Fistole più efficienti per chi è in dialisi

Nuovo dispositivo consente una funzionalità prolungata

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I pazienti dializzati devono periodicamente subire piccoli interventi per la rimozione e il reimpianto di nuove fistole. Ora uno studio pubblicato sul Journal of Vascular Access dimostra l’efficacia di un nuovo dispositivo per la creazione di fistole arterovenose endovascolari prossimali dell’arteria radiale per l’accesso vascolare che rimangono funzionali anche a 2 anni di distanza.
«Questa fistola arterovenosa offre i benefici della normale fistola radiale prossimale aggiungendo il vantaggio di evitare una procedura chirurgica. Può essere creata in sicurezza, funziona bene, e i pazienti ne sono molto soddisfatti. Abbiamo quindi voluto valutarne il tasso di pervietà a due anni», spiega Gerald Beathard, ricercatore della University of Texas Medical Branch di Galveston e primo autore dello studio.
Lo studio ha analizzato un campione di 105 casi di fistole arterovenose endovascolari …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fistole, dialisi, reni,

Ma la primavera non lo sapeva

In questi giorni il web sta offrendo, tra le varie cose, tante belle riflessioni, iniziative, pensieri. Eccone un esempio davvero speciale: grazie Irene Vella per le tue parole incredibilmente toccanti.

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a Gsuite
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

photo: Unsplash

L’articolo Ma la primavera non lo sapeva proviene da Sani per Scelta.

Emorragia subaracnoidea più frequente nei fumatori

Rischio aumentato secondo un’analisi genetica

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L’abitudine di fumare o la semplice predisposizione genetica a farlo aumentano il rischio di emorragia subaracnoidea. Lo rivela uno studio pubblicato su Stroke da un team della Yale School of Medicine guidato da Julian N. Acosta.

Per arrivare alla conclusione, i ricercatori hanno analizzato i dati genetici di 408.609 persone grazie all’archivio della UK Biobank. I soggetti erano tutti europei, fra i 40 e i 69 anni al momento dell’arruolamento. Il team guidato da Acosta ha sviluppato un punteggio di rischio poligenico – una sorta di suscettibilità genetica al fumo – servendosi di varianti genetiche indipendenti note per essere associate all’abitudine al fumo.

Durante lo studio si sono verificati 904 casi di emorragia subaracnoidea ed è emerso un nesso tra il fumo e il rischio di insorgenza dell’evento.

Crescono i contagi, oltre 95.000 vittime

Ormai nel pieno della seconda ondata. Rimanete a casa, è ora di capirlo

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Sono 15.479 i nuovi casi di contagio accertati nelle ultime 24 ore, mentre i tamponi sono 297.128, di conseguenza il tasso di positività è del 5,2%. I morti sono 353 in un giorno, per un totale di 95.235 vittime da inizio pandemia. I ricoveri totali sono 17.831, 132 meno di ieri, mentre le terapie intensive salgono di 14, arrivando a 2.059.

Sono 3.369.000 le somministrazioni di vaccini effettuate finora. Il 5,4% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid e 1.322.811 persone hanno completato il loro percorso vaccinale. L’Rt nazionale torna a sfiorare 1, fermandosi a 0,99 nell’ultima rilevazione.

Dal 17 gennaio è in vigore il nuovo Dpcm che suddivide di nuovo in 3 fasce le regioni italiane, a seconda del livello di diffusione del contagio. C’è tuttavia una stretta sui parametri che portano a un aggravamento delle restrizioni.

Pamela Reif Workout no excuses da fare a casa

I workout di Pamela Reif sembrano essere in cima a tutte le ricerche di workout online dell’ultimo periodo.

Pamela Reif è una fitness influencer tedesca classe 1996, inserita anche nella lista Forbes Under 30. Ha costruito il suo impero partendo dal più famoso dei social network, Instagram, ovviamente quasi per caso.

Ad oggi conta circa 6M di follower su Instagram e circa 6M di iscritti al suo canale Youtube.

Pamela Reif è in realtà una trainer certificata?

Come spesso succede nel settore, non sempre i più qualificati riescono ad emergere tra ore di stream di Reel e IGTV. Come molte altre fitness influencer e fitness model anche Pamela  non è una trainer certificata.

Il suo successo si deve dunque principalmente alle sue capacità imprenditoriali piuttosto che alle sue competenze come trainer.

Tuttavia allenarsi davanti ad una telecamera magari con il supporto di un trainer alle spalle, è qualcosa che tutte noi più o meno abbiamo provato almeno una volta nella vita a fare.

Vediamo quindi nel dettaglio i workout più popolari e che forse converebbe provare prima di dare un giudizio definitivo.

Ecco i 3 workout a casa che dovresti provare

Come ogni brava social media star e imprenditrice dei nostri tempi, ha saputo sfruttare alla perfezione le sue capacità di content creator, tanto che il suo video più popolare su YouTube ha realizzato circa 34M di visualizzazioni.

Ecco di seguito la top 3 degli allenamenti di Pamela Reif su Youtube

Workout 10 Minuti per addominali per principianti

Questo workout, per principianti, parte da una premessa molto semplice: se fai fatica a stare dietro ad allenamenti troppo intensi per allenare l’addome, questo video è l’ideale per ottenere risultati con un allenamento adatto ai principianti. Come dichiarato dalla fitness influencer, perfino sua madre è riuscita a portarlo a termine. Apprezzabilissimo inoltre il disclaimer che sottolinea come sia necessario fare un check con il proprio medico prima di intraprendere qualsiasi percorso di fitness o allenamento.

Workout Glutei in 10 minuti super intenso

Questo video ha 41M di visualizzazione e il motivo è molto semplice: 10 minuti di allenamento sommati alla possibilità di avere le sue forme, sono una formula decisamente vincente. Come ogni fitness influencer che si rispetti, anche Pamela ha la sua routine breve ma intensa per glutei che sfidano la forza di gravità.

Workout addominali in 10 minuti

Il tempo sembra essere la cosa che più manca quando si parla di allenamento. E questo la fitness influencer lo sa bene, tanto che pare che ogni suo workout sia un workout no exuses: senza attrezzi, senza pause e soprattutto fattibile praticamente in qualsiasi angolo della tua casa. Insomma il sogno di tutte noi! Non per niente ha 45M di visualizzazioni.

Pamela Reif Workout: funziona? 

A questa domanda ancora non sappiamo rispondere. Il numero di video postati, le migliaia di apprezzamenti positivi che riceve e la costanza con cui pubblica allenamenti in cui lei stessa si allena, ci fanno credere che seppur non sia la persona più qualificata, senz’altro qualche suggerimento da dare ce l’ha.

Noi siamo rimaste incuriosite, e molto probabilmente proveremo a cimentarci con questi mini workout. E tu?

 

 

Tasso di positività al 4,1%, tornano a salire i ricoveri

Ormai nel pieno della seconda ondata. Rimanete a casa, è ora di capirlo

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Sono 7.351 i nuovi casi di contagio accertati nelle ultime 24 ore, mentre i tamponi sono 179.278, di conseguenza il tasso di positività è del 4,1%. I morti sono 258 in un giorno, per un totale di 93.835 vittime da inizio pandemia. I ricoveri totali sono 18.515, 66 più di ieri, mentre le terapie intensive salgono di 4, arrivando a 2.089.

Sono 2.989.748 le somministrazioni di vaccini effettuate finora. Il 4,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid e 1.281.999 persone hanno completato il loro percorso vaccinale. L’Rt nazionale torna a sfiorare 1, fermandosi a 0,95 nell’ultima rilevazione.

Dal 17 gennaio è in vigore il nuovo Dpcm che suddivide di nuovo in 3 fasce le regioni italiane, a seconda del livello di diffusione del contagio. C’è tuttavia una stretta sui parametri che portano a un aggravamento delle restrizioni.

Coronavirus, meglio due mascherine

Il livello di protezione sale notevolmente con l’aggiunta di una mascherina

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Due è meglio di una. La Palice sarebbe fiero dell’ultima ricerca dei Cdc americani, secondo cui indossare due mascherine invece di una aumenterebbe il livello di protezione dal nuovo coronavirus.

I ricercatori si sono basati su un esperimento di laboratorio nel quale due teste artificiali sono state poste a circa 2 metri l’una dall’altra. Gli scienziati hanno così verificato quante particelle delle dimensioni simili a quelle di Sars-CoV-2 avrebbero potuto essere inalate.

Dall’esperimento è emerso che una mascherina riesce a bloccare circa il 40% delle particelle dirette al soggetto che inala, ma l’aggiunta di una mascherina di stoffa sopra quella chirurgica porta la percentuale all’80. Se entrambi i soggetti indossano due mascherine, il livello di protezione per entrambi sarà del 95%.

Covid, la variante inglese è sempre più presente

Destinata a diventare la variante prevalente anche in Italia

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A livello nazionale la stima di prevalenza della cosiddetta ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 è pari a 17,8%. Sono questi i risultati preliminari della ‘flash survey’ condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali.

Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 8 febbraio. I campioni analizzati sono stati in totale 852 per 82 laboratori, provenienti da 16 regioni e province autonome, ripartiti in base alla popolazione.

Il risultato medio è in linea con quello di altre survey condotte in Europa.

Covid, varianti in un paziente trattato col plasma

La terapia del paziente immunodepresso ha coinciso con l’emergere delle varianti

Diverse varianti di Sars-CoV-2 si sono manifestate in un paziente immunodepresso trattato con il plasma convalescente.

È successo in Inghilterra, presso il Cambridge Institute of Therapy Immunology & Infectious Disease, dove i ricercatori guidati da Ravindra Gupta hanno scoperto l’esistenza delle varianti in un paziente di 70 anni che era stato sottoposto in precedenza a chemioterapia per un linfoma.

Ricoverato l’estate scorsa per Covid, il paziente è stato trattato con antibiotici, steroidi, remdesivir e plasma convalescente per un totale di 101 giorni. Dopo l’ultimo trattamento, però, è emersa la presenza di una mutazione che includeva una delezione presente nella famosa B.1.1.7 scoperta nel Regno Unito e a cui è stato dato il nome di variante inglese.

Covid, la parodontite è un fattore di rischio

Il decorso può essere più grave con un’infiammazione gengivale

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Un’infiammazione delle gengive può rendere il lavoro di Sars-CoV-2 più facile del previsto. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, infatti, in caso di contagio la presenza di parodontite aumenta di 8,8 volte il rischio di decesso del paziente, di 4,5 volte il ricorso alla ventilazione assistita e di 3,5 volte le possibilità di ricovero in terapia intensiva.

Ad aumentare il rischio di complicanze è l’alta carica batterica presente nel cavo orale delle persone con infiammazioni gengivali, aspetto che può favorire sovrainfezioni polmonari, e l’infiammazione sistemica cronica che renderebbe più suscettibili alla tempesta di citochine in alcuni casi scatenata dall’organismo in risposta all’infezione.