A Roma nasce Anca Surgical Center, il primo centro dedicato alla cura delle patologie dell’anca

A Roma, presso la Casa di Cura Città di Roma, nasce Anca Surgical Center il primo centro specializzato nell’approccio multidisciplinare e personalizzato a ciascuna patologia dell’anca e della regione inguinale. 

Riprendere a vivere attivamente, guadagnare salute e qualità di vita, senza dolore, grazie a un team di ortopedici, urologi, ginecologi e chirurghi generali con grande esperienza nella diagnosi e utilizzo delle più innovative tecniche chirurgiche mini invasive e conservative, come la medicina rigenerativa.

A Roma nasce Anca Surgical Center, il primo centro dedicato alla cura delle patologie dell'ancaIl primo centro specializzato nella cura dell’anca con approccio multidisciplinare

Ideato e diretto dal dott. Nicola Santori, chirurgo ortopedico membro del comitato direttivo della Società Italiana dell’Anca, delegato italiano presso la European Hip Society, e responsabile della Faculty di Artroscopia dell’Anca della Società Italiana di Artroscopia, in Anca Surgical Center il paziente trova le eccellenze della diagnostica e del trattamento, non solo chirurgico ma, quando possibile, anche conservativo con trattamenti di medicina rigenerativa, speciali protocolli per gli sportivi, e informazione per la prevenzione dell’artrosi.

Dolore all’inguine, pubalgia? Potrebbe essere l’anca

Giovani, under 40, sportivi amatoriali o professionisti. È questo l’identikit del paziente che più frequentemente lamenta dolore all’inguine, troppo spesso velocemente liquidato come “pubalgia”. “In realtà, sono 72 le diverse cause possibili di dolore inguinale che includono patologie dell’anca, della colonna, della parete addominale, uro-ginecologiche, reumatologiche, neurologiche ed altre – spiega il dott. Nicola Santori. – Nel giovane sportivo, per esempio, il dolore all’inguine può essere causato da conflitto femoro-acetabolare, ovvero da una malformazione dell’anca identificata negli ultimi anni come una delle cause più frequenti di dolore inguinale. Il conflitto, o impingement femoro-acetabolare, se non trattato precocemente, potrebbe portare a usura dell’anca rendendo necessario l’intervento di protesi con sostituzione dell’articolazione in giovane età. Una corretta e accurata diagnosi, insieme a una valutazione multidisciplinare – continua il direttore di Anca Surgical Center – è il primo passo per trovare la giusta soluzione per i sintomi del paziente.”

Muoversi è vivere

“Quando il dolore inguinale è dovuto all’articolazione dell’anca, viene ad essere compromesso il perno centrale della postura eretta che è peculiare della razza umana – afferma il dott. Nicola Santori. – Il paziente tende, quindi, ad assumere posture di protezione (piegato in avanti, poggiando solo un lato, zoppia, eccetera) che però tendono a sovraccaricare altre articolazioni, diffondendo così il dolore alla colonna, alle ginocchia e spesso anche all’arto sano controlaterale. Questo, insieme alla difficoltà di movimento, porta il paziente a evitare l’attività fisica e la socialità fino a limitare l’autonomia e la qualità di vita.”
In particolare negli anziani, che oggi rappresentano oltre il 22% della popolazione italiana, modificare lo stile di vita a causa dell’artrosi e del dolore che ne consegue, risulta spesso invalidante. “Il dolore – sottolinea il direttore di Anca Surgical Center, dott. Nicola Santori – comporta l’assunzione di uno stile di vita sedentario e aumenta significativamente il rischio di patologie legate all’inattività come l’obesità, le patologie metaboliche e cardiovascolari, il diabete.”

L’intervento è mini invasivo

Trovare una soluzione efficace e personalizzata per ogni patologia dell’anca, grazie all’esperienza e alla tecnologia diagnostica e chirurgica, in Anca Surgical Center significa guarire dal dolore, tornare a camminare, riprendere una vita attiva, guadagnare qualità di vita e salute.
“L’intervento di protesi di anca è progredito enormemente negli ultimi anni – prosegue il dott. Nicola Santori. – Sono migliorate le tecniche chirurgiche, sempre più mini invasive, gli impianti protesici, sempre più performanti e resistenti all’usura, ma anche le tecniche di risparmio di sangue e di anestesia oramai quasi esclusivamente locale e locoregionale. Un approccio diagnostico completo e competenze mediche dedicate – conclude l’esperto – consentono sia al giovane sia alla popolazione più anziana di affrontare in sicurezza l’intervento di protesi e di revisione, e di ridurre al massimo lo stress chirurgico consentendo un rapido ritorno alla vita normale”.

14 stati emotivi del tenere traccia delle calorie

Come tutti gli esperti e i nutrizionisti sostengono, per perdere peso è necessario tenere traccia delle calorie. E’ interessante quindi notare l’evoluzione degli stati emotivi che si manifestano durante l’utilizzo di app che ti permettono di tenere traccia di cosa mangi durante la giornata.

E se ancora non sei nel club delle food app, ecco cosa ti aspetta.

14 stati emotivi del tenere traccia delle calorie

Appena effettui la registrazione ti senti super eccitata. La tua vita sta per cambiare! Perderai peso, il tubino nero ti entrerà di nuovo, la tua pelle diventerà fantastica e così via

Diligentemente inserisci tutte le calorie ingerite il giorno prima e Omiodio!!!! Quante calorie ha il succo di frutta bio che hai comprato ieri?  Il tutto mentre cerchi di non pensare a quel giorno in cui hai fatto due volte colazione.

Improvvisamente ti sale la dipendenza da app: aggiungi le calorie del morso di panino che hai preso dalla tua amica, crei nuove voci per tutti gli alimenti che non sono presenti nell’app…

Qualcosa però non va. Perché ci sono così tante voci per l’alimento “mela”? E apparentemente la spunta blu della verifica, non vuol dire niente.

Inizi quindi a mettere in dubbio le formule utilizzare per calcolare le calorie. Cioè 1200 calorie? Di solito le mangi entro le 15:00.

Ti convinci quindi che stai per morire. Non hai mai nemmeno una volta raggiunto il fabbisogno giornaliero di ferro o calcio? E’ probabilmente una cosa negativa, giusto?

L’app va giù per qualche secondo dopo pranzo e ricarichi la pagina ossessivamente per vedere se si è ripresa. Per un minuto hai pensato che il cuore ti uscisse fuori dal petto dallo spavento.

Ignoriil conteggio di calorie durante il weekend. I cheat days, hai sentito dire, sono da farsi assolutamente.

Controllo delle porzioni? Ma di che stiamo parlando? Anzi ad essere un po’ più generosa in termini di dimensioni quando si tratta di quel bicchiere in più di vino e il cucchiaino di burro di arachidi improvvisamente si duplica. Da solo.

Inizi a dare i primi segni di cedimento. Inserisci solo gli alimenti che riportano il contenuto calorico più basso. Non aggiungi il bicchiere di vino (probabilmente l’hai eliminato già tutto). All’improvviso ti dimentichi di caricare sull’app qualsiasi alimento ingerito dopo pranzo.

Ti penti amaramente della giornata appena trascorsa. Ovvero: non era meglio quando riuscivi a guardare una mela in termini di semplice alimento, invece di calcolarne automaticamente calorie e macro?

Ti ritrovi così ad aver rimesso su peso e ritorni sui tuoi passi. Per un giorno. Quando hai iniziato era più divertente.

Dopo alcune ricerche sul TDEE (totale dispendio di energia giornaliero) modifichi manualmente il tuo fabbisogno calorico. Vedi la luce alla fine del tunnel.

Trovi finalmente il tuo equilibrio. Riprendi a inserire tutto pasti, snack, acqua. I dessert, beh quelli dipende

 

La magia delle spezie

Ogni problema ha una soluzione per la maga delle spezie: cannella, zenzero, radici di loto e semi di coriandolo per chiarire le idee; curcuma per la speranza di rinascita; trigonella contro la discordia e per donare dolcezza al corpo rendendolo capace di amare. Un film che ci cala nei rapporti umani della vita, complessi e dolorosi a volte, e soprattutto nella magia e nel potere delle spezie, che se non risolvono tutti i problemi del mondo, almeno danno aiuto a chi ne ha bisogno.

La storia inizia in India e vede Tilo nel ruolo di una bambina indiana con doti da veggente. Quando infatti i suoi genitori vengono uccisi da alcuni criminali, lei viene rapita, ma fugge e viene accolta dalla Prima Madre che la introduce a una sorta di culto tradizionale delle spezie. Le maghe delle spezie godono di poteri soprannaturali ma per apprendere le loro funzioni, Tilo dovrà rinunciare a frequentazioni amorose e dedicarsi esclusivamente alle spezie. Tilo, significa come i semi di sesamo bruciati al sole, ricchi di nutrimento, viene mandata a S. Francisco e diventa così una maga delle spezie; la sua magia è nelle spezie con cui vive, con cui dialoga, che la chiamano e la invocano, le danno poteri magici.

La maga delle spezieTilo, attraverso l’uso delle spezie, ha il compito di aiutare tutti gli indiani che vivono in città, esaudendo i loro desideri. Per ognuno di loro Tilo ha in serbo un piccolo, efficace incantesimo. Ma l’incontro con il fascinoso architetto americano Doug mette in crisi Tilo. L’attrazione che prova per lui la porterà a infrangere le regole e di conseguenza a subire un’inevitabile punizione. E così in nome del travolgente amore, Tilo compie l’ultimo incantesimo il cui effetto sarà, come nelle favole, di una sola magica notte nella quale Tilo perderà la sua virtù, la sua magia e il potere salutare e salvifico delle spezie. Il film sembra volerci così dire che la magia più profonda è proprio quella di vivere come una donna normale, senza poteri straordinari ma con il dono delle emozioni e delle passioni.

“Io sono una Maga delle Spezie. La mia passione sono le spezie. Ne conosco origini, significato dei colori, profumi. Posso chiamarle una per una con il nome assegnato loro quando la terra si spaccò come una scorza per offrirle al cielo. Il calore che emanano mi scorre nelle vene. Dall’amchur, la polvere di mango, allo zafferano, tutte si piegano ai miei comandi. Un sussurro e mi svelano proprietà segrete e poteri magici.”

“Guarda, mazzi di foglie di podina, menta verde quanto le foreste della nostra infanzia. Prendi, annusane l’odore fresco e pungente, non è forse un motivo sufficiente per essere felici?”

 

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Sla, una speranza da Masitinib

In combinazione con Riluzolo rallenta la malattia

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Il farmaco Masitinib, aggiunto alla terapia con Riluzolo, ha l’effetto di rallentare la progressione della sclerosi laterale amiotrofica. Lo dice uno studio dell’Ospedale San Rafael di Madrid coordinato dal dott. Jesus S. Mora e presentato nel corso del Congresso mondiale di Neurologia di Kyoto.
«La Sla conferisce una breve speranza di vita e non c’è cura», spiega Mora. «La patologia è caratterizzata da microgliosi e cellule gliali aberranti regolate dal percorso di segnalazione CSF1/CSF1R. Masitinib è un inibitore orale della tirosinchinasi che inibisce la proliferazione e la migrazione nel sistema nervoso sia centrale che periferico di microglia, macrofagi e mastociti che esprimono CSFR1 e c-Kit».
Un gruppo di pazienti con più di 18 anni ha assunto in maniera randomizzata Masitinib o placebo in aggiunta a una dose di Riluzolo per 48 settimane

Il Cioccolato del buonumore

Il Cioccolato mantiene bassa la pressione del sangue, lo dicono unanimemente gli esperti. Questo non significa che se ne possa fare un uso smodato perchè, se da un lato fa bene, dall’altro fa aumentare di peso a causa dell’alto contenuto calorico.

A confermarlo è un recente studio olandese, pubblicato sugli Archives of Internal Medicine, che ha studiato 470 uomini tra i 65 e gli 84 anni e ha indagato fra diverse variabili riguardanti, oltre allo stile di vita e alla dieta, anche l’abitudine al consumo di cioccolato. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi, a seconda del livello di consumo e sottoposti a follow up periodici per 15 anni. Dai risultati è emerso che il gruppo con l’abitudine ad un elevato consumo di cioccolato presentava una pressione arteriosa migliore e stabile negli anni oltre ad una ridotta mortalità per malattie cardiovascolari.

DARK POWER

Il cacao è un’ottima fonte di antiossidanti, in particolare tocoferolo, tannini e flavonoidi, che limitano la formazione di radicali liberi che, presenti ad alti livelli, aumentano il rischio di patologie degenerative, cardiovascolari e in altri distretti dell’organismo.
La polvere di cacao contiene il livello più elevato di flavonoidi seguita dal cioccolato fondente e dal cioccolato al latte. Basti pensare che una tavoletta di cioccolata al latte da 50 grammi contiene circa la stessa quantità di polifenoli di un bicchiere di vino rosso.

BUONUMORE GARANTITO

Il cioccolato contiene serotonina, un neurotrasmettitore mediatore del buonumore e zuccheri semplici, che contribuiscono ad aumentarne il livello nel sangue. Inoltre è un alimento ricco di magnesio, minerale che ha la funzione di riequilibrare il tono del sistema nervoso e di restituire il buonumore (il magnesio inoltre è consigliato alle donne che soffrono di sindrome premestruale). Il cioccolato è importante anche per trasformare in energia i carboidrati contenuti in pasta, pane, riso e patate. Aiuta inoltre la digestione e facilita il transito intestinale.

POCO FA BENE

Non bisogna dimenticare però che si tratta di un alimento molto calorico e deve essere inserito nella dieta di ogni individuo in base al fabbisogno energetico e nutrizionale soggettivo. “Non se ne deve abusare – afferma Gian Paolo Baruzzi. – Il rischio è che, con tanti benefici, le persone si sentano autorizzate a consumare più cioccolato perché fa bene. Per questo motivo è bene ricordare che il cioccolato apporta circa 500 kcal per 100 grammi, quasi un terzo del fabbisogno giornaliero di una donna. La quantità consigliata – aggiunge l’esperto – non dovrebbe superare “3 quadratini” di una tavoletta di cioccolato di buona qualità, quindi con un contenuto di cacao compreso tra 85% e 99%, da non sostituire con il cioccolato al latte che apporta Magnesio in quantità dimezzata rispetto al cioccolato fondente.
L’uso del cioccolato fondente è consentito anche al paziente diabetico, in quantità ovviamente minore rispetto al soggetto sano, – conclude l’esperto – in quanto il cioccolato fondente ha un basso indice glicemico”.

Goditi i benefici dei cibi che scegli

Non siamo tutti uguali. Ed è ormai noto che neppure dal punto di vista del cibo siamo uguali: infatti, alcuni individui necessitano di certi nutrienti in maniera differente da altri, per esempio le donne rispetto agli uomini, i cardiopatici rispetto ai diabetici, eccetera. L’alimentazione “casuale” che normalmente pratichiamo può provocare, in organismi predisposti, disturbi come il mal di testa o la rinite ma anche malattie gravi, soprattutto in persone che hanno varianti di DNA chiamate polimorfismi che non permettono un normale metabolismo dei principi contenuti negli alimenti.

BASTA SAPERLO!

E’ stato calcolato che tra due esseri umani vi è un’identità genetica di circa il 99,9% ma e’ nello 0,1% di differenza determinata dai polimorfismi che risiede l’identità di una persona, le sue caratteristiche fisiche, estetiche, il colore della sua pelle, la sua statura, ma anche la sua predisposizione alle malattie. Il grado con cui la dieta influenza il bilancio tra salute e malattia può quindi dipendere dal “make up” genetico del singolo individuo.

UN ELISIR DI LUNGA VITA DISPONIBILE OGNI GIORNO. 

Considerando il cibo come il nostro carburante e paragonando il nostro organismo al motore di una bella auto (noi stessi!), ogni giorno decidiamo la qualità del carburante che usare nella nostra auto. Attualmente accade che, non correlando la nostra alimentazione al nostro genoma, è come se mettessimo del gasolio in un serbatoio di benzina e viceversa. Mangiare antiaging invece permette di “tagliare su misura” la dieta di ogni singolo individuo legandola direttamente al DNA e sfruttando al meglio le potenzialità dei cibi.

UN NUOVO MODO DI MANGIARE

Un intervento dietetico basato sulla conoscenza delle esigenze nutrizionali e del genotipo dei singoli individui, cioè una nutrizione personalizzata, rappresenta un nuovo e rivoluzionario modo per prevenire, mitigare e curare le patologie croniche tipiche dell’invecchiamento, quelle malattie che di fatto in occidente rappresentano il 90% delle cause di morbilità. Grazie ad alcuni test è possibile disegnare la carta di identità genomica di una persona e, sulla base dei suoi piccoli difetti, contrastare gli effetti di alcuni polimorfismi sfavorevoli, vestendogli addosso, come fa un sarto, una dieta su misura che tiene conto anche del metabolismo individuale e delle intolleranze alimentari.

Obiettivo perdita di peso in eccesso? 4 modi per sopravvivere alla vita da ufficio

Tutti sappiamo come la vita da ufficio renda estremamente difficile mantenere la situazione alimentare sotto controllo. Tra stress e ore passate incollate alla scrivania, la nostra forza di volontà, per quanto la perdita di peso in eccesso possa essere una motivazione, vacilla spesso e volentieri.

Ecco 4 modi per sopravvivere alla vita da ufficio se il tuo obiettivo è quello di perdere peso in eccesso o rimanere in forma.

Evita di mangiare alla scrivania. Mangiare davanti allo schermo senza scollare il sedere dalla sedia nemmeno dedicarti 15 minuti di pausa, è la ricetta perfetta per il fallimento. Soprattutto se stiamo parlando di tenere il peso sotto controllo. Non solo non ti rendi realmente conto di cosa stai mangiando, ma sarà più probabile che ti sentirai affamata dopo aver finito di consumare il pasto.

Fatti dunque un grande regalo, utilizza la pausa pranzo per allontanarti dallo schermo e approfitta per mangiare in maniera consapevole e perchè no fare una passeggiata al sole e il pieno di Vitamina D.

Assicurati di avere il tempo per il pranzo. La vita di ufficio può essere drenare i tuoi livelli di energia mentale. Dunque consumare un pasto ben bilanciato, ti eviterà il crollo di glucosio e di mangiare come un pozzo senza fondo a fine giornata. Ricorda che un misero panino al volo, non ti aiuterà in questo senso.

Evita di cadere nella tentazione dei fuori pasto. Ecco, compleanni dei colleghi, torte fatte in casa dalla regina delle torte, distributori automatici, sembrano offrire la soluzione ideale alle tue voglie alimentari pomeridiane. In realtà, se ci rifletti bene, non sono altro che occasioni o strumenti che cogli o che utilizzi per mangiare del cibo che di solito nemmeno consideri, perchè difficile da procurare. Il modo più efficace di stare lontana da queste tentazioni, è quello di pensare che un extra puoi concedertelo fuori dalle ore lavorative. Oppure semplicemente assicurati di non tenerlo a portata di mano. Se la farai diventare un’abitudine, non avrai più problemi a tenere la situazione sotto controllo.

Cerca di muoverti quanto più possibile. Chiaro è che non ti stiamo suggerendo di metterti a correre in ufficio, o saltare su e giù dalla cassettiera. Ma se se il tipo che alzata dal letto per andare a lavoro si mette in macchina, per poi prendere l’ascensore e una volta arrivata in ufficio sedersi e non concedersi nessun tipo di pausa più lunga di quella caffè, capisci bene da sola che di movimento nell’arco delle 24 ore non ne fai molto. Puoi pure considerare il raggiungimento dei 10.000 passi giornalieri una mera utopia. Il consiglio, è quello di utilizzare uno strumento che ti permetta  di visualizzare quanto realmente ti muovi durante l’arco della giornata. Capiteranno i giorni in cui ti muoverai di meno, ma potrai sempre recuperare i giorni successivi.

La pillola dei desideri: Viagra al femminile

IL VIAGRA ROSA
 
A differenza del “viagra maschile” quello femminile serve a combattere il calo cronico del desiderio che può avvenire con l’età. Secondo una corrente al femminile (femminista?), il farmaco renderebbe giustizia della disparità rispetto al “viagra maschile”. Il paragone naturalmente è improprio in quanto il “viagra maschile” non genera desiderio ma ha una funzione meccanica di facilitazione dell’erezione: se un uomo non ha desiderio attivo la pillola blu non funziona. In sintesi la disfunzione erettile è una patologia, il calo della libido, entro certi limiti, non lo è.
Il farmaco in questione è la flibanserina: tratta il desiderio sessuale ipoattivo che colpisce almeno una donna su dieci e può comportare problemi di relazione nella coppia. 
Essendo un farmaco può ovviamente creare effetti collaterali, come sonnolenza, sedazione, abbassamenti di pressione e va assunto su prescrizione medica e acquistato in farmacia. 
 
L’arrivo del «viagra rosa» ha suscitato reazioni contrapposte: da una parte c’è chi plaude alla decisione della Fda, che avrebbe così superato pregiudizi basati sul genere riconoscendo alle donne la possibilità di scegliere e di controllare la propria vita sessuale. D’altro canto c’è però chi critica l’approvazione del farmaco, definito un «mediocre afrodisiaco» con effetti collaterali pericolosi che trasforma un normale calo del desiderio sessuale in una malattia, a vantaggio solo della case farmaceutiche. “Un accurato equivalente femminile del Viagra avrebbe dovuto, al limite, agire direttamente sul clitoride” ha commentato Andrew Thomson, psicologo dell’Università della Virginia.La flibanserina, invece, agisce non sui genitali, ma sui recettori del cervello e mira proprio ad accrescere il desiderio sessuale”.

Boom di chirurgia plastica sugli Ex-obesi

In Italia si registra un incremento esponenziale di interventi di chirurgia plastica sugli ex-obesi, volti a rimodellare il corpo dopo un dimagrimento anche di 50-60 chili.

La dichiarazione è stata fatta dal professor Franco Bassetto durante il 66° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE), che si tiene a Modena dal 21 al 23 settembre 2017.

OGNI ANNO IN ITALIA 20-30.000 INTERVENTI

“20-30.000 interventi all’anno – afferma il professor Bassetto -, e si tratta di numeri in forte crescita. Seppur con differenze, tutte le Regioni italiane includono le procedure di chirurgia plastica morfofunzionali nel percorso di trattamento del paziente ex-obeso. Gli interventi sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e quindi eseguiti senza alcun esborso da parte del paziente, ma spesso le liste d’attesa sono così lunghe da indurre a rivolgersi a liberi professionisti che operano in strutture private”. Per avere un’idea del fenomeno basti pensare che nel 2015 gli obesi in Italia erano circa 6 milioni*.

“La chirurgia bariatrica è sempre più sicura e affidabile – prosegue l’esperto –, di conseguenza sono sempre di più i pazienti che arrivano dal chirurgo plastico per la riduzione dei tessuti di rivestimento in eccesso che residuano dai grandi dimagrimenti e che rendono impossibile lo svolgimento normale della vita, dal camminare alla cura dell’igiene personale”.

PIÙ STEP PER TORNARE IN FORMA

Per ritornare davvero “in forma”, sono necessari diversi interventi che comprendono tutti i distretti del corpo: la mammella (nelle donne e negli uomini), l’addome, le braccia, le cosce e spesso anche il volto e il collo.

“Nella chirurgia plastica degli ex-obesi si sta affermando la tendenza ad eseguire due o tre interventi di rimodellamento corporeo in contemporanea, per rendere più rapido il recupero di un contorno corporeo il più possibile normale – continua l’esperto”. È da sottolineare infatti che anche se le procedure sono sempre più raffinate e precise, il chirurgo plastico che esegue gli interventi è super-specializzato, il risultato non sarà mai simile a quello che si può ottenere su un paziente che si è allontanato di poco dal proprio peso forma in quanto i tessuti di un ex-obeso hanno perso elasticità e questo è decisivo per il risultato finale, all’insegna di un grande miglioramento in termini di contorno corporeo ma non completamente soddisfacente da un punto di vista estetico.

FATTORI DI RISCHIO

“Il paziente obeso ha un alto rischio tromboembolico, rischio che purtroppo rimane elevato anche in chi ha superato questa fase della sua vita ed è oggi vicino al peso forma – spiega il professor Giorgio De Santis, presidente del Congresso SICPRE 2017 -. Ecco perché è importante verificare, quando si sceglie di sottoporsi privatamente a questi interventi, la preparazione del medico a cui ci si affida e l’adeguatezza della struttura. Non molti anni fa a questi interventi era associato un rischio di morte. Oggi la situazione è molto migliorata ma si tratta comunque sempre di pazienti ‘particolari’, da affrontare con grande cautela”.


A cura della Redazione 

© Sani per Scelta

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Scopri se sei gufo, allodola o colibrì

Non tutti hanno bisogno di dormire nella stessa quantità di tempo. Se dormire è un problema per quasi il 30% degli italiani, complice la situazione economica e le varie preoccupazioni, dormire può diventare un incubo per alcuni.

Il cervello è l’organo che più risente del lavoro compiuto durante la veglia: “dormire è un fenomeno generato dal cervello per permettere la rigenerazione cellulare, una funzione rigenerativa sulle sinapsi corticali, essenzialmente legate all’apprendimento – spiega Stefano Montanari neurologo AIMS, Associazione Italiana Medicina Sonno, presso la Stroke Unit dell’Ospedale M. Mellini di Chiari (Bs). “L’orologio biologico è una forza fisiologica molto potente e può causare sintomi disabilitanti se non è in sincronia con l’ambiente” sottolinea l’esperto.

“Lo scopo non è soltanto recuperare le forze in vista di una nuova giornata ma, grazie alla struttura plastica del cervello, poter continuare ad accumulare nuove esperienze cognitive senza dover cancellare quelle precedenti”

Qual è il tuo cronotipo
La cronobiologia è lo studio delle cadenze e dei meccanismi dei ritmi biologici. La cronobiologia medica è un campo emergente della medicina e si occupa della cronopatologia, ovvero degli effetti del ritmo circadiano sulla salute e la loro relazione con la malattia, e la cronofarmacologia, ovvero la variabilità circadiana dell’efficacia e della tossicità di vari farmaci usati per curare un gran numero di malattie. In ognuno di noi, il ritmo circadiano che scandisce il ritmo sonno-veglia ha connotazioni peculiari con picchi di energia in determinate ore del giorno e cali della stessa in altre fasce orarie.

La letteratura scientifica distingue tre profili relativi al cronotipo:
Il cronotipo mattiniero, denominato “allodola” (1 persona su 10).
Il cronotipo serale, denominato “gufo” (2 persone su 10) .
Il cronotipo che non rientra nei due estremi precedenti e a cui appartiene la maggioranza delle persone, denominato “colibrì”.


allodolaLe allodole (sindrome da sonno anticipato) si addormentano presto non riescono a rimanere svegli fino all’orario desiderato e si svegliano di buon mattino senza alcun problema, talvolta spontaneamente. Hanno il picco massimo del rendimento verso la tarda mattinata, in genere prima di pranzo, e hanno un calo energetico già verso il tardo pomeriggio. Un’allodola potrebbe andare volentieri a dormire alle 21 e alzarsi alle 6. I pazienti si lamentano di non potere continuare le loro attività serali a causa della sonnolenza.  (1 persona su 10)


gufoI gufi (sindrome da sonno ritardato sono il 5-10%) si addormentano tardi e hanno enormi difficoltà ad alzarsi presto la mattina e prima che inizino a carburare passano in genere diverse ore. Danno il meglio di sé dal tardo pomeriggio, in particolar modo nelle ore serali. Non di rado, qualora il loro lavoro possa essere autogestito, sono produttivi fino alle 2 o 3 di notte, e mal si adattano ai ritmi e agli orari imposti dal mondo del lavoro della nostra società.  (2 persone su 10)


colibriI colibrì sembrano essere i più fortunati perché non rientrano in nessuno dei due estremi.


GUFO, ALLODOLA O COLIBRì NON È QUESTIONE DI SCELTE MA DI GENI E DI ORMONI
La cattiva notizia è che il tuo cronotipo potrebbe non adattarsi alla vita che hai scelto. “Si pensa che essere un’allodola o un gufo sia una scelta personale mentre invece è in parte dipendente da geni e ormoni – spiega l’esperto. – La cosa migliore da fare è cercare di gestire al meglio la vita quotidiana e la qualità del sonno”. Se sei un gufo: potresti cercare di organizzarti lavorando nel pomeriggio e proseguendo la sera, fatto salvo per quei lavori che richiedono orari di lavoro fissi al mattino. Per questo motivo è sconsigliabile dedicarsi a lavori amministrativi o che richiedono attività di problem solving quando stai ancora dormendo.

Rimedi insonniaAlcune regole per dormire meglio e aiutare il tuo orologio interno:

1. Evita cibi troppo elaborati, ricchi di grassi e proteine, che impegnano l’organismo in una digestione troppo laboriosa a cena.

2. Evita di prendere integratori di vitamine del complesso B.

3. Evita bevande contenenti caffeina o alcolici prima di coricarti. L’alcol può indurre sonnolenza ma, terminati i suoi effetti, rischi di svegliarti nel mezzo della notte e magari di incontrare difficoltà a riaddormentarti.
4. Temperatura, luce e rumore sono nemici di un buon sonno tanto quanto lo sono caffeina, alcolici e abbuffate.

5. Non tenere televisore e computer in camera da letto. Il letto stesso dovrebbe distare almeno 40 cm dalle prese elettriche presenti sulla parete cui poggia
6. Carboidrati, essenze e colori che più di altri possono accendere il sonno notturno anche nei gufi più accaniti. In merito alle essenze prova con timo o geranio che in estate aiutano anche a tenere lontano gli insetti.
7. I colori della camera dovrebbero essere tenui anche per arredamento e tendaggi
8. La temperatura ideale è tra 18 e 20 gradi.