Perchè non hai un bel sedere nonostante fai molti squat?

Perchè non hai un bel sedere nonostante fai molti squat? Diciamo pure che se parti dal presupposto che per avere un lato B degno di nota tu debba eseguire solo ed esclusivamente squat, ti sei già data in parte la risposta.

Lo squat è un movimento funzionale che implica:

  • una piena consapevolezza del movimento
  • la corretta esecuzione del movimento
  • l’attivazione dei muscoli coinvolti

I tre punti sopra indicati, sono spesso e volentieri disattesi, per tanto lo squat non è l’unico esercizio da considerare per vedere risultati soddisfacenti sul tuo di dietro.

Perchè non hai un bel sedere nonostante ti alleni?

Forse la domanda più corretta è perchè non hai un bel sedere nonostante di alleni. Ecco quindi un elenco di motivi da prendere in considerazione prima di lamentarti e sentirti frustrata del fatto che non vedi risultati sperati.

Genetica. Abbiamo sempre suggerito di essere estremamente realistiche rispetto agli obiettivi da raggiungere. Questo non vuol dire non poter sognare ad occhi aperti, ma nel caso specifico dell’allenamento dei glutei, la genetica ha il suo peso specifico. Se sei naturalmente dotata ovviamente anche l’allenamento darà maggiori soddisfazioni.

Non presti attenzione all’alimentazione. Pretendere di ottenere dei risultati in maniera mirata e soprattutto senza il supporto di una corretta alimentazione è più o meno pura utopia. La perdita di massa grassa in eccesso in favore di un aumento della massa magra, senz’altro rientra nel range degli obiettivi da raggiungere ancor prima di pensare al singolo muscolo da sviluppare. In questo senso, un piano alimentare che si compone principalmente alimenti come proteine magre, grassi e carboidrati sani, è da preferire. Come sempre ti suggeriamo di evitare il fai da te e di rivolgerti ad un professionista del settore.

Quanto ti alleni eviti i carichi troppo pesanti ed esegui sempre gli stessi esercizi. Eseguire sempre lo stesso allenamento non ti permette di vedere progressi. Un piano di allenamento volto a migliorare il tono muscolare dei glutei potrebbe includere 3 giorni di allenamento mirato con squat, affondi, hip thrust, e due di allenamento cardio con attrezzi come Vertical climber o scatti su tappeto. Inoltre abbandona il pregiudizio rispetto al sollevamento di carichi pesanti. Il vero cambiamento si ottiene nel momento in cui ci si spinge oltre la propria zona di comfort, che si traduce spesso nell’eseguire dai 3 ai 5 set da 12 ripetizioni con un carico tale che ti permetta di eseguire in maniera corretta l’esercizio e nello stesso tempo ti metta alla prova nell’eseguire le ultime ripetizioni. I tempi di riposo dovrebbero attestarsi intorno al minuto/minuto e mezzo.

Allenamento a casa senza salti totalbody

L’allenamento a casa senza salti è la tipologia di allenamento che più spesso ci richiedete. Il tema delle ginocchia deboli e del come evitare di sollecitarle in maniera eccessiva è sempre attuale. Secondo alcune ricerche infatti salti di vario genere mettono sotto estremo sforzo le articolazioni, all’incirca 12 volte in più rispetto ad una camminata normale sulla strada.

Allenamento a casa senza salti totalbody

Si tratta di un allenamento da eseguire a casa senza salti è che ti permetterà di allenare tutto il corpo, mettendo in movimento tutti i muscoli. Inoltre ti permetterà di metterti alla prova in alcuni esercizi non così scontati da eseguire. Come sempre, ti ricordiamo di verificare di essere nelle condizione di salute e di allenamento per poter eseguire il workout.

Come eseguire l’allenamento a casa senza salti totalbody

Questo workout prevede un’esecuzione di tipo ladder, letteralmente a scalare con le ripetizioni fino a concludere il circuito. Si parte da 30 ripetizioni per esercizio al primo giro del circuito, proseguendo a scalare di 3 ripetizioni per esercizio fino ad arrivare all’ultimo round che articola in 15 ripetizioni per esercizio. L’allenamento si divide in 3 esercizi da eseguire consecutivamente senza pause. Ovviamente ti ricordiamo sempre di eseguire l’allenamento ascoltando il tuo corpo, e di spacchettare le ripetizioni o prendere una pausa se necessario.

Per eseguire l’allenamento avrai bisogno di:

  • un tappetino
  • una bottiglietta d’acqua

Squat

  • Posiziona l’elastico al di sotto dei glutei
  • Gambe leggermente divaricate, punte dei piedi che puntano all’esterno, addome attivo e schiena dritta
  • Scendi in posizione di deep squat (massima accovacciata) accompagnando il movimento portando le braccia in avanti
  • Ritorna in posizione di partenza distendendo completamente l’anca
  • Continua ad eseguire il movimento in maniera continuata e fluida in per il numero di ripetizioni indicato

Push up

  • Inizia dalla posizione plank
  • Posiziona le braccia in maniera tale che i polsi siano perpendicolari alle spalle
  • Abbassati portando il petto verso terra, senza toccarla
  • Gomiti che puntano verso l’alto, addome attivo, glutei strizzati
  • Ritorna in posizione di plank con un movimento deciso.
  • Ripeti il movimento

Butterfly crunch

  • Sdradiati con la schiena ben stesa per terra, piega le ginocchia verso l’esterno, piante dei piedi e talloni uniti e braccia distese dietro la testa.
  • Inspira e alza la testa e le spalle, arricciati sulle costole, con lo sguardo rivolto verso le tue gambe.
  • Porta le braccia in avanti rispetto alle gambe.
  • Inspira e piega le gambe nella posizione di partenza. Questa conta come una ripetizione.

35.000 contagi, boom di decessi

Ormai nel pieno della seconda ondata. Rimanete a casa, è ora di capirlo

Varie_14317.jpg

Crescono di nuovo i contagi, facendo registrare oggi la cifra di 35.098, per un totale di 995.463.

Purtroppo c’è un notevole balzo in avanti dei decessi, ben 580, numero che porta a un totale di 42.330 dall’inizio dell’epidemia.

I tamponi effettuati sono 217.758: ciò produce un tasso di positività del 16,1%, in calo di 1 punto percentuale rispetto a ieri. Altre 122 persone sono entrate in terapia intensiva, e in totale sono 2.971, mentre i ricoverati in tutto sono 28.633.

Di fronte a questi numeri e a una pressione sul sistema sanitario sempre più forte, l’Ordine dei Medici si è espresso chiedendo al governo l’adozione del lockdown, unico strumento realmente efficace a questo punto per appiattire la curva epidemica e resettare il sistema.

Nuovo anticorpo contro il coronavirus

Autorizzazione di emergenza per bamlanivimab

Varie_4962.jpg

Un nuovo anticorpo sviluppato da Eli Lilly si aggiunge alle armi terapeutiche a disposizione contro Sars-CoV-2. Il farmaco si chiama bamlanivimab e ha appena ricevuto un’autorizzazione di emergenza dalla Fda americana.

L’anticorpo monoclonale LY-CoV555 si lega alla proteina spike del virus, neutralizzandolo e bloccandone l’ingresso nelle cellule umane. La somministrazione è attraverso un’infusione endovenosa da effettuare in ospedale, e il farmaco è indicato per trattare i pazienti con Covid-19 da lieve a moderata, positività diagnosticata di recente e ad alto rischio di ospedalizzazione, come gli over 65 e le persone obese.

La terapia non è invece indicata nei pazienti pediatrici o negli adulti già ricoverati e che richiedono assistenza respiratoria.

Una proteina potrebbe fermare la Sla

Contrasta la progressione della malattia su modello animale

Malattie autoimmuni_10246.jpg

Uno studio, condotto dal Laboratorio di Neurobiologia Molecolare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e pubblicato on line sulla rivista scientifica EBioMedicine, ha evidenziato, per la prima volta, che la proteina CXCL13, della famiglia delle chemochine, è attivata dai neuroni che comandano i movimenti muscolari volontari (motoneuroni) e che la sua presenza ha effetti benefici nel contrasto della progressione della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) in un modello animale.

Si tratta di un aspetto interessante e sottovalutato dei disturbi neurodegenerativi in cui i processi immunitari sono attivati in diversi distretti e da diversi tipi di cellule con effetti che si discostano da quelli classicamente noti. La SLA è il disturbo neuromuscolare più comune che coinvolge principalmente le cellule dei motoneuroni.

Tratti antisociali in chi rifiuta la mascherina

Mancanza di empatia nei soggetti che negano la necessità dell’obbligo

Varie_7002.jpg

Anche un atto semplice, ma ormai quasi naturale, come indossare o meno una mascherina per proteggere sé e gli altri può diventare oggetto di studio e segnalare la presenza di un disturbo.

Un team di scienziati brasiliani ha presentato una ricerca, rilanciata sulle pagine del quotidiano inglese The Independent, realizzata su una platea di 1.500 persone fra i 18 e i 73 anni. Lo studio, basato su un questionario, è giunto alla conclusione che la resistenza all’obbligo di indossare la mascherina e in genere il rifiuto delle norme anti-contagio sarebbero riconducibili all’emergere di tratti anti-sociali della personalità.

Il questionario ha lasciato emergere due diversi profili: il primo, antisociale, è legato ai soggetti che oppongono resistenza agli obblighi derivanti dalle misure di contenimento di Sars-CoV-2. I

22.000 contagi, 221 decessi

Ormai nel pieno della seconda ondata

Varie_14317.jpg

Risalgono i contagi e giungono a un nuovo record giornaliero, 21.994. In totale, sono 564.778 i cittadini testati e trovati positivi dall’inizio dell’epidemia. Alla crescita della curva epidemica comincia purtroppo a corrispondere la crescita dei decessi, che oggi arrivano a 221, per un totale di 37.700.

Sono stati eseguiti 174.398 tamponi, per un tasso di positività del 12,6%, unica nota positiva della giornata perché in calo rispetto al 13,6% di ieri. I pazienti ricoverati sono 13.995, dei quali 1.411 si trovano in terapia intensiva, con una crescita di 127 posti nelle ultime 24 ore.

Le cellule Carcik per la leucemia linfoblastica acuta

Risposta al trattamento per l’86% dei pazienti

Leucemia_6985.jpg

Uno studio italiano dimostra che particolari cellule CAR-T ottenute a partire dalle cellule T di donatori sani e chiamate cellule CARCIK, somministrate a pazienti pediatrici e adulti affetti da leucemia linfoblastica acuta che hanno avuto una recidiva dopo il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, sono in grado di espandersi e persistere a lungo nell’organismo, e sono dotate di un’attività antitumorale molto promettente, associata a un buon profilo di sicurezza.

La terapia sperimentale è stata sviluppata nei laboratori di ricerca della Fondazione Tettamanti, con il coordinamento del Centro di emato-oncologia pediatrica della Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (MBBM) e la collaborazione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.