Un vaccino per il colesterolo

Due iniezioni all’anno per dimezzarne i livelli

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Il primo vaccino per l’ipercolesterolemia verrà testato in Gran Bretagna. Lo afferma la casa farmaceutica Novartis, che ha trovato un accordo con il sistema sanitario nazionale inglese per organizzare una sperimentazione sulla nuova terapia.

Il trattamento si basa su due iniezioni all’anno che dovrebbero garantire un dimezzamento dei valori del colesterolo cattivo nel giro di poche settimane, anche nei pazienti in cui le statine non funzionano.

La molecola si chiama inclisiran e la sua funzione è di inibire il gene PCSK9, in modo tale da consentire al fegato di assorbire maggiori quantità di Ldl.

«Questa collaborazione – ha sottolineato il ministro della Salute britannico Matt Hancock – ha il potenziale per salvare 30mila vite nei prossimi dieci anni, ed è la prova che la Gran Bretagna continua ad essere la destinazione principale al mondo per l’assistenza più all’avanguardia».

Infarto, batterio intestinale ne favorisce l’insorgenza

Possibile lo sviluppo di un vaccino

Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus, sono le principali cause di morbilità e mortalità nel nostro Paese. Ogni anno più di 100.000 italiani sono colpiti da queste due malattie con un aggravio economico e sociale per le famiglie e lo Stato.

La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.

Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio di origine prevalentemente intestinale, Escherichia Coli, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone l’insorgenza.

Lo sport fa bene al raffreddore

Ci si può allenare con l’influenza, non con la febbre

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Quando abbiamo il raffreddore accompagnato magari da tosse, lo sport non è di certo il nostro primo pensiero. Eppure, secondo il dott. Jayson Loeffert, medico sportivo alla Penn State University, fare attività fisica non solo è possibile in quelle condizioni, ma addirittura auspicabile.

L’esercizio fisico, infatti, ha l’effetto di favorire un flusso sanguigno sano, di aprire i polmoni e rilasciare endorfine, tutti meccanismi utili a superare i disagi del raffreddore.

Ovviamente, l’allenamento va disegnato in base all’energia che sentiamo di avere in quel momento.

“Se si è davvero congestionati o con un respiro sibilante – spiega Loeffert – il consiglio è ridurre l’intensità”.

Da evitare il nuoto per via delle difficoltà respiratorie, potenzialmente amplificate dalla presenza del cloro.

Cos’è la malattia di Lyme

Le caratteristiche dell’infezione che ha colpito Justin Bieber

La malattia di Lyme balza agli onori della cronaca per le sue vittime eccellenti.

L’ultima in ordine di tempo è il cantante Justin Bieber, che da un paio d’anni soffre dei sintomi dovuti all’infezione.

Ma cos’è esattamente la malattia di Lyme? Il suo nome deriva da un paesino del Connecticut chiamato Old Lyme, nel quale, nel 1975, si verificarono diversi casi di infezione.

Di solito, l’infezione è più probabile in estate e all’inizio dell’autunno, quando aumenta il numero delle zecche del gruppo Ixodes ricinus, quelle che veicolano il batterio Borrelia burgdorferi, la causa della malattia.

Il batterio infetta le zecche, che a loro volta trasmettono l’agente infettivo agli uomini o agli animali. Il batterio si diffonde nei linfonodi causando un’adenopatia regionale oppure nel sangue, finendo con il compromettere gli organi interni.

C’è un’ipertensione da ufficio

Pressione alta durante il lavoro ma normale ai controlli

Una strana forma di ipertensione mette a rischio la nostra salute. Una ricerca della Laval University, in Québec, ha scoperto che molte persone soffrono di ipertensione durante le ore passate in ufficio, mentre ai normali controlli dal medico i loro valori pressori risultano nella norma.

L’analisi, pubblicata su Hypertension, ha riguardato 3.547 impiegati dei quali è stata misurata la pressione durante il primo, il terzo e il quinto anno di lavoro.
I medici canadesi hanno esaminato la pressione di ogni volontario tre volte ogni mattina, mentre per il resto della giornata i soggetti hanno indossato un dispositivo per il monitoraggio automatico della pressione.

Il 18,7% dei partecipanti soffriva di ipertensione ed era in cura, mentre il 13,5% accusava un’ipertensione nascosta e di conseguenza non riceveva trattamenti adeguati.

Leucemia linfatica cronica, efficace acalabrutinib

Migliora il tempo libero da progressione

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Il farmaco sperimentale acalabrutinib si è rivelato efficace nel trattamento della leucemia linfatica cronica.

AstraZeneca ha presentato i risultati dettagliati dell’analisi ad interim dello Studio di Fase III ELEVATE-TN che mostrano come acalabrutinib, sia in combinazione con obitunuzumab che somministrato in monoterapia, migliori significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al trattamento con chlorambucil in combinazione con obinutuzumab, uno dei trattamenti chemio-immunoterapici standard per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC) non precedentemente trattati.

I risultati analizzati dall’Independent Review Committee (IRC) sono stati presentati nell’ambito del Congresso Annuale dell’American Society of Hematology 2019 di Orlando.

Vuoi regalare un fitness tracker? Ecco i migliori sul mercato

Quali sono i fitness tracker migliori sul mercato? Considerato che le feste si avvicinano e la lista dei regali di uno sportivo sicuramente comprende anche questo, vediamo quali sono i modelli migliori su cui puntare e le ragioni per cui farlo. Perché il fitness tracker è un regalo perfetto per uno sportivo? Si tratta del modo più semplice e preciso di monitorare l’attività fisica e la salute. Cosa misura? Dipende dai modelli ma, in linea di massima, i dati forniti riguardano i parametri vitali, la qualità del sonno e il numero di passi fatti. Vediamo una selezione dei migliori fitness tracker tra  i quali scegliere anche tenendo in considerazione il rapporto qualità-prezzo.

Fitness tracker migliori: quali scegliere tra le tante possibilità

Dando un’occhiata tra le varie opzioni ci si rende immediatamente conto che esistono fitness tracker per tutti i gusti e le tasche. Come fare a selezionare quello giusto? Vediamo qualche modello tra i migliori di quest’anno e le ragioni per cui sceglierlo anche a seconda della persona che riceve – o fa a se stessa – il regalo.

Fitness tracker migliori: Huawei Band 2 Pro

Sottile e funzionale, la batteria dura veramente tantissimo. Questi fitness tracker marcato Huawei è anche impermeabile e il prezzo, tutto sommato, risulta ragionevole per quello che viene offerto.  Questo modello monitora il battito cardiaco, il volume massimo di ossigeno consumabile in un minuti, sonno e passi. Dotato di GPS, il modello è perfetto sia per essere indossato con un completo sportivo che con un completo da lavoro. Si tratta del fitness tracker perfetto per chi è al suo primo modello e non pretende un dispositivo iper preciso.

Moov Now

Anche in questo caso parliamo di un fitness tracker economico con una buona serie di funzionalità garantendo comunque un ottimo rapporto qualità prezzo. Privo di schermo, il suo punto forte è la durata della batteria che si aggira attorno ai sei mesi addirittura. Oltre a monitorare i passi questo fitness tracker prevede anche il monitoraggio boxe e allenamento serie , nuoto, corsa e sonno. Una delle pecche e che non ha il GPS e non è complesso come altri fitness tracker sul mercato ma è ideale per chi cerca un prodotto che non costa troppo ideale per tutti i giorni.

Polar M430

Ideale per andare a correre, la durata della batteria è buona, risulta affidabile e preciso e è impermeabile. Dotato di molte funzionalità, il punto forte è la grande affidabilità nel monitoraggio di dati relativi al battito cardiaco, al sonno e tutti quelli previsti più in generale.Ideale per chi ama correre, prevede anche il monitoraggio di velocità, ritmo e distanza. Unica pecca? Probabilmente l’estetica. Conviene assicurarsi che chi deve riceverlo lo gradisca in questo senso. Il rapporto qualità prezzo è buono.

Chirurgia robotica, l’ultima frontiera in Humanitas Mater Domini

Humanitas Mater Domini è la prima struttura sanitaria in provincia di Varese e Milano, la seconda in Lombardia ad essere dotata del robot Navio, il robot in “camice bianco” che, con un altissimo livello di accuratezza e precisione chirurgica impensabile a occhi e mani umane, supporta il chirurgo ortopedico nella pianificazione pre-operatoria e nell’intervento di protesi monocompartimentale e totale di ginocchio.

I vantaggi per il paziente

Navio è un sistema robotico estremamente preciso in grado di posizionare le componenti protesiche (femorale e tibiale) in base alla forma anatomica specifica del ginocchio del paziente e al suo movimento, rilevati da speciali sensori. «Il robot non si sostituisce al chirurgo – sottolineano il dottor Franco Baldo e il dottor Fabio Zerbinati, in prima linea sulla chirurgia robotica–, ma lo assiste negli interventi di protesi permettendo di stabilire, con una precisione estrema, la porzione di lesione artrosica da rimuovere per il corretto posizionamento della protesi, in rapporto anche alla tensione dei legamenti e alle caratteristichespecifiche di ogni paziente».

Tutto questo si traduce in numerosi vantaggi per il paziente:

· Non sono necessari esami strumentali di secondo livello (TAC, Risonanza Magnetica): lo studio anatomico è rilevato durante l’operazione

· Massima accuratezza nella posizione dell’impianto sia statico che dinamico

· Meno dolore e meno farmaci antidolorifici dopo l’intervento

· Ridotti tempi di degenza

· Massimo recupero possibile del movimento naturale del ginocchio

· Migliore propriocettività, che si traduce in miglior confidenza con la nuova articolazione

· Più rapido ritorno alla vita quotidiana e allo sport

· Maggior durata della protesi

Artrosi e protesi di ginocchio: sempre più giovane l’età media dei pazienti

Al contrario di quanto si pensi, l’artrosi di ginocchio non colpisce solo gli anziani: traumi giovanili ai menischi o altre strutture del ginocchio, malattie infiammatorie o reumatiche, ginocchia “storte” in varismo o valgismo (a X o “del fantino”), aumentano il rischio di degenerazione della cartilagine articolare che porta all’artrosi. Sebbene le cause siano diverse, tuttavia il dolore da artrosi è uguale ad ogni età: prima, compare solo nei movimenti, poi anche a riposo e, infine, può portare a disabilità e riduzione della qualità di vita, rendendo difficili azioni quotidiane come fare le scale, piegarsi e salire in auto. «Quando la degenerazione della cartilagine colpisce solo una parte dell’articolazione del ginocchio, l’intervento con una piccola protesi chiamata monocompartimentale, sostituisce solo la porzione di ginocchio “usurata” per risolvere e rallentare la progressione dell’artrosi. Nelle situazioni di artrosi avanzata, invece, è necessaria la protesi totale che sostituisce tutta l’articolazione – spiegano gli esperti –. Oggigiorno, complice anche l’aspettativa di vita più lunga e, in generale più attiva, è sempre più in crescita la necessità di un intervento di sostituzione protesica».

Robot “Navio”

Con l’ausilio di multipli sensori posizionati sulla gamba e sulla coscia del paziente, il sistema Navio permette di eseguire, insede operatoria, uno studio del movimento preciso del ginocchio. Questo per valutare eventuali lassità o deviazioni assiali dell’arto e stabilire, con la massima precisione, il punto di inserimento delle componenti della protesi. Mediante uno strumento palpatore, che rileva con il contatto la conformazione del ginocchio, dopo l’elaborazione del software si esegue la ricostruzione 3D virtuale delle superfici articolari (tibiale e femorale). Il robot Navio, rilevando ed elaborando dati anatomici, di movimento e di stabilità, determina con precisione millimetrica la posizione delle componenti protesiche durante tutto l’arco del movimento.

Nella fase operativa interviene il “braccio robotico”, dotato di una fresa computer-assistita ad alta velocità che, nella mano del chirurgo, guida l’esecuzione dei tagli ossei necessari all’impianto della protesi, ripercorrendo il modello 3D virtuale precedentemente elaborato. Nella mano del chirurgo, il manipolo robotico controllato dal computer procede ai tagli femorali e tibiali, asportando l’osso solo dove prestabilito. Infatti, se per errore, si uscisse dagli spazi, la fresa si retrae e si ferma, rendendo impossibile l’errore umano.

Smartphone e radiazioni, Apple e Samsung oltre i limiti

Livelli Sar troppo elevati in molti casi

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Apple, Samsung e Motorola sono sotto indagine per il superamento dei limiti imposti sull’emissione di radiazioni dei telefoni. Le tre compagnie, inoltre, saranno oggetto di una class action da parte dei consumatori.

Il tutto nasce da un’inchiesta del quotidiano statunitense Chicago Tribune, che ha voluto verificare la quantità di radiazioni emesse dai principali telefoni in commercio.

Grazie agli esperti del laboratorio per i test sulle radiazioni RF Exposure Lab, i giornalisti del Chicago Tribune hanno scoperto che iPhone 7, 8, 8 plus e X, Samsung Galaxy S8, S9 e J3, e Motorola e5 play, g6 Play ed e5 superano i livelli di radiazione elettromagnetica imposti dalla FCC (Federal Communication Commission statunitense), ovvero l’agenzia indipendente che regolamenta le telecomunicazioni in America.

Cancro al seno, tinture per capelli sotto accusa

Aumenterebbero il rischio insieme alle sostanze per lisciare i capelli

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Prima di sottoporsi a tinte o a trattamenti per lisciare i capelli è bene pensarci due volte. Secondo un rapporto del National Institute of Environmental Health Sciences, le donne che utilizzano le tinture per i capelli mostrano un rischio più alto del 9% di insorgenza del cancro al seno, mentre si registra un aumento di addirittura il 18% fra chi si serve di prodotti per lisciare i capelli.

L’uso frequente aumenta ancora di più il rischio: se ci si sottopone ai trattamenti ogni 5-8 settimane, infatti, il rischio maggiore è del 31%.

“Sappiamo che sono molti i fattori che contribuiscono alla formazione dei tumori”, ha detto comunque una delle autrici, Alexandra White.

I dati sono relativi a un campione di 46.709 donne seguite per 8 anni che facevano parte del Sister Study, un trial che prendeva in considerazione le sorelle di donne colpite da tumore.