Ringiovanire con il picotage

Cos’è, come funziona e quali sono vantaggi svantaggi

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Il picotage è uno dei trattamenti della dermatologia rigenerativa più richiesti per attenuare i segni del tempo di viso, collo e décolleté. Come mai? Perché è una innovativa tecnica che consiste in microiniezioni superficiali, quindi non invasive, di acido ialuronico, una sostanza già presente nel corpo e in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule.

A differenza del filler o del botox non riempie le rughe e non paralizza le espressioni, ma attenua gli inestetismi in modo naturale, restituendo alla pelle un aspetto fresco e luminoso. Vediamo insieme al professor Antonino Di Pietro – direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Palazzo della Salute – Wellness Clinic – in che cosa consiste questo trattamento di bellezza.

Glaucoma, la citicolina potrebbe fermarlo

Una nuova opzione terapeutica per la malattia

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La citicolina, molecola già utilizzata per il trattamento di alcune patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, il Parkinson, l’ictus e la demenza, potrebbe essere in grado di esercitare un potenziale effetto neuroprotettivo o di neuropotenziamento sulle cellule ganglionari retiniche, il nervo ottico e le vie ottiche centrali.

La ricerca italiana e internazionale si sta infatti orientando a studiare l’uso di molecole per ridurre e contenere l’evoluzione del glaucoma, seconda causa di cecità nei Paesi industrializzati. Sull’uso della citicolina, la cui scoperta risale ormai a più di 30 anni fa, Luca Rossetti, Direttore Clinica Oculistica Università di Milano, ha così dichiarato: “non si può dire quando l’uso di citicolina orale è in grado di stabilizzare il glaucoma.

Covid, deficit di vitamina D associato a maggior rischio

Studio evidenzia un rischio aumentato del 60%

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Chi mostra bassi livelli di vitamina D nel sangue potrebbe essere maggiormente a rischio di contagio da nuovo coronavirus. Uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association Network Open rivela infatti che il rischio per chi ha un deficit del nutriente sale del 60%.

“La vitamina D – spiega David Meltzer dell’Università di Chicago – svolge un ruolo importante nel sistema immunitario, assicurando la salute delle cellule T e dei macrofagi, che combattono le infezioni. Saranno necessari test clinici – continua lo scienziato – per dimostrare questi risultati. Secondo i nostri dati, tuttavia, la vitamina D, pur non rappresentando una garanzia come protezione dal coronavirus, sembra essere collegata a una minore probabilità di infezione in forma grave”.

Nuova opzione terapeutica per la fibrosi cistica

Approvato Kaftrio per chi ha più di 12 anni

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È stato approvato Kaftrio (ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor) in combinazione con ivacaftor per il trattamento della fibrosi cistica.

La terapia – prodotta da Vertex – è indicata per i soggetti di età pari o superiore a 12 anni che hanno una mutazione F508del e una mutazione con funzione minima (F/MF) o due mutazioni F508del (F/F) nel gene regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica (CFTR).

Questa terapia permetterà a 10.000 persone in Europa, affette da FC di età pari o superiore a 12 anni che hanno una mutazione F508del e una mutazione con funzione minima, di accedere ad un modulatore CFTR che tratta la causa all’origine della malattia.

Fichi valido spuntino per una botta di energia e gusto

I fichi sono senz’altro, tra la frutta estiva, uno dei simboli della calda stagione. Dolcissimi e super energetici, vengono spesso mangiati con il salato (fichi e prosciutto) oppure nelle crostate o anche gustati da soli come colazione o spuntino.

Valori Nutrizionali

I fichi sono estremamente energetici, e vengono spesso consigliati nelle diete in cui c’è necessità di aumentare le calorie giornaliere o i nutrienti. Un fico di dimensioni piccole, ovvero 40 gr, contiene circa 30 calorie determinate esclusivamente della presenza di carboidrati (zuccheri). Sono inoltre ricchissimi di minerali come il potassio e il magnesio e altre vitamine come la B6 e la vitamina K.

Benefici dei fichi

Una scorpacciata di questo frutto, non è consigliabile, ma essendo particolarmente energetici possono essere utilizzati (in quantità moderate) come un valido spuntino. Tra i numerosi benefici, il principale e più noto riguarda la promozione di una buona digestione. Il contenuto di fibre aiuterebbe infatti a combattere i problemi di costipazione.

Altro beneficio, probabilmente meno conosciuto e ancora da verificare, riguarda la salute della pelle. Inserito all’interno di una combinazioni di estratti di frutti esotici sembra avere effetti antiossidanti, diminuendo la rottura del collagene e migliorando l’aspetto delle rughe. Tuttavia questa teoria è tutta da verificare.

Per non tesserne solamente le lodi, va anche detto che i fichi potrebbero causare allergie in soggetti già predisposti allergie ad esempio al polline.

Beauty Routine con i fichi

Inserito all’interno della beauty routine i fichi, come tanti altri frutti, può avere i suoi vantaggi. Non stiamo parlando di spalmarti i fichi in faccia, ma sembrerebbe che l’effetto glowing skin si rifletta sull’idratazione della pelle, la scomparsa dei punti neri, il miglioramento dell’elasticità della pelle e la diminuzione del rossore della pelle.

Insomma questo frutto estivo è delizioso in cucina e per la beauty routine, basta come sempre non esagerare.

Come dimagrire con l’allenamento

“Cone dimagrire con l’allenamento ?” è forse la domanda che ti fai se non ti sei mai allenata ma sei pronta finalmente a fare il grande basso.

Dal nostro punto di vista è un’ottima domanda da porsi perché permette di di iniziare un percorso fitness senza preconcetti e soprattutto di mettere in discussione tutta una serie di falsi miti che possono addirittura inficiare la buona riuscita del percorso.

Come sempre ti ricordiamo di verificare di essere nelle condizioni di fitness e salute per poter eseguire qualsiasi tipo di allenamento.

Non è un segreto che l’allenamento di forza o più comunemente definito allenamento con i pesi è tra i più indicati per la perdita di peso in eccesso in maniera sana. Distrutto quindi il mito dell’utilizzo dei pesetti da 2 kg onde evitare di diventare un Hulk in gonnella, devi sapere che le donne che si allenano senza carichi in età adulta arrivano a perdere quasi 1kg di massa magra all’anno. A partire dai 25 in su quindi si può registrare una diminuzione della massa magra fumo ad arrivare ad un calo drastico intorno ai70 anni.

Come dimagrire con l’allenamento

Il primo aspetto da considerare quando si ci si pone il problema di come dimagrire con l’allenamento, è quello relativo al rapporto massa grassa e massa magra. Perdere massa magra vuol dire lasciare spazio a quella grassa a discapito della:

  • postura
  • metabolismo

Per comprendere bene questo secondo punto devi tenere in considerazione il atto che il tessuto muscolare brucia più calorie del tessuto adiposo. Perdere massa muscolare, con l’età che avanza, vuol dire inevitabilmente vedere il proprio metabolismo rallentare clamorosamente, con conseguente accumulo di peso in eccesso.

Allenamento di forza e resistenza

Esegui esercizi multiarticolari. Ovviamente eseguire esercizi che ti permettano di allenare più muscoli contemporaneamente, è un grande risparmio di tempo oltre che un modo per ottimizzare l’allenamento sulla base del tuo obiettivo finale.

Allena i muscoli più grandi del corpo con almeno 10 ripetizioni per ogni esercizio. Quando parliamo di grandi muscoli ci riferiamo sempre a muscoli come glutei, femorali, quandricipiti ecc…

Aumenta l’intensità anche quando si tratta di allenamenti con i pesi. L’intensità, infatti non è solamente una prerogativa dell’allenamento cardio. Protocolli come tabata e HIIT possono essere di grande aiuto per raggiungere il tuo obiettivo.

Esegui allenamenti di forza almeno due volte a settimana. Come sempre abbiamo ricordato, allenarsi eccessivamente non porta ad un più rapido raggiungimento degli obiettivi. Anzi al contrario, potrebbe portarti a farti male. Quindi rispetta sempre anche i giorni di riposo.

Covid-19 riduce le diagnosi di infezioni sessuali

Studio mostra l’influenza della pandemia sulle Malattie a trasmissione sessuale

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L’emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus ha influenzato in modo significativo l’epidemiologia delle Malattie a Trasmissione Sessuale (MST) e in particolare della sifilide. A dimostrarlo è un lavoro osservazionale appena pubblicato su Sexually Trasmitted Infections dal gruppo del Centro MST/HIV dell’Istituto San Gallicano (IRCCS) diretto da Alessandra Latini.

“Dall’inizio del lockdown – spiega Latini – abbiamo osservato una drastica riduzione delle diagnosi di infezioni a trasmissione sessuale, in particolare della sifilide”.

Il dato è in netto contrasto con il trend di aumento del numero di casi di sifilide registrato negli ultimi due anni, soprattutto nel periodo immediatamente precedente all’isolamento, e in particolare tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e le persone che vivono con l’HIV.

Balzo dei contagi, 386 in un giorno

Nuove disposizioni mentre la curva rallenta

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Potrebbe essere il campanello d’allarme che molti attendevano. Circondata da paesi in cui i nuovi contagi si contano di nuovo a centinaia ogni giorno, l’Italia era rimasta su cifre notevolmente più basse, almeno fino a oggi.

Il bollettino del 30 luglio parla invece di 386 nuovi positivi, per un totale di 247.158 persone dall’inizio della pandemia. I decessi rimangono bassi, solo 3 oggi, per un totale di 35.132 morti. Salto in avanti anche delle terapie intensive, che da 38 passano a 47 nel giro di 24 ore.

10 cose che non sai sul cuore delle donne

La prevenzione è possibile ma tenendo conto delle differenze di genere

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È ormai documentato che uomini e donne hanno una diversa predisposizione, anche genetica, a sviluppare le malattie dell’apparato cardiovascolare e che l’infarto ha un’incidenza più alta negli uomini.

“Questi fattori hanno portato a sottostimare la malattia cardiovascolare nella donna, sia dai clinici sia dalle donne stesse, originando un problema di rilevanza clinica, sociale ed economica”, spiega la dott.ssa Paola Centeleghe, responsabile della struttura semplice di Cardiologia Riabilitativa dell’ASST Gaetano Pini-CTO.

La prevenzione è possibile e doverosa, con un approccio che tenga conto delle differenze di genere, al fine di ottenere una corretta valutazione del rischio cardiovascolare globale e successivamente di permettere una diagnosi tempestiva e una cura corretta.

Chirurgia del pancreas, mortalità alta in molti ospedali

Bassi livelli di esperienza nella maggior parte degli ospedali

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Uno studio appena pubblicato sul British Journal of Surgery e condotto dal dottor Gianpaolo Balzano, chirurgo del Pancreas Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha analizzato i dati sulla mortalità operatoria per gli interventi di resezione pancreatica eseguiti in Italia nel triennio 2014-2016.

Secondo questi numeri, forniti dal Ministero della Salute in forma anonima, dei 395 ospedali italiani censiti ben 300 (il 77% delle strutture) ha realizzato in media solo 3 operazioni al pancreas all’anno. Un numero troppo basso, considerando che la chirurgia pancreatica è la più complessa della chirurgia addominale.

Il risultato è che la mortalità media sul territorio nazionale è il 6.2%, ma il dato varia da un 3% nei centri più eccellenti e a maggior volume, fino a oltre il 25% in altri ospedali, con risultati disastrosi per i pazienti che si rivolgono a questi ultimi.