Fiore di Bach Scleranthus: per gli eterni indecisi

Il fiore di Bach Scleranthus è ottenuto dal fiore secco, un nome particolare come il suo aspetto. Dall’aspetto è filiforme, duro, di un colore verde sbiadito e si nasconde tra le foglie. In pratica questo fiore appartenente alla famiglia delle Cariofillacee viene considerato di solito un’erbaccia. Venne scoperto da Edward Bach all’interno di un campo di stoppe. […]

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Coronavirus, solo 1 contagio su 1000 avviene all’aperto

Possibile consentire le attività all’aperto di bar e ristoranti

L’incidenza dei contagi all’aperto sul totale è quasi irrilevante. A dimostrarlo sono i dati dell’Health Protective Surveillance Centre irlandese, che monitora la situazione epidemiologica del paese.
Dei 232.164 casi di SARS-COV-2 rilevati dall’inizio della pandemia al 24 marzo di quest’anno, solo 262 erano attribuibili a una trasmissione avvenuta all’aperto. Si tratta dello 0,1% del totale. In altre parole, solo una persona su mille si sarebbe infettata in un luogo non chiuso.
I focolai legati ad assembramenti all’aria aperta sarebbero 42, 21 dei quali nell’ambito di cantieri edili e 20 riconducibili ad attività sportiva. L’ente aggiunge però che nel 20% dei casi totali è impossibile stabilire il luogo e la modalità del contagio.
Tuttavia, anche uno studio realizzato in Cina all’inizio della pandemia aveva offerto risultati simili. I dati di 1.245 casi registrati fra il 4 gennaio …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | coronavirus, contagi, assembramenti,

Distrofia di Duchenne, l’impatto delle alterazioni del timo

Il ruolo del sistema immunitario nella distrofia muscolare di Duchenne

Pubblicato su Nature Communications uno studio dei ricercatori dell’Università Statale di Milano e del Policlinico di Milano in cui viene dimostrata una vera e propria disregolazione immunitaria che partecipa ad aggravare la fragilità muscolare e il progressivo danneggiamento dei muscoli distrofici.

L’alterazione presente nel sistema immunitario di un individuo con distrofia muscolare si riflette infatti nell’alterata maturazione dei globuli bianchi del sangue (linfociti) che finiscono per migrare nei muscoli rilasciando sostanze infiammatorie che attivano segnali di danno con riduzione della massa muscolare e conseguente formazioni di tessuto fibrotico cicatriziale.

Covid, quali sono le reazioni ai vaccini

Elenco dei disturbi associati ai vari prodotti

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Ogni vaccino presenta una serie di possibili effetti collaterali. Sul primo ad essere approvato e utilizzato contro Covid-19 – quello di Pfizer/BioNtech – l’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato un elenco molto accurato dei possibili disturbi che in alcuni casi sarebbe in grado di provocare.

In genere, si tratta di conseguenze di “entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione. Tra le reazioni avverse – prosegue la nota Aifa – figuravano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre.

Arrossamento nel sito di iniezione e nausea si sono verificati in meno di 1 persona su 10.

Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni.

Covid, la sarcopenia aumenta il rischio di complicanze

Più probabilità di malattia grave con una massa muscolare ridotta

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Pochi muscoli rendono più suscettibili agli effetti negativi di Covid-19.
È stato pubblicato sulla rivista scientifica Radiology uno studio coordinato dall’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e dall’IRCCS Policlinico San Donato di Milano insieme ad altri centri che ha dimostrato come la sarcopenia, ovvero una ridotta massa muscolare, rappresenti un fattore prognostico negativo nei pazienti ospedalizzati per Covid.

L’obiettivo dello studio era stabilire quanto la ridotta massa muscolare fosse predittiva di decorso clinico sfavorevole nei pazienti Covid ricoverati nei reparti ordinari o in terapia intensiva, nel corso della prima ondata pandemica.

Nello studio retrospettivo (dati raccolti dal 21 febbraio al 30 aprile 2020) sono stati inclusi 552 pazienti di cui 364 uomini, con età media di 65 anni.

Coronavirus, 9 mesi di immunità dopo l’infezione

Uno studio del microbiologo Crisanti segnala un periodo di immunità lungo

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Nove o dieci mesi di immunità assicurata dopo l’infezione da nuovo coronavirus. È quanto sostiene l’ultimo studio firmato dal microbiologo Andrea Crisanti dell’Università di Padova e in fase di pubblicazione su Nature.

Lo studio si è basato sull’analisi di un gruppo di soggetti infettati durante la prima ondata a Vo’ Euganeo, in Veneto, divenuto tristemente noto come paese della prima vittima italiana di Sars-CoV-2. L’indagine, che ha coinvolto 125 residenti colpiti durante la prima ondata (88 positivi al tampone di febbraio 2020, gli altri al sierologico effettuato a maggio), ha concluso che il rischio di reinfezione è praticamente azzerato nel breve-medio termine.

Mutazioni genetiche e varianti del SARS-CoV-2

Nuova metodologia per la classificazione delle varianti

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Un team italiano ha realizzato uno studio comparativo su oltre 180.000 genomi di SARS-CoV-2 sequenziati in tutto il mondo.

A firmare lo studio, pubblicato su Molecular Biology and Evolution, sono i ricercatori dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e dell’Università Statale di Milano, con il supporto della piattaforma bioinformatica messa a disposizione dal nodo italiano dell’infrastruttura di ricerca europea Elixir per le scienze della vita.

I ricercatori, basandosi sulle caratteristiche dei genomi, propongono un metodo per la tipizzazione di quelli genomi virali innovativo ed efficace, sia per monitorare l’attuale distribuzione spazio-temporale del virus che per la predizione della sua diffusione.

Cancro, le bibite zuccherate aumentano il rischio

Il rischio aumenta all`aumentare del consumo

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È noto da tempo che le bevande zuccherate e gassate non siano amiche del nostro organismo. Oltre a contribuire all`insorgenza di obesità e diabete, le bibite possono aumentare anche il rischio di cancro.

A dimostrarlo è uno studio condotto presso il Cress (Epidemiology and Statistics Research Center) dell’Université Sorbonne Paris Cité, pubblicato su British Medical Journal.

La ricerca francese attesta che anche una piccola quantità di bevande zuccherate consumate ogni giorno potrebbe aumentare il rischio di ammalarsi di tumore.

L’indagine ha monitorato per cinque anni consecutivi le abitudini alimentari di più di 100mila adulti sani di nazionalità francese (di cui 79% donne e 21% uomini) con un’età media di circa 42 anni.

Covid, malattia renale complicanza più rischiosa

Principale fattore di rischio per il ricovero

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Maggior rischio di infettarsi e letalità più elevata. È il risultato del rapporto fra Covid-19 e malattia renale cronica. I pazienti con problemi renali sono particolarmente fragili e a rischio, di conseguenza andrebbero protetti prima degli altri con il vaccino, a prescindere dall’età.

È la richiesta espressa da Piergiorgio Messa, presidente Sin e direttore di Unità operativa complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto renale – Policlinico di Milano e docente di Nefrologia all’Università degli studi di Milano:

A preoccupare sono soprattutto i pazienti in dialisi», ha spiegato, «in quanto hanno un rischio di infezione oltre 5 volte superiore a quello della popolazione generale, dovuto a mezzi di trasporto comuni, così come le sale di attesa e le sale di trattamento dialitico, e ai contatti con lo staff medico.