I contagiati in Italia sono milioni

I numeri reali sono molto diversi da quelli ufficiali

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Quel che è certo ormai è che i numeri reali dell’emergenza coronavirus sono molto diversi da quelli ufficiali resi pubblici ogni giorno dalla Protezione Civile. Un rapporto dell’Imperial College di Londra, punto di riferimento mondiale per l’epidemiologia, suggerisce per l’Italia la cifra di 6 milioni di contagiati.

Neil Ferguson, una delle massime autorità in materia, che ha convinto il riluttante Boris Johnson ad adottare il lockdown, spiega:

Troviamo che il rallentamento della crescita dei decessi segnalati quotidianamente in Italia sia coerente con un impatto significativo degli interventi attuati diverse settimane prima. In Italia, stimiamo che il numero di riproduzione effettiva, Rt, sia sceso a quasi 1 intorno al momento del blocco (11 marzo), anche se con un alto livello di incertezza.

Il coronavirus potrebbe infettare anche il cervello

In pericolo il sistema nervoso centrale

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Anche il sistema nervoso centrale dei pazienti affetti da Covid-19 potrebbe essere in pericolo. Lo dice uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Virology da un team dell’Università di Jilin, in Cina, guidato da Yan-Chao Li.

Lo studio ha analizzato campioni prelevati nei primi anni 2000 da vittime di Sars-CoV-1, il virus della Sars parente stretto del nuovo coronavirus. «Questi campioni hanno mostrato la presenza di particelle del virus nel cervello, trovate quasi esclusivamente nei neuroni», spiegano i ricercatori.

Studi condotti su modello murino, su topi transgenici modificati per essere sensibili ai coronavirus, mostrano che Sars-Cov-1 e Mers-Cov – il virus della Mers che ha colpito il Medio Oriente nel 2012 – possono penetrare nel cervello, probabilmente attraverso i nervi olfattivi, e propagarsi rapidamente ad alcune zone specifiche del cervello.

Coronavirus, come evitare il contagio e proteggere la pelle

Il decalogo dei dermatologi del San Gallicano

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“L’igiene delle mani è fondamentale per la prevenzione di molte infezioni – sottolinea Aldo Morrone, Direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico San Gallicano – perché rimuove microrganismi che possono essersi depositati sulla pelle attraverso micro-gocce presenti nell’aria o attraverso il contatto con oggetti o superfici contaminate.

È importante che le pratiche di igiene non alterino il film idrolipidico della cute per evitare che il suo ruolo di barriera non venga compromesso. Per questo lavarsi le mani nel corso della pandemia da coronavirus è fondamentale, ma non deve diventare un’operazione “maniacale”, con il rischio di infezioni o la comparsa di dermatiti irritative o allergiche”.
Qui di seguito alcuni consigli dei dermatologi dell’Istituto San Gallicano di Roma (IRCCS).

I danni ai polmoni causati dal coronavirus

Mostrati da uno studio dei ricercatori dello Spallanzani

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Immagini scioccanti quelle presentate dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma, che stanno per pubblicare uno studio sull’International Journal of Infectious Diseases con le radiografie e le Tac dei polmoni dei primi due pazienti infetti in Italia, la coppia di turisti cinesi in vacanza a Roma.

“Si tratta di studi preliminari sui primi pazienti e ce ne sono altri altrove. Sono molto utili per ‘fotografare’ la malattia e vedere come aggredisce l’organismo umano. Soprattutto la tac del polmone è un indicatore importante della gravità della malattia”, spiega Nicola Petrosillo, direttore del Dipartimento Clinico e di ricerca di malattie infettive dell’ospedale Spallanzani di Roma.

Pancake all’arancia per colazione

Chi non ama i pancake alzi la mano. Anche se non possiamo vedervi sappiamo che le braccia alzate sono veramente pochissime. I pancake all’arancia sono un ottimo modo per una colazione equilibrata, gustosissima e con un boost di Vitamina C.

Tutti conoscono l’importanza della Vitamina C soprattutto in periodo di influenza. Ricordiamo inoltre che la Vitamina C è un potente antiossidante che svolge un ruolo fondamentale nella sintesi del collagene e quindi della salute della tua pelle. Inoltre la Vitamina C ha un ruolo per quanto riguarda anche la salute di cartilagini, muscoli e vasi sanguigni.

Ovviamente la nostra ricetta dei pancake all’arancia, non ha come obiettivo coprire il fabbisogno giornaliero di Vitamina C, ma vuole suggerire un modo gustoso di inserirla in uno dei pasti principali della giornata.

Ricetta Pancake all’arancia per colazione

Quantità per 3 pancake

  • 100gr di farina d’avena
  • 70 gr di yogurt greco alla vaniglia (ma potete usare il gusto che preferite)
  • il succo di due spicchi di arance
  • Albume quanto basta per ottenere un composto compatto e non particolarmente liquido.
  • Gocce di cioccolato ( a piacere)
  • Mirtilli per guarnire

Come procedere

  • In una ciotola mettere la farina e aggiungere il bianco d’uovo
  • una volta amalgamato il composto aggiungere lo yogurt greco, il succo di arancia e le gocce di cioccolato
  • Scaldare un pentolino e versare il composto con un dosatore simile a quello utilizzato per le proteine in polvere, o qualsiasi dosatore da 50cc
  • Cuocere a fuoco lento e coprire i pancake con un coperchio durante la cottura
  • Quando uno de lati vi sembrerà piuttosto cotto, girare con il pancake per continuare la cottura, sempre a fuoco lento, dal lato opposto.
  • Continuare con la procedura per tutti i pancake.
  • Impiattali uno sopra l’altro, e guarnirli con mirtilli e uno spicchio d’arancio.
  • Ovviamente se preferite potete aggiungere altra frutta, come lamponi o more.

 

Si sperimenta un vaccino italiano per il coronavirus

Parte il trial per il vaccino dell’azienda Takis

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Sta per partire la prima fase di sperimentazione per il vaccino progettato dall’azienda Takis contro il coronavirus Sars-Cov2. Luigi Aurisicchio, amministratore delegato di Takis, conferma: “Se i risultati saranno soddisfacenti, il vaccino potrebbe già essere testato sull’uomo nel prossimo autunno”.

I ricercatori di Takis hanno ottenuto il vaccino partendo da un frammento del materiale genetico e basandosi sulla tecnica dell’elettroporazione, che consiste nell’iniezione nel muscolo seguita un brevissimo impulso elettrico che facilita l’ingresso del vaccino nelle cellule e attiva il sistema immunitario.

Dai primi test in laboratorio emerge “una forte risposta da parte del sistema immunitario”, spiegano i ricercatori della Takis, che si trova a Castel Romano, vicino Roma.

Io mi alleno a casa: 4 round for time

Io mi alleno a casa è il mantra che accompagna noi fitness addicted, ormai che tutte le palestre d’Italia hanno chiuso, nonchè l’hashtag fitness che sta spopolando su instagram. Certo ci sono tantissime di voi che si allenano regolarmente a casa, per tutta una serie di motivi, non ultima una questione di tempo.

Iniziamo dalla spiegazione della tipologia di allenamento. Si tratta di un allenamento ad alta intensità che prende in prestito dal crossfit la dicitura “For Time“. Quando il vostro coach o nel caso specifico noi vi diciamo di eseguire un allenamento for time intendono dire eseguire la sequenza di esercizi data nel più breve tempo possibile. Questo non vuol dire necessariamente dimenticarsi di eseguire l’allenamento in forma corretta, anzi è fondamentale, prima di eseguire l’allenamento verificare di essere in condizioni fisiche e di salute per poterlo eseguire.

E’ fondamentale avere un cronometro e registrare il tempo, in maniera tale da poterlo confrontare tutte le volte che eseguirete l’allenamento. Se cerchi un modo quindi per migliorare la tua capacità di performance dell’allenamento e allo stesso tempo, bruciare un bel po’ di calorie (sopratutto ora che sei costretta sul divano) questo è senz’altro nella top 3.

Io mi alleno a casa: 4 round for time

Per eseguire l’allenamento avrai bisogno di :

  • una bottiglietta d’acqua (vi ricordiamo però di non allagare lo stomaco durante l’allenamento)
  • un tappetino
  • un timer

Prima di eseguire ogni allenamento, ti ricordiamo (e non ci stancheremo mai di farlo) di verificare con un medico di essere nelle condizioni di salute per poter eseguire il workout, ma anche il vostro livello di allenamento deve necessariamente essere adeguato.

2 min e mezzo di corsa sul posto (ma se avete in casa un tapis roulant potete anche 400 mt di corsa)

75 air squat

50 V-Up (che potete sostituire con dei regolari crunch eventualmente l’esercizio dovesse essere particolarmente avanzato)

25 burpee

 

Coronavirus, lo strano caso delle Tc polmonari senza esito

In alcuni pazienti l’esame non rivela alcuna anomalia

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Sono ancora molti gli aspetti misteriosi di Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da ricercatori cinesi del First Affiliated Hospital of Guangzhou Medical University rivela come alcuni pazienti affetti dalla malattia possano non presentare febbre e anomalie visibili alla Tc polmonare.

«Da dicembre, quando la malattia è emersa nella città di Wuhan e si è diffusa rapidamente in tutta la Cina, siamo alla continua ricerca di dati precisi sulle caratteristiche cliniche dei pazienti affetti», afferma Wei-jie Guan, primo autore del lavoro.

Gli scienziati hanno ricavato i dati associati a 1099 pazienti con Covid-19 provenienti da 552 ospedali di 30 province dall’inizio dell’epidemia fino al 29 gennaio scorso.

Essere bilingui allontana la demenza

Costituisce un fattore di riserva cognitiva

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Conviene studiare le lingue straniere. Lo dice uno studio dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona che spiega come la conoscenza di un’altra lingua abbia l’effetto di ridurre le probabilità di sviluppare una demenza in età avanzata.

Il bilinguismo agirebbe cioè come fattore di riserva cognitiva contro la demenza. Lo studio, pubblicato su Alzheimer’s Research and Therapy, ha preso in esame un centinaio di pazienti affetti da lieve deficit cognitivo. I pazienti erano sia bilingui che monolingui, e avevano un’età media di 73 anni.

Le persone che utilizzavano alternativamente il catalano e lo spagnolo venivano considerate bilingui. Chi invece utilizzava solo a tratti il catalano veniva considerato monolingue.

All’inizio dello studio i due gruppi mostravano lo stesso livello di compromissione cognitiva. I bilingui mostravano un’atrofia cerebrale maggiore dei monolingui.