Mieloma e leucemia, nuove combinazioni più efficaci


Nuovi farmaci per terapie innovative

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Amgen ha annunciato nuovi risultati clinici relativi ai suoi farmaci antitumorali in commercio. I dati verranno presentati in occasione del 61° Congresso annuale della American Society of Hematology (ASH), che si terrà a Orlando.
Lo studio di fase III CANDOR, che è stato accettato in forma di late-breaking abstract, ha valutato carfilzomib in combinazione con desametasone e daratumumab (KdD) vs carfilzomib e desametasone da soli (Kd) in pazienti con mieloma multiplo recidivante o refrattario. Ulteriori dati della franchise ematologica di Amgen includeranno nuovi risultati della piattaforma BiTE (Bispecific T-cell Engager, anticorpo bispecifico in grado di legarsi ai linfociti T) in diversi tumori ematologici, ivi inclusi mieloma multiplo, leucemia mieloide acuta, leucemia linfoblastica acuta (LLA), linfoma diffuso a grandi cellule B e linfoma non-Hodgkin.
“Il late-breaking abstract …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Non scuotete la testa per togliere l’acqua dalle orecchie


Possibili danni al cervello, soprattutto dei più piccoli

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Spesso lo vediamo fare anche ai nuotatori professionisti al termine di una gara. Dopo aver tolto la cuffia, gli atleti scrollano la testa per togliersi l’acqua dalle orecchie. Niente di più sbagliato.
Uno studio della Cornell University e del Virginia Tech coordinato dal dott. Anuj Baskota è giunto a tale conclusione ricreando un condotto uditivo umano in 3D, sottoponendolo poi ai movimenti necessari per causare l’espulsione dell’acqua.
La copia è stata ricreata sulla base di scansioni della testa di una persona grazie a una tomografia computerizzata. Il file ottenuto è stato stampato in 3D.
Costruito il modello e inserita l’acqua, i medici lo hanno scosso con violenza con un macchinario fino a far uscire il liquido. È stata necessaria un’accelerazione di 10g, “che può causare gravi danni al cervello umano”, come spiegano gli autori dello studio presentato in occasione del meeting …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Come sostituire il burro nelle torte: ecco tutte le alternative valide

Le ragioni per sostituire il burro nei dolci possono essere moltissime. C’è chi è vegano, chi punta a un’alimentazione più dietetica e chi, invece, ha la necessità di sostituirlo perché è allergico o intollerante. Ci sono anche persone che decidono di sostituire il burro perché non riescono a digerirlo. Vediamo allora come sostituire il burro nelle torte ovvero tutti i modi di preparare dolci che non comprendano questo ingrediente ma che siano comunque ultra gradevoli per il palato e soffici.

Come sostituire il burro nelle torte: quali ingredienti usare

Ci sono molti ingredienti utili per sostituire il burro sia di origine animale che di origine vegetale, da scegliere a seconda delle preferenze.

Yogurt e panna

Per le torte l’idea è sostituire il burro con lo yogurt e la panna, nella versione vegetale qualora si volesse preparare dolci anche per vegani. Il gusto leggero e delicato di questi ingredienti è l’ideale per essere combinato nei dolci. Il vantaggio è anche che, scegliendo questi ingredienti, il risultato sarà decisamente meno calorico. Bisogna però prestare molta attenzione alle dosi considerando che, in linea di massima, 100 gr di burro sono sostituibili con 125 ml di prodotto. Leggi Yogurt tradizionale e Yogurt greco: chi vince?

Olio extra vergine di oliva e non solo

L’olio extra vergine di oliva è un ottimo sostituto del burro sia nelle ricette salate che nelle ricette dolci. Si può utilizzare per condire, per friggere e per soffriggere ricordando che burro e olio hanno composizioni diverse e che le quantità da utilizzare variano. 100 gr di burro vengono sostituiti con 80 ml circa di olio; un piccolo accorgimento: quando si preparano i dolci è bene abbassare di poco questa quantità scendendo tra i 60 e i 70 ml. Così facendo l’impasto risulterà ancora più leggero. Oltre all’olio d’oliva risulta utile in questo senso anche l’olio di semi.

Ricotta

Anche la ricotta è una piacevole alternativa poco calorica al burro. Il vantaggio è la consistenza, che permette di impastare a mano in maniera semplice. L’azione della ricotta, soprattutto se cotta, è quella di asciugare l’impasto ma bisogna prestare attenzione a utilizzare un uovo in più, del latte o della panna. 100 gr di burro vengono sostituiti con 120-125 gr di ricotta.

Crema di frutta secca

Ne avete mai sentito parlare? Con nocciole, anacardi, arachidi e non solo si possono ottenere creme spalmabili molto dense ideali per sostituire il burro. Le creme di frutta secca che si trovano in commercio sono spesso iper caloriche ma si può ovviare a questo problema facendole in casa; semplicissime da fare, è sufficiente tostare gli ingredienti e frullarli in un mixer fino a che non rilasciano i loro oli naturali. A quel punto si viene a creare un impasto morbido e cremoso, il perfetto sostituto del burro.

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Broncomalacia, impiantato primo bronco in 3D

Intervento sperimentale su un bambino di 5 anni

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Un “bronco” riassorbibile stampato in 3D per restituire il respiro a un bambino di 5 anni. È stato impiantato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con un intervento sperimentale, su un paziente affetto da broncomalacia, un cedimento della parete bronchiale che impediva il normale flusso di aria nel polmone sinistro.

È la prima operazione di questo genere in Europa. Il dispositivo, realizzato grazie a un lavoro d’équipe durato oltre 6 mesi, ha consentito al bambino di respirare autonomamente. Il “bronco” 3D è stato interamente progettato al Bambino Gesù con sofisticate tecniche di imaging e bioingegneria. È stato stampato con materiale bio-riassorbibile che verrà progressivamente eliminato dall’organismo dopo aver accompagnato la crescita dell’apparato respiratorio del bambino e restituito al bronco la sua funzionalità.

Colazione proteica dolce o salata per fare il pieno di energia con pochi grassi

La colazione è un momento importantissimo della giornata, oltre ad essere uno dei più piacevoli. Non andrebbe mai saltata: infatti durante la notte il nostro corpo, nonostante il metabolismo rallenti, continua a bruciare calorie. Da qui la sua importanza. Ognuno ha le sue preferenze: c’è chi si orienta su quella dolce, chi su quella salata. Ma l’esigenza principale è che sia equilibrata e sana, nel rispetto di un’alimentazione non troppo ricca di zuccheri e grassi. La colazione proteica è un ottimo compromesso per iniziare al meglio la giornata, con energia e carica, per avere lo sprint giusto per affrontare gli impegni quotidiani.

Per evitare di assumere troppi zuccheri e grassi nel primo pasto della giornata, ecco alcune validissime opzioni  che consentono di fare il pieno di energia con gusto, ma senza rinunciare del tutto ad alternative dolci. Che ovviamente, si affiancano a quelle salate, così da accontentare entrambe le categorie di fan della colazione. Il mondo, infatti si divide tra chi la mattina senza una coccola dolce proprio non riesce a cominciare la giornata e chi invece preferisce cibi della tradizione anglosassone, più che di quella italiana.

Colazione proteica dolce

  1. Fiocchi d’avena: l’avena è il cereale più ricco di proteine. Consumata a colazione apporta un alto tasso non solo di proteine, ma anche di fibre, preziose per la regolarità dell’intestino. Si possono abbinare a muesli, frutta secca, frutta fresca, scaglie di cioccolato fondente.
  2. Porridge: ricetta tipica della colazione inglese, consiste nel cuocere i fiocchi d’avena in acqua o latte e aggiungere poi ingredienti a piacere (sia dolci che salati).
  3. Yogurt greco: agevola la digestione, combatte la stitichezza ed è ricco di proteine, oltre che fonte di calcio, latticini e vitamina D. Anche in questo caso si può arricchire il tutto con frutta o con ingredienti a proprio piacimento. Un consiglio: le noci, la frutta secca più proteica. Contengono ferro, potassio, calcio, rame, zinco, omega 3 e fosforo.
  4. Pancakes proteici: per chi la mattina ha già voglia di mettersi ai fornelli ecco il piatto ideale per coniugare dolcezza ed energie. Si preparano con uova, farina di avena, banana, patate dolci, ma la ricetta può essere variata a seconda delle proprie preferenze. Ad esempio alcuni preferiscono la ricetta a base di albumi e yogurt greco, con aggiunta di cacao. Insomma, in cucina è bello anche sperimentare.
  5. Frullati: il mix di frutta frullata piace a tutti! La banana è l’ingrediente immancabile, che conferisce anche maggiore cremosità al tutto, ma ovviamente possono essere aggiunti al latte a allo yogurt anche kiwi, fragole e così via.

Colazione proteica salata

colazione proteica
Fonte: Pixabay
  1. Pane: non bianco, ma integrale, ricco di fibre, vitamine e proteine, da abbinare alla marmellata preferita, per un gusto dolce in più, oppure ai fiocchi di latte, con un pizzico di sale e poco olio. O ancora, si può optare per salumi magri, come fesa di tacchino o bresaola.
  2. Uova: ai più fanno storcere il naso a prima mattina e in effetti le uova a colazione non sono una tradizione tipicamente italiana. Ma consumate a inizio giornata sono un vero e proprio carico di ferro, fosforo, calcio e proteine, contenute principalmente nell’albume. In camicia, strapazzate, sode, alla coque, sotto forma di frittata o omelette: la scelta è varia. Poi certo, si possono anche imitare gli inglesi, che le accompagnano con funghi e pomodori!
  3. Salmone affumicato: vero must have della colazione proteica degli sportivi, ricco di proteine e omega-3. Da gustare insieme a una fetta di pane e a un paio di cucchiaini di formaggio spalmabile o fiocchi di latte.

Quante calorie si bruciano in un giorno?

Quante calorie si bruciano in un giorno? Questa domanda è gettonatissima soprattutto tra coloro che vogliono intraprender un percorso di dimagrimento, che va inevitabilmente a cambiare il regime alimentare e a rimodulare il piano dei pasti, sia nella qualità che nella quantità. Ovviamente ogni caso è a sé stante, ognuno ha bisogno di essere seguito da uno specialista che sappia individuare cosa è più adatto, in base al proprio stile di vita, alla costituzione fisica, alle abitudini. In base a questi elementi si può capire qual è il fabbisogno energetico e dunque calorico di ciascuno e regolare l’alimentazione. Non si possono trascurare anche l’età del soggetto e il sesso, che incidono sul calcolo.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il calcolo

Il fabbisogno calorico giornaliero di una persona è composto da 3 elementi:

  • metabolismo basale;
  • TID, termogenesi indotta dalla dieta;
  • attività fisica.

Metabolismo Basale

Il metabolismo basale è la quantità di energia consumata da una persona sveglia ma in totale rilassamento psicofisico, quella insomma che serve solo per mantenere le funzioni vitali. Il 70% è composto da calorie derivanti dai grassi e dipende molto della percentuale di massa magra del soggetto: più è alta e più sono le calorie utilizzate. Per questo le persone con una struttura muscolare solida si mantengono in forma più facilmente.

TID

La termogenesi indotta dalla dieta è l’energia che serve per digerire, metabolizzare ed assorbire il cibo introdotto.

Attività fisica

Non è solo quella che si fa in palestra, perché include qualsiasi movimento del corpo che vada a interrompere la condizione di riposo. Lo sport è essenziale, perché permette di dimagrire in modo semplice e senza ripercussioni sulla salute. Tra l’altro lo sport innalza anche la termogenesi e la mantiene alta per molte ore: così si continuano a bruciare calorie anche a riposo, velocizzando il dimagrimento.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il totale

Il consumo calorico totale giornaliero è dato dalla spesa energetica del metabolismo basale più le calorie che servono per l’attività fisica quotidiana ed infine il TID. Di media possiamo dire che una donna di media altezza e peso ha bisogno di assumere circa 2000 calorie al giorno per mantenere il peso e di 1500 calorie per perdere peso. Un uomo medio ha bisogno di 2500 calorie per mantenere il peso e tra le 1800 e le 2000 per perdere peso. Questi dati non tengono conto di variabili importanti, come già detto, quali lo stile di vita, l’età, ecc…

Curiosità: relazione fumo-calorie

La nicotina è una di quelle sostanze che provocano consumo calorico. Un pacchetto di sigarette provoca un dispendio di circa 150-200 calorie. Questo è il motivo per cui quando si smette di fumare si ha la tendenza a ingrassare più facilmente.

In quale ospedale partorire?

I parametri per scegliere il punto nascita migliore

L’esperienza conta anche nei reparti di maternità. Un alto numero di parti eseguiti in un anno, infatti, si traduce in maggiori garanzie di sicurezza per mamme e bambini. È bene tenerne conto al momento di scegliere l’ospedale.
Nel nostro Paese, gli ospedali pubblici o privati accreditati che eseguono almeno 10 parti all’anno sono 445. Ma in quali di questi hanno visto la luce più bambini?

Le 15 maternità al top per volume di nascite…

Gli Ospedali italiani più performanti si concentrano in 6 regioni, tutte al centro-nord. Quello che vanta il più alto numero di nati è il Sant’Anna – A.O.U Città della Salute e della Scienza di Torino, presidio che da anni conduce questa classifica. Ad aggiudicarsi il 2° posto, invece, come nell’edizione precedente, è l’Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli di Milano.

Dieta Atkins, dimagrimento in 4 fasi con eliminazione di carboidrati

La Dieta Atkins prende il nome dal suo inventore, che nel metterla a punto l’ha testata su se stesso per risolvere il suo problema di sovrappeso. Nel tempo l’ha sempre più perfezionata, scrivendo anche diverse pubblicazioni in merito,

L’idea di fondo è che la causa principale del problema del sovrappeso e dell’obesità in Occidente sia dovuta all’assunzione di carboidrati raffinati. Eliminando questi ultimi (come zucchero e farina) il corpo ottiene grandi benefici. Trae l’energia necessaria per il suo funzionamento esclusivamente da grassi e proteine, assumibili senza alcun limite.

La dieta Atkins prevede 4 fasi: approccio, perdita di peso, pre-mantenimento e mantenimento definitivo per il resto della vita.

La dieta Atkins nel dettaglio

  • Approccio: si possono consumare solo 20 grammi netti giornalieri di carboidrati. Sì a carne e formaggi magri, no ai legumi, troppo ricchi di amidi. In questa fase bisogna bere 8 bicchieri d’acqua al giorno, ridurre la caffeina ed escludere gli alcolici. Consigliata è anche l’assunzione di multivitaminici.
  • Perdita di peso: ogni settimana il limite giornaliero di carboidrati aumenta di 5 grammi netti. Questa fase va avanti fino a quando non si è a circa 4 kili di distanza dal proprio obiettivo da raggiungere, in termini di peso.
  • Pre-mantenimento: a questo punto l’assunzione di carboidrati aumenta di 10 grammi alla settimana.
  • Mantenimento: bisogna mantenere le abitudini acquisite nelle fasi precedenti e ricominciare dall’inizio se il peso viene riacquistato.

Pro e contro della dieta Atkins

Questo regime costringe il corpo ad utilizzare i lipidi e le proteine come fonte energetica alternativa. Ciò implica un veloce dimagrimento, dato che la dieta accresce il dispendio energetico quotidiano (grazie all’elevato apporto proteico), aumenta il senso di sazietà e stimola la produzione di ormoni anabolici, che uniti allo sport alzano il metabolismo basale.

Di contro, va specificato che la dieta fa sì che le riserve glucidiche dell’organismo si esauriscano velocemente: il corpo brucia i grassi e produce corpi chetonici, che però abbassano il pH ematico (rendono il sangue più acido) e causano nausea, cefalea, affaticamento. Altri possibili effetti collaterali imputabili alla dieta Atkins sono insonnia, costipazione, osteoporosi, malattie malattie cardiovascolari. Infatti per soddisfare le richieste energetiche dell’organismo si fa ricorso a grossi quantitativi di grassi animali, che innalzano i livelli di colesterolo.

La dieta della mente: prima di cambiare modo di mangiare, cambia modo di pensare

Il cibo non va a soddisfare solo un bisogno primario, che è quello di nutrirsi. Molto spesso diventa una valvola di sfogo, un modo per reprimere altre emozioni, che possono essere la rabbia, la paura, l’infelicità. E non solo: si mangia anche per noia. Da questo concetto parte lo psicoterapeuta Philippe Tahon nel suo libro Metti a dieta la tua mente. Nel volume Tahon propone un programma da seguire per perdere definitivamente i chili in eccesso: la dieta della mente.

Metti a dieta la tua mente

Il programma proposto da Philippe Tahon nel suo libro punta innanzitutto a cambiare la visuale, a compiere un lavoro sulla mente. La guida, infatti, oltre ad aiutare dal punto di vista nutrizionale, aiuta soprattutto a capire come essere più sereni nel proprio rapporto col cibo, senza confonderlo con le proprie emozioni e i propri “momenti no”, senza usarlo come valvola di sfogo né come autopunizione.

Insomma, un vero e proprio punto di vista diverso sul cibo, per liberarsi dalla trappola di diete proibitive e limitanti, il più delle volte inefficaci perché seguite senza alcun autocontrollo mentale. Senza l’aiuto del cervello, nemmeno il corpo collabora. Il primo cambiamento, quando si affronta una dieta, deve essere nel modo di pensare e poi in quello di mangiare.

Il cibo ha molto a che fare col cervello, perché il lavoro che bisogna compiere, ancor prima di quello fisico, quando ci si mette a dieta, è un lavoro mentale. Bisogna chiedersi perché si mangia, cosa rappresenta per noi il cibo, che valore ha il momento del pasto a tavola. Tutti questi aspetti sono stati indagati a fondo da Philippe Tahon, uno dei più famosi terapisti ed esperti di dimagrimento in Europa. Ha messo a punto una dieta le cui fondamenta, sono appunto di tipo psicologico: la dieta della mente.

La dieta della mente

La dieta della mente comincia dal cervello, per estendersi poi al corpo.

La prima lezione è ascoltare il proprio organismo e controllare i propri impulsi. Quando, ad esempio, ci si butta sui dolci spesso è perché si sta affrontando un momento di stress. Ci si sente a corto di tempo, a corto di energie, magari si dorme poco e c’è tanta pressione psicologica. Mangiare alimenti zuccherati alza il tasso glicemico del sangue ed è come “farsi una dose”, facendo il pieno di cibo solo per scaricare la tensione e allontanare i pensieri. Invece l’unico modo per mangiare in modo più sano è sintonizzarci con i messaggi che il corpo ci invia.

Ciò che dobbiamo sempre ricordare a noi stessi è che il corpo sa esattamente quando è sazio e ce lo fa sapere. Se ignoriamo i suoi messaggi lo facciamo a nostro rischio e pericolo. Lui non farà altro che immagazzinare le calorie in eccesso sotto forma di grasso, accumulando strato su strato finché non ci renderemo conto che è ora di darci un taglio.

Rabbia, paura e infelicità. Sono le tre emozioni a cui Tahon riconduce l’impulso della fame, quando non ha a che fare con una reale necessità di fornire nutrimento, energia e dunque calorie al corpo. Per questo, la seconda lezione che dà nel suo libro è cominciare a pensare che queste emozioni possano anche avere una valenza positiva. Gestirle, insomma, capire come incanalarle al meglio senza farsi del male e senza farne al proprio organismo e alla propria salute. Bisogna esternarle in modo corretto senza immagazzinare (oltre a calorie in eccesso) anche negatività.

Una maggior consapevolezza e comprensione di ciò che travaglia le nostre menti ci permetterà di mangiare in modo più accorto. Quando siamo distratti o addirittura sopraffatti da qualcos’altro, non siamo in grado di concentrarci sulle sensazioni fisiche e i segnali che il corpo ci invia.

 

La controversa paleodieta: funziona o no il modello ispirato all’uomo delle caverne?

La paleodieta è un modello alimentare che propone un ritorno all’alimentazione dei nostri antenati di 10.000 anni fa. Si tratta dunque un’alimentazione molto povera di carboidrati, ricca di carne, pesce e con molte bacche, frutta e verdura. Cereali, dolci e farine raffinate sono quasi del tutto assenti, come lo erano per l’uomo delle caverne insomma. A quei tempi l’alimentazione trovava base nei prodotti della caccia e della pesca, ma anche di ciò che la terra spontaneamente donava.

Può al giorno d’oggi essere un modello attuabile e sostenibile? In effetti la paleodieta è oggetto di molte critiche e di un’accesa discussione, che coinvolge biologi e nutrizionisti, molti dei quali scettici nei confronti dell’efficacia di questo piano alimentare iperproteico ispirato alla preistoria.

I principi della paleodieta

Secondo le direttive Fao/Oms e le linee guida varate da tutti i Paesi del mondo, l’apporto quotidiano consigliato di carboidrati dovrebbe essere del 55-75%. Questa percentuale nella paleodieta è decisamente più bassa. Sicuramente si tratta di un modello opposto alla dieta mediterranea, che fa invece della varietà la sua forza e che include pasta, patate, pane, legumi, cereali, carne e pesce, distribuiti in una sorta di “piramide” alimentare in base alle quantità giornaliere consigliate.

Il Consiglio di Disciplina dei biologi precisa al riguardo:

Non può in alcun modo essere consentita la tacita approvazione di una dieta che, se pur non vuol considerarsi improvvisata, non ha comunque mai goduto del privilegio della pubblicazione su una rivista scientifica, arrivando, di conseguenza, alle persone/pazienti senza essere stata prima controllata, verificata e, se è il caso, corretta.

Tempo fa il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei biologi ha anche sospeso per un mese un biologo nutrizionista sostenitore della paleodieta. Pur avendo portato testimonianze di pazienti che avevano tratto benefici da quel modello, il Consiglio ha comunque ritenuto la documentazione priva di valore scientifico. Per questo, ha sospeso ugualmente il suo iscritto.

Lo stile alimentare della paleodieta, infatti, solo di recente è stata oggetto di uno studio scientifico approfondito e specifico, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista European Journal of Nutrition. La ricerca dimostra che la paleodieta aumenta in misura significativa il rischio cardiovascolare e probabilmente anche quello oncologico, e causa modifiche molto vistose alla microflora batterica intestinale. Questo perché di base è una dieta sbilanciata. Impone la rinuncia ad alimenti importanti come i cereali e i legumi, l’eliminazione quasi totale dei carboidrati e dosi di carne eccessive. Questo si ripercuote su reni e fegato. Senza dimenticare che la mancata assunzione di latte e suoi derivati potrebbe portare a una carenza di calcio con conseguente osteoporosi.

Paleodieta: i pro

  • Netta riduzione del consumo di cibi industriali e alimenti lavorati.
  • Immediato senso di pienezza, dovuto alle quantità di proteine e fibre. La paleodieta è più saziante se paragonata a quella mediterranea.
  • Utilizzo di carni biologiche, nel pieno rispetto dei criteri in materia di allevamento.

Paleodieta: i contro

  • L’eliminazione di latticini, tuberi, cereali e legumi non è salutare. Si vanno a perdere moltissime sostanze nutritive indispensabili per il nostro organismo in essi contenuti.
  • Non è più sostenibile da un punto di vista ambientale.
  • Oggi non esistono prodotti della caccia e della pesca paragonabili a quelli che venivano consumati millenni fa, dal punto di vista qualitativo e nutrizionale.