Alluce valgo, una tecnica non invasiva


Metodo innovativo per risolvere le deformità del piede

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È possibile curare l’alluce valgo senza sottoporre il paziente a interventi invasivi? Il dott. Nicola Del Bianco, Medico Chirurgo specialista in Ortopedia, Traumatologia e Chirurgia del Piede, adotta un’innovativa tecnica – percutanea metodo PBS -, per risolvere la deviazione della prima articolazione metatarso-falangea, comunemente chiamata “alluce valgo”. Si tratta di un’operazione di pochi minuti non invasiva, tanto da permettere al paziente di ricominciare a camminare il giorno stesso.
A raccontare i dettagli della tecnica percutanea, il dott. Nicola Del Bianco: “Questo metodo si differenzia dalle tecniche tradizionali per la mancanza di mezzi di sintesi come ferri, viti o chiodi, per l’utilizzo di un’anestesia locoregionale (o periferica) e per la mancanza di cicatrici cutanee e l’immediata deambulazione. Con questa procedura la correzione delle deformità avviene tramite fratture …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Allo stress reagiscono meglio le donne


Le cellule femminili resistono mentre quelle maschili si suicidano

Un’altra evidenza scientifica conferma che essere uomini o donne condiziona l’insorgenza e il decorso delle malattie, come pure la risposta alle cure.
È quanto ha osservato un gruppo di ricercatori del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS che, in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Cell Death and Disease, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna e del CNR di Roma, è riuscito ad identificare alcuni componenti molecolari alla base della diversa risposta delle cellule maschili (XY) e femminili (XX) agli stress, capaci di attivare i processi di morte cellulare (apoptosi) o di indurre meccanismi protettivi (autofagia).
“In generale – spiega Paola Matarrese dell’ISS, coautrice della ricerca – le cellule maschili (XY) rispondono allo stress andando incontro a morte programmata (apoptosi), una forma di suicidio cellulare regolato; mentre …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Osteoporosi, l’ambiente influisce

Le condizioni ambientali impattano sulla densità ossea

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Oltre un milione e mezzo di fratture femorali da osteoporosi negli over 65enni dal 2000 ad oggi, con una crescita costante fino a raggiungere quasi 100.000 ricoveri/anno per questo tipo di problematica dell’anziano (+20% nelle donne e +30% nei maschi).

Due fratturati su tre hanno più di 80 anni e quattro volte su 10 si tratta di una donna oltre gli 85 anni di età, come emerge dalle proiezioni basate sulla recente pubblicazione su “Archives of Osteoporosis”, condotta dall’epidemiologo Prisco Piscitelli e coordinata dal professor Umberto Tarantino dell’Università di Roma Tor Vergata.

Una fotografia allarmante se si pensa agli esiti: 400.000 decessi post-frattura e 200.000 casi di invalidità permanente.

La pianta che cura la prostata ingrossata

Effetto benefico garantito da una pianta tropicale

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La prostata ingrossata è una condizione che colpisce molti uomini. Fra gli effetti negativi dell’ipertrofia prostatica benigna uno dei più temuti è senz’altro legato all’attività sessuale, che viene pregiudicata dalla malattia.

Gli esperti andrologi riuniti a congresso a Venezia hanno discusso dei risultati di uno studio pubblicato su World Journal of Urology su più di 100 pazienti, che ha dimostrato, per la prima volta attraverso una doppia biopsia prostatica, il ruolo di un farmaco, l’estratto esanico di Serenoa repens (una pianta di origine tropicale) nel ridurre in maniera significativa, di circa il 30%, l’infiammazione che è all’origine della malattia.

L’ipertrofia prostatica benigna è associata a uno stato infiammatorio in oltre il 77% dei pazienti. Se non viene tenuta a bada, l’infiammazione aumenta il rischio di un intervento chirurgico.

Melagrana, il frutto dell’eterna giovinezza ricco di antiossidanti

Melagrana o melograno? Cominciamo col fare chiarezza su questo punto, visto che il nome di questo frutto crea spesso scompiglio! Melograno è il nome della pianta mentre melagrana è il nome del frutto, chiamato anche mela granata e unico del suo genere.

Si presenta come un insieme di acini colo rosso vivo, che prendono il nome di arilli e che si sviluppano intorno al seme. Sono succosi e hanno un sapore che varia molto a seconda del grado di maturazione., dall’apro al molto dolce. Si dovrebbero consumare privati della membrana bianca esterna, ricca di tannino che conferisce uno sgradevole gusto amaro.

Melagrana: benefici e proprietà

La melagrana contiene 70 kcal ogni 100 g e la sua proprietà principale è quella antiossidante, essendo ricco di vitamina C e di numerosi fenoli (granatina, punicafolina, punicalina) tutti attivi contro i radicali liberi e contro l’invecchiamento. Presenti anche vitamina C, vitamina K e vitamine del gruppo B, A ed E.

Grazie all’acido punico presente in abbondanza (infatti il nome scientifico del frutto è punica granatum) funge da inibitore del cancro al seno. Oltre ad essere antiossidante e antitumorale è anche anticoagulante, antidiarroico, astringente, gastroprotettivo, antimicrobico, antimicotico, antibatterico e vasoprotettore.

E sulla linea come agisce? Tra i frutti autunnali la melagrana è il migliore per tornare in forma e aiutare nel perdere qualche chilo, grazie alla sua polpa che migliora la circolazione (contrastando la ritenzione idrica e di conseguenza la cellulite), favorisce l’ossigenazione dei tessuti (migliorando il metabolismo e contrastando così la formazione dei cuscinetti di grasso), sgonfia la pancia e brucia i grassi.

Melagrana e tumore

Diversi studi scientifici hanno confermato la positiva azione del frutto del melograno sulle cellule tumorali, in particolar modo in caso di cancro al seno, ai polmoni e alla prostata. La scoperta è che, pur non essendo ovviamente risolutiva, ha un’azione positiva sulla loro morte, rallentandone la crescita e la proliferazione. A scoprirlo per primo è stato il biochimico israeliano Michael Aviram.

Ricette a base di melagrana

Gli arilli della melagrana possono essere gustati così oppure spremuti. Il succo che si ottiene è un elisir di lunga vita, un toccasana contro i malanni e un concentrato di nutrienti preziosi. Ma il frutto è anche un ingrediente perfetto per preparare tantissime ricette. Si può optare per del riso integrale (in alternativa cous cous o farro) arricchito con melagrana, che dà una nota acidula al primo piatto, mentre aggiungendola a un’insalata (magari di pollo) aggiunge un tocco di freschezza senza appesantire.

Scaldati con il cavolfiore e quinoa al gratin

Con il freddo viene sempre più voglia di piatti caldi, io in particolare amo di questa ricetta la base cremosa della besciamella leggera in coppia con il sapore unico del cavolfiore arrosto. Questo piatto di cavolfiore e quinoa al gratin  con l’aggiunta di cereali è una cena in versione light perfetta.

INGREDIENTI cavolfiore al gratin

  • 1 testa di cavolfiore media
  • 1 scalogno medio
  • 2 cucchiaini di olio d’oliva

 

Per la salsa

  • 2 cucchiai di burro non salato
  • 2 cucchiai di farina integrale
  • 1 1/2 tazza di latte intero
  • 1 1/2 tazza di formaggio light tritato
  • sale 1/4 cucchiaino
  • 1 tazza di quinoa
  • 1/2 tazza di parmigiano grattugiato (vedi nota)
ISTRUZIONI
  1. Scalda il forno a 200. Taglia il cavolfiore a pezzi e trita lo scalogno. Metti in teglia. Cospargi con l’olio d’oliva e mescola fino a quando il cavolfiore e lo scalogno sono ben rivestiti.
  2. Arrostisci per 25 minuti fino a quando il cavolfiore inizia a essere dorato.
  3. Intanto, sciogli il burro in una casseruola a fuoco medio-basso. Poi aggiungi la farina. Cuoci per un minuto, fino a quando la farina è ben amalgamata con il burro. Sbatti con il latte e cuoci finché la salsa è addensata sufficientemente (deve rivestire il dorso di un cucchiaio di legno). Togliere dal fuoco e mantecare con il formaggio grattuggiato e il sale.
  4. Quando il cavolfiore è fatto, aggiungi il  miglio cotto. Poi versa la salsa sopra il composto. Mescola fino a quando il gratin è combinato. Cospargi con il parmigiano e posiziona il gratin di nuovo in forno. Cuoci in forno per 25 minuti o fino a quando il formaggio è sciolto e appunto gratinato e la parte superiore è leggermente dorata.

Allenamento ad Alta Intensità. Brucia 180 calorie in 25 minuti

Che il Sabato non sia particolarmente dedicato all’allenamento in palestra è perfettamente comprensibile. E’ vero che dedicare del tempo a te stessa con una sessione di workout ti fa stare bene, ma è anche giusto avere una o due giornate da dedicare ad altri interessi. Tuttavia se proprio vuoi inserire una mini sessione di allenamento ad alta intensità, potresti provare ad eseguire questo allenamento da portare a termine in 25 minuti.

Come sempre, ti ricordiamo di verificare con il tuo medico, di essere in grado di poter eseguire l’allenamento. 

Questo allenamento ad alta intensità ti permette di bruciare in media 180 calorie. Ovviamente il dato varia da persona a persona, per cui se vuoi essere accurata nella misurazione, puoi utilizzare un cardiofrequenzimetro. Ti ricordiamo in fine di portare a termine l’allenamento anche se non rispetti l’arco temporale dei 25 minuti. Se hai bisogno di prendere delle pause tra un esercizio e un altro, fallo pure.

Tieni a portata di mano una bottiglietta d’acqua, è fondamentale rimanere idratati anche durante l’allenamento.

Allenamento ad Alta Intensità. Brucia 180 calorie in 25 minuti

Corsa: 1.9km. E’ qui che brucerai la maggior parte delle calorie. Abbiamo calcolato che impostando una velocità media di 9.3 circa sul tapis roulant (durante l’allenamento abbiamo un po’ “giocato” con la velocità e dunque l’intensità) vengono bruciate circa 150 calorie in 12 minuti. Anche qui il calcolo è approssimativo, e ovviamente varierà da persona a persona.

50 burpees. Lggi anche 3 esercizi alternativi ai burpees se non ti piace eseguirli o sei alle prime armi

50 russian sit up. Il russian sit up può essere eseguito con una varietà di attrezzi: kettlebell, bumper, palla medica. Noi abbiamo utilizzato un kettlebel da 10 kg. Il consiglio è quello di attenersi ad un peso che premetta di eseguire l’esercizio in maniera corretta ma che nel contempo metta alla prova. Attieniti in ogni caso in un range che va dai 5 ai 10 kg.

50 knees to elbow. L’esercizio richiede diverse capacità per essere eseguito. Non è un esercizio facile da eseguire soprattutto ad alta velocità. In questo caso è necessario una barra da pull up per eseguirlo. Dovrebbe essere eseguito in maniera quanto più fluida possibile. Ma se non ti sei mai approcciata all’esercizio asseconda quelle che sono le necessità e le capacità del tuo corpo.

Animal Flow: cos’è e come funziona questo allenamento

Cos’è Animal Flow? Si tratta di una ginnastica che imita i movimenti di felini, scimmie e altri animali. Questo metodo di allenamento è stato ideato da Micke Fitch e prevede come unico attrezzo il nostro corpo. Come funziona l’Animal Flow e quali sono gli esercizi in questione? A chi viene consigliato? Quali sono i benefici di questa disciplina? Vediamo tutto quello che c’è da sapere su questa affascinante disciplina.

Cos’è Animal Flow: cosa si fa durante una lezione

Come funziona una lezione di Animal Flow? Questa disciplina punta tutto sulla fluidità e non importa dove o quando la si pratichi. In cosa consiste l’allenamento? Si tratta dell’unione di più elementi provenienti da varie discipline. Questi vengono combinati al movimento eseguito a terra a quattro zampe. Il solo attrezzo utilizzato è il corpo, col suo peso e la mobilità che consente. Lo scopo dell’allenamento è riuscire a praticare tutti i movimenti previsti con fluidità. Con l’Animal Flow vengono stimolati i sensi e l’istinto deve liberarsi allo scopo di migliorare forza, resistenza , flessibilità e coordinazione.

Cosa vuol dire, all’atto pratico, imitare i movimenti degli animali? Tra le tante combinazioni di movimenti possibili bisogna gattonare si braccia e gambe imitando la camminata dei quadrupedi; spostarsi all’indietro come fanno i gamberi; saltare facendo leva solamente sulle braccia. Le lezioni andrebbero seguite almeno due volte alla settimana e possono essere singole o di gruppo. Si tratta di eseguire a ripetizione esercizi singoli arrivando poi a combinarli in coreografie. L’intensità dell’allenamento varia al variare del livello di preparazione. Si può praticare con o senza musica. Nello specifico un allenamento di Animal Flow comprende mobilitazioni dei polsi, attivazioni, allungamenti, movimenti animali e in sequenza e la combinazione del tutto in un flusso.

Animal Flow: benefici e chi può praticarlo

Quali sono i benefici dell’Animal Flow? Se praticata con regolarità questa disciplina consente innanzitutto di imparare il rigore. A livello fisico l’Animal Flow migliora la mobilità, la potenza e la resistenza permettendo anche di dimagrire. Viene favorita anche la tonificazione dei muscoli di tutti i muscoli del corpo che vengono coinvolti. Considerato che si tratta di una disciplina che procede per gradi raggiungere risultati volta per volta garantisce un buon livello di soddisfazione; proprio per questo motivo l’Animal Flow risulta stimolante. Chi può praticare l’Animal Flow? Questa disciplina non ha limiti di età. Chiunque sia idoneo a praticare attività sportiva non dovrebbe avere problemi a praticare questo sport.

Come comunicare con un malato di Alzheimer

I consigli degli specialisti per l’interazione con i pazienti

Nel mondo sono circa 50 milioni le persone affette da Alzheimer e ogni 3 secondi viene posta una nuova diagnosi di Demenza: solo in Italia, i malati sono oltre 600.000.

Numeri già allarmanti che, complice il progressivo invecchiamento della popolazione, sono però destinati a triplicare entro il 2050, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una malattia sempre più diffusa, per affrontare la quale la sensibilizzazione resta quanto mai necessaria: per questo settembre è il mese dedicato all’Alzheimer, una ricorrenza istituita da OMS e ADI (Alzheimer’s Disease International), che culmina il 21 settembre con la Giornata mondiale dell’Alzheimer, il cui scopo è proprio aumentare la consapevolezza degli enormi problemi provocati dalla malattia e contrastare lo stigma che tuttora permea la demenza.