Covid, opaganib appare sicuro

Risultati positivi per l’inibitore selettivo della sfingosina chinasi-2

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Lo studio globale di fase 2/3 con opaganib (Yeliva) nei pazienti ricoverati con polmonite grave da COVID-19 ha ricevuto una raccomandazione unanime a proseguire, in seguito a una valutazione della sicurezza pre-programmata da parte di un comitato di monitoraggio indipendente della sicurezza dei dati (DMSB). La raccomandazione del DSMB si basa su un’analisi non in cieco dei dati sulla sicurezza relativi ai primi 70 pazienti trattati per 14 giorni.
“Con ogni valutazione dei dati sulla sicurezza non in cieco svolta da revisori indipendenti, nel quadro del nostro programma di sviluppo, la nostra fiducia nel profilo di sicurezza di opaganib aumenta ulteriormente”, ha dichiarato Mark L. Levitt, M.D., Ph.D., Direttore medico di RedHill. “Stiamo raccogliendo rapidamente un set di dati sulla sicurezza solido e completo con opaganib, che ci dà buoni motivi per attendere la rapida conclusione di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | opaganib, coronavirus, Covid,

Coronavirus, i bambini sono meno contagiosi

La capacità di contagiare aumenta con l’età

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Una ricerca apparsa su Nature evidenzia come le capacità di contagio dei bambini non siano paragonabili a quelle degli adulti. A dimostrarlo sono i dati relativi alla riapertura delle scuole in tutto il mondo.

Nel nostro paese hanno riaperto oltre 65mila scuole, ma nell’arco di 4 settimane soltanto 1.212 istituti hanno registrato casi di contagio. Nel 93% dei casi, poi, è stato segnalato un solo contagio.

Le scuole e gli asili nido sono teoricamente un ambiente ideale per la trasmissione del coronavirus: si tratta di luoghi dove gruppi consistenti di individui si riuniscono al chiuso e per un tempo prolungato – spiega Walter Haas, epidemiologo di malattie infettive presso il Robert Koch Institute di Berlino – Eppure, a livello globale, le infezioni da COVID-19 sono ancora molto più basse tra i bambini che tra gli adulti.

Daratumumab anche per l’amiloidosi a catene leggere

Possibile opzione per una malattia senza trattamenti approvati

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L’amiloidosi a catene leggere (AL) potrebbe essere trattata con daratumumab. Janssen, la casa farmaceutica che ne detiene i diritti, ne ha chiesto l’approvazione all’Ema.

L’amiloidosi AL è una malattia rara, potenzialmente fatale, che si verifica quando una proteina insolubile, chiamata amiloide, si accumula nei tessuti e negli organi, compromettendone la funzione. Attualmente, per il trattamento di questa patologia, non esistono farmaci approvati da enti regolatori come l’European Medicines Agency (EMA) per l’Unione Europea o la Food and Drug Administration (FDA) per gli Stati Uniti.

La richiesta si basa sui dati dello studio di Fase 3 ANDROMEDA, presentato durante il Congresso annuale dell’European Hematology Association (EHA) del 2020.

Contagi in lieve aumento, balzo di decessi

Ormai nel pieno della seconda ondata. Rimanete a casa, è ora di capirlo

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Per la quinta volta consecutiva i nuovi contagi aumentano, anche se stavolta lo scarto è minore rispetto ai giorni scorsi. Nelle ultime 24 ore infatti sono stati registrati 31.758 nuovi casi, per un totale di 679.430 dall’inizio dell’epidemia.

Anche i tamponi aumentano ancora, attestandosi a 215.886. Ne consegue che il tasso di positività riscontrato è del 14,7%, mentre ieri si era fermato al 14,4%.

Purtroppo c’è un brusco aumento dei morti, oggi 297, per un totale di 38.618
I pazienti in terapia intensiva sono ora 1.843, con un aumento di 97 nell’ultima giornata, mentre i ricoverati sono in totale 17.966.

Coronavirus, fondamentali le finestre aperte

Strumento tanto semplice quanto efficace per contenere i contagi

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A volte basta essere semplici. Uno studio dell’Università del New Mexico ha segnalato l’efficacia di una misura contro Sars-CoV-2 davvero alla portata di tutti, cioè tenere le finestre aperte.

Una buona ventilazione e il ricambio costante dell’aria rappresentano un ostacolo alla capacità di diffusione dei virus, e del nuovo coronavirus in particolare.

Lo studio, pubblicato su Physics of Fluids, ha indagato l’effetto dell’aerazione sulla presenza in un ambiente chiuso dell’aerosol, elemento composto da particelle di dimensioni inferiori ai 5 micometri che viene emesso durante la respirazione o il risultato di residui dei droplet che si producono mentre si parla o quando si tossisce o starnutisce.

Diversi studi mostrano come, a differenza di altri virus, Sars-CoV-2 benefici nel suo obiettivo di replicazione della trasmissione airborne, appunto quella assicurata dall’aerosol.

17.000 contagi, ma i tamponi sono pochi

Ormai nel pieno della seconda ondata

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Nel bollettino di lunedì si assiste alla fisiologica riduzione dei casi accertati.

Questa settimana sono 17.012 i nuovi positivi individuati grazie a 124.686 tamponi effettuati, un numero molto più basso della media dei giorni scorsi.

Ciò si traduce in un tasso di positività riscontrata che sale ancora, attestandosi al 13,6% contro il 13,1% di ieri.

A dare il senso del progressivo deterioramento della situazione è anche il numero delle terapie intensive, aumentate oggi di 76 unità, per un totale di 1.284 posti occupati solo da pazienti Covid.

Il numero dei ricoverati è 12.997.

I decessi rimangono nella media del periodo, 141, per un totale di 37.479 dall’inizio dell’epidemia.

Un gruppo sanguigno protegge dal coronavirus

Chi ha il gruppo 0 rischia meno di sviluppare forme gravi del virus

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Ci sarebbe un nesso fra il gruppo sanguigno e la probabilità di infettarsi con Sars-CoV-2 e di sviluppare forme gravi di Covid-19. A suggerirlo sono diversi studi, gli ultimi due dei quali pubblicati su Blood Advances.

Secondo i ricercatori, chi possiede il gruppo 0 beneficerebbe di una riduzione del rischio rilevante rispetto a chi ha ad esempio il gruppo A o AB.

Già a marzo uno studio cinese aveva mostrato una correlazione, poi confermata da una ricerca cui aveva partecipato anche l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Nel primo dei nuovi studi, realizzato dagli scienziati della University of Southern Denmark, i ricercatori hanno confrontato i dati provenienti dal registro sanitario danese con oltre 47mila positivi e quelli di circa 2 milioni di cittadini sani.