Alzheimer, differenze dell’EEG durante il sonno

Aiutano a distinguere la malattia dal semplice decadimento cognitivo

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È ormai evidente che le relazioni tra malattia di Alzheimer e caratteristiche del sonno vanno ben al di là del riscontro assai comune di disturbi del sonno in questi pazienti sia perché le alterazioni del sonno sembrano costituire un fattore di rischio per la malattia, sia perché un buon sonno svolge un ruolo centrale nell’eliminazione dei metaboliti “cattivi” della proteina beta-amiloide facilitandone l’aggregazione e il deposito tipico dell’Alzheimer.
Mancava però nella letteratura scientifica una descrizione delle alterazioni elettroencefalografiche (EEG) del sonno in questi pazienti e la loro relazione con le già descritte alterazioni dell’EEG durante lo stato di veglia. In quasi 10 anni di lavoro, un gruppo di ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e l’Università dell’Aquila, ha portato …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Alzheimer, sonno, amiloide,

Uno spray per l’overdose da oppioidi

L’assorbimento rapido può risultare decisivo

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Positivi i risultati di uno studio sul naloxone a base di polvere intranasale per il trattamento dell’overdose da oppioidi. Lo annuncia Nasus Pharma Ltd, società biofarmaceutica che ha sviluppato la nuova soluzione.

I risultati di questo studio di bioequivalenza monodose su FMXIN001 in polvere di microsfere da 4 mg e spray nasale Narcan 4 mg/0,1 ml hanno mostrato che FMXIN001 a base di polvere di Nasus Pharma viene assorbito molto più velocemente nel sangue.

Soprattutto nei primi minuti e fino a un’ora, FMXIN001 ha generato livelli ematici significativamente più elevati di naloxone durante il periodo di tempo critico per il trattamento salvavita dell’overdose da oppioidi.

Covid, budesonide riduce i tempi di recupero

Indicato per i pazienti non ricoverati in ospedale

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Il farmaco a base di cortisone budesonide mostra di poter ridurre i tempi di recupero delle persone colpite da Covid, ma non ricoverate in ospedale. Il corticosteroide è utilizzato in genere per il trattamento dell’asma e della broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Uno studio realizzato dall’Università di Oxford su persone con oltre 50 anni a maggior rischio di Covid-19 e persone con più di 65 anni mostra che l’assunzione del medicinale è associata a un tempo di recupero più rapido di 3 giorni.

Allo studio Principle, pubblicato in preprint su MedRxiv hanno partecipato 961 persone assegnate in maniera casuale a ricevere budesonide per via inalatoria a casa, e altre 1.819 che hanno seguito la terapia standard del servizio sanitario inglese.

Covid-19, dose unica di vaccino a chi è guarito?

La seconda dose non sembra necessaria

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Per garantire una corretta e robusta risposta anticorpale i vaccini anti-Covid (fa eccezione Johnson & Johnson al momento) necessitano di un richiamo, una seconda dose da somministrare a qualche settimana di distanza dalla prima.

Sin da subito, tuttavia, i ricercatori si sono chiesti se la regola fosse valida anche per chi ha già avuto Sars-CoV-2. Una lettera all’editore apparsa sul New England Journal of Medicine risponde al dubbio, affermando che i soggetti già guariti da Covid-19 che ricevono un vaccino a mRna mostrano livelli di anticorpi superiori dopo una dose rispetto a chi è stato vaccinato senza essere stato contagiato in precedenza.

«I nostri risultati suggeriscono che una singola dose di vaccino suscita una risposta immunitaria molto rapida negli individui che hanno già mostrato positività per Covid-19», spiega Florian Krammer, della Icahn School of Medicine del Mount Sinai.

Long Covid, il ruolo dei medici di famiglia

I sintomi e gli esami da suggerire

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In un numero rilevante di persone gli effetti del nuovo coronavirus si prolungano per settimane e mesi nonostante la negativizzazione. Si parla di sindrome da Long Covid o Post Covid per definire questa condizione che riduce anche di molto la qualità di vita di chi ne è colpito.

È probabile che i sintomi a lungo avvertiti dai soggetti colpiti dalla sindrome siano dovuti a un’inconsueta attivazione della risposta immunitaria che finisce per coinvolgere gli organi.

La condizione è ormai così diffusa che vengono proposti veri e propri check up post Covid da alcuni istituti privati basati su esami specifici, ad esempio la pletismografia, il test del cammino e la DLCO (Diffusione alveolo capillare del monossido di carbonio). Tutti esami che tendono a valutare le condizioni dei polmoni, in primo luogo.

Vaccini Covid, il rompicapo AstraZeneca

Potrebbero essere ribaltate le indicazioni originarie per il rischio di trombosi

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Sappiamo di non sapere. I tecnici dell’Ema fanno proprio il concetto più famoso di Socrate, denunciando l’incapacità momentanea di dare risposte certe all’opinione pubblica europea sul vaccino di AstraZeneca.

Pur non conoscendone ancora i motivi, e avendo una conoscenza superficiale delle dimensioni reali del fenomeno, gli esperti dell’Ema devono alla fine ammettere che esiste un nesso tra alcuni rari casi di trombosi – causati da coaguli di sangue in compresenza con basso numero di piastrine – e la somministrazione del vaccino di AstraZeneca.

I benefici, tuttavia, continuano a superare – e di molto – i rischi, ma la decisione su eventuali restrizioni alle inoculazioni andrà presa dalle autorità nazionali. I casi segnalati da Ema sono 62 eventi di trombosi cerebrale e 24 di altro genere su 25 milioni di dosi in Unione Europea e Regno Unito.

Tasso al 6,9 per cento. 3 milioni e mezzo di vaccinati

Ospedali sotto pressione, è la terza ondata

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I nuovi casi di infezione sono 7.767, per un totale di 3.686.707 dall’inizio dell’epidemia. Sono 421 i decessi giornalieri, cifra che porta il totale a 111.747. I tamponi sono 112.962, il che produce un tasso di positività del 6,9%.

Risale il numero dei ricoverati, attestandosi a 29.337, 552 posti letto in più rispetto a ieri. Salgono anche le terapie intensive, ora 3.743, 6 più di ieri.

Le dosi di vaccino somministrate in totale sono 11.344.180, mentre 3.509.838 persone hanno completato il loro percorso vaccinale con la seconda dose. In termini percentuali, il 12,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, mentre il 5,8% risulta completamente vaccinato.

Covid, le nuove indicazioni per la prevenzione

Distanziamento a 2 metri e quarantena anche per i vaccinati

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Il distanziamento fisico necessario per evitare infezioni da Sars-CoV-2 passa da 1 a 2 metri. Inoltre, è necessaria la quarantena anche per i vaccinati in caso di contatto stretto con un soggetto positivo e l’utilizzo di test diagnostici multi-target per individuare al meglio le varianti del virus.

Sono le nuove raccomandazioni contenute nel rapporto “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione”, redatto da Inail, Iss, Aifa e ministero della Salute.

Il distanziamento fisico va aumentato fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, per esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo.

Covid, Pfizer e Moderna abbattono i contagi

Non solo protezione dai casi gravi, ridotta anche la trasmissione

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Non riducono soltanto ospedalizzazione e mortalità, ma pongono un freno alla circolazione del virus. È il risultato di uno studio approfondito sui vaccini prodotti da Pfizer/BioNtech e Moderna realizzato dai Centers for Disease Control and Prevention negli Stati Uniti.

Lo studio, basato sugli effetti prodotti dai vaccini su personale sanitario, parasanitario e altri lavoratori essenziali, segnala un’efficacia del 90% nella riduzione della trasmissione di Sars-CoV-2.

In tutto, sono state testate 3.950 persone 14 giorni dopo la seconda dose di vaccino, cioè nel momento di massima produzione degli anticorpi: la prevenzione si è attestata al 90%, indipendentemente dai sintomi.

Già dopo la prima somministrazione, la capacità di trasmissione era notevolmente ridotta, circa l’80%.