Circuito Total body per aumentare la massa magra

Migliorare il rapporto massa grassa/massa magra è quello che a cui dovresti realmente pensare nel momento in cui decidi di affrontare un programma di allenamento. L’allenamento a circuito, in questo senso è senz’altro una tipologia di allenamento che dovresti inserire nella tua settimana in palestra.

Il circuito si compone di 5 esercizi da eseguire in base alle proprie capacità e abilità, con bilanciere, kettlebell o manubri. Puoi eseguire il circuito utilizzando il protocollo Tabata che prevede 20 secondi di allenamento alla massima intensità e 10 secondi di pausa. Puoi completare dai 3 ai 5 giri.

Ti ricordiamo sempre di verificare di essere nelle condizioni di salute e fisiche per poter eseguire un allenamento. Se è la prima volta che ti approcci a questa tipologia di allenamento, non esitare a chiedere aiuto al trainer di sala.

Circuito Total body per aumentare la massa magra

Shoulder press

Nell’eseguire l’esercizio, la precauzione da prendere è quella di non spingere indietro la schiena, forzando la zona lombare. Onde evitare che ciò accada, ricordati di

Front squat o Goblet Squat

 

Arm row Alternato

Nell’esecuzione dell’esercizio è importante attivare i muscoli della parte centrale del corpo, e verificare che la schiena sia ben allineata. Piega leggermente le gambe, e ti raccomandiamo di non esagerare con il peso. Attieniti sempre ad un peso che ti permetta di eseguire l’esercizio in forma corretta, e nello stesso tempo faccia lavorare i tuoi muscoli.

Russian twist

Burpees

 

Le 4 regole d’oro di chi vuole mettere peso in modo sano

Tornare in forma non vuol dire solamente bruciare calorie e perdere grasso in eccesso. Tornare in forma è il risultato di uno stile di vita. Così come ci sono donne che devono buttare giù qualche chilo in eccesso, tanto ci sono donne che invece per raggiungere uno stile di vita sano e tornare in forma, devono mettere su qualche chilo.

Molte di voi, staranno già pensando “beate loro!” facendo la considerazione sbagliata che per mettere su peso si possa mangiare quello che si vuole. Ragionamento giusto se l’obietto è rovinarsi la salute. Tornare in forma aumentando dovendo mettere su peso, non vuol dire, infatti mangiare pizza, patatine e hamburger tutti i giorni. Piuttosto, come per chi deve dimagrire, cambiare il proprio stile di vita e il proprio modo di approcciare l’alimentazione.

Con questo articolo vogliamo semplicemente mettere in evidenza, alcune strategie che possono essere d’aiuto per il raggiungimento dell’obiettivo.

La varietà è la chiave. Questa ce l’hanno proposta in tutte le salse e a proposito di vari argomenti. Ma, a differenza della maggior parte delle credenze popolari, questa è vera. Eliminare completamente alcuni gruppi alimentari così come eccedere, non permette di fare il pieno di tutti i nutrienti necessari affinchè il  corpo funzioni correttamente e abbia tutte le energie per svolgere la vita di tutti i giorni o esercizi molto intensi come i burpees.

Mangia spesso. Anche questo sembra essere un consiglio piuttosto comune e banale, tuttavia è di fondamentale importanza per mantenere attivo il metabolismo, evitare abbuffate nei pasti principali e preservare la massa muscolare. L’ideale? Fare pasti nutrienti ogni 3-4 ore.

Fai scelte sane, badando alle porzioni. La tendenza nella stragrande maggioranza dei casi, è quella di scegliere alimenti carichi di carboidrati, grassi e proteine per un singolo pasto, per raggiungere la quota di nutrienti giornaliera. Mangiare frutta secca a volontà, per quanto possa essere considerata una scelta sicuramente sana, non ti aiuta nel tuo obiettivo di mettere su peso in maniera sana. Evita quindi le esagerazioni, al pari degli zuccheri e dei cibi confezionati.

Fai uno snack prima di andare a dormire. Non stiamo chiaramente parlando di gelati o dolci. L’idea è quella di far si che il tuo corpo, durante la fase di recupero che avviene di notte, possa beneficiare di alcuni dei nutrienti di cui ha bisogno. Puoi optare per uno yogurt greco, ad esempio. Se invece mangiare lo spuntino un’oretta prima di andare a dormire non fa per te, allora cerca di prestare attenzione a ciò che mangi per cena.

Cancro al colon, le diete sono un fattore di rischio

Un regime alimentare sbagliato aumenta le probabilità

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Parlando di tumore e, nello specifico, di tumore del colon, la dieta rappresenta un’arma a doppio taglio, un Giano bifronte.

Se è infatti vero che una dieta sbagliata può favorire l’insorgenza del cancro del colon, è altrettanto vero che un adeguato stile alimentare può fare molto per prevenire questo tipo di tumore.

È dunque importante imparare a riconoscere gli epic fail della dieta, le ‘bucce di banana’ che possono far levitare il rischio di tumore; ma altrettanto importante è familiarizzare con gli alimenti amici della salute, scudo e difesa contro il tumore. A questo riguardo, possono venire in aiuto alcuni importanti lavori scientifici di recente pubblicazione che hanno permesso di calcolare la percentuale di nuovi casi di tumore attribuibile a un’assunzione inadeguata di alcuni alimenti.

Smartphone e adolescenti, quando esiste una dipendenza

Campanelli d’allarme e consigli dei pediatri italiani

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Da abitudine a dipendenza, il passo è breve. Anzi brevissimo. Questo è il rischio principale a cui vanno incontro adolescenti e preadolescenti, ormai sempre più precoci nell’uso di smartphone e tablet e sempre più connessi. Il principale rischio, ma non l’unico.

Troppe ore chini sullo schermo possono far perdere ore preziose di sonno, irritare gli occhi, provocare dolori al collo e alle spalle, rendere distratti e disattenti. Non che internet e i social network siano del tutto negativi, anzi in alcuni casi possono rappresentare un aiuto per favorire le relazioni sociali con i coetanei, ma un’iperattività concentrata sugli smartphone può diventare dannosa per la salute psicofisica.

Dolore alle ginocchia: 4 cose che peggiorano la situazione

Che si tratti di CrossFit o di yoga, per le ginocchia di chi si allena non si prospettano tempi facili. Soprattutto se alla base c’è tanta inesperienza e una sbagliata esecuzione del movimento.

Il dolore alle ginocchia quindi può peggiorare se fai una di queste 4 cose

Esegui squat e affondi in maniera sbagliata. Quante volte ti hanno detto che se scendi al di sotto del parallelo nell’eseguire uno squat, ti giochi le ginocchia? Questa affermazione in se e per se non è vera. Ciò che veramente danneggia le tue ginocchia è la scorretta esecuzione del movimento. Stessa cosa vale per gli affondi. Per prevenire qualsiasi tipo di infortunio è necessario rinforzare i quadricipiti i femorali e al parte centrale del corpo con particolare attenzione ai fianchi, seguendo questa strategia solleverai dal peso le articolazioni.

Allenamenti ad alta intensità troppe volte a settimana e troppo diversi gli uni dagli altri. Dovresti cercare di uscire dall’ottica per cui quanto più ti alleni intensamente tanto prima raggiungi gli obiettivi che ti sei prefissata. Salti di vario genere mettono sotto estremo sforzo le articolazioni, all’incirca 12 volte in più rispetto ad una camminata normale sulla strada.La tecnica nel caso di attività intense è quanto mai fondamentale. Ricordati sempre che l’addome deve essere attivo, i glutei ben stretti, ginocchia all’infuori e spalle abbassate. Alleggerisci il carico in maniera tale da poter eseguire i movimenti con tecnica perfetta e cerca di non stressare sempre lo stesso gruppo muscolare.

Come eseguire affondi perfetti e le varianti più popolari

Alcuni movimenti che fai a lezione di Yoga. Come per gli allenamenti ad alta intensità, anche nel caso dello yoga è necessario rinforzare i muscoli della parte centrale del corpo.Se sei una principiante chiedi aiuto all’insegnate per imparare la tecnica di ogni singolo movimento.

Salire le scale.  Chiaro, salire le scale soprattutto se passi tutto il giorno seduta è quasi un dovere, ma se i tuoi quadricipiti non sono forti, probabile tu possa sentire dolore alle ginocchia. Allenamento dei quadricipiti, femorali e altri muscoli che possono sollevare le articolazioni da un peso eccessivo. Fanno al tuo caso quindi stacchi, wall sit e altri esercizi di stabilizzazione.

Raffreddore? Il sambuco aiuta ad uscirne prima

Anche quest’anno è arrivata la stagione dei raffreddori stagionali. Complici gli sbalzi di temperatura, molti si rivolgono a rimedi naturali per prevenire e per curare il raffreddore. Quando non si tratta di allergia al polline, alcuni studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di rimedi naturali come il succo o lo sciroppo di sambuco, nell’aiutare ad alleviare e ridurre la durata dei sintomi. E il raffreddore dura di meno.

Secondo recenti studi, ancora in attesa di conferma, chi di solito si ammala proprio a primavera e non si tratta di allergia al polline, potrebbe trovare aiuto nel succo o sciroppo di sambuco, un rimedio che sembra ridurre la durata dei sintomi e il ricorso a farmaci anti-infiammatori. A dimostrarlo due studi, uno pubblicato sulla rivista Nutrients che ha dimostrato l’efficacia del succo di sambuco (Sambucus nigra) nel ridurre la durata di raffreddore e sintomi respiratori, anche nei lunghi viaggi in aereo; l’altro studio pubblicato su The Journal of International Medical Research ha invece dimostrato l’efficacia del succo di sambuco nei sintomi influenzali e para-influenzali.

Somministrato quattro volte al giorno per cinque giorni consecutivi,15ml di sciroppo di sambuco hanno dimostrato di aiutare nel ridurre sia la durata dei sintomi, sia il ricorso ai farmaci anti-infiammatori che di solito si assumono durante il raffreddore o l’influenza. Si tratta di studi che, seppur lascino ben sperare, non devono far pensare che lo sciroppo a base di sambuco possa essere l’equivalente di un farmaco. Saranno infatti necessarie ulteriori ricerche su larga scala per supportare questi risultati, dal momento che lo studio più ampio è stato realizzato su 60 pazienti con sintomi para-influenzali, di età compresa tra 18 e i 54 anni. Pertanto, sebbene da centinaia di anni, tè, infusi e sciroppi ricavati dalla pianta di sambuco vengono comunemente usati nella medicina popolare come rimedio contro le infezioni delle vie respiratorie superiori e per aumentare le difese immunitarie, il consiglio è dunque di concedersi tisane o tè al sambuco, beneficiando delle loro proprietà, senza tuttavia sostituire le terapie tradizionali con questi rimedi naturali.

Grasso addominale. Come raggirare il fattore genetico.

Se anche tu come moltissime donne fai fatica a fare uscire la famigerata tartaruga, non importa quanto ti alleni o mangi sano, devi sapere che la genetica non ti viene in aiuto. Secondo alcuni studi il grasso addominale sarebbe ereditario.

Puoi ereditare il grasso addominale da tua madre, o da entrambe. In quest’ultimo caso il rischio di allargare la circonferenza è più alto, e non solo, probabilmente farai più fatica a sbarazzartene. A determinare quanto grasso addominale si accumula sul tuo girovita, è più di un gene precisamente 49 secondo uno studio. 19 di questi geni sarebbero particolarmente determinanti nella donna, il che suggerisce che i geni potrebbero essere influenzati dagli ormoni, come riportato dalla rivista Shape.

Uno degli ormoni più nominati quando si parla di grasso addominale è il cortisolo che sarebbe attivato dallo stress. Un’elevata quantità di cortisolo può far si che il tuo girovita si allarghi anche se non sei predisposta geneticamente ad avere grasso addominale in quantità elevata. Il cortisolo derivato dallo stress fa si che le riserve di grasso vengano riversate nel flusso sanguigno per dare energia al fegato e agli altri organi. Il grasso che non viene utilizzato per l’energia  si deposita principalmente sull’addome.

Sia la classica forma a mela sia lo stress, possono comportare il nascere di abitudini alimentari malsane. Alcuni ricercatori hanno scoperto che chi ha particolare concentrazione di massa grassa nella zona addominale è più esposto al rischio di abbuffate. Sembrerebbe che un’altra percentuale di massa grassa possa interferire con i messaggi di fame e sazietà inviati al cervello, portando a mangiare in quantità elevate. I ricercatori pensano che un’alta percentuale di grasso corporeo possa interferire con i messaggi di fame e sazietà inviati al cervello, il che può portare a esagerare.

Ma come sempre accade c’è una soluzione: allenarsi riduce i livelli di stress con effetti diretti sui livelli di cortisolo aiutando a mitigare le influenze genetiche. Questo vuol dire che se anche geneticamente sei predisposta al grasso addominale, puoi ancora fare qualcosa con l’allenamento. Ci vorrà più tempo e impegno. Molti esperti sostengono che cambiare la tua routine di allenamento e renderla più impegnativa potrebbe essere la svolta per il tuo problema.

Prova ad incorporare delle sessioni di allenamento HIIT e allenamento mirato per l’addome.

Squat therapy: cos’è e quali sono i benefici

Pensa solo che la mattina appena ti svegli e vai in bagno stai eseguendo uno squat. Quindi i benefici dell’esecuzione dello squat sono relativi principalmente alla vita di tutti i giorni. Va però detto che se non esegui l’esercizio in maniera corretta, perdi un buon 50% dei benefici dell’esercizio. La squat therapy viene in tuo aiuto in questo senso.

La squat therapy è super popolare tra le fitness lover di tutto il web, in quanto lo squat è fondamentale in tutte le sue fasi per far si che tu possa muoverti in maniera corretta anche nella vita di tutti i giorni.

 

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In poche parole la squat therapy è il metodo da usare per individuare i punti deboli della tua esecuzione del movimento e andare a correggerli. Ovviamente, non hai nemmeno bisogno di andare in palestra per fare praticare la squat therapy.

Ecco cosa ti serve per eseguire la squat therapy

  • Qualcosa su cui sederti (sedia, box, palla medica, panchina)
  • Un muro
  • Uno specchio o un telefono per poterti registrare
  • L’altezza della seduta dipende dalla tua mobilità e forza.

Come iniziare la squat therapy

  • Scegli la tipologia della tua seduta, e distanziala dal muro circa 1 mt.
  • Mettiti faccia la muro. Piedi distanziati tra loro a larghezza fianchi e punte dei piedi rivolte all’esterno.
  • Mantieni il busto diritto e lo sguardo fisso in avanti. Porta i fianchi indietro, piega le ginocchia, e abbassati in uno squat tenendo le ginocchia perpendicolari alle caviglie.
  • Continua a scendere verso il basso, finché non tocchi la seduta con il sedere.
  • Attiva l’addome, e ritorna in posizione retta dandoti la spinta con i fianchi e buttando fuori l’aria.
  • Se ti risulta troppo facile prova ad eliminare le sedute.

Idealmente la prima volta che ti avvicini alla squat therapy dovresti avere vicino un personal trainer. Se non ne puoi avere uno a disposizione, utilizza uno specchio o anche un telefono e registrati. Il vantaggio di eseguire la squat therapy in questa maniera è che svilupperai una maggiore consapevolezza nell’eseguire il movimento.

5 modi creativi di fare 10000 passi se fuori piove

I fitness tracker possono essere senz’altro d’aiuto per raggiungere 10.000 passi al giorno. Tuttavia quando non ti muovi abbastanza, non c’è fitness tracker che regga. E quando poi si ci mette anche il mal tempo, la mission sembra ancora più impossible.

La buona notizia è che secondo alcuni esperti 10.000 passi non sarebbero sufficienti per far si che il metabolismo si attivi (Pare ne servano 15.000). Ma non è un buon motivo per desistere, anzi utilizzare un conta passi di certo è una buona strategia per muoversi con regolarità. Non siamo tipe da farci fermare da due gocce d’acqua e temperature sotto lo zero, ed ecco quindi 5 modi creativi con cui puoi raggiungere 10.000 passi anche se il tempo non ti supporta.

Fare avanti e indietro ricoprendo tutto il perimetro di casa perchè manca pochissimo per raggiungere i 10.000 passi giornalieri. Pensare di raggiungere l’obiettivo in un minuscolo appartamento richiede grande creatività. Non preoccuparti nessuno vorrà infilarti una camicia di forza. Scegli velocità e tempo, ma perlustra casa come se stessi seguendo una caccia al tesoro.

Far si che quei piccoli e brevi passi dal divano al frigo, contino. Prova con step laterali, saltelli, gambe alte verso il petto, corsa sul posto, insomma fai si che quei pochi metri contino.

Affrontare i cosiddetti viaggi della speranza impavida sotto qualsiasi tipologia di situazione metereologica. Come quella volta che per raggiungere i 10.000 passi ti sei coperta stile strega di Biancaneve per andare al supermercato e indugiare tra gli scaffali e corridoi a disposizione. Ovvio che il rischio maggiore, è quello di rimanere bloccate nel supermercato causa neve improvvisa.

Decidere di riordinare finalmente la cantina e quindi affrontare la rampa di scale che ti divide dal caos che hai lasciato marcire nella tua stanza del “non piacere”. Attenzione però, ricorda di non dimenticare il tuo conta passi. Se usi semplicemente un app sul telefono, non fare l’errore di dimenticarlo sul divano, altrimenti sarà tutta fatica sprecata.

Calcolare il numero esatto di passi che ti mancano per raggiungere quota 10.000. Diciamocelo, la matematica non piace a molte, ma quando si tratta di raggiungere un obiettivo così importante, diventiamo tutte John Nash. Tra pallottoliere, calcolatrice e lavagna con gessetti, studiamo tutte le combinazioni possibili perchè il nostro fitness tracker segni finalmente quota 10.000. Estenuante no?

Eppure, c’è un lato positivo nel tenere traccia del livello di attività quotidiana c’è: probabilmente ti renderà una persona più attiva. Ed è questo il concetto su cui dovresti concentrarti piuttosto che un numero su un conta passi. La cosa principale  è assicurarsi che qualche forma di esercizio sia parte integrante della tua vita.

Dal pesce zebra un aiuto per la Sindrome di CEDNIK

Uno studio italiano fa luce sulle funzioni della proteina SNAP29

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La sindrome di CEDNIK (Cerebral Dysgenesis, Neuropathy, Ichthyosis and Keratoderma) è una malattia neuro-cutanea congenita dovuta alla mancanza della proteina SNAP29 e sorge quando entrambi i genitori portano una copia del gene mutato.

I tratti caratteristici della sindrome, in particolare la presenza di cheratoderma e ittiosi, ovvero pelle secca e desquamante, sono evidenti alla nascita, mentre altri, a carico dello sviluppo del sistema nervoso sono meno visibili, ma sono responsabili del ritardo mentale e altri gravi disturbi che limitano la sopravvivenza dei pazienti a pochi anni.

Per lo studio di questa grave malattia, un gruppo di studiosi del dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano, guidato dal professor Thomas Vaccari, ha messo a punto un modello animale utilizzando il pesce zebra, un vertebrato molto usato negli studi di patogenesi.