Anziani e gambe gonfie: i 5 rimedi essenziali

Cosa fare per migliorare la circolazione sanguigna

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Molto spesso gli anziani, e in particolare le donne, hanno le gambe gonfie e pesanti. Questo disturbo quando si presenta in età avanzata è causato principalmente da una cattiva circolazione sanguigna che può essere legata a diversi fattori, come:
– la sedentarietà;
– il sovrappeso;
– il tabagismo;
– varie patologie;
– l’utilizzo costante di alcuni tipi di farmaci (ad esempio quelli antidepressivi).

Appare, dunque, evidente quanto sia importante impegnarsi nel cercare di modificare le proprie abitudini per eliminare tal fastidio. Ecco i 5 rimedi essenziali.

Creme e gel

L’utilizzo di farmaci di automedicazione è sicuramente il rimedio più efficace per un sollievo immediato. In questo caso sono preferibili creme e gel rigeneranti.

Scoperto nuovo fattore di sviluppo del tessuto muscolare

Ricerca condotta da un team italiano

Scoperte le funzioni di un nuovo fattore essenziale per la formazione e la crescita del muscolo scheletrico in tutti i vertebrati: si tratta di CK2, una proteinchinasi già nota per essere coinvolta in svariate attività cellulari e nei tumori ma mai associata allo sviluppo del tessuto muscolare.

La ricerca, condotta dal team di ricercatori diretto da Giorgia Pallafacchina (Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-In di Padova e Università di Padova) e da Arianna Donella-Deana (Università di Padova) è stata pubblicata nel volume di ottobre della rivista Faseb Journal.

La ricerca del nostro team ha dimostrato che le tre diverse subunità che costituiscono la proteina CK2 (a, a’ e b) hanno azioni e bersagli distinti e ben definiti nell’ambito della complicata serie di eventi che porta alla formazione e crescita del tessuto muscolare scheletrico, spiega Giorgia.

Spinning per glutei e cosce iper definiti: ecco tutti i benefici

Che cosa si intende quando di parla di spinning e quali sono i benefici nel praticarlo? Lo spinning altro non è che un allenamento su cyclette associato a una musica ritmata. Si tratta di una disciplina di cardio training che vede le sue origini negli anni Novanta. Si tratta di simulare una pedalata con varie pendenze in palestra oppure a casa. Vediamo come si pratica questa disciplina e quali sono i benefici spinning.

Spinning: come si pratica?

L’allenamento spinning si pratica su una cyclette in cui la velocità che si riesce a dare alla pedalata è direttamente influenzata dalla resistenza del freno sul volano. Con lo spinning si bruciano molte calorie e si torna in forma grazie al grande sforzo fisico che una sessione di questa disciplina richiede. Come si pratica? Innanzitutto, prima ancora di iniziare, occorre controllare che la bici sia tarata sulla tua altezza sia per quanto riguarda la sella che per quanto riguarda il manubrio. Una lezione di spinning può durare dai 45 ai 60 minuti e comprende tre fasi: riscaldamento, fase centrale e defaticamento. La fase centrale è quella in cui il cuore pompa ed è maggiormente in attività. A seconda delle indicazioni dell’istruttore si alternano fasi con frequenza cardiaca elevata e picchi modesti così come pianure e pendenze. Sono previste una serie di andature principali durante una sessione di spinning: andatura in piana seduto, altrimenti detta posizione di base; salita da seduto, in cui le mani stanno sul manubrio e il bacino leggermente indietro per facilitare la salita; pedalata in piedi, che prevede di pedalare in piedi con il busto in avanti per le salite.

Benefici spinning: perché sceglierlo per rimanere in forma

Lo spinning presenta una serie di benefici non da poco quando lo si pratica in maniera regolare. I vantaggi non sono solo a livello fisico ma anche a livello psicologico. Quali sono i miglioramenti? Vediamo insieme la lista di benefici spinning:

  • praticandolo il corpo è più tonico a partire dalle gambe e dai glutei;
  • il consumo energetico è molto elevato;
  • aumenta la resistenza grazie ai picchi di frequenza cardiaca;
  • il rilascio delle endorfine contribuisce a diminuire lo stress e aiuta a gestire l’ansia;
  • il cuore diventa più forte e i battiti cardiaci si abbassano quando è a riposo;
  • migliora la ventilazione polmonare.

Un esame che predice l’aggressività del glioblastoma

Aiuta a personalizzare la terapia

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Una nuova forma di biopsia liquida per il glioblastoma è stata messa a punto da un team di ricercatori dell’Abramson Cancer Center della University of Pennsylvania.

Lo studio, pubblicato su Clinical Cancer Research, descrive le proprietà dell’esame che traccia l’identikit genetico e molecolare del cancro, ovvero riesce a evidenziare i cambiamenti genetici alla base della malattia o anche addirittura individuare aspetti del tumore che potrebbero sfuggire alla classica biopsia invasiva.

“Non si tratta del primo studio di biopsia liquida sul glioblastoma – ha dichiarato la coordinatrice del lavoro Erica Carpenter -. Cionondimeno questo studio è il primo a mostrare che la biopsia liquida basata su un prelievo di sangue potrebbe avere un valore prognostico per questa malattia”.

Pelle come velluto: le regole che devi seguire

Pelle come velluto, di porcellana o semplicemente perfetta, non accade dalla mattina alla sera. I geni aiutano ma va detto che bisogna prendersene cura. Ci sono centinaia di trucchetti e rimedi online da seguire e mettere in pratica, ma tutto fondamentalmente si riduce a 5 semplici regole.

Pelle come velluto le regole che devi seguire

Pulisci la pelle. Sia che porti trucco sia che preferisci un look nomakeup, rimuovere tutto ciò che ostruisce in superficie i tuoi pori è assolutamente necessario. Alcune beauty blogger addirittura suggeriscono un doppio lavaggio per levare le “impurità” superficiali e per rimuovere anche quelle che non vengono via immediatamente.

Utilizza i prodotti in maniera corretta. Questo vuol dire seguire un ordine rigoroso e ben preciso e dare il tempo alle creme di assorbirsi in maniera corretta. La regola generale prevedere che siano applicati prima i prodotti dalla texture più leggera e poi quelli dalla texture più pesante.

Individua la tipologia di pelle che hai e agisci di conseguenza. Capire cosa è meglio per la tua pelle è fondamentale per trovare i prodotti giusti. Nel fare questa operazione, dobbiamo tener conto anche di altri fattori ad esempio la stagionalità e il modo di reagire della nostra pelle a quest’ultima. Inoltre la tua pelle è soggetta anche ai cambiamenti del tempo.

Ricordati di esfoliare. Come già saprai, un’esfoliazione regolare ti permette di eliminare le cellule morte e supporta il processo di rigenerazione cellulare. Ti aiuterà inoltre a liberare i pori dai punti neri, a rendere il tuo viso luminoso e a far si che i prodotti che utilizzi siano più efficaci. Inoltre ricordati di non sfregare con troppa forza, rischieresti di danneggiare la palle.

Mai dimenticarsi la protezione. Prevenire è meglio che curare no? Sembra infatti che il 90% dell’invecchiamento della pelle sia causato dall’esposizione al sole. I raggi UVA danneggiano il collagene che porta alla formazione di rughe profonde e pelle pendente. E se pensi che arrivando l’inverno puoi saltare quest’ultimo passaggio, ti sbagli di grosso: nuvole e vetri di certo non potranno sostituire la protezione solare.

Acqua Proteica: ne hai davvero bisogno?

L’acqua proteica nasce probabilmente dall’idea piuttosto modaiola che i carboidrati fanno male, che dobbiamo mangiare principalmente proteine e che la dieta chetogenica è l’unico modo per raggiungere degli obiettivi in termini di forma fisica.

Cos’è l’acqua proteica?

Composta da acqua e proteine, per lo più contiene 15 grammi di proteine e 70 calorie per 500 ml. Potrebbe includere anche vitamine e minerali. Tuttavia dipende dal marchio che si acquista.

Si tratta di una bevanda che non contiene zucchero, da bere come sostitutivo di bevande con contenuto di zucchero più elevato (sempre che tu abbia questa abitudine). Può essere utilizzata come integratore nel caso tu non riesca a raggiungere la quota stabilita di proteine giornaliera oppure come sostituto di bevande zuccherine. E’ facile capire come possa facilmente diffondersi l’utilizzo dell’acqua proteica tra coloro che si allenano molto e vogliono mettere su massa muscolare. E’ infatti, estremamente pratica.

Ci sono alcuni aspetti negativi, da prendere in considerazione. L’acqua proteica rientra nel discorso più generale degli shake proteici. Spesso e volentieri si fa un abuso di prodotti ad alto contenuto proteico, ignorando completamente alcuni fattori, come ad esempio il fatto che i nutrienti ingeriti non derivino da alimenti reali, piuttosto che spesso si vada oltre il totale proteico da assumere quotidianamente.

Inoltre se è vero che l’acqua proteica è priva di zuccheri, è spesso addolcita con dolcificanti artificiali.

L’acqua proteica fa bene o male? 

L’acqua proteica , dal nostro punto di vista, va vista come un normalissimo integratore, al pari dello shake proteico, o crema di nocciole proteica, o pancake proteico. Atleti o anche persone che devono perdere peso in eccesso potrebbero inserirla nel loro piano alimentare per aumentare la quantità giornaliera di proteine.

Per molte persone, risulta assolutamente priva di utilità: chi segue un’alimentazione corretta, dovrebbe essere infatti in grado di raggiungere la quota di nutrienti necessari per il corretto funzionamento del corpo, con gli alimenti presenti in tavola. E’ fondamentale ricordare che l’acqua proteica non va assolutamente vista come sostituto dell’acqua naturale o minerale.

Un farmaco cura il morbo di Alzheimer

Avviata la procedura di autorizzazione

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Presto potrebbe essere disponibile un nuovo farmaco per la cura del morbo di Alzheimer. Si chiama aducanumab ed è sviluppato da Biogen ed Eisai, che ora richiederanno l’autorizzazione alla Food and Drug Administration americana.

Lo studio di fase III EMERGE ha raggiunto il suo endpoint primario dimostrando una significativa riduzione nel declino clinico, e Biogen ritiene che i risultati ottenuti nello studio di fase III ENGAGE su un sottoinsieme di pazienti che hanno ricevuto una sufficiente esposizione a dosi elevate di aducanumab, supportino i risultati ottenuti dallo studio EMERGE.

I pazienti che hanno ricevuto aducanumab hanno ottenuto significativi benefici nei parametri cognitivi e in funzioni come la memoria, l’orientamento e il linguaggio.

Joker-mania, perché tifiamo per i cattivi?

Quali sono i meccanismi che fanno di Joker un nuovo eroe

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La domanda sorge spontanea soprattutto per chi non è ancora andato al cinema a vederlo: per quale motivo tutti parlano di Joker? Non c’è Batman, non è interpretato da Jack Nicholson, non si ride, eppure sta suscitando molte reazioni che di seguito trovano risposte da Adriano Formoso, psicologo e psicoterapeuta a Milano e ideatore del metodo terapeutico neuropsicofonia.
Cosa attira di più del personaggio Joker-Arthur?

“La violenza di Joker attira. Joker è il protagonista di una triste storia esistenziale e spesso realistica nella società che non fa sconti a nessuno.

L’opera pone l’attenzione sul vissuto di un personaggio tale da giustificarne la sua personalità omicida in una prospettiva sociologica e psicosociale inquisitoria verso la società. Joker come creazione sociale, eroe contro la disuguaglianza, la discriminazione e l’abbandono.

La lente a contatto che rilascia farmaci

Possibile alternativa a iniezioni e impianti oculari

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Un nuovo modo di assumere farmaci è stato messo a punto da ricercatori del Massachusetts Eye and Ear e del Boston Children’s Hospital. Lo studio, pubblicato su Biomaterials, segnala l’invenzione di una lente a contatto in grado di rilasciare farmaci direttamente nell’occhio e in modo prolungato.

La lente potrebbe rivelarsi utile nella terapia delle malattie della retina che non rispondono ai colliri. Per ovviare al problema, i medici devono ricorrere a iniezioni oculari e impianti invasivi con disagi evidenti per i pazienti. Le lenti ideate dai ricercatori americani sono state sperimentate con il desametasone, uno steroide usato per trattare le malattie infiammatorie degli occhi, su alcune cavie che avevano uveite ed edema maculare.

I colpi di testa aumentano il rischio di demenza

Le malattie neurodegenerative sono più comuni fra i calciatori

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I colpi di testa ripetuti nel corso di anni aumentano il rischio di sviluppare demenza fra i giocatori di calcio. Lo dice uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine da un team dell’Università di Glasgow realizzato su 7676 ex calciatori professionisti scozzesi.

“Tra i calciatori professionisti c’è una mortalità più bassa rispetto alla popolazione generale per cause non neurologiche, ma più alta per le malattie neurodegenerative, e un rischio più elevato di sviluppare demenza o Alzheimer”, spiegano i ricercatori.

Sarebbero proprio i colpi di testa i responsabili di questo rischio maggiore. Lo studio ha analizzato retrospettivamente i casi di 7676 ex calciatori, confrontandone la mortalità per malattie neurodegenerative con quella di altri 23.028 soggetti che non hanno praticato sport agonistico.