Obesità, i due enzimi che regolano il metabolismo


Modificano il comportamento del grasso bruno

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Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 600 milioni di persone al mondo soffrono di obesità – una vera e propria pandemia globale – e hanno per questo un maggiore rischio di sviluppare patologie come il diabete, l’ipertensione o il cancro.
La genetica spiega solo una frazione dei casi: la malattia è infatti per lo più dovuta a stili di vita poco sani, come la sedentarietà o una dieta ipercalorica; è ancora poco chiaro tuttavia come questi stili di vita influenzino cellule e tessuti a livello molecolare, dando origine alla condizione patologica. Simona Pedrotti, del gruppo di ricerca guidato da Davide Gabellini all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha scoperto il ruolo di una coppia di enzimi nel regolare il metabolismo dell’organismo in risposta alla modificazione dell’ambiente esterno, come il cambio della dieta assunta o della temperatura a cui l’organismo …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | obesità, enzimi, grasso,

Rene policistico, un farmaco per evitare la dialisi


Gli effetti di octreotide su pazienti con ridotta funzionalità renale

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È di questi giorni la pubblicazione sulla rivista internazionale Plos Medicine dei dati dell’ultimo studio che i ricercatori dell’Istituto Mario Negri hanno condotto in collaborazione con gli Ospedali di Bergamo, Milano, Napoli, Treviso, Agrigento e Catania per valutare l’effetto dell’octreotide in pazienti con rene policistico.
Lo studio, nominato ALADIN 2, ha coinvolto 100 pazienti adulti, che avevano già perso una quota importante della funzione renale. Metà di loro ha ricevuto il farmaco octreotide (somministrato una volta al mese per 3 anni), e metà ha ricevuto un trattamento inattivo (placebo). I pazienti venivano regolarmente studiati con un esame radiologico per valutare il volume dei reni (che aumenta nel corso della malattia per l’accrescimento delle cisti), e la loro funzione renale è stata misurata frequentemente con un metodo molto preciso.
Lo studio ha documentato che …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | rene, policistico, dialisi,

Linee guida per la cura dell’artrite reumatoide

Le pratiche migliori per la diagnosi e la terapia

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L’artrite reumatoide (AR) è una patologia autoimmune cronica disabilitante, caratterizzata da sinovite delle piccole e grandi articolazioni che si manifesta con tumefazione, rigidità, dolore e progressiva distruzione articolare. L’1% della popolazione britannica ne è affetta e nel 15% dei casi si manifesta in forma severa.

La malattia colpisce soprattutto il genere femminile (rapporto donne:uomini circa 3:1) e si sviluppa tra i 40 e i 60 anni, anche se può esordire a qualsiasi età. I segni precoci dell’artrite reumatoide vengono spesso riscontrati nell’ambito delle cure primarie, dove i pazienti si rivolgono per dolore e tumefazione articolare. Il rapido ed appropriato invio ai servizi reumatologici è importante sia per ottenere una precoce remissione della malattia, sia al fine di prevenire o ridurre la disabilità.

Protesi al seno e rischio di linfoma

Si indaga su una possibile correlazione

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Le protesi al seno potrebbero aumentare le possibilità di insorgenza di una rara forma tumorale, il Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL).

È questa l’ipotesi su cui stanno indagando le agenzie sanitarie internazionali.
Il ministero della Salute fa parte di una task force internazionale che monitora la patologia. Nel 2015, è stata pubblicata una circolare con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori sanitari a “una corretta diagnosi di ALCL in presenza di sintomatologia sospetta”.

Negli Stati Uniti, i casi riportati di ALCL in donne con protesi al seno sono ad oggi 457. Le donne colpite hanno spesso dovuto chiedere la rimozione delle protesi per i pesanti sintomi a loro carico.

Nuovo approccio per la terapia genica

Trapiantare un intero cromosoma per eliminare il difetto genetico

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Negli ultimi anni abbiamo assistito alla messa a punto di interessanti approcci alla terapia genica per le malattie ereditarie, basati sulla tecnologia CRISPR/Cas9 e sull’uso di speciali vettori virali che hanno semplificato notevolmente la correzione di piccole alterazioni genetiche.

Purtroppo non tutte le patologie ereditarie sono curabili con queste strategie, poiché alcune di esse sono dovute ad alterazioni genomiche di grandi dimensioni come aneuploidie, duplicazioni, inversioni e altri riarrangiamenti complessi. Ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica (Cnr-Irgb) e dell’Irccs Humanitas di Milano hanno messo a punto un nuovo metodo che potrebbe consentire di curare anche queste malattie. Lo studio è pubblicato sulla rivista Stem Cells.

Lo splicing alternativo che nutre il tumore

Scoperto un nuovo meccanismo che modifica i vasi tumorali

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Nei vasi sanguigni del tumore ovarico, una delle cause più comuni di morte per cancro nella popolazione femminile tra i 50 e i 69 anni, viene prodotta una nuova variante delle proteina L1, a cui è stato dato il nome di L1-deltaTM, attraverso un meccanismo di ‘taglia e cuci’ noto come splicing alternativo.

A scoprirlo è un gruppo di ricerca dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) di Pavia guidato da Claudia Ghigna, sostenuto dall’Airc-Associazione italiana per la ricerca contro il cancro e in collaborazione con il gruppo di Ugo Cavallaro dello Ieo di Milano.

Attraverso lo splicing alternativo i mattoni che formano i geni umani possono essere montati in vari modi, consentendo a un singolo gene di produrre proteine differenti.

Raffreddore? Il sambuco aiuta ad uscirne prima

Anche quest’anno è arrivata la stagione dei raffreddori stagionali. Complici gli sbalzi di temperatura, molti si rivolgono a rimedi naturali per prevenire e per curare il raffreddore. Quando non si tratta di allergia al polline, alcuni studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di rimedi naturali come il succo o lo sciroppo di sambuco, nell’aiutare ad alleviare e ridurre la durata dei sintomi. E il raffreddore dura di meno.

Secondo recenti studi, ancora in attesa di conferma, chi di solito si ammala proprio a primavera e non si tratta di allergia al polline, potrebbe trovare aiuto nel succo o sciroppo di sambuco, un rimedio che sembra ridurre la durata dei sintomi e il ricorso a farmaci anti-infiammatori. A dimostrarlo due studi, uno pubblicato sulla rivista Nutrients che ha dimostrato l’efficacia del succo di sambuco (Sambucus nigra) nel ridurre la durata di raffreddore e sintomi respiratori, anche nei lunghi viaggi in aereo; l’altro studio pubblicato su The Journal of International Medical Research ha invece dimostrato l’efficacia del succo di sambuco nei sintomi influenzali e para-influenzali.

Somministrato quattro volte al giorno per cinque giorni consecutivi,15ml di sciroppo di sambuco hanno dimostrato di aiutare nel ridurre sia la durata dei sintomi, sia il ricorso ai farmaci anti-infiammatori che di solito si assumono durante il raffreddore o l’influenza. Si tratta di studi che, seppur lascino ben sperare, non devono far pensare che lo sciroppo a base di sambuco possa essere l’equivalente di un farmaco. Saranno infatti necessarie ulteriori ricerche su larga scala per supportare questi risultati, dal momento che lo studio più ampio è stato realizzato su 60 pazienti con sintomi para-influenzali, di età compresa tra 18 e i 54 anni. Pertanto, sebbene da centinaia di anni, tè, infusi e sciroppi ricavati dalla pianta di sambuco vengono comunemente usati nella medicina popolare come rimedio contro le infezioni delle vie respiratorie superiori e per aumentare le difese immunitarie, il consiglio è dunque di concedersi tisane o tè al sambuco, beneficiando delle loro proprietà, senza tuttavia sostituire le terapie tradizionali con questi rimedi naturali.

Il mal di schiena da ora legale

Il cambio dell’orario raddoppia il rischio

Torna l’ora legale e aumenta il rischio di mal di schiena. Sembra un’associazione curiosa, eppure dormire un’ora in meno nella notte fra sabato e domenica porta a un aumento del rischio di alzarsi dal letto con il riacutizzarsi di dolori cronici come il mal di schiena.

Meno sonno significa infatti meno riposo per i muscoli, di conseguenza, la possibilità che la colonna vertebrale possa non lavorare correttamente. È infatti stato dimostrato da alcuni studi che la maggior parte dei mal di schiena, circa il 50%, comincia proprio in questo periodo della giornata, quando conviene fare più precauzione sia con gli sforzi sia con le posizioni scorrette.

Una cosa che non molti sanno, poi, è che al mattino appena alzati siamo più alti di 1-2 centimetri rispetto alla sera quando siamo andati a letto.

Ricetta energetica torta alle carote

Se il tuo allenamento di oggi prevede una sessione di cardio intenso o allenamento HIIT, allora questa ricetta energetica torta alla carota fa decisamente al caso tuo. La torta può essere una valida alternativa alla tua solita colazione.

Questi sono i valori per una fetta di torta, considera che ne escono 20 pezzi

  • 126 kcal
  • Carboidrati 17,5
  • di cui zuccheri 9
  • Proteine 2,5
  • Grassi 5
  • di cui saturi 0,7

Ingredienti ricetta energetica torta alla carota

  • 200gr farina tipo 2
  • 200 gr zucchero integrale di canna
  • 1/2 cucchiaino di cannella e noce moscata
  • 1 uovo
  • 150 gr carote
  • 100 gr olio d’oliva
  • 1 arancia, spremuta
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di bicarbonato

Come procedere

  • Frullare le carote con l’olio ed il succo fino ad ottenere una crema
  • a parte montare uova e zucchero ed aggiungere la crema di carote
  • Infine incorporare tutte le polveri montando lentamente

Cancro del colon, il ruolo del gene SMC1A

La sua amplificazione contribuisce allo sviluppo del tumore

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Il tumore del colon-retto è il secondo più frequente in Italia con una stima di circa 51.300 nuovi casi nel 2018, secondo i dati dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), e la seconda causa di morte oncologica dopo il tumore al polmone.

Alcuni ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) hanno individuato un nuovo meccanismo molecolare che contribuisce allo sviluppo di tale tumore. La scoperta è stata pubblicata sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research.