Alzheimer, il rame come fattore di rischio

Nuovo studio conferma il legame

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L’Alzheimer, la più temuta delle demenze, colpisce oggi circa 30 milioni di persone nel mondo (di cui 600 mila solo in Italia). Un processo degenerativo del cervello che compromette le principali funzioni cognitive e che rimane tra le patologie maggiormente all’attenzione di medici e ricercatori nel panorama globale.

Una vasta letteratura scientifica negli anni ha supportato la tesi del rame “cattivo” (non-ceruloplasminico) quale fattore di rischio per la malattia di Alzheimer: si tratta di quel rame anche detto “libero” che – diversamente dal rame “buono” – non si lega a una proteina, la ceruloplasmina, attraverso la quale viene trasportato nell’organismo per contribuire allo svolgimento di importanti funzioni vitali e metaboliche. Il rame “fuori” dal controllo delle proteine innesca così reazioni ossidanti che vanno a danneggiare cellule e tessuti.

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