Parkinson e Alzheimer, legame pericoloso

Una persona su 4 affetta da Parkinson rischia anche la demenza

Età avanzata, disturbi precoci dell’equilibrio, durata della malattia, sono tutti fattori di rischio che espongono i pazienti parkinsoniani alla demenza. Lo spiega il dott. Giorgio Sacilotto, neurologo del Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO, referente del Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), in occasione della 27esima Giornata Mondiale di sensibilizzazione sul tema dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) e che ricorre il 21 settembre.
Secondo gli studi più recenti, pur interessando parti del cervello diverse, la malattia di Parkinson e l’Alzheimer potrebbero essere molto simili dal punto di vista biochimico. Inoltre, come l’Alzheimer anche il Parkinson causa disturbi del comportamento e perdita della memoria.
“Generalmente i sintomi d’esordio dell’Alzheimer …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Parkinson, Alzheimer, demenza,

Fiore di Bach Star of Bethlehem, per chi ha vissuto un trauma

Il fiore di Bach Star of Bethelehem viene utilizzato in caso di trauma recente o antico, quando per esempio non sono ancora state elaborate le conseguenze. Dopo un trauma infatti la ferita resta aperta a lungo e spesso ci sono disturbi psicosomatici a dimostrarlo. Questo fiore di Edward Bach perciò è suggerito a tutti voi […]

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Olio essenziale di rosa mosqueta: proprietà, benefici, usi e controindicazioni

Uno degli oli essenziali più noti all’uomo è quello di rosa mosqueta. Dispone di varie proprietà ed è un grande alleato della pelle. Lo potete impiegare in più ambiti e nel corso dell’articolo vi mostreremo appunto come può esservi d’aiuto. Di tutti i benefici quello più noto è il suo rendere meno evidenti le cicatrici. […]

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Tumore del seno, efficace alpelisib

Per le pazienti con recettori ormonali positivi/HER2 negativo

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Novartis ha annunciato i risultati dell’analisi finale di sopravvivenza globale (OS) dello studio SOLAR-1, che ha valutato alpelisib in combinazione con fulvestrant, paragonato al solo fulvestrant, nelle pazienti con tumore del seno avanzato positivo per i recettori ormonali, negativo per il recettore 2 del fattore di crescita dell’epidermide umano (HR+/HER2-) con mutazione PIK3CA.

Alpelisib è l’unico trattamento approvato in Europa, Stati Uniti e in altri 15 Paesi specificatamente per questo tipo di neoplasia della mammella. I dati saranno oggetto di presentazione orale late-breaking durante il Congresso virtuale della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO).

Emicrania, molte donne rinunciano alla gravidanza

Ma la malattia trova giovamento dalla gestazione

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Avere figli è quasi proibitivo per le donne che soffrono di emicrania. Lo rivela una ricerca della Mayo Clinic pubblicata su Mayo Clinic Proceedings, secondo cui molte donne rinuncerebbero a portare avanti una gravidanza per via di ricorrenti crisi di emicrania.

Sono soprattutto le donne che soffrono di forme di emicrania innescate dal ciclo mestruale a essere maggiormente a rischio. Stando ai dati, tuttavia, le donne percepiscono un miglioramento nel 75% dei casi nel corso della gravidanza.

I ricercatori hanno somministrato un questionario a 607 pazienti in cura in diversi centri degli Stati Uniti.

Rischio miocardite con il coronavirus

Danni possibili anche in soggetti asintomatici

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Una ricerca apparsa su Jama Cardiology rivela che il 15% degli atleti universitari (4 su 26) positivi al nuovo coronavirus e sottoposti a risonanza magnetica cardiaca mostrava segni di una possibile miocardite. L’aspetto preoccupante è che nessuno degli atleti era stato ricoverato in ospedale e solo 12 avevano accusato sintomi lievi.

La miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco causata da un’infezione o da malattie autoimmuni che in casi rari può portare anche al decesso.

Negli ultimi mesi sono stati descritti casi in cui Sars-CoV-2 ha colpito il cuore oltre ai polmoni. Uno di questi casi è stato illustrato dai medici degli Spedali Civili di Brescia sempre su Jama Cardiology.

Covid, ecco perché in alcune persone è così grave

La differenza nella reazione dipende dal riconoscimento immunitario

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La risposta all’infezione da SARS-CoV-2 varia da persona a persona, con alcuni pazienti che sviluppano sintomi più gravi di altri. Le ragioni delle differenze osservate nella gravità della malattia Covid-19 sono per lo più ancora sconosciute.

In un articolo pubblicato da Cell Systems, due ricercatori del Centro di Complessità e Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano, Caterina La Porta e Stefano Zapperi, hanno dimostrato che il riconoscimento immunitario della SARS-CoV2 differisce molto da persona a persona e potrebbe quindi spiegare perché si possa rispondere in modo diverso al virus.

Quando una cellula è infettata da un virus, espone sulla sua superficie frammenti delle proteine virali, o peptidi, in associazione con molecole HLA.