Tromboembolismo venoso, rivaroxaban ok anche per i bambini

Tromboembolismo venoso, rivaroxaban ok anche per i bambini

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Risultati di Fase III dello Studio EINSTEIN mostrano un buon profilo di efficacia e sicurezza di rivaroxaban in bambini con tromboembolismo venoso (TEV), con risultati simili a quelli visti in precedenti studi realizzati sugli adulti.

Il tromboembolismo venoso ricorrente si è verificato con una bassa incidenza e una riduzione numerica degli eventi in bambini trattati con rivaroxaban, rispetto allo standard terapeutico (eparina da sola o in combinazione con un antagonista della vitamina K, come il warfarin). Non sono stati osservati sanguinamenti maggiori nel gruppo rivaroxaban. I bambini hanno assunto il farmaco sotto forma di compresse o di sospensione orale. I risultati dello studio EINSTEIN-Jr. sono stati presentati al 27° Congresso ISTH (International Society on Thrombosis and Haemostasis) in corso a Melbourne.

Allenarsi in estate ti permette di bruciare più calorie?

Allenarsi in estate non è così scontato per la maggior parte delle persone. Sotto il caldo, c’è poca voglia fare sforzi. E comunque se hai pianificato di prendere una pausa, potrebbe essere un buon periodo per farlo.

Tuttavia, se non ti alleni in estate, potresti perdere una buona opportunità per fare dei progressi nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Come afferma il nostro Coach Alfredo Vicinanza, “prendere pause dall’allenamento per tutta la durata del periodo estivo potrebbe essere una scelta sbagliata. Il corpo dopo 20 giorni di inattività subisce una variazione da un punto di vista metabolico, con un progressivo rallentamento di alcune funzioni. Inoltre si ha un disadattamento della forza”.

Quindi sbagli se ti fermi d’estate perché fa troppo caldo?

Sempre secondo Alfredo, il fatto che possano esserci condizioni come l’aumento delle temperature, mette il corpo in condizione di ottenere un vantaggio metabolico, derivato dal fatto di doversi termoregolare. In queste condizioni, il corpo mette in atto una serie di meccanismi che portano ad un maggiore consumo calorico.

 

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Il discorso però, precisa Alfredo, è valido anche per la stagione invernale.

Detto questo, puoi continuare tranquillamente ad allenarti, ovviamente seguendo sempre una regola di buon senso e ascoltando il tuo corpo. Inoltre ci sono degli ulteriori accorgimenti che puoi prendere, per far andare il tuo allenamento liscio come l’olio.

  • Cerca di non coprirti dalla testa ai piedi. Sappiamo che non puoi rinunciare alla tua maglietta legata in vita, ma in estate è meglio fare uno sforzo e cercare di indossare pantaloncini e un top.
  • Rimani idratata. Porta sempre con te una bottiglia d’acqua e un integratore di sali minerali. In alcuni casi può essere d’aiuto anche utilizzare degli integratori sportivi specifici.
  • Se decidi di allenarti in spiaggia, non dimenticare che il sole non fa differenza tra chi è sdraiato sul lettino e chi invece si allena. Quindi indossa sempre la protezione solare.

Basket, occhio al tendine di Achille

La metà dei giocatori subisce lo stesso infortunio

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Scegliere calzature sportive corrette, eseguire esercizi di stretching prima degli allenamenti e rafforzare i muscoli del polpaccio. Sono questi alcuni dei consigli degli esperti per prevenire lesioni al tendine d’Achille, problemi fisici molto frequenti nel mondo del basket e che colpiscono oltre il 45% dei giocatori. Tra le raccomandazioni in caso di infortunio c’è anche quella di affidarsi alle nuove tecnologie laser.

Il basket è uno degli sport più apprezzati in Italia e all’estero per via della sua dinamicità e dei numerosi benefici che apporta alla salute mentale e fisica. Basti pensare che secondo un’indagine americana pubblicata su The Guardian, il basket ha superato nel corso degli anni in popolarità il baseball e il football, venendo praticato da oltre 26 milioni di persone, soprattutto giovanissimi.

Il farmaco abbandonato che potrebbe curare l’Alzheimer

Annullati i test clinici perché troppo costosi

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Un farmaco utilizzato per il trattamento dell’artrite reumatoide – Enbrel (etanercept) – avrebbe anche un effetto nei confronti dell’Alzheimer.
Tuttavia, la casa farmaceutica che lo ha sviluppato, Pfizer, ha deciso di abbandonare i costosi trial clinici necessari per appurare la reale efficacia del farmaco.

Un team dell’azienda ha scoperto nel 2015 che etanercept poteva ridurre il rischio di ammalarsi di Alzheimer del 64%. Si trattava di un’analisi sviluppata sulla base di centinaia di migliaia di richieste di risarcimento assicurativo.
I vertici di Pfizer hanno però deciso di non proseguire le ricerche dopo aver calcolato in 80 milioni di dollari il totale dell’esborso per portarle a termine.

Artrite psoriasica, ixekizumab efficace

Funziona meglio della terapia standard

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Il farmaco sperimentale ixekizumab si dimostra superiore rispetto alla terapia standard per la cura dell’artrite psoriasica.

Lo ha annunciato la casa produttrice Lilly nel corso del Congresso Europeo di Reumatologia di Madrid.

Lo studio randomizzato in doppio cieco di fase 3b/4 SPIRIT è il primo e unico studio H2H (Head-to-Head) che utilizza il dosaggio approvato sia per ixekizumab che per adalimumab e consente l’associazione concomitante con DMARD convenzionali. Lo studio conferma con ulteriori dati a supporto, come già anticipato dai top line results annunciati a dicembre dello scorso anno, il raggiungimento degli endopint primari per ixekizumab.

Cataratta, vedere fino alle medie distanze ora si può

Grazie a lenti monofocali di ultima generazione

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Vista offuscata, fastidio alla luce, difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti, sensazione di percepire i colori meno brillanti, più opachi.

Questi i principali sintomi che si manifestano a chi soffre di cataratta, il disturbo causato dalla progressiva opacizzazione del cristallino e risolvibile attraverso la sostituzione chirurgica della lente naturale dell’occhio con una artificiale, chiamata lente intraoculare.

Oggi, grazie all’innovazione tecnologica, ci sono importanti novità per l’intervento agli occhi più diffuso al mondo: impiegando lenti intraoculari monofocali di ultimissima generazione, è possibile recuperare un’ottima visione non solo per le lunghe distanze, ma anche per quelle intermedie, fino a 70 centimetri, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

Fibrillazione atriale, rivaroxaban e complicanze

Come sta cambiando l’approccio a coronaropatia, malattie renali e arteriopatie

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Nella fase post acuta dell’infarto, nell’angina cronica stabile ad alto rischio e nei pazienti con malattia periferica, il cosiddetto “rischio residuo” è ancora molto alto.

Diversi studi registrativi hanno, infatti, dimostrato che dal primo anno ai successivi cinque dall’evento infartuale c’è una recidiva di eventi cardiovascolari avversi, inclusa mortalità per cause cardiovascolari, di circa il 20%. Un paziente su cinque, dunque, dopo 3-4 anni da un infarto, può subire o una ri-ospedalizzazione, o un nuovo evento infartuale, o un ictus, oppure un evento fatale. Nei Paesi occidentali c’è, dunque, una frequenza degli eventi avversi molto elevata, anche nei pazienti che aderiscono correttamente alle terapie raccomandate.

Scompenso cardiaco, nuova terapia efficace

Prevede la gestione automatizzata dei fluidi

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Due studi evidenziano l’efficacia di una gestione dei fluidi automatizzata in caso di scompenso cardiaco acuto.

Lo scompenso cardiaco congestizio acuto viene trattato con una terapia diuretica volta a ripristinare i normali livelli di liquidi nei reni e in tutto il corpo.

Gli studi, pubblicati sullo European Journal of Heart Failure, segnalano la maggiore efficacia di Reprieve-Guided Diuretic Therapy, sistema completamente automatizzato di gestione dei fluidi.

La terapia standard, infatti, mostra una perdita di efficacia quando le condizioni del paziente peggiorano. Alcuni pazienti mostrano anche una sorta di resistenza diuretica, che attenua la funzione dei farmaci e può riacutizzare la gravità del sovraccarico di liquidi, con potenziale danno renale acuto.

Isteria, coinvolto il glutammato

Nesso fra il neurotrasmettitore e alcune alterazioni psicologiche

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L’isteria, che nel linguaggio medico moderno è meglio definita disturbo somatoforme e disturbo neurologico funzionale, si caratterizza per la presenza di vari disturbi del movimento, come paralisi o perdita di forza di un braccio o di una gamba, disturbi del cammino, tremori, convulsioni.
Finora si è ritenuto che questi disturbi non avessero una base organica, ma puramente psicologica.

Sigmund Freud fondò buona parte delle sue teorie sullo studio di questa condizione fondando il metodo psicoanalitico nel tentativo di comprenderne il meccanismo e di trovare un trattamento che resta ad oggi spesso insoddisfacente.