Il diabete può annunciare il cancro del pancreas

In certi casi può essere la prima manifestazione della malattia

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Il diabete come effetto collaterale di una malattia ancora più grave, il cancro del pancreas. A ricordarlo è uno studio apparso sul Journal of National Cancer Institute e firmato da ricercatori della Keck School of Medicine della University of Southern California.

I medici americani hanno analizzato i dati di circa 49mila afroamericani e latini, due gruppi etnici con un alto tasso di diabete. Nel 32,3% dei casi, i partecipanti hanno sviluppato il diabete fra il 1993 e il 2013. Durante il follow up sono stati individuati 408 casi di cancro al pancreas.

Il 52% dei soggetti a cui era stato diagnosticato il cancro aveva anche sviluppato il diabete nei 3 anni precedenti.

In ufficio si mangia troppo

Necessario un regime alimentare personalizzato

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Troppe calorie e troppo sale per chi decide di mangiare in ufficio. A dirlo è una ricerca presentata al meeting dell’American Society of Nutrition da un team del Cdc statunitense.

Lo studio si basa sull’analisi del cibo consumato da oltre 5mila lavoratori. In media, i pasti sono troppo ricchi di cereali raffinati, zuccheri e grassi, mentre la presenza di cereali integrali e di frutta è troppo bassa.

“Molto del cibo era ottenuto gratis”, sottolinea Stephen Onuphrak, uno degli autori. “I datori di lavoro potrebbero considerare l’idea di avere politiche che incoraggiano opzioni più sane a meeting ed eventi sociali”.

Secondo alcuni il segreto sta nell’organizzare un regime alimentare personalizzato.

Bere acqua ha effetti sul tuo umore?

Se pensi che bere acqua serva solo a idratare il tuo corpo allora farai bene a leggere questo articolo.

Probabilmente sarai sempre stato bombardato dalle raccomandazioni di medici, nutrizionisti, e chi più ne ha più ne metta, circa l’importanza di bere molto, almeno 2 litri di liquidi al giorno. Per iniziare, non ingannare te stesso pensando che tutte le bevande sono uguali. Molte di esse come la limonata, la soda, i succhi di frutta ecc. non solo non hanno lo stesso potere idratante dell’acqua, ma incidono anche negativamente sul tuo peso, poiché contenenti zuccheri e altro. Leggi anche Perché bere acqua risolve qualsiasi problema

Ma l’acqua non serve solo a reidratarsi. Secondo un nuovo studio realizzato dall’ Human Performance Laboratory dell’Università del Connecticut, anche una lieve disidratazione può alterare il tuo livello di energia e l’umore.
25 donne e 26 uomini sono stati sottoposti a una serie di test finalizzati a misurare aspetti come la concentrazione, il tempo di reazione, l’apprendimento, il ragionamento e la memoria. Ebbene, il risultato è stato sorprendente: la disidratazione è in grado di causare nelle donne affaticamento, mal di testa, difficoltà a concentrarsi e la sensazione che i compiti da eseguire siano più impegnativi, mentre gli uomini avrebbero riscontrato difficoltà con la memoria, stanchezza, ansia, e cambiamenti di umore (anche se non così sostanziali come quelli visti tra le donne). Leggi anche 5 sintomi di disidratazione a cui non hai mai fatto caso

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Quindi, se ti senti sempre stanco, stressato, e così demotivato da fare scelte alimentari sbagliate e saltare la palestra, prova a chiederti se una mancanza di liquidi può esserne la causa.
E se non sei abituato a bere, ecco un trucco che fa al tuo caso. Dividi la giornata in quattro blocchi di tempo

1) dal momento in cui ti alzi fino a metà mattina

2) da metà mattina a pranzo

3) da pranzo a metà pomeriggio e

4) da metà pomeriggio a cena e imponiti di bere almeno 1/2 litro di acqua durante ogni blocco.

Del resto, nulla è davvero difficile se lo si divide in tanti piccoli pezzettini.



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Le uova non fanno male al cuore

Consumarne in abbondanza non danneggia le arterie

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Sfatato un altro luogo comune sulla salute. Consumare una media di quasi 2 uova al giorno non ha alcuna conseguenza negativa sul cuore e sulle arterie. A dirlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition da parte di un team del Charles Perkins Centre e dell’Università di Sydney.

I medici coordinati da Nick Fuller hanno analizzato l’effetto di 12 uova alla settimana su un gruppo di volontari.

Sono stati presi in considerazione diversi parametri di rischio cardiovascolare, fra cui i livelli di colesterolo, di zuccheri nel sangue e della pressione arteriosa. Anche a distanza di un anno dall’inizio della sperimentazione, i pazienti non mostravano alcun problema di salute, e i parametri cardiovascolari erano simili fra i soggetti che consumavano 12 uova e altri che ne consumavano 2 alla settimana.

Dieta chetogenica e alcol: è possibile?

La dieta del momento, ovvero la dieta chetogenica, è nota per essere poco amica di carboidrati e zuccheri, per tanto valida per brevi periodi di tempo.
Non solo, la dieta chetogenica non prevede la possibilità di introdurre alcol, non tanto per la quantità di carboidrati presenti in ogni drink, ma per il modo in cui il corpo recupera energia da esso.

Il metabolismo dei nutrienti sembra essere dunque il principale problema dell’introduzione di anche un solo bicchiere di alcol nella dieta chetogenica, come dice Kristen Macinelli alla rivista americana Shape. Una volta ingerito l’alcol, il fegato lo metabolizza in energia. Questo può comportare l’ossidazione dei acidi grassi dell’80%.

In poche parole invece di bruciare grasso per produrre energia, l’energia viene recuperata dalle calorie dell’alcol consumato. Non è per tanto la fine del mondo, ma di sicuro nemmeno il modo migliore di sfruttare i benefici della dieta chetogenica.

Se comunque sei la tipa da happy hour ma non vuoi rinunciare ad un bicchiere in compagnia, non preoccuparti, basta fare un po’ di attenzione alla tipologia di alcolico e bere con moderazione.

Per prima cosa dovresti riconsiderare vino, birra e champagne in favore di alcune tipologie di spiriti. Non importa la tipologia, tutti hanno lo stesso ammontare di calorie provenienti dall’alcol e nessuno da carboidrati. Leggi anche Tequila shot: agave ed effetti sul peso

Il vino non è particolarmente ricco di carboidrati, e a seconda dell’ammontare dei carboidrati previsto dal tuo piano alimentare potrebbe essere inserito più facilmente rispetto alla birra.
Quindi cattive notizie, per gli amanti di quest’ultima.

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Con il caldo arriva anche lo stress

I livelli di cortisolo sono influenzati dalle temperature alte

Non dovrete combattere soltanto contro i patemi dovuti al caldo. Anche lo stress aumenterà con le temperature più elevate dei prossimi giorni e settimane.

A dirlo è una ricerca dell’Università di Poznan, in Polonia, presentata durante l’ultimo congresso della Società americana di fisiologia.

Il nesso fra caldo e stress è determinato dai livelli di cortisolo, l’ormone rilasciato nel flusso sanguigno nelle situazioni stressanti. Durante le giornate più calde, il cortisolo aumenta inesorabilmente.

L’ormone svolge funzioni utili come il controllo degli zuccheri, dei sali e dei fluidi, ma anche la riduzione delle infiammazioni rientra fra i suoi compiti.

I ricercatori, guidati da Dominika Kanikowska, hanno scoperto che, oltre alle fluttuazioni giornaliere, ha anche un andamento stagionale.

I golosi di dolci ingrassano di meno

Tutto legato al gene FGF21

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Sembra un controsenso, ma chi è molto goloso di dolci mostra anche una tendenza meno accentuata ad accumulare grasso.

A scoprirlo è un team di ricercatori dell’Università di Exeter, i quali hanno pubblicato su Cell Reports i dettagli della loro analisi.

Tutto sarebbe legato all’alterazione di un gene, FGF21, la cui attività è associata alla passione per gli zuccheri.

“Questa scoperta contraddice un po’ il comune intuito, ma è importante ricordare che questo è solo un piccolo pezzo del puzzle che descrive le connessioni tra la dieta e il rischio di obesità e diabete”, ha commentato Niels Grarup dell’Università di Copenhagen, che ha preso parte alla ricerca.

Non tutti gli effetti legati alla variazione di FGF21 sono infatti positivi.

Dieta FODMAP: il problema della pancia gonfia e piena d’aria e come evitarlo

A parte il Monday blues, ovvero la depressione da lunedì, chi non si è svegliato con la pancia gonfia e piena d’aria per i bagordi del weekend a inizio settimana, alzi la mano. Per tutti coloro che non hanno questa sensazione, un grosso applauso, per gli altri, vi consigliamo di leggere questo articolo, magari il vostro brunch healthy della domenica ha fatto qualche danno di troppo…

Sebbene l’acronimo FODMAP non dica niente alla maggior parte di noi, la pancia gonfia e piena d’aria sono solo alcuni dei sintomi che disturbano la vita di molti.

Sorprendentemente, alcuni degli alimenti che contribuiscono ai problemi intestinali sono cibi sani e nutrienti. Quindi, nel tentativo di fare la cosa giusta, molte persone aumentano le porzioni di alimenti nutrienti (per ripulire la loro dieta) solo per trovarsi in uno stato peggiore. È qui che l’esperienza di un dietista accreditato può aiutarti a muoverti tra i cibi e guidarti nella giusta direzione.

La buona notizia è che molti alimenti colpevoli d’irritare l’intestino possono essere comunque gustati tenendo sott’occhio la quantità, le porzioni e mantenendo il tutto in equilibrio. FODMAP sta per “Oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli” – ora si capisce la necessità di un acronimo, giusto? – ovvero zuccheri che hanno un elevato potere fermentativo. In parole povere, zuccheri e carboidrati che sono scarsamente assorbiti e come tali causano problemi digestivi.

Quando abbiamo scoperto che i cibi FODMAP possono causare dolore, siamo rimaste un po’ perplesse: immediatamente ci siamo immaginate un brunch senza avocado, un’estate senza frutta e una vita senza yogurt e pizza.

Ma, quando si tratta di alimentazione le scelte estreme non sono mai da prendere in considerazione. Non si tratta quindi di acquisire un approccio ‘NO FODMAP’, si tratta solo di dosare le quantità di alcuni alimenti e essere coscienti del fatto che esistano delle alternative.

Diamo un’occhiata ad alcuni degli ingredienti FODMAP più deliziosi e come è possibile utilizzarli o scambiarli.

 

La dieta DASH fa bene ai depressi

Effetto antidepressivo legato alla dieta contro l’ipertensione

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La dieta DASH avrebbe effetti antidepressivi. A dirlo è uno studio del Rush University Medical Center di Chicago, il quale sostiene che il regime alimentare nato per combattere l’ipertensione riduce in realtà anche il rischio di depressione.

Lo studio ha messo a confronto i tassi di depressione di 964 soggetti con età media di 81 anni, monitorandoli da un punto di vista nutrizionale e psicologico.

I soggetti sono stati divisi in tre gruppi: è emerso che i due gruppi che seguivano la dieta Dash mostravano un rischio di sviluppare la depressione più basso dell’11% rispetto a chi seguiva una dieta ricca di grassi saturi, zuccheri e carne rossa.

Se il cardio non fa per te, allenarsi camminando può essere un’opzione

Siamo dell’opinione che esista un allenamento per tutti i tipi di esigenze. Se proprio le sudate in palestra non sono la tua attività preferita, e sollevare pesi non ti convince, sappi che c’è una soluzione. Allenarti camminando può essere la chiave di volta, perché ti aiuta a bruciare grassi e ti espone ad un rischio minore di infortuni rispetto ad attività in cui è richiesto un livello di fitness maggiore.

Ci sono alcuni sostenitori del fatto che le attività cardio non siano le più appropriate per ottenere una figura snella. In effetti, per alcune persone, il cardio può essere in qualche modo controproducente. Secondo la nutrizionista americana Pasternak, più intenso è il cardio che fai, più calorie al minuto brucerai – tuttavia, una percentuale più alta di quelle calorie proviene da fonti non grasse. Bruceresti un numero maggiore di grassi in attività cardio meno intense. In altre parole facendo troppo cardio bruci molte calorie, ma non molto grasso. Leggi anche 5 suggerimenti fitness da non ascoltare 

Inoltre devi tenere in considerazione che aumentando l’intensità dei tuoi allenamenti cardio aumenterà anche la fame. Pasternak dice che esiste una relazione diretta tra l’intensità del cardio che fai e il tuo appetito. Più intenso è il tuo allenamento cardio, più sarai affamato dopo, il che può portare a mangiare più del normale.

Il che può avere degli effetti sulle tue scelte nutrizionali: focacinna senza glutine con tanto di succo di frutta carico di zuccheri, non sono proprio la scelta più appropriata.

Inoltre se ti costringi a fare attività che non sono nelle tue corde o semplicemente per cui non sei adeguatamente preparata, ti esponi a maggiori rischi di farti male. Secondo Pasternak, la sindrome da stress ripetitivo, le lesioni al ginocchio e le lesioni alla schiena sono tutti rischi associati a cardio estremi.

Mentre non sconsiglia necessariamente la corsa o la lezione di spin, Pasternak dice che la persona media che sta cercando di buttare giù massa grassa potrebbe essere un po’ intimidita dalla prospettiva di fare cardio intenso ogni giorno. Camminare, d’altra parte, è spesso visto come un metodo di esercizio più accessibile da parte di persone di tutti i livelli di abilità.

Pasternak, che ha studiato le abitudini alimentari dei paesi più sani del mondo, dice che mentre le diete delle persone in questi paesi sono molto diverse e camminano molto. Secondo Pasternak, l’americano medio fa 4.100 passi al giorno, mentre le persone nei paesi più sani prendono più di 10.000 passi al giorno. Per questo motivo, Pasternak offre a tutti i suoi clienti un obiettivo giornaliero che varia da 10.000 a 14.000 passi. “Le persone vogliono sapere come si formano i corpi più belli del mondo – ecco come lo faccio io, non essendo sedentario”, ha detto.