Una cura senza farmaci per l’Adhd

Il neurofeedback consente di allenare la propria attenzione

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Una nuova tecnica permette di contrastare gli effetti dell’Adhd – il disturbo da deficit di attenzione e iperattività – esercitando la propria attenzione grazie a un feedback immediato del livello di attività cerebrale.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Clinical Neurophysiology da un team dell’Università di Ginevra guidato da Marie-Pierre Deiber. I trattamenti farmacologici proposti in caso di Adhd possono essere anche molto pesanti, con effetti collaterali come disturbi del sonno, irritabilità e aumento del rischio di insorgenza di altri disturbi psichiatrici o malattie cardiovascolari.

«Per questi motivi abbiamo valutato un trattamento completamente non farmacologico e non invasivo basato sul principio del neurofeedback», spiega Marie-Pierre Deiber, prima autrice del lavoro.

La pillola aumenta il rischio di glaucoma

Nesso fra contraccettivi ormonali e rischio di sviluppare il glaucoma

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Uno studio pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology segnala il nesso possibile fra uso della pillola anticoncezionale e maggior rischio di insorgenza del glaucoma.

Kate Hogden, prima autrice dello studio, commenta: «Abbiamo studiato l’associazione tra l’uso di contraccettivi ormonali e l’incidenza del glaucoma nelle donne in età riproduttiva con particolare attenzione alla durata e al tipo di contraccettivi ormonali utilizzati».

Per arrivare alle proprie conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato dati presi da un database di IQVIA risalenti al periodo 2008-2018, identificando casi di glaucoma e ipertensione oculare.

I casi di glaucoma sono stati abbinati a 4 controlli per età, indice di massa corporea e tempo di follow up.

Nuovo test per la diagnosi del cancro della prostata

Non indica solo la presenza della malattia ma anche la sua gravità

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Un nuovo test per la diagnosi del cancro alla prostata non si limita a diagnosticare la malattia, ma ne indica la gravità.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancers da un team della Norwich Medical School della University of East Anglia guidato da Dan Brewer, che spiega:

«I test più comunemente usati per il cancro alla prostata includono esami del sangue, l’esame rettale digitale, la risonanza magnetica o la biopsia invasiva. Tuttavia, i medici faticano a prevedere quali tumori diventeranno aggressivi, rendendo difficile decidere il trattamento per molti uomini».

Il nuovo test – chiamato ExoGrail – è stato sviluppato combinando due fonti di biomarcatori: la misurazione di un marcatore proteico chiamato EN2 e i livelli di espressione genica di 10 geni correlati al rischio di cancro della prostata.

Artrosi della caviglia, meglio l’artroplastica totale

Più efficace rispetto all’artrodesi della caviglia

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Per superare un’artrosi grave della caviglia è meglio intervenire con un’artroplastica totale (Taa), intervento che consente il recupero di una migliore funzione a lungo termine rispetto all’artrodesi (Aa).

A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Bone & Joint Surgery da un team della University of Washington e del VA Puget Sound Health Care System guidato da Bruce Sangeorzan, che spiega:

«Entrambi i trattamenti per l’artrosi alla caviglia allo stadio terminale sono efficaci per alleviare il dolore e migliorare i risultati riportati dai pazienti. Tuttavia, sembra che la Taa porti a un miglioramento più ampio nella maggior parte delle misure di esito riportate dai pazienti a 48 mesi dall’intervento».

Nel suo stadio terminale, l’artrosi della caviglia è caratterizzata dalla perdita completa di cartilagine e dal dolore generato dal contatto osso su osso nell’articolazione.

Tumore allo stomaco e rischio di sbalzi glicemici

La gastrectomia può provocare problemi di controllo glicemico

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La maggior parte dei pazienti operati per un tumore allo stomaco può andare incontro a un maggior rischio di sbalzi glicemici dopo la gastrectomia. Lo afferma uno studio promosso dalla Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) in collaborazione con il Gruppo italiano di ricerca sul cancro gastrico (Gircg) e l’Associazione “Vivere senza stomaco si può Onlus”.

Secondo i dati preliminari dello studio, l’89% dei pazienti operati ha sintomi da ipoglicemia reattiva con debolezza, vertigini, sudorazione e vampate di calore o una dumping syndrome, nella quale a questi sintomi si aggiungono dolore con distensione addominale, nausea e vomito.

Si tratta del primo studio ad analizzare la prevalenza degli sbalzi glicemici nei pazienti gastroresecati.

Nuovo farmaco per il cancro della vescica

Enfortumab vedotin colpisce direttamente le cellule tumorali

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C’è un nuovo tipo di farmaco per il trattamento del cancro della vescica. Si tratta di enfortumab vedotin, nuovo composto che dirige la propria azione terapeutica direttamente verso le cellule tumorali, aumentando la sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro uroteliale della vescica. Gli effetti del farmaco sono descritti sul New England Journal of Medicine.

Il cancro uroteliale della vescica è il più comune dei tumori che colpiscono l’organo con circa il 90% dei casi, e può svilupparsi anche nella pelvi renale, nell’uretere e nell’uretra.

«Uno dei trattamenti più utilizzati per questo tipo di cancro è la chemioterapia, che però come sappiamo agisce prendendo di mira tutte le cellule del corpo, colpendo quindi anche le cellule non cancerose, e causando effetti collaterali», afferma Thomas Powles, della Queen Mary University e del Barts Cancer Center di Londra.

Covid, protezione altissima grazie ai vaccini

Con le due dosi protezione fino al 100 per cento dal rischio di decesso

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Il vaccino contro Covid-19, se si sono completate le dosi previste, è efficace circa all’80% nel proteggere dall’infezione, e fino al 100% dagli effetti più gravi della malattia, per tutte le fasce di età.

Lo dimostrano i dati elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità provenienti dall’anagrafe nazionale vaccini (AVM) e dalla sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus SARS-CoV-2 relativi al periodo tra il 21 giugno e il 4 luglio.

Nell’elaborazione è stato esaminato lo status vaccinale di infetti, ricoverati e deceduti per Sars-Cov-2, e l’efficacia vaccinale è stata calcolata separatamente per quattro fasce di età, 12-39, 40-59, 60-79 e over 80.

Coronavirus, un interruttore accende l’infezione nel corpo

Il ruolo fondamentale svolto dalle integrine

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Sars-CoV-2 riesce a invadere il nostro organismo servendosi delle integrine, proteine espresse da tutte le cellule umane che funzionano come interruttori universali.

A scoprirlo è uno studio pubblicato su Microorganism da un team italiano e presentato da Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’Università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili, al Congresso nazionale della Società italiana di virologia che si è svolto in modalità telematica.

“Tra le tematiche affrontate non è mancato un update sul virus che ci ha cambiato la vita. Molti sono stati gli studi condotti sul coronavirus pandemico e i relativi dati scientifici presentati”.