Fiore di Bach Scleranthus: per gli eterni indecisi

Il fiore di Bach Scleranthus è ottenuto dal fiore secco, un nome particolare come il suo aspetto. Dall’aspetto è filiforme, duro, di un colore verde sbiadito e si nasconde tra le foglie. In pratica questo fiore appartenente alla famiglia delle Cariofillacee viene considerato di solito un’erbaccia. Venne scoperto da Edward Bach all’interno di un campo di stoppe. […]

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Epidermolisi bollosa, efficace Filsuvez

Risultati positivi nello studio di Fase III

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Buone notizie per i pazienti affetti da epidermolisi bollosa (EB): sono infatti positivi i risultati di “EASE”, il più grande studio di Fase III mai condotto in questa patologia. Il farmaco in sperimentazione è il gel topico Filsuvez (AP101/Oleogel-S10), sviluppato per il trattamento dell’Epidermolisi Bollosa distrofica e giunzionale: come ha annunciato l’azienda biofarmaceutica Amryt, l’endpoint primario dello studio, rappresentato dalla guarigione e chiusura completa di una ferita target entro 45 giorni dall’inizio del trattamento, è stato raggiunto.
L’EB è una malattia genetica cutanea rara, cronica e dolorosa, che colpisce neonati, bambini e adulti provocando la separazione degli strati cutanei e della superficie degli organi interni. La sua incidenza globale è stimata in circa 1 caso su 20.000 persone: ci sono quindi fino a 30.000 individui affetti negli Stati Uniti e oltre 500.000 …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | epidermolisi, filsuvez, pelle,

Siamo tutti malati


Articolo a cura di Omar Sabry Science Communication @Tiss’You

Illustrazioni a cura di Tommaso Scandola

Sono stato contagiato e mi sono ammalato. Credevo di essere immune, poiché la razionalità è un vaccino ad ampio spettro, ma a quanto pare la paura è mutevole e trova nell’iper-informazione nuove forme di trasmissione. Altro che aerosol e droplets nell’aria. Mi è bastato sbloccare lo schermo del telefono. Prima il bombardamento mediatico dei giornalisti. Poi gli influencer, quelli che di solito parlano di make-up e cose frivole, con le loro storie Instagram sugli scaffali vuoti dell’Esselunga. Poi ho visto un video, dove un ragazzo tira fuori dalla tasca un oggetto misterioso causando il panico nelle persone attorno a lui, che scappano via urlando. Non era l’Iran e quell’oggetto non era una granata; il ragazzo semplicemente estraeva un fazzoletto nei pressi della fermata Romolo di Milano. È seguito un periodo di incubazione, in cui ero convinto di essere sano. Poi, è arrivato il primo sintomo. Un riflesso del trigemino, semplice allergia alla polvere, non saprei. Era uno di quei classici starnuti che sono abituato a fare in qualsiasi stagione dell’anno. Il sintomo non è stato lo starnuto, ma il terrore che ho provato nell’esecuzione di un gesto involontario che non potevo fermare. In quei tre secondi di solletico nasale ed espulsione forzata di aria sono arrivato a provare perfino senso di colpa. È stato lì che ho capito: il virus della paura aveva contagiato anche me.

IL VIRUS EGOISTA

Il virus egoistaIl virus è un microrganismo essenziale. Potremmo quasi dire che si tratta solamente di un mucchietto di informazioni genetiche ben impacchettate. Il suo scopo è quello di sopravvivere e replicare e lo fa diventando il parassita di una cellula, infettandola. Non è che abbia un progetto a lungo termine – se evolve lo fa solamente per errore – semplicemente ha un destino egoista, per usare le parole di Richard Dawkins. Sopravvive e replica, fino a che non entra in competizione con qualcosa di più forte di lui (come ad esempio un organismo multicellulare evoluto fino al punto da sviluppare un sistema immunitario adattativo, vi pare?). La volontà, se possiamo parlare in questi termini, di sopravvivere e replicare non è però esclusiva dei geni, di cui i virus sono dotati, ma anche delle idee che oggi possono diffondersi alla velocità di una connessione internet a banda larga e albergare, parassitarie, nelle nostre menti. Il tutto, in una misura di amplificazione così allargata che ci vede quotidianamente connessi, pronti a cedere parte della nostra coscienza individuale ad una coscienza universale sociale. La paura non è altro che un’idea e, se mi permettete l’uso di metafore e similitudini, si comporta come un virus. Si muore più frequentemente in macchina, che in aereo, eppure la quasi totalità delle persone ha un maggiore terrore del volo piuttosto che della guida, in preda ad una paura parassitaria che fugge qualsiasi regola razionale. Nel caso di una pandemia universale in grado di sterminarci, la paura ha raggiunto chiunque con un’efficienza e una rapidità tali che un virus ha solo da imparare. Alcuni sono portatori sani, ma ogni condivisione è un contagio e, in men che non si dica, esplode una pandemia di fobia senza precedenti.

LAVATEVI LE MANI

Così come un virus può essere più infettivo di un altro, allo stesso modo alcune paure possono essere più contagiose. Non si tratta sempre di un fatto negativo: c’è quella istintiva che porta le persone a sopravvivere. Se oggi facciamo i salti perché un innocente insettino si appoggia sul nostro naso, lo dobbiamo ai nostri antenati in preda ad una fifa che forse ai tempi era ritenuta ridicola, ma ha permesso loro di sopravvivere ai morsi di insetto. L’eccesso, però, può essere dannoso ed è la ragione per cui esistono parole per definire la paura con un’accezione negativa come: isteria, psicosi, paranoia. Se la razionalità non è sufficiente a renderci immuni agli attacchi di panico, per difenderci dobbiamo ricorrere a qualcosa di altrettanto irrazionale: la speranza. Lavatevi le mani, perché andrà tutto bene. Non dovete lavarvi le mani come arma di difesa. Lavatevi le mani perché è un buon comportamento. Un po’ come: seduti composti, così non vi viene la schiena storta. Lavatevi le mani perché potrebbe aumentare la vostra fortuna di non contrarre questo virus, ma se dovesse succedere non preoccupatevi. Nel caso, i farmaci vi faranno sentire meglio e, alla comparsa di sintomi più gravi, i medici faranno di tutto per aiutarvi. Qualcuno è morto, ma non lo scopriamo adesso che la morte fa parte della nostra vita. Magari leggere Heidegger vi può far bene, non lo so. In ogni caso supereremo tutto questo, ne sono sicuro. Non perché io sia un virologo, ma perché preferisco la speranza al terrore. E credo ce ne sia bisogno, quando la reazione della gente spaventa di più di un’infezione virale. Non sono solito dare consigli, ma questa volta mi sento di invitare tutti a dosare la propria capacità di fare informazione con post e condivisioni. Forse ci siamo già tutti ammalati, ma con un po’ di speranza possiamo guarire. E forse ne usciamo pure vaccinati.

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Coronavirus, è il caso di dimezzare la quarantena?

Dopo la Francia anche l’Italia pensa a una riduzione dei giorni

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Il governo francese ha deciso nei giorni scorsi di dimezzare la durata dell’isolamento per le persone risultate positive al nuovo coronavirus e per chi è entrato in contatto con un soggetto infetto ed è in attesa di un tampone.

La ragione la spiega il ministro della Sanità francese Olivier Véran: «Si è più contagiosi nei primi cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi o dopo un test positivo. Poi la contagiosità diminuisce in maniera molto significativa e dopo una settimana rimane, ma è molto debole».

La decisione ha alimentato il dibattito sull’argomento, fra chi è d’accordo con il governo francese e chi invece preferisce adottare le linee guida dell’Oms che parlano di 14 giorni di isolamento. Anche nel nostro paese, per uscire dall’isolamento servono 14 giorni, e per essere considerati guariti due tamponi negativi consecutivi.

Una proteina predice la mortalità da Covid-19

Fondamentale la misurazione della proteina ADAMTS13

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Una riduzione dei livelli di una proteina, ADAMTS13, misurata in laboratorio nei primi giorni di ricovero di un paziente affetto da COVID-19, è legata a un rischio maggiore di mortalità durante l’ospedalizzazione.

Sono i risultati di uno studio, pubblicato sulla rivista Thrombosis and Hemostasis, coordinato da Elvira Grandone, medico responsabile dell’Unità di Ricerca Emostasi e Trombosi dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Lo studio si inserisce all’interno di un più vasto studio osservazionale denominato COVID-19-SGR, che riunisce 52 tra medici e ricercatori dell’Ospedale di San Pio.

Come è noto, i pazienti affetti da COVID-19 presentano manifestazioni più o meno gravi della malattia associate, prevedibilmente, a conseguenze cliniche che possono essere estremamente diverse ed eterogenee.

Casi in calo, ma crescono le terapie intensive

Segnali di ripresa nella circolazione del virus

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In calo il numero dei nuovi positivi, 1.108 nelle ultime 24 ore. I casi totali sono 278.784. I decessi giornalieri sono 12, per un totale di 35.553, e le terapie intensive salgono ancora, arrivando a quota 142.

In calo anche il numero dei tamponi, 52.553 nelle ultime 24 ore.

Il governo ha deciso la chiusura di discoteche e locali da ballo allo scopo di contenere il progressivo aumento dei contagi fra i più giovani.

Decisa anche l’obbligatorietà della mascherina anche all’aperto fra le 18 e le 6 del mattino in prossimità di locali aperti al pubblico e in tutte le situazioni che non consentono il corretto distanziamento fra le persone.

Dal 3 giugno è consentita la libera circolazione dei cittadini fra le varie Regioni del paese. Si può far visita a parenti e amici, ovviamente sempre rispettando le norme sulle distanze e sugli assembramenti.

Allarme e-cig, composti tossici per cuore e polmoni

Combinandosi, le varie sostanze producono composti che minacciano la salute

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La combinazione di varie sostanze all’interno delle sigarette elettroniche – aromatizzanti e solventi – dà luogo a un mix deleterio per la salute umana, minacciata da nuovi composti chimici tossici soprattutto per le vie respiratorie, ma anche per il cuore.

A rivelarlo è uno studio presentato durante il Congresso della European Respiratory Society. I ricercatori della Duke University e i colleghi della Yale University hanno scoperto la presenza e la pericolosità delle nuove sostanze chimiche:

“Ci siamo preoccupati per gli alti livelli di questi nuovi composti che non erano stati studiati in passato e abbiamo deciso di condurre test tossicologici”, ha affermato Sven-Eric Jordt, professore associato di anestesiologia, farmacologia e biologia del cancro presso la Duke University School of Medicine.

Gli alimenti industriali fanno invecchiare

Nesso fra consumo di cibi processati e invecchiamento biologico

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È bene dedicare il giusto tempo alla preparazione dei nostri pasti. Il rischio in caso contrario è di consumare troppi alimenti processati, che secondo un recente studio stimolerebbero l’invecchiamento biologico.

La ricerca, apparsa sull’American Journal of Clinical Nutrition, sottolinea come il consumo di oltre 3 porzioni al giorno di cibo ultra-elaborato, ricco di zuccheri, sale, grassi saturi, additivi, conservanti ecc. sia associato a una probabilità doppia di mostrare telomeri più corti.

I telomeri, come noto, sono strutture del Dna localizzate all’estremità dei cromosomi, dei quali hanno il compito di conservare l’integrità. Con l’invecchiamento cellulare anche le capacità dei telomeri si riducono, alimentando in tal modo il processo. Per questo motivo, la loro lunghezza è un parametro utile per capire l’età biologica di un soggetto.

Nuova terapia per la CALD

Speranze per i pazienti colpiti da adrenoleucodistrofia cerebrale

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Annunciati i dati aggiornati dal programma di sviluppo clinico della terapia genica sperimentale elivaldogene autotemcel (eli-cel) per pazienti con adrenoleucodistrofia cerebrale (CALD), compresi i risultati a lungo termine dello studio di Fase 2/3 Starbeam (ALD-102/LTF-304) e i dati dello studio di Fase 3 (ALD-104).

I dati sono stati presentati in data odierna in occasione del 46° Congresso Annuale della European Society for Blood and Marrow Transplantation (EBMT).

La CALD è una malattia neurodegenerativa letale che colpisce principalmente i maschi giovani. Attualmente l’unico trattamento esistente è il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (allo-TCSE), associato a rischi significativi, tra cui la mortalità correlata al trapianto, il rigetto o l’insuccesso del trapianto e la malattia del trapianto contro l’ospite (graft-versus-host disease, GvHD).