Essere nevrotici aumenta il rischio di Parkinson

La malattia neurodegenerativa influenzata anche dai tratti di personalità

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La malattia di Parkinson colpisce circa l’1-2% della popolazione anziana mondiale ed è la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo il morbo di Alzheimer.

Seppur le cause non siano ancora note, gli scienziati ritengono che fattori genetici e ambientali contribuiscano alla sua insorgenza.

Una nuova ricerca con partecipazione dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irib) di Cosenza e l’Istituto per le bioimmagini e fisiologia molecolare (Cnr-Ibfm) di Milano, pubblicata su Movement Disorders, indica che anche il tratto di personalità definito “nevroticismo” è costantemente associato a un maggiore rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

La fibrillazione atriale è anche causa di demenza

Altera il flusso cerebrale e provoca declino cognitivo

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La fibrillazione atriale, la più comune tra le aritmie cardiache, causa declino cognitivo e demenza, anche in assenza di eventi clinici evidenti, come il classico ictus cerebrale.

È il risultato di un importante studio appena pubblicato su Europace, la prestigiosa rivista scientifica internazionale di aritmologia cardiaca, ed è diventata la prima notizia della Newsletter della Società Europea di Cardiologia.

La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare composto da cardiologi e ricercatori dell’ospedale Molinette della Città della Salute e dell’Università di Torino – professor Matteo Anselmino, dottor Andrea Saglietto, dottoressa Daniela Canova – e da un team di ingegneri del Politecnico di Torino – professor Luca Ridolfi e professoressa Stefania Scarsoglio.

Il ritocco estetico diventa XL per colpa del Covid

Aumentano le richieste di interventi radicali

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La penuria di relazioni sociali e l’isolamento cui ci ha costretto Sars-CoV-2 nell’ultimo anno hanno un inaspettato riflesso sulle scelte in ambito di chirurgia estetica. Aumentano infatti le richieste di interventi importanti su labbra, seno e glutei.

Daniele Spirito, specialista in chirurgia plastica a Roma e Como e docente presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica dell’Università di Milano, commenta:

“Dopo un anno di relazioni pubbliche ridotte all’osso a causa del Covid-19 si sta diffondendo la convinzione che nessuno ricordi più i nostri tratti somatici e la nostra silhouette, come se fossimo caduti in una sorta di oblio: per questo chi aveva già intenzione di ricorrere alla chirurgia per sentirsi giovane e bella adesso osa di più”.

Via libera perciò a correzioni anche invasive e appariscenti, più lifting che filler, più protesi che piccoli interventi.

3 esercizi per togliere la cellulite

Allenamenti mirati per eliminare la pelle a buccia d’arancia

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La cellulite è una piaga, si sa. Sono pochissime le donne che non l’abbiano sperimentata sulla propria pelle o che non siano ancora in lotta per liberarsene. I chili di troppo, infatti, non spiegano tutto e ci sono numerosi esempi di donne in perfetta forma e ciononostante colpite dall’inestetismo. Cosa fare?

Al di là dell’alimentazione, pilastro di ogni miglioramento fisico che si voglia perseguire, e di soluzioni di chirurgia estetica, per eliminare la cellulite è possibile intervenire anche solo attraverso l’esercizio fisico. Come?
Con 3 esercizi facili da compiere, ma che potrebbero garantire grandi soddisfazioni.

Il primo riguarda i polpacci. Si sta in piedi con il busto dritto e le braccia lungo i fianchi. L’esercizio consiste nel sollevarsi sulle punte dei piedi alzando il tallone. Allo stesso tempo si alzano le braccia portandole alle spalle.

Tasso al 6 per cento, calano le terapie intensive

Ospedali sotto pressione, è la terza ondata

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I nuovi casi di infezione sono 8.864, per un totale di 3.878.994 dall’inizio dell’epidemia. Sono 316 i decessi giornalieri, cifra che porta il totale a 117.243.
L’Italia è al primo posto fra i grandi paesi per numero di morti per milione. Sopra al nostro paese ci sono ora soltanto nazioni con un numero inferiore di abitanti.

I tamponi sono 146.728, il che produce un tasso di positività del 6%. Sale il numero dei ricoverati, attestandosi a 23.742, 94 posti letto in più rispetto a ieri. Scendono invece le terapie intensive, ora 3.244, 67 in meno di ieri.

Le dosi di vaccino somministrate in totale sono 15.352.790, mentre 4.507.326 persone hanno completato il loro percorso vaccinale con la seconda dose. In termini percentuali, il 17,7% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 7,4% risulta completamente vaccinato.

Covid-19, una proteina provoca casi gravi

Associazione tra HERV-W ENV e evoluzione della malattia

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I ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” hanno dimostrato per la prima volta la presenza di un’elevata quantità della proteina HERV-W ENV nelle cellule del sangue dei pazienti COVID-19.

La proteina è presente in particolare nei linfociti T, cellule che giocano un ruolo centrale nella risposta immunitaria verso le infezioni causate da virus e batteri. Nei pazienti COVID-19, la proteina è stata correlata all’infiammazione e all’alterazione ed esaurimento del funzionamento delle cellule del sistema immunitario.

L’osservazione che il livello della proteina riflette l’esito respiratorio dei pazienti durante l’ospedalizzazione suggerisce il suo ruolo nella patogenesi e nell’evoluzione della malattia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “EBioMedicine” del gruppo editoriale “The Lancet”.

Il trapianto fecale per il Clostridium difficile

Studio analizza i meccanismi che rendono efficace l’intervento

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In caso di infezioni intestinali resistenti, causate ad esempio da Clostridium difficile, una delle opzioni più efficaci è la modulazione del microbioma attraverso trapianto fecale (FMT).

La tecnica produce alterazioni nei microRna circolanti e del tessuto intestinale, base di partenza per la gestione di infezioni resistenti ai trattamenti standard.

Uno studio apparso su Gastroenterology si è concentrato sui meccanismi di funzionamento del trapianto fecale.

La procedura ha come scopo di ripopolare di batteri “buoni” l’intestino del paziente, nel caso in cui quest’ultimo non trovi giovamento dai trattamenti tradizionali e soffra di attacchi ricorrenti.

I dati indicano un’efficacia dell’FMT pari all’80%. La ragione di questa efficacia non è però così evidente. «Non è del tutto chiaro come funzioni un FMT a livello molecolare.

Tasso al 4,4, scendono i ricoveri

Ospedali sotto pressione, è la terza ondata

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I nuovi casi di infezione sono 13.447, per un totale di 3.793.033 dall’inizio dell’epidemia. Sono 476 i decessi giornalieri, cifra che porta il totale a 115.088.
L’Italia è di nuovo al primo posto fra i grandi paesi per numero di morti per milione. Sopra al nostro paese ci sono ora soltanto nazioni con un numero inferiore di abitanti.

I tamponi sono 304.990, il che produce un tasso di positività del 4,4%. Scende il numero dei ricoverati, attestandosi a 26.952, 377 posti letto in meno rispetto a ieri. Scendono anche le terapie intensive, ora 3.526, 67 in meno di ieri.

Le dosi di vaccino somministrate in totale sono 13.377.145, mentre 4.018.236 persone hanno completato il loro percorso vaccinale con la seconda dose. In termini percentuali, il 15,4% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 6,6% risulta completamente vaccinato.

AstraZeneca, dimezzare la prima dose per evitare trombosi

Possibile vaccinare il doppio delle persone con meno effetti collaterali

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Ridurre la prima dose del vaccino di AstraZeneca potrebbe avere un duplice effetto positivo: scongiurare i rarissimi casi di trombosi che si sono verificati in diversi paesi e al contempo aumentare il numero delle persone vaccinate.

A suggerire la soluzione è il team dell’Università di Greiswald guidato da Andreas Greinacher. In tutta Europa sono stati segnalati 222 casi sospetti della rara forma di trombosi caratterizzata da coaguli di sangue e bassa conta piastrinica, 30 sono i decessi certificati.

I sintomi legati a questa forma di trombosi assomigliano a quelli associati a una rara reazione avversa all’eparina, la trombocitopenia indotta da eparina (HIT).

Cos’è e come si cura la stomatite aftosa

Come comportarsi con stomatiti e afte della bocca

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La stomatite aftosa è una condizione che può essere anche molto fastidiosa. Si tratta di un processo infiammatorio a carico delle parti molle del cavo orale che si manifesta con la presenza di piccole piaghe ulcerose, definite afte. Le afte colpiscono gengive, palato, lingua e superfici interne di guance e labbra.

Fra le cause più comuni c’è una scarsa igiene orale, che favorisce il proliferare di batteri, l’utilizzo di apparecchi e protesi dentarie, microtraumi come morsicature e il calo delle difese immunitarie.

Vi sono vari fattori di rischio come la carenza di folati, vitamina B12 e ferro, ma anche lo stress, infezioni concomitanti, radio e chemioterapia e alterazioni ormonali dovute ad esempio al ciclo mestruale.

Le dimensioni e le forme delle afte sono di vario tipo, tutte rivestite da un alone giallo-biancastro e rosse al centro.