La prima terapia genica contro l’emofilia


Il primo paziente potrà ora evitare le trasfusioni

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Possono servire anche 3 infusioni alla settimana per tutta la vita per trattare una forma grave di emofilia. È una malattia genetica rara che colpisce 5mila persone in Italia e, semplificando, consiste in un difetto nel sangue che ne impedisce la coagulazione, portando così a emorragie che possono essere anche fatali.
Al Policlinico di Milano si è appena concluso il primo trattamento di terapia genica in Italia per trattare un paziente con emofilia A grave: questo gli consentirà di evitare le frequenti infusioni per diversi anni, e di avere una coagulazione del sangue uguale a quella di chiunque altro, con un impatto enorme sulla sua qualità di vita.
L’emofilia è un difetto ereditario dovuto alla carenza di una delle proteine coinvolte nella coagulazione. La mancanza del fattore VIII causa l’emofilia A, mentre la mancanza del fattore IX causa l’emofilia B. I pazienti colpiti vanno …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | emofilia, terapia, genica,

Dieta ipolipidica, facciamo chiarezza sui grassi nell’alimentazione

La dieta ipolipidica come suggerisce il termine è un regime alimentare a basso apporto di grassi. Ma attenzione: non è “ipo” rispetto ad una dieta già bilanciata, ma è “ipo” solo rispetto ad una dieta dove la percentuale di grassi è di norma molto alta. Infatti prevede una ripartizione lipidica del 25-30% rispetto alle calorie totali assunte con gli alimenti. Un regime nutrizionale sbilanciato per eccesso di grassi ne possiede 35-40% o più. Dunque non va confusa con una dieta ipocalorica. Quest’ultima può essere comunque sbilanciata e essere basata su una percentuale troppo alta di grassi e, viceversa, non è detto che una dieta ipolipidica debba essere necessariamente ipocalorica.

Viene adottata soprattutto da chi ha problemi cardiovascolari, di ipertensione, di colesterolo, di calcoli alle colicisti e solo sotto consiglio medico, perché riguarda appunto soprattutto soggetti con problemi di salute. Non è una dieta dimagrante.

Dieta ipolipidica: i grassi

I lipidi dietetici sono principalmente:

  • acidi grassi polinsaturi detti anche essenziali, ovvero omega 3 e omega 6, che si trovano nel pesce e nei semi oleosi;
  • grassi insaturi, importantissimi, presenti ad esempio nell’olio extravergine di oliva;
  • grassi saturi, da contenere o eliminare, contenuti nei prodotti caseari, nel grasso animale e nelle margarine.

Dieta ipolipidica: caratteristiche

  • Mantenere un rapporto tra acidi grassi insaturi e saturi di 2:1. Appartengono alla prima categoria soprattutto gli oli mentre alla seconda  il grasso animale, i prodotti caseari, le margarine.
  • Introdurre dosi soddisfacenti degli acidi grassi essenziali. Gli omega 3 e gli omega 6 devono costituire il 2,5% delle calorie totali. I primi si trovano in grandi quantità nel pesce, i secondi nei semi oleosi e i relativi oli.
  • Inserire quantità soddisfacenti di vitamine. Gli ortaggi contengono molta vitamina A e vitamina K, pesce e uova molta vitamina D, la vitamina E si trova soprattutto in frutti e semi oleosi.
  • Non superare un apporto nutrizionale di colesterolo pari a 200mg/die (100mg/die in meno rispetto alla normalità).
  • Introdurre fitosteroli e antiossidanti, contenuti nei legumi, nella frutta e negli ortaggi.

Dieta ipolipidica: cosa mangiare

Per tenere sotto controllo il livello di colesterolo: no a carni rosse, latticini grassi, cibi troppo conditi. La dieta ipolipidica si basa soprattutto sul consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), carni bianche (tacchino e pollo), frutta e verdura (2-4 porzioni al giorno). Da contenere l’uso del sale, a cui preferire le spezie, per aromatizzare e dare sapore alle pietanze (curcuma, peperoncino, aglio). Vanno ridotti anche gli zuccheri raffinati e il pane bianco: meglio quello integrale.

Cosa mangiare in alternativa alle uova?

Cosa mangiare al posto delle uova? Sono molte le persone che se lo domandano, da quelle a dieta a quelle che stanno attente a mangiare in maniera sostenibile per l’ambiente o, ancora, in maniera etica. Le uova hanno caratteristiche positive, certo, ma ce ne sono anche di negative. L’eccessivo consumo di uova porta il rischio di mortalità ad alzarsi per via dell’alto contenuto di colesterolo. Il colesterolo contribuisce ad aumentare il rischio di intasare e ostruire le arterie e l’insorgenza di problemi cardiovascolari. Cosa possiamo scegliere di mangiare per sostituire le uova?

Cosa mangiare al posto delle uova?

Vediamo una serie di alimenti che è possibile mangiare in sostituzione alle uova. Si tratta di cibi che garantiscono l’assunzione di tutti i nutrienti positivi che caratterizzano le uova escludendo, invece, le quelli cattivi.

Sostituire le uova con mele, zucca e banane

Questi tre alimenti possono sostituire le uova senza alcun problema quando si tratta di creare impasti per i dolci. L’unica cosa a cui serve fare attenzione? La quantità. Bisogna dosare con parsimonia mele e banane poiché una quantità eccessiva potrebbe arrivare a compromettere il risultato rendendo il tutto più molle del dovuto. Il discorso contrario va fatto per la zucca, invece, che può rendere l’impasto eccessivamente denso se utilizzata in abbondanza.

Tofu come sostituto delle uova

Anche il tofu rappresenta un valido sostituto delle uova. La ragione? Contiene moltissime proteine senza avere la minima traccia di elementi di derivazione animale. Come si ottiene? Tramite il processo di cagliatura del latte di soia così come si ottiene il formaggio dal latte di derivazione animale. Utile anche nei dolci vegani.

Semi di lino in alternativa alle uova

I semi di lino sono una delle soluzioni più valide quando si tratta di sostituire le uova nell’impasto dei dolci. Come? Basta prendere un terzo di semi di lino e due terzi di acqua calda unendoli con un frullatore. A quel punto lasciare riposare il composto ottenuto per 15 minuti e rifrullare fino a che non si ottiene una melma gelatinosa con i semi di lino ormai invisibili. Un cucchiaio di questo composto equivale a un uovo quando poi lo si inserisce nell’impasto.

Il grasso pregiudica la memoria

Perdite di memoria per le donne in sovrappeso

C’è un nesso fra i chili di troppo e la memoria. Secondo uno studio della University of California di Davis, infatti, le donne obese avrebbero una memoria a breve termine meno efficace rispetto alla media.

Questo tipo di memoria, chiamato anche “memoria di lavoro”, ci serve per effettuare tutte le normali attività quotidiane, ad esempio ricordare un numero di telefono, un appuntamento o una bolletta da pagare.

Lo studio, pubblicato su Eating Behaviours, ha analizzato 4.769 donne con età media di 29 anni. In passato anche altri studi avevano sottolineato i problemi alla sfera cognitiva associati ai chili di troppo.

Il pilates fa dimagrire?

Questa è una domanda che si fanno in moltissimi: il pilates fa dimagrire? Il pilates ha moltissime conseguenze positive per chi lo pratica: migliora la postura, aumenta il tono muscolare e garantisce moltissimi benefici anche a livello mentale. E per quanto riguarda il dimagrimento? Ci sono moltissime opinioni al riguardo che si posizionano su fronti opposti. C’è chi dice che si, il pilates fa dimagrire e chi invece sarebbe pronto a giurare il contrario. Qual è la verità?

Il pilates fa dimagrire oppure no?

Partiamo dal presupposto che fare pilates – come un qualsiasi altro sport – senza abbinare l’attività fisica a un regime alimentare sano e bilanciato non vi farà dimagrire. La domanda giusta da porsi è quindi: abbinato a un’alimentazione sana il pilates fa dimagrire? Si, il pilates aiuta a dimagrire se abbinato a un’alimentazione corretta. La ragione è che praticare questa disciplina aiuta i muscoli superficiali e profondi ad attivarsi. Entrando in attività il muscolo brucia energia per nutrirsi e si tonifica con un conseguente dispendio di calorie. Il pilates è una disciplina capace di attivare il metabolismo anche a bassa intensità.

Come dimagrire con il pilates?

Per dimagrire facendo pilates è bene abbinare a questa attività una serie di esercizi di tonificazione. Combinandoli il risultato sarà bruciare più calorie praticando gli esercizi a una maggiore intensità e velocità. Seppure considerato una ginnastica dolce, quindi, facendo pilates è possibile dimagrire a patto che lo si faccia bene. Per ottenere i benefici massimi in termini di dimagrimento dal pilates è bene farsi seguire da un istruttore esperto che indichi quali sono gli esercizi migliori da fare in questo senso.

Prima di cominciare vanno chiariti gli obiettivi così da capire quali sono le tecniche migliori del pilates per raggiungerli. Ci sono una serie di esercizi pilates che garantiscono ottimi risultati e contribuiscono a rimettere in forma chi li pratica. Il segreto è aumentare l’attività cardiovascolare, sudare e preferire gli esercizi più intensi e impegnativi: solo così il pilates permette di bruciare grassi e fa perdere peso. Il segreto? Avere un buon controllo dei muscoli lavorando bene con pancia, gambe e addominali (le parti del corpo che beneficiano maggiormente del pilates).

Total Body Workout: 3 esercizi in 15 minuti ad alta intensità

Se sei a corto di idee per il tuo allenamento in palestra e in più non hai molto tempo per pensare a quali esercizi eseguire, ecco un allenamento che risolve tutti i tuoi problemi di workout. Total Body, da eseguire in soli 15 minuti, prevede 3 esercizi che vi  permetteranno di allenare, braccia e spalle, addome, e parte bassa del corpo.

Prima di eseguire qualsiasi tipo di allenamento, ti ricordiamo di assicurarti di essere nelle condizioni  fisiche ed atletiche adatte alla tipologia di workout. 

Total Body Workout: 3 esercizi in 15 minuti ad alta intensità

Per eseguire l’allenamento avrai bisogno di:

  • un asciugamano
  • un tappetino
  • un timer
  • due manubri
  • una panca o dei dischi

L’allenamento si compone di 3 esercizi che, come precedentemente detto, vanno ad allenare diversi gruppi muscolari, permettendoti quindi di realizzare un allenamento total body. Il tempo a tua disposizione è di 15 minuti, nell’arco dei quali dovrai dedicare 30 secondi ad esercizio, realizzando il maggior numero di ripetizioni possibili, prestando sempre molta attenzione alla forma ed esecuzione. Una volta terminati gli esercizi, dovrai iniziare daccapo il circuito per un totale di 10 volte.

Stacchi con manubri

  • Impugna due manubri da 10 kg ciascuno (ti suggeriamo di scegliere un peso che ti permetta di eseguire l’esercizio nella forma corretta, onde evitare di farti male)
  • Gambe leggermente divaricate con le punte rivolte in avanti
  • Abbassati in uno squat e risali in posizione di partenza
  • Ripeti il movimento per il tempo di durata dell’allenamento
  • Per l’esecuzione del movimento guarda il video

Push Up Facilitato

  • Posizionati davanti ad una panca, o impila dei dischi fino a raggiungere l’altezza desiderata.
  • Questo primo passaggio è fondamentale in quanto determinerà l’inclinazione del tuo push up e di conseguenza il suo grado di difficoltà
  • Posiziona le mani sull’appoggio da te scelto
  • Porta i piedi indietro e piega le braccia in un push up
  • Ritorna in posizione di partenza
  • Ricordati che durante l’esecuzione del movimento la schiena deve rimanere sempre dritta
  • Ripeti il movimento per il tempo di durata dell’allenamento
  • Per l’esecuzione del movimento guarda il video

V-Sit Modifcato

  • Distenditi supina su un tappetino da pilates o un asciugamani
  • Porta le braccia ai lati, distendendole completamente. Distendi anche le gambe.
  • Con un movimento rapido e attivando l’addome, porta le ginocchia al petto “abbracciandole”
  • Ritorna in posizione di partenza
  • Ripeti il movimento per il tempo di durata dell’allenamento

Lo zafferano cura la malattia di Stargardt

Efficace la spezia contro la degenerazione della macula

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Uno studio clinico senza precedenti condotto da esperti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS mostra l’efficacia dello zafferano, per la prima volta su pazienti, come cura per una grave malattia degenerativa della vista, la sindrome di Stargardt, una rara malattia genetica.

Il trattamento è semplice e senza effetti collaterali. È quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista “Nutrients” e coordinato dal professor Benedetto Falsini, professore associato dell’Istituto di Oftalmologia all’Università Cattolica e specialista presso l’UOC di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, insieme alla professoressa Silvia Bisti dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Tutto è nato dagli studi della collega Bisti tanti anni fa – afferma il professor Falsini – con la quale collaboro da anni e a cui sarò sempre molto grato.

L’adroterapia per combattere il cancro della prostata

Trattamento combinato di adroterapia con ioni carbonio e radioterapia

L’adroterapia con ioni di carbonio usata come “potenziamento” per aumentare l’efficacia della radioterapia convenzionale con raggi X nel tumore della prostata ad alto rischio.

Questo è il razionale dello studio clinico in corso al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia, in collaborazione con la Divisione di radioterapia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e la Struttura complessa di Radioterapia oncologica 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano. Lo studio è sostenuto da Fondazione AIRC ed è coordinato dal professor Roberto Orecchia, direttore scientifico dello IEO e dalla Radioterapia dello IEO.

Diabete, problemi di cuore per le donne

Sono più esposte a rischi cardiovascolari e ictus

Il diabete di tipo 2 in Italia colpisce quasi 5 milioni di persone. Ciò che alla vigilia della Giornata Mondiale del Diabete che si celebra il 14 novembre desta il maggior allarme è che quasi 1 milione di soggetti soffre di diabete ma non ne è consapevole.

Si tratta infatti di una malattia subdola, senza sintomi evidenti; è pertanto fondamentale diagnosticarlo per tempo, anche perché le terapie oggi disponibili permettono di intervenire efficacemente nelle prime fasi della patologia, che può causare un rischio di malattia cardiovascolare quasi doppio rispetto a chi non ne è affetto.

Recenti studi hanno smentito un pregiudizio diffuso secondo cui il rischio cardiovascolare sia maggiore negli uomini che nelle donne. Da alcuni anni, in particolare, l’evidenza scientifica ha dimostrato come ci sia un’importante differenza nell’evoluzione dei rischi cardiovascolari legati al diabete.