Cancro al seno, funziona un farmaco a basse dosi


Tamoxifene dimostra la stessa efficacia con minori effetti collaterali

Tamoxifene, farmaco utilizzato per i tumori del seno intraepiteliali, funziona anche a basse dosi. Lo rivela uno studio italiano presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium, il più importante congresso internazionale sul carcinoma alla mammella.
Il team, guidato da Andrea De Censi – direttore di Oncologia medica presso gli Ospedali Galliera di Genova – ha dimostrato che un dosaggio di soli 5 mg al giorno dimezza il rischio di recidive e di nuovi tumori al seno, diminuendo al contempo gli effetti avversi.
Finora, il dosaggio utilizzato era di 20 mg al giorno, e il trattamento durava 5 anni. “Purtroppo il tamoxifene è associato a un aumentato rischio di tumore dell’endometrio, la parte interna dell’utero, e a tromboembolia venosa oltre che alla comparsa di sintomi della menopausa che possono portare all’interruzione del trattamento – spiega De Censi -. I dati del nostro studio …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | seno, tumore, tamoxifene,

La correlazione fra cancro e TEV

Tromboembolismo venoso associato al tumore

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Esiste una correlazione chiara fra cancro e TEV. L’associazione fra tumori e tromboembolismo venoso è frequente e potenzialmente fatale, eppure spesso ignorata o sottovalutata dai pazienti stessi, che non sono sempre adeguatamente preparati dagli specialisti ad affrontarla.

Il cancro viene oggi considerato un fattore di rischio cardiovascolare perché si associa ad una aumentata incidenza di eventi tromboembolici, infatti il TEV è una co-morbilità particolarmente frequente e ricorrente nel paziente con cancro, con un’incidenza di sei volte superiore rispetto alla popolazione generale, e ne costituisce la seconda causa di morte dopo la neoplasia stessa.

Come “tagliare le gambe” al tumore

Fondamentale spezzare il collegamento fra due molecole

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È possibile fermare la diffusione del cancro “tagliando le gambe” alla neoplasia. Per farlo, è necessario impedire l’interazione fra due molecole: tPA, che è una sorta di forbice in grado di ritagliare nuovi spazi in cui si insinua il tumore, e Lrp1, il recettore che si trova sulla membrana delle cellule e già noto per il suo coinvolgimento in diverse malattie croniche.

A suggerire questo approccio terapeutico è uno studio sul melanoma dell’Università di Tokyo condotto sia su topi che su cellule umane. I risultati, pubblicati su Faseb Journal, potrebbe rappresentare la base per una nuova strategia terapeutica.

L’idea di partenza è il blocco delle forbici molecolari – le proteasi – che la cellula tumorale utilizza per tagliare la matrice di proteine che trattiene le cellule sane al loro posto.

Cancro del fegato, efficace Cabozantinib

Studio di fase III rivela un aumento della sopravvivenza

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La Commissione Europea ha approvato il farmaco cabozantinib per il trattamento del cancro del fegato (HCC) negli adulti già trattati con sorafenib.

“L’approvazione di cabozantinib da parte della Commissione Europea offre una nuova opzione necessaria ai pazienti con carcinoma epatocellulare. Fino ad ora, i medici in Europa avevano a disposizione solo una terapia approvata per il trattamento di seconda linea di questo tumore aggressivo e difficile da trattare. Siamo orgogliosi di presentare cabozantinib come trattamento innovativo che ha dimostrato di prolungare la vita dei pazienti con carcinoma epatocellulare precedentemente trattati”, afferma Harout Semerjian, Chief Commercial Officer, Ipsen.

Questa nuova indicazione sottolinea l’impegno di Ipsen nel migliorare la vita dei pazienti grazie all’ampliamento dei benefici clinici nel trattamento dei tumori solidi.

Aspirina, meno tumori nei pazienti cardiopatici

I benefici cardio-oncologici del farmaco

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L’acido acetilsalicilico riduce in maniera significativa il rischio di ammalarsi di tumore nel paziente ad alto rischio cardiovascolare.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Italia è il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente questo beneficio preventivo aggiuntivo del farmaco nei pazienti trattati per la prevenzione cardiovascolare.

Un importante risultato dimostrato da due meta analisi: la prima ha considerato 4 studi che hanno arruolato 14.033 pazienti trattati con acido acetilsalicilico per la prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria.

Tumore del pancreas, si prova con l’adroterapia

Nuovo studio clinico ne sperimenta l’efficacia

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Con 13.300 nuove diagnosi stimate in Italia nel 2018 e 22.000 persone che complessivamente ne sono colpite nel nostro Paese, il tumore del pancreas è una delle forme tumorali più gravi e più difficilmente curabili con una sopravvivenza pari all’8% a 5 anni dalla diagnosi.

CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, ha avviato, in collaborazione con la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, uno studio clinico di fase II su pazienti affetti da neoplasia pancreatica operabile, per valutare quanto l’approccio preoperatorio che combina la chemioterapia e l’adroterapia con ioni carbonio possa migliorare la sopravvivenza libera da progressione della malattia, la sopravvivenza globale e il tasso di resecabilità (la percentuale di rimozione chirurgica efficace della massa tumorale) di tumori del pancreas operabili.

Tumore della vescica, l’efficacia dell’immunoterapia

Studio italiano evidenzia gli effetti di pembrolizumab

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Il tumore alla vescica di tipo muscolo-infiltrante (MIBC) è particolarmente aggressivo, con un alto rischio di metastasi ed è ancora difficile da curare.

È in crescita nella popolazione italiana soprattutto a causa del fumo di sigaretta. Il trattamento di prima linea prevede la cistectomia radicale, un intervento che consiste nell’asportazione integrale di vescica e prostata nel maschio e di vescica, utero ed ovaie nella donna.

Un’innovativa sperimentazione clinica di fase II, svolta dall’Unità di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, dimostra l’efficacia di un farmaco inibitore dei checkpoint immunitari – pembrolizumab – nel far regredire o scomparire il tumore.

L’olio d’oliva previene il cancro dell’intestino

Studio italiano svela gli effetti dell’acido oleico

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L’olio extravergine di oliva ha proprietà salutari oltre ad essere buono. Secondo uno studio dell’Università di Bari pubblicato su Gastroenterology, il consumo quotidiano di extravergine di oliva ha l’effetto di prevenire l’insorgenza dei tumori che interessano l’intestino.

Antonio Moschetta, a capo del gruppo di ricerca italiano, spiega: “L’olio extravergine di oliva è ricco di acido oleico, una sostanza in grado di regolare la proliferazione cellulare. In studi preclinici abbiamo potuto simulare geni alterati e stati di infiammazione intestinale, dimostrando che la somministrazione di una dieta arricchita di acido oleico è in grado di garantire notevoli benefici per la salute. Questi effetti positivi sembrano essere dovuti anche alla presenza dell’enzima Scd1 nell’epitelio intestinale, che funziona quale principale regolatore della produzione di acido oleico nel nostro corpo”.

Tumori testa-collo, pembrolizumab aumenta la sopravvivenza

Efficace sia in monoterapia che in combinazione

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Pembrolizumab si rivela efficace per il trattamento dei tumori testa-collo. Lo ha affermato la casa produttrice MSD, che ha presentato i primi dati dello studio di fase III randomizzato KEYNOTE-048.

La terapia anti-PD-1 ha dimostrato efficacia sia in monoterapia che in combinazione con chemioterapia, nel trattamento di prima linea del carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC) recidivato o metastatico. I risultati sono stati presentati a Monaco al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO).

Le sigarette elettroniche sono dannose

Scoperto un nuovo pericoloso composto chimico

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Il vapore acqueo prodotto dalle sigarette elettroniche dà un falso senso di sicurezza ai consumatori. Secondo un nuovo studio della Duke University, infatti, nelle e-cig ci sarebbe un composto chimico mai osservato prima in grado di creare gravi problemi respiratori.

La sostanza nasce dall’incrocio fra gli aromi utilizzati e i solventi contenuti nel dispositivo. La vaporizzazione finirebbe per creare il composto nocivo.

Uno degli autori della ricerca, Sven Jordt, spiega: “La nuova sostanza chimica identificata va ad irritare le terminazioni nervose della gola, crea infiammazione cronica e ciò può portare ad asma e enfisema”.

Lo studio, pubblicato su Nicotine and Tobacco Research, sottolinea il fatto che il composto non era mai stato notato prima perché si forma in una fase della vaporizzazione non considerata in precedenza.