Coronavirus, 12.428 morti. State a casa

Ma la curva rallenta

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105.792 contagi. Il numero di malati è aumentato di 4.023 unità rispetto a ieri e altri 837 morti.

Primi segnali di rallentamento dei contagi, ma è necessario mantenere alta l’attenzione.

Il paese intero è zona rossa.

Numerose le misure adottate:
a) evitare ogni spostamento delle persone in entrata e uscita dai territori individuati e negli stessi territori, anche se la mobilità è consentita «per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità per motivi di salute», anche se «è consentito il rientro presso il domicilio, abitazione o residenza»;
b) in caso di infezioni respiratorie e e febbre (superiore a 37.5°) è «fortemente raccomandato» di restare a casa e stare in quarantena;
c) divieto assoluto di mobilità per le persone in quarantena;
d) sono sospesi eventi e competizioni sportive…

I contagiati in Italia sono milioni

I numeri reali sono molto diversi da quelli ufficiali

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Quel che è certo ormai è che i numeri reali dell’emergenza coronavirus sono molto diversi da quelli ufficiali resi pubblici ogni giorno dalla Protezione Civile. Un rapporto dell’Imperial College di Londra, punto di riferimento mondiale per l’epidemiologia, suggerisce per l’Italia la cifra di 6 milioni di contagiati.

Neil Ferguson, una delle massime autorità in materia, che ha convinto il riluttante Boris Johnson ad adottare il lockdown, spiega:

Troviamo che il rallentamento della crescita dei decessi segnalati quotidianamente in Italia sia coerente con un impatto significativo degli interventi attuati diverse settimane prima. In Italia, stimiamo che il numero di riproduzione effettiva, Rt, sia sceso a quasi 1 intorno al momento del blocco (11 marzo), anche se con un alto livello di incertezza.

Coronavirus, una molecola per le complicanze polmonari

Allo studio un farmaco che blocchi la reazione esagerata di TLR4

Una molecola per fermare le complicanze polmonari del coronavirus. La battaglia contro l’epidemia in corso potrebbe avere un’importante arma al suo fianco: un farmaco che non agisce direttamente sul virus ma che potrebbe arginare le complicanze improvvise causate dal Covid-19 e quindi il numero di vittime.

A seguito dell’infezione SARS-COV2, il virus genera un danno del tessuto polmonare, detto in inglese Acute Lung Injury (ALI). Il danno al polmone, non necessariamente grave da subito, scatena la produzione di sostanze, dette allarmine, che attivano recettori importanti nel nostro sistema immunitario, tra cui il TLR4 che normalmente difende l’organismo stimolando risposte immunitarie e infiammatorie per debellare l’infezione in atto.

L’epidemia di Coronavirus era in corso da tempo

Epidemiologi dimostrano la circolazione del virus ben prima del 20 febbraio

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La sera del 20 febbraio l’Italia ha conosciuto in maniera traumatica il nuovo coronavirus. Mattia, il paziente 1 di 38 anni di Codogno, è stato subito intubato e posto in terapia intensiva, dalla quale è riemerso solo più di 20 giorni dopo.

Nei giorni successivi, in Lombardia si è verificato un aumento vertiginoso dei casi di infezione. Un team di scienziati di vari centri fra cui la Fondazione Bruno Kessler di Trento ha esaminato i primi 5.830 casi di contagio per ottenere la prima catalogazione epidemiologica di Covid-19 in un paese occidentale.

A partire dal 21 febbraio, le autorità sanitarie hanno tracciato tutti i contatti del paziente 1, definito in tal modo perché non aveva viaggiato direttamente in Cina e doveva essere stato di conseguenza infettato da un paziente 0.

Il coronavirus non è così nuovo

Potrebbe essere in circolazione da decenni

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Meno nuovo di quanto sembri. Quello che chiamiamo comunemente nuovo coronavirus – Sars-Cov-2 è il nome scelto dai ricercatori – sarebbe in realtà più vecchio della stessa Sars, che ha spaventato il mondo all’inizio del secolo.

Secondo una ricerca condotta da infettivologi del Regno Unito, degli Stati Uniti e dell’Australia il virus potrebbe aver già effettuato il salto dall’animale all’uomo molto tempo prima di essere rilevato a Wuhan alla fine dello scorso anno.

Sars-Cov-2 sembra infatti in possesso di una mutazione unica che non è stata riscontrata negli animali sospettati di aver avviato il contagio, una mutazione che quindi si è verificata nel corso di ripetute infezioni a scapito di piccoli gruppi di esseri umani.

Coronavirus nei bambini, i sintomi sono lievi

Ma possono rappresentare un formidabile veicolo di infezione

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Può colpire anche i bambini. Ma i nostri figli sembrano i più «forti» al cospetto del Coronavirus. Nel corso dell’emergenza sanitaria più grave dell’ultimo secolo, c’è anche qualche notizia meno drammatica.

A ormai tre mesi dallo scoppio del primo focolaio epidemico in Cina, è un dato di fatto che i più piccoli sono sia i meno contagiati sia coloro che rischiano meno di tutti di sviluppare le complicanze più gravi dell’infezione.

Ovvero la polmonite interstiziale, che nelle forme più avanzate richiede il ricovero in terapia intensiva.

«Tra le poche certezze disponibili, possiamo dire che il Covid-19 non è un’emergenza pediatrica», afferma Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria.