ed ottenuti da spremiture a freddo, quindi non quelli contenuti nei prodotti confezionati. Infatti un eccesso di omega 6 può, a lungo andare, aumentare i processi infiammatori e ciò accade perché i derivati dell’acido linoleico e dell’acido arachidonico sono eicosanoidi che amplificano i segnali infiammatori soprattutto nei soggetti che già presentano patologie infiammatorie. Per ristabilire il rapporto ottimale bisognerebbe solo aumentare il consumo di pesce, olio d’oliva, frutta oleosa come noci e mandorle e ridurre quello di olio di semi soprattutto da prodotti confezionati ed estremamente lavorati.

5. Latticini. La maggior parte dei soggetti non sa di non tollerare bene i prodotti lattiero-caseari finché non li eliminano dalla loro dieta e con essi scompaiono anche i sintomi come mal di testa, gonfiori e diarrea. Ciò non è dovuto però all’incapacità di digerire il lattosio, o almeno non solo. Nel latte è contenuta una proteina, la caseina, una sostanza “collosa” non facile da digerire. In alcuni soggetti può provocare un’aumento della permeabilità intestinale e quindi il passaggio di sostanze che possono risultare tossiche per l’intestino con conseguente infiammazione della mucosa.

6. Alimenti imballati in lattine o confezioni in BPA. Bisfenolo A, o BPA, è un composto chimico usato nella produzione di policarbonato, una plastica rigida usata da anni per la realizzazione di biberon, stoviglie per microonde, e recipienti vari per uso alimentare di cui si conosce ampiamente la capacità di “migrare” nei cibi e nelle bevande che contengono. Inoltre è stata dimostrata la tossicità anche a minime dosi con problemi che comprendono anche difetti alla nascita in quanto il BPA si accumula nel tessuto adiposo e nel latte materno per la sua elevata lipofilicità. Inoltre, la ricerca ora collega il BPA ad una maggiore infiammazione nelle donne post-menopausa. Fortunatamente, sempre più produttori stanno producendo imballaggi senza BPA perciò bisognerebbe leggere con attenzione le etichette e cercare di comprare prodotti senza BPA.

7. Condimenti commerciali (con eccezioni). I condimenti pronti che si trovano in commercio come il ketchup e condimenti di insalata sono ad alto contenuto di sciroppo di mais, fruttosio, emulsionanti nocivi, olii di semi e altro cibo non-cibo. Per cui, per tutti motivi sopra elencati sarebbero da evitare, piuttosto prepariamoli in casa con cibi freschi e grassi “buoni”.

8. Soia. Chiariamo: di per se la soia non fa male, anzi è un valido alleato soprattutto per vegani e vegetariani per l’elevato contenuto proteico. Tuttavia, le trasformazioni che subisce per la produzione di alimenti come gli hamburger di soia può portare alla formazione di composti tossici che possono danneggiare le cellule, portando ad infiammazione. Mentre alcuni cibi a base di soia, come il tofu, il tempeh, il miso, il latte di soia e lo yogurt sono poco trattati, le proteine pure della soia — quelle che si possono trovare nelle salsicce vegetariane, nel formaggio vegano e nella “carne” vegetariana — normalmente vengono estratte lavando la farina di soia nell’acido in cisterne di alluminio. Ciò aumenta la possibilità che l’alluminio, che è nocivo per il cervello e il sistema nervoso, possa filtrare nel prodotto. Come sempre quindi, evitiamo prodotti estremamente lavorati.

9. Carni rosse Le carni rosse non fanno male, se assunte con criterio e senza esagerare. Le proteine di origine animale così come quelle di origine vegetale, sono costituite da amminoacidi, il “problema” delle proteine animali risiede nel modo con cui interagiscono col nostro organismo, ed in particolare dalle carni rosse: manzo, maiale, agnello e capretto. Il colore rosso è dato dalla presenza nei tessuti di due proteine, strettamente imparentate fra loro: l’emoglobina e la mioglobina. Entrambe contengono una molecola, detta gruppo eme, con al centro un atomo di ferro. Il gruppo eme è la “trappola molecolare” per catturare le molecole di ossigeno, essenziali per la produzione di energia. Diversi studi indicano che il gruppo eme stimola, a livello dell’intestino, la produzione di alcune sostanze cancerogene e induce infiammazione delle pareti intestinali. Un’infiammazione prolungata nel tempo dovuta a massiccia ingestione di carne rossa aumenta le probabilità di sviluppare tumori al colon-retto. Non solo: le carni rosse possono essere lavorate mediante essicazione, salatura o affumicatura, e conservate con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici aromatici. Quindi carne rossa si, ma in quantità limitate.

Mal di pancia rimedi farmaci

La felicità è questione di attività fisica

Un recente studio della Princeton School of Medicine condotto su cavie di laboratorio sostiene che l’attività fisica sarebbe in grado di riprogrammare le cellule cerebrali a reagire ai danni dello stress. In questo modo, si potrebbe ridurre l’incidenza della depressione che affligge il 35% delle persone stressate. Secondo l’American Psychological Association, infatti, oltre il 75% degli americani è stressato e circa la metà, proprio a causa dello stress, dichiara di mangiare e dormire male. Di conseguenza, per il 42% gli effetti dello stress peggiorano durante l’anno.

RIPROGRAMMA IL CERVELLO ALLA FELICITÀ

I ricercatori di Princeton hanno inserito cavie da laboratorio in programmi di 6 settimane di esercizio aerobico comparando le cellule cerebrali con un gruppo rimasto inattivo; dopo sei settimane, i ricercatori hanno rilevato che gli animaletti sottoposti ad attività fisica avevano cellule cerebrali che mantenevano il corpo il uno stato di calma biochimica quando sottoposti a stress. Quelli che invece non erano stati inseriti nel programma di attività fisica continuavano a reagire con una forte reazione biochimica quando sottoposti a situazioni di stress. Questa importante scoperta ha portato i ricercatori ad affermare che attività fisica aerobica può realmente “modulare” l’attività cerebrale per renderlo più resistente all’ormone dello stress e mitigare gli effetti negativi indotti dai suoi alti livelli.

CORRI CHE TI PASSA

In caso di forte stress, le nonne consigliavano di fare un respiro profondo oppure un bagno caldo e tutto passava. “Dal momento che la risposta allo stress è soprattutto fisica, ovvero il cervello stimola il rilascio di certi ormoni che influenzano l’aumento della pressione e del battito cardiaca, non è sempre possibile gestire lo stress semplicemente facendo un respiro profondo” sottolinea Monika Fleshner, professore al dipartimento di fisiologia integrata dell’Università del Colorado. Una recente ricerca della Scuola di Medicina di Yale, ha rivelato che lo stress può essere responsabile anche dello sviluppo di comportamenti di dipendenza e adesione a cattive abitudini perché danneggia quell’area del cervello che è deputata all’auto controllo e al processo decisionale.

Per di più, come ha rivelato la ricerca dell’Università di Princeton, stimolare il corpo facendo esercizio fisico può essere il più efficace antidoto allo stress. Pertanto, rispolverare le scarpe da ginnastica, uscire a fare una lunga passeggiata ogni giorno sembra essere più efficace di qualsiasi altro rimedio.

A Roma nasce Anca Surgical Center, il primo centro dedicato alla cura delle patologie dell’anca

A Roma, presso la Casa di Cura Città di Roma, nasce Anca Surgical Center il primo centro specializzato nell’approccio multidisciplinare e personalizzato a ciascuna patologia dell’anca e della regione inguinale. 

Riprendere a vivere attivamente, guadagnare salute e qualità di vita, senza dolore, grazie a un team di ortopedici, urologi, ginecologi e chirurghi generali con grande esperienza nella diagnosi e utilizzo delle più innovative tecniche chirurgiche mini invasive e conservative, come la medicina rigenerativa.

A Roma nasce Anca Surgical Center, il primo centro dedicato alla cura delle patologie dell'ancaIl primo centro specializzato nella cura dell’anca con approccio multidisciplinare

Ideato e diretto dal dott. Nicola Santori, chirurgo ortopedico membro del comitato direttivo della Società Italiana dell’Anca, delegato italiano presso la European Hip Society, e responsabile della Faculty di Artroscopia dell’Anca della Società Italiana di Artroscopia, in Anca Surgical Center il paziente trova le eccellenze della diagnostica e del trattamento, non solo chirurgico ma, quando possibile, anche conservativo con trattamenti di medicina rigenerativa, speciali protocolli per gli sportivi, e informazione per la prevenzione dell’artrosi.

Dolore all’inguine, pubalgia? Potrebbe essere l’anca

Giovani, under 40, sportivi amatoriali o professionisti. È questo l’identikit del paziente che più frequentemente lamenta dolore all’inguine, troppo spesso velocemente liquidato come “pubalgia”. “In realtà, sono 72 le diverse cause possibili di dolore inguinale che includono patologie dell’anca, della colonna, della parete addominale, uro-ginecologiche, reumatologiche, neurologiche ed altre – spiega il dott. Nicola Santori. – Nel giovane sportivo, per esempio, il dolore all’inguine può essere causato da conflitto femoro-acetabolare, ovvero da una malformazione dell’anca identificata negli ultimi anni come una delle cause più frequenti di dolore inguinale. Il conflitto, o impingement femoro-acetabolare, se non trattato precocemente, potrebbe portare a usura dell’anca rendendo necessario l’intervento di protesi con sostituzione dell’articolazione in giovane età. Una corretta e accurata diagnosi, insieme a una valutazione multidisciplinare – continua il direttore di Anca Surgical Center – è il primo passo per trovare la giusta soluzione per i sintomi del paziente.”

Muoversi è vivere

“Quando il dolore inguinale è dovuto all’articolazione dell’anca, viene ad essere compromesso il perno centrale della postura eretta che è peculiare della razza umana – afferma il dott. Nicola Santori. – Il paziente tende, quindi, ad assumere posture di protezione (piegato in avanti, poggiando solo un lato, zoppia, eccetera) che però tendono a sovraccaricare altre articolazioni, diffondendo così il dolore alla colonna, alle ginocchia e spesso anche all’arto sano controlaterale. Questo, insieme alla difficoltà di movimento, porta il paziente a evitare l’attività fisica e la socialità fino a limitare l’autonomia e la qualità di vita.”
In particolare negli anziani, che oggi rappresentano oltre il 22% della popolazione italiana, modificare lo stile di vita a causa dell’artrosi e del dolore che ne consegue, risulta spesso invalidante. “Il dolore – sottolinea il direttore di Anca Surgical Center, dott. Nicola Santori – comporta l’assunzione di uno stile di vita sedentario e aumenta significativamente il rischio di patologie legate all’inattività come l’obesità, le patologie metaboliche e cardiovascolari, il diabete.”

L’intervento è mini invasivo

Trovare una soluzione efficace e personalizzata per ogni patologia dell’anca, grazie all’esperienza e alla tecnologia diagnostica e chirurgica, in Anca Surgical Center significa guarire dal dolore, tornare a camminare, riprendere una vita attiva, guadagnare qualità di vita e salute.
“L’intervento di protesi di anca è progredito enormemente negli ultimi anni – prosegue il dott. Nicola Santori. – Sono migliorate le tecniche chirurgiche, sempre più mini invasive, gli impianti protesici, sempre più performanti e resistenti all’usura, ma anche le tecniche di risparmio di sangue e di anestesia oramai quasi esclusivamente locale e locoregionale. Un approccio diagnostico completo e competenze mediche dedicate – conclude l’esperto – consentono sia al giovane sia alla popolazione più anziana di affrontare in sicurezza l’intervento di protesi e di revisione, e di ridurre al massimo lo stress chirurgico consentendo un rapido ritorno alla vita normale”.

5 esercizi per allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi

Allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi richiede un mix di ingredienti fondamentali: alimentazione pulita, allenamento di resistenza e alcune componenti di allenamento cardio. Ovviamente altri fattori intervengono nell’equazione come ad esempio la stanchezza, il livello di stress e così via. Per tanto la strategia migliore sarebbe quella di unire la sessione intensa di allenamento di resistenza a quella cardio.

Ricorda di eseguire gli esercizi ascoltando il tuo corpo, senza andare oltre le tue capacità e possibilità fisiche.

L’allenamento va eseguito a circuito: 6 ripetizioni ad esercizio (e per gamba) per 3 set, cercando di diminuire il più possibile i tempi di recupero.

5 esercizi per allenare il proprio corpo a diventare una macchina brucia grassi
Squat con pressa sopra la testa

Durante l’esecuzione del movimento ricordati ti mantenere attivo l’addome e tenere il petto in fuori. Soprattutto il movimento deve essere esplosivo.

Affondo indietro con curl dei manubri

Per rendere il movimento più difficile, compatibilmente con il tuo livello di fitness, una volta ritornata in posizione solleva a 45° il ginocchio della gamba che porti indietro durante l’affondo.

Renegate row con manubri

Anche conosciuto come plank con vogatore. La posizione da mantenere è quella di un plank a braccia tese. Evita  di muovere i fianchi e porta il gomito verso l’alto e il manubrio al petto.

Split Lunge con  manubri sopra la testa

Fai attenzione e a tenere le scapole abbassate e indietro.

Affondo laterale con pressa frontale

Il movimento dell’affondo laterale dovresti conoscerlo: cerca di evitare di sforzare il ginocchio spingendolo oltre la punta del piede. Quando sei in affondo porta in avanti il manubrio, rimanendo dritta con la schiena.

Autunno, le 7 regole per stare bene

Come ridurre il rischio di influenza, tosse e raffreddore

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L’estate è solo un ricordo e anche l’assenza di tosse e starnuti. Per questo, Susan Biali Haas, medico canadese, ha illustrato alla rivista Psychology Today le regole da adottare per ridurre al minimo il rischio di incappare in fastidiose influenze di stagione.

Dormire 7 ore a notte
Riposare bene è senz’altro la base per stare in salute. La carenza di sonno, infatti, ha tra i vari effetti nocivi anche l’abbassamento delle difese immunitarie. In un momento dell’anno in cui il freddo aumenta e il tempo trascorso al chiuso prende il sopravvento su quello passato all’aria aperta, è fondamentale essere al massimo delle proprie forze.

Non saltare la colazione
La regola dei 3 pasti completi è un altro fondamento del nostro benessere. Aiuta a mantenere in equilibrio il metabolismo degli zuccheri e riduce lo stress.

Obiettivo perdita di peso in eccesso? 4 modi per sopravvivere alla vita da ufficio

Tutti sappiamo come la vita da ufficio renda estremamente difficile mantenere la situazione alimentare sotto controllo. Tra stress e ore passate incollate alla scrivania, la nostra forza di volontà, per quanto la perdita di peso in eccesso possa essere una motivazione, vacilla spesso e volentieri.

Ecco 4 modi per sopravvivere alla vita da ufficio se il tuo obiettivo è quello di perdere peso in eccesso o rimanere in forma.

Evita di mangiare alla scrivania. Mangiare davanti allo schermo senza scollare il sedere dalla sedia nemmeno dedicarti 15 minuti di pausa, è la ricetta perfetta per il fallimento. Soprattutto se stiamo parlando di tenere il peso sotto controllo. Non solo non ti rendi realmente conto di cosa stai mangiando, ma sarà più probabile che ti sentirai affamata dopo aver finito di consumare il pasto.

Fatti dunque un grande regalo, utilizza la pausa pranzo per allontanarti dallo schermo e approfitta per mangiare in maniera consapevole e perchè no fare una passeggiata al sole e il pieno di Vitamina D.

Assicurati di avere il tempo per il pranzo. La vita di ufficio può essere drenare i tuoi livelli di energia mentale. Dunque consumare un pasto ben bilanciato, ti eviterà il crollo di glucosio e di mangiare come un pozzo senza fondo a fine giornata. Ricorda che un misero panino al volo, non ti aiuterà in questo senso.

Evita di cadere nella tentazione dei fuori pasto. Ecco, compleanni dei colleghi, torte fatte in casa dalla regina delle torte, distributori automatici, sembrano offrire la soluzione ideale alle tue voglie alimentari pomeridiane. In realtà, se ci rifletti bene, non sono altro che occasioni o strumenti che cogli o che utilizzi per mangiare del cibo che di solito nemmeno consideri, perchè difficile da procurare. Il modo più efficace di stare lontana da queste tentazioni, è quello di pensare che un extra puoi concedertelo fuori dalle ore lavorative. Oppure semplicemente assicurati di non tenerlo a portata di mano. Se la farai diventare un’abitudine, non avrai più problemi a tenere la situazione sotto controllo.

Cerca di muoverti quanto più possibile. Chiaro è che non ti stiamo suggerendo di metterti a correre in ufficio, o saltare su e giù dalla cassettiera. Ma se se il tipo che alzata dal letto per andare a lavoro si mette in macchina, per poi prendere l’ascensore e una volta arrivata in ufficio sedersi e non concedersi nessun tipo di pausa più lunga di quella caffè, capisci bene da sola che di movimento nell’arco delle 24 ore non ne fai molto. Puoi pure considerare il raggiungimento dei 10.000 passi giornalieri una mera utopia. Il consiglio, è quello di utilizzare uno strumento che ti permetta  di visualizzare quanto realmente ti muovi durante l’arco della giornata. Capiteranno i giorni in cui ti muoverai di meno, ma potrai sempre recuperare i giorni successivi.

Cinque passi verso grandi cambiamenti

L’autunno e la primavera sono periodi preziosi per preparare il corpo al cambio di stagione. Per stare bene non servono grandi cambiamenti. Scopri cosa ti aiuta a far tesoro di questa stagione:

1) Evita di farti prendere dalla pigrizia:

cogli ogni occasione per uscire, anche solo per una passeggiata. Non dimenticare di dare uno sguardo alla bellezza che ti circonda.

2) Prenditi cura del tuo corpo:

regalati un massaggio antistress, oppure un bagno con sali oppure oli essenziali, per esempio di lavanda, per “ripulirti” dallo stress. Ricorda farmaci da prendere.

3) Ricordati di prenderti cura della tua parte emozionale.

Un consiglio: scrivi una breve lista di cosa ti fa male, e una di cosa ti fa bene. Confrontale e inizia ad eliminare le piccole cose che ti fanno male.

4) Trova il tempo per  qualcosa che ti gratifichi veramente.

Infatti, gli ormoni che vengono stimolati quando facciamo le cose che ci piacciono e le facciamo con gioia, ci aiutano a reagire all’ansia, tonificano il tono dell’umore e ci dispongono verso atteggiamenti positivi nei confronti dei problemi quotidiani. In sintesi, gratificarci significa eliminare uno dei fattori che spesso sono causa dello stress e portavano via la tua energia.

Un consiglio: Metti gioia nelle cose che fai (anche in quelle per cui storceresti il naso), aggiungici un sorriso e il tuo umore cambierà rapidamente. Lo diceva anche Mary Poppins: con un pizzico di zucchero la pillola va giù.

5) Rispetta orari precisi per il sonno e per il cibo:

il nostro organismo risponde a ritmi circadiani e metabolici; per questo motivo dormiamo di notte e restiamo svegli di giorno, mangiamo durante il giorno e bisognerebbe evitarlo durante la notte. Ma non finisce qui: per generare armonia, energia e benessere metti in moto il tuo organismo di mattina e rilassati di sera.

Un consiglio: appena ti svegli fai 15 minuti di stretching anche restando a letto. Se puoi, sarebbe meglio fare attività fisica al mattino, come per esempio camminare a passo svelto per almeno 30 minuti. Se invece proprio non riesci al mattino, di sera evita sport di potenza (corsa, pesi, eccetera) e preferisci nuoto, yoga, oppure una passeggiata dopo cena.

Andiamo in crociera, pro e contro

Buona soluzione per i problemi di coppia, ma ci sono dei rischi

 

Vivete un periodo non particolarmente felice con il vostro partner? Niente paura, approfittate delle prossime vacanze estive per concedervi una crociera. Secondo gli esperti questa modalità di vacanza aiuta la coppia a ritrovare l’armonia e il benessere perduti anche a causa di una crisi economica perdurante che alimenta lo stress e le tensioni.
Del resto, una ricerca effettuata dagli psicologi dell’Associazione Donne e Qualità della Vita guidati da Serenella Salomoni evidenzia proprio i benefici connessi con la vita in mare. Le navi da crociera sono viste come un vero e proprio “luogo dell’amore”, un posto in cui ritrovare il benessere psicofisico personale e, allo stesso tempo, ritrovare la complicità perduta con il proprio partner

Divorzio, parlarne giova alla salute

Dopo un divorzio, ‘raccontarsi’ fa bene. Fare chiarezza con se stessi e parlarne con chi può aiutarci ad elaborare il lutto serve alla salute perché aiuta anche a ridurre i potenziali effetti negativi dello stress a livello cardiovascolare, e allenta ogni tensione psicosomatica. E’ quanto emerge da uno studio dell’Università dell’Arizona, pubblicato su Psychosomatic Medicine: Journal of Biobehavioral Medicine.

Lo studio

Gli studiosi hanno selezionato 70 donne e 39 uomini, freschi di separazione, assegnando loro  tre tipi di esercizi di scrittura, svolti in tre diverse occasioni nell’arco di alcuni giorni.Ad un gruppo è stato chiesto di “esprimere” le proprie  emozioni, a un altro di svolgere un compito di scrittura narrativa espressiva legata al proprio vissuto di separazione e divorzio. Al terzo gruppo è stato dato invece un esercizio di scrittura neutro, a piacere. Gli indicatori delle risposte cardiovascolari del corpo allo stress sono stati confrontati prima e dopo (fino a 9 mesi successivi).

I risultati

I risultati hanno rilevato che i partecipanti a cui era stata affidata la scrittura espressiva narrativa hanno avuto una riduzione della frequenza cardiaca e un aumento della variabilità di frequenza cardiaca (HRV), il che rivela il miglior funzionamento delle reazioni del sistema nervoso parasimpatico del corpo agli stimoli, quindi minor stress, di certo inferiore a quella degli altri due gruppi. Gli studiosi spiegano che serviranno ulteriori ricerche per approfondire, anche per monitorare come saranno i risultati nei tempi medio lunghi.